Il dottor Massimo Ortis è il “purificatore”, ovvero uccide demoni per conto del Vaticano. È anche un serial killer smanioso di ridurre in braciole qualsiasi disgustoso pedofilo, terrorista, stupratore a piede libero.

 

Ortis uccide anche gli “infetti”, vale a dire coloro che portano il virus trasmessogli dai demoni. Sembrano posseduti, si divincolano su letti impiastricciati di liquami disgustosi e inneggiano a Satana, berciando insulti contro il prete di turno, ma non basta sventolargli davanti una croce e sussurrare preghiere su preghiere, tanto non si libereranno mai, chi contrae il virus è insalvabile, condannato.Solo un bel colpo di pistola, una di grosso calibro, può donar loro la pace, senza indugio. Ortis deve farlo di fronte a chiunque. Per questo ha ucciso sua moglie e suo figlio. L’esperienza l’ha reso ancora più duro, cinico e disperato, ma non gli ha fatto perdere l’ironia. E con battute becere, una gran tracotanza, eccolo che decide di dare una mano alla polizia nella risoluzione di un caso molto ambiguo. Quelli che sembrano banali atti vandalici in un cimitero condurranno fino alle fauci di un terribile demone, molto antico, anche più di Astaroth e Satana. Ottavio Bosco ha scritto un romanzo teso, fracassone, senza remore verso il politicamente corretto e davvero immune alla solita timidezza nei confronti di modelli anglosassoni prestigiosi. Racconta una storia che magari non brillerà di originalità ma lo fa con una schiettezza e una determinazione degne dei migliori hard boiled. Viene in mente Mickey Spillane o Raymond Chandler dei tempi buoni.

Massimo Ortis non ha pietà per nulla e nessuno, tanto meno per se stesso, anche se per tutto il libro non perde occasione di mostrarsi gradasso e grossolano. È così greve e violento che all’inizio il lettore si sente quasi respinto e prosegue con la lettura solo per vedere la brutta fine che un comunissimo umano, arma in pugno, è condannato a fare al cospetto di demoni mastodontici. Eppure eccolo che mette tutti col sedere per terra. Tendono a sottovalutarlo tutti i nemici che incontra e come loro anche chi legge si troverà sotto la suola della sua scarpa. La Sindrome Di Minosse è un seguito, ma non è giusto sottolinearlo. I seguiti finiscono sempre per essere sminuiti per la loro stessa natura di creazioni derivate, spronate dal successo di qualche cosa, a volte vera e propria condanna per un autore costretto a dare al pubblico quello che solo il pubblico vuole. Questo romanzo è qualcosa di più, sta in piedi da solo e vi coinvolgerà, anche se non avete letto Il Purificatore. Libro molto aggressivo e vi conviene prenderlo con un bel paio di guanti spessi. Bosco scrive cose selvatiche, magari grezze e difficili da affrontare ma di sicuro fiere e armoniose. È uno scrittore di talento, con gli attributi. Merita rispetto e considerazione.

 

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