Il mondo sta cambiando: il surriscaldamento atmosferico globale causa lo scioglimento dei ghiacci con conseguente innalzamento del livello dei mari, i serbatoi petroliferi si stanno esaurendo per cui c’è una corsa sfrenata verso fonti di energia alternative, da un momento all’altro un meteorite potrebbe colpire il nostro pianeta, a breve avremo un contatto con civiltà extraterresti molto più evolute della nostra specie, il narvalo è sull’orlo della estinzione e l’horror non fa più paura.

Qual è l’elemento che funge da chiave di volta degli argomenti menzionati?

Molto semplice, sono affermazioni in parte false, buoniste, ipocrite e superficiali; a parte l’ultima (e quella del narvalo).

Il mondo cambia quindi, così come la percezione della paura da parte delle persone. Non molto tempo fa ero solito affermare che la paura scaturisce da tutto ciò che non si conosce; ebbene, non mi vergogno ad ammetterlo, mi sbagliavo.

Oggigiorno fanno paura anche le cose che si conoscono e che fanno parte della nostra quotidianità. Basta leggere i giornali e guardare i tg per perdere l’appetito dal momento che, solitamente durante la cena, ci vengono propinate immagini di cadaveri più o meno scomposti e putrefatti, stragi di massa, gente che decapita altra gente in pieno giorno con una mannaia in nome di un dio che non si sa bene che messaggio voglia divulgare, femminicidi, infanticidi e via dicendo. Siamo talmente abituati alla violenza che ormai la notizia di un uomo ucciso da due colpi di revolver ci fa meno effetto di quella di un delfino spiaggiato.

C’è un però! Anzi, ce ne sono molti a dirla tutta.

Il fatto che il livello di sensibilità minima delle persone si sia notevolmente alzato, non costituisce una giustificazione al fatto che la maggior parte dei romanzi e dei film cosiddetti horror si sia ridotta a una grottesca pagliacciata non molto dissimile da certe telenovelas sudamericane dei bei vecchi tempi perduti.

Non tutto l’horror è così, ma è innegabile che qualcosa sia cambiato nella concezione della paura e della tensione: in peggio, decisamente in peggio.

E siccome, come si suol dire, al peggio non c’è mai fine, immagino già futuri romanzi horror in cui vampiri si suicidano infilandosi un palo di frassino nel cuore perché magari sono stati mollati dalla fidanzata umana, oppure licantropi che si somministrano massicce dosi di prozac per aver divorziato dalla strega tanto amata, oppure demoni che piangono guardando un tramonto sulla spiaggia mentre sorseggiano un mojito.

Ragazzi, non ci siamo proprio.

Il mondo cambia, ma esistono dei dogmi che vanno necessariamente rispettati. Qui non stiamo parlando di cambiamenti in peggio, bensì di vere e proprie involuzioni che farebbero rivoltare Darwin nella tomba (questa sì che sarebbe una buona traccia per un horror).

L’horror, più di ogni altro genere, deve suscitare nelle persone emozioni forti, possibilmente di paura, tensione e, perché no, anche disgusto: l’importante è che non induca la gente a dire “povero vampiro, non se lo meritava proprio, era tanto una brava persona”.

L’aspetto più grottesco è che questo genere piace alle masse, romanzi e film di questo genere spopolano diventando bestsellers o veri e propri film cult: possibile che qualcuno abbia conosciuto Volterra, vera e propria perla della stupefacente cultura etrusca, per i Volturi? Roba da cospargersi le mani di chiodi e poi prendersi a schiaffi.

Non è finita (purtroppo). Pare che queste pseudo storie d’amore truccate da horror debbano avere anche un lieto fine; la gente lo vuole, lo esige e lo brama come un drogato in crisi di astinenza. Ecco quindi il colpo di grazia, il buon vecchio e caro finale in cui tutto si sistema e ognuno torna alla bella e appagante situazione iniziale. Con buona pace di tutti.

In questa decadenza globale (come il riscaldamento), a onor del vero, c’è anche chi tenta di uscire da questo mieloso contesto aggrappandosi alla tradizione oppure cercando di essere a tutti costi originale.

E anche in questo caso, il più delle volte, casca l’asino.

Per un attimo fate mente locale. Pronti?

Un gruppetto di adolescenti scatenati (molto spesso americani) parte per una vacanza all’insegna della trasgressione ma, udite udite, si ritrovano in una casa sperduta nel nulla con il maniaco-mostro- cannibale di turno, che li fa a pezzettini uno a uno. Talvolta qualcuno si salva, altre volte no.

Siamo agli apici dell’originalità, apoteosi dello sconforto, acme della banalità.

Dato che ormai viviamo in un mondo globalizzato, ecco che non solo gli yankees si distinguono in questo. Pensiamo, ad esempio, agli orientali: popolo rispettabile e molto zen ma, per quanto riguarda il genere horror, alquanto deprimente.

Certo, il primo film della serie bambina-pallida-fantasma-con lunghi capelli lisci neri bagnati, ci ha inquietato non poco. Si trattava di un’interessante trilogia arrivata a noi occidentali in ritardo e replicata con un famoso film che sbaragliò i bagaglini.

Avrebbero potuto fermarsi qui e, la maggior parte di noi assetati di horror, avrebbe avuto un lieve sussulto a inserire una qualsiasi videocassetta nel lettore.

Benissimo.

Purtroppo il successo esige dei seguiti e in breve ci siamo ritrovati a vedere bambine pallide e dalla folta capigliatura sostare sulle spalle dello sventurato di turno, apparire nelle foto di gruppo, parlare nei cellulari, spuntare da soffitte con andature rettiliane: ci manca solo vederle uscire dal frigorifero o dalla lavatrice.

E che cavolo, il troppo stroppia.

Ricordo ancora nitidamente un bizzarro episodio avvenuto dopo aver fatto incetta di film e libri come quelli che ho appena descritto. Era sera e stavo rincasando a piedi; in prossimità di un incrocio vedo sbucare una bambina magrolina, pallida e con i capelli lunghi (castano chiari a dir la verità, ma la sera le sfumature di colore possono essere percepite in maniera non perfetta) che si dirigeva proprio nella mia direzione. Mi irrigidii e continuai a camminare: io non cambio mai strada e guardo la gente dritta negli occhi.

Ero comunque molto teso. Ci incrociammo e, non sapendo bene come comportarmi, fui pronto a sferrarle un destraccio al mento: lo diceva sempre il mio mister di pugilato, chi picchia per primo picchia per due. D’accordo, ma il mister aveva mai fatto a cazzotti con un fantasma? Non credo.

Il mio diretto destro era in procinto di partire come una frustata quando, per puro istinto, mi bloccai. La bambina alzò lo sguardo e…accidenti era la figlia del mio vicino.

Con un gesto goffo e impacciato portai la mia mano destra a grattarmi la testa. La salutai e le detti anche uno spassionato consiglio, “vai un po’ al mare e tagliati i capelli, non sono tempi questi per bambine pallide”. Lei non rise affatto, io nemmeno.

Non vorrei sembrare troppo decadentista e noir perché in realtà, in quest’ oscuro brodo primordiale che è divenuto il genere horror con tutte le varie sfumature, dei bagliori di luce si possono scorgere. Ma sono, appunto, una rarità.

E se anche i mostri piangono…figuriamoci noi poveri mortali!