Circa il ruolo del famoso dio egizio è già stato ampiamente trattato da una moltitudine di studiosi che hanno fornito spiegazioni più o meno plausibili circa il reale significato antropologico di questa divinità, talvolta intesa come benevola, altre volte come malevola.

Scopo di quest’articolo è quello di cercare di far luce su un aspetto legato a Sheth (o Set) che, ad oggi, risulta ancora lacunoso e costellato di imprecisioni, ovvero il reale significato simbolico di questa figura divina.

Ricordiamo, sinteticamente, che il termine simbolo deriva dal greco sun-ballo (riunisco, getto insieme) e che costituisce il segno o la figura materiale che riunisce e raggruppa in sé differenti e celati significati concettuali.

Per provare a fornire una spiegazione sensata al significato di Set, dobbiamo necessariamente tirare in ballo un’altra importante divinità: Nimrod.

Nimrod, personaggio biblico, secondo la Genesi 10,8-12, era figlio di Kus (Cush) o Etiopia, figlio di Cam, figlio di Noè. Era inoltre grande cacciatore e fu il primo fra gli uomini a costituire un potente regno. Il nucleo iniziale del regno fu Babele, insieme ad alcune altre città, ma poi si spostò ad Assur dove fondò Ninive. In seguito si sposò con la propria madre Semiramide, la quale dopo la sua morte dichiarò che egli era diventato il dio sole Baal. Secondo alcuni ebrei Nimrod venne ucciso da Esaù, figlio di Isacco e fratello di Giacobbe.

Va evidenziato che con il termine namar in ebraico, così come nimr in arabo, viene univocamente identificato “l’animale chiazzato”, ossia un grosso felino come, ad esempio, il leopardo o la tigre. In primis, quindi, questi animali rappresentano il cacciatore Nimrod esattamente come ci viene descritto nella Bibbia. La tigre però non necessariamente era considerata sfavorevole, come ad esempio il possente orso nella cultura e nella mitologia nordica, un simbolo dello Kshatriya (guerriero dal sistema sociale vedico-indù delineato dai Veda).

La fondazione dell’impero Assiro (e di Ninive) per opera di Nimrod parrebbe corrispondere a una ribellione degli Kshatriya contro il potere della casta sacerdotale caldea. In tal senso possiamo stabilire una stretta correlazione tra Nimrod e i Nephilim o giganti antidiluviani che rappresentano i più antichi Kshatriya: è importante ricordare che il termine nemrodiano identifica un potere temporale che si afferma indipendentemente dall’autorità spirituale.

A questo punto è lecito chiedersi quale relazione leghi Nimrod a Set. La tigre e gli altri grandi felini predatori sono, in quanto distruttori, emblemi del Set egiziano, fratello (e assassino) di Odiride, che i greci inglobarono nella propria cultura chiamandolo Tifone. Lo spirito nemrodiano procede dal principio oscuro designato dal nome Set che ha un significato affatto benevolo e tenebroso: ma è proprio così?

Se vogliamo fare correlazioni bibliche, il ruolo di Set nei confronti di Osiride richiama indubbiamente quello di Caino nei confronti di Abele e, a tal riguardo, taluni studiosi descrivono Nimrod uno dei cainiti sfuggiti al diluvio universale. E’ anche vero che il Sehth nominato nella Genesi è nettamente contrapposto a Caino, per cui suo antagonista. Per quale motivo allora il suo nome si ritrova nella Bibbia?

La parola Sheth in ebraico ha due significati contrapposti, quello di fondamento e quello di rovina: abbiamo già visto come, in molti casi, i simboli assumono un significato volutamente dualistico e, nel nostro caso, questo concetto si riferisce in particolare al simbolismo del serpente.

Infatti, se la tigre o il leopardo sono simboli del Set egiziano, il serpente ne è un altro ed è più semplice comprenderlo se lo consideriamo entità malevola, come comunemente riconosciuto nelle più importanti religioni.

In precedenza è stato detto che i greci “adottarono” l’antico Set egiziano, cambiandogli nome in Tifone, figlio minore di Tartaro e Gea, uno dei titani più importanti e potenti nella visione mitologica greca: a tal proposito è curioso, seppur probabilmente fantasioso, che l’anagramma del nome greco Typhon sia formato dagli stessi elementi di Python…!

Proprio per il concetto dualistico però non dobbiamo trascurare il fatto che il simbolo del serpente assume anche significati benevoli: ad esempio nell’antico Egitto il serpente regale uraeus o basilisco, il serpente che rappresenta Kneph che dalla sua bocca partorisce l’Uovo del Mondo (simbolicamente attribuibile al Verbo) e che per i druidi era l’uovo di serpente, probabilmente rappresentato dal riccio di mare fossile. Come non ricordare anche l’Uroborus, simbolo associato all’alchimia gnosticismo e all’ermetismo che rappresenta la natura ciclica delle cose, la teoria dell’eterno ritorno, e tutto quello che è rappresentabile attraverso un ciclo che ricomincia dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine. Può essere associato anche al simbolo dello Yin e Yang, che illustra la natura dualistica di tutte le cose e soprattutto gli opposti che si completano a vicenda.

Anche nella concezione cristiana il serpente assume talora il significato di Cristo; ad esempio ricordiamo la raffigurazione dell’anfisbena, mitologica creatura costituita da un serpente a due teste, una delle quali rappresenta Satana e l’altra Cristo.

Come non correlare il significato dualistico del Sheth biblico con i due serpenti ermetici emetici attorcigliati attorno a un bastone? Il serpente che avvolge con le sue spire un bastone o un albero indica il potere (bastone) che si afferma attraverso l’evoluzione (serpente) fino a permeare l’intero pianeta. Un significato allegorico della natura dualistica delle cose, della vita e della morte prodotte entrambe da un potere unico nella sua essenza, ma duplice nella sua manifestazione.

E gli animali simbolici del Set egiziano non finiscono qui, infatti, c’è anche il coccodrillo, l’ippopotamo che qualche studioso ha voluto, secondo me forzatamente, collegare al Behemoth biblico (Libro di Giobbe). L’ippopotamo e il coccodrillo erano sacri a Set e Diodoro afferma che le loro carni sono tutt’altro che mangiabili, ma Erodoto sostiene che venivano mangiate probabilmente per le feste annuali dei totem: da qui la leggenda che le carni di Leviathan e di Behemoth saranno riservate al banchetto dei giusti nel giorno del giudizio.

Un altro animale, che sorprendentemente assume in significato importante nel mito egizio, e che spesso viene utilizzato per raffigurare il dio egizio Set, è l’asino rosso che era rappresentato come una delle entità più temibili tra tutte quelle che l’anima del morto doveva incontrare nel suo percorso verso l’oltretomba. Nella concezione esoterica l’asino rosso assume lo stesso significato e accompagna l’iniziato nelle prove che deve superare. Sul significato dell’asino e circa il suo ruolo nella tradizione evangelica, è possibile rinvenire in bibliografia e in rete moltissime informazioni in parte concrete e rispondenti al vero. Vogliamo però in questa sede proporre una similitudine, probabilmente azzardata, tra l’asino rosso sopra descritto e l’allegoria descritta nell’Apocalisse in cui si parla della  grande prostituta (la madre delle meretrici, la Grande babilonia), che cavalca una bestia scarlatta con sette teste e controlla i potenti della terra e i suoi abitanti.

La prostituta di Babilonia è intesa da alcuni studiosi come la rappresentazione dell’Anticristo perché è accusata di essere la responsabile della corruzione della terra: con essa hanno fornicato i re della terra e si è ubriacata con il sangue dei martiri. E’ vestita in modo sfarzoso, cavalca una bestia scarlatta e nelle sue mani brandisce un calice d’oro ricolmo di abominazioni.

Alla fine però la grande prostituta verrà distrutta dallo stesso Anticristo in modo efferato: leggendo tra le righe si evince che la prostituta definita babilonia, in realtà altro non sia che Gerusalemme: infatti, dopo la sua distruzione nel 70 d.C., la città divenne una prostituta, per cui una figura ben diversa dalla città santa che l’aveva identificata in precedenza.

Come per tutti gli altri simboli più importanti fin qui trattati, anche quello di Set non fa eccezione poiché è stato, e lo è tutt’ora, utilizzato in molteplici aspetti esoterici, massonici e magici.

Basti ricordare i seguaci del “Temple of Set”, o Setiani, oppure, ad esempio, miti come quello dei pilastri di Seth che preserverebbero la saggezza delle scienze e delle arti e, ancora, tradizioni secondo le quali il dio egizio della scienza Thot, la mente superiore greca Ermes e l’ebreo Seth sono identificati in un’unica divinità: tutti elementi che si ritrovano anche nella Massoneria, ma che esulano dallo scopo prefissato per il presente studio e che saranno trattati a parte.

Fonti

Alchimia e Mistica, Alexander Roob,Taschen GmbH, Köln, 2007

I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988. Pag. 61

Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996. Pag. 196

Sarastro e il serpente verde, Giovanni Greco e Davide Monda, Edizioni Pendragon,Bologna, 2003

Simboli di Potere, Felicitas H. Nelson, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza, 2000

Simboli della Scienza Sacra, René Guenon, Adelphi Edizioni, Luglio 2011. Pagg. 127-130