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Bombe d’acqua o mediatiche?

Disinformazione mediatica scientifica

Secondo una convinzione personale, e in quanto tale opinabile, la maggioranza delle informazioni trasmesse dal mainstream, termine anglosassone con cui si identificano canali, mezzi e prodotti comunicativi con ampio spettro di diffusione, è a dir poco errata, fuorviante, inutilmente allarmista-catastrofista, faziosa e, infine, manipolata. Specialmente in ambito scientifico.

Andiamo ad esaminare alcuni esempi, vagliandoli col filtro della consapevolezza.

Un paese fragile dal punto di vista geologico

Non occorre aver studiato geologia per comprendere quanto il nostro paese presenti criticità e fragilità  dal punto di vista geologico: è infatti sufficiente osservare una mappa o un’immagine satellitare.

L’Italia è infatti caratterizzata da due importanti catene montuose, quella alpina e quella appenninica e da circa 8000 chilometri di costa; a questi fattori si aggiungono un’intensa attività vulcanica (Etna, Vesuvio, Campi Flegrei e Stromboli in primis), un alto rischio sismico e una densità abitativa elevata: quest’ultima concentrata soprattutto nelle grandi pianure e nelle aree costiere.

Ne consegue che l’assetto geografico e fisico predispongono il paese ad un elevato rischio idrogeologico. Le conseguenze di tale rischio, che ormai colmano l’informazione in almeno due intensi periodi l’anno, prendono il nome di dissesto idrogeologico.

Sorvolando sul fatto che il termine idrogeologico sia fuorviante in quanto l’idrogeologia è un settore specifico  e ben definito della geologia e riguarda, in sintesi, lo studio della circolazione delle acque sotterranee, in cosa consiste il dissesto idrogeologico?

Può essere spiegato come la degradazione ambientale dovuta principalmente all’attività erosiva delle acque superficiali (ruscellamento), in contesti geologici naturalmente predisposti o intensamente denudati per la distruzione del ricoprimento boschivo. In altre parole rappresenta la probabilità che, in un intervallo di tempo ben definito, si possa manifestare un fenomeno di dissesto in grado di causare dei danni più o meno gravi.

Gli effetti del dissesto idrogeologico

Quello che ci appare evidente del dissesto idrogeologico sono, purtroppo, le sue conseguenze: frane, smottamenti, alluvioni, fenomeni di subsidenza del terreno e instabilità generale dei versanti.

Appurato ciò ne consegue che occorra un’attenta pianificazione territoriale con previsione di messa in opera di interventi atti a ridurre il rischio idrogeologico per mitigarlo e, soprattutto, è necessario evitare attività antropiche dannose. Esistono gli strumenti necessari per ridurre questo rischio: basta utilizzarli in maniera corretta. Un problema non secondario nel nostro paese.

Anche in questo settore la tipologia d’informazione a cui siamo costantemente sottoposti non fa eccezione rispetto a quanto detto precedentemente.

Un esempio banale? Quando ascoltate il giornalista di turno che afferma: “ieri a Pisa si è verificata la pioggia più intensa degli ultimi cento anni”, dovreste rendervi conto che il signore in questione sta dicendo una sciocchezza.

Si può senz’altro sostenere un’affermazione del genere, ammesso che negli ultimi cento anni e nello stesso luogo, siano state effettuate meticolose misurazioni pluviometriche. Analizzando i dati ricavati dai pluviometri, che misurano una quantità meteorica (di pioggia) su un’unità di tempo, allora saremmo in grado di enunciare ad alta voce una frase del genere. Se invece quanto detto non è stato fatto, ne consegue che l’informazione sia forzata e sbagliata. Stessa cosa si può dire per quanto concerne le temperature e per molti altri aspetti legati alla climatologia.

Dissesto idrogeologico Emilia-Romagna

Bombe d’acqua

Ed eccoci giunti al neologismo forse più utilizzato dai media, e da gran parte della comunità scientifica, che mi irrita e infastidisce non poco: bombe d’acqua.

Per bomba d’acqua s’intende un fenomeno meteorico particolarmente violento caratterizzato da precipitazioni con intensità superiori a 100 millimetri per ora (mm/h). Quindi qualcosa di più di un semplice nubifragio, ossia un evento piovoso contraddistinto da precipitazioni superiori a 30 mm/h.

Nessuno sta negando che si verifichino intense precipitazioni sempre più frequenti, ma dato che le parole utilizzate hanno significati ben precisi e in ambito mediatico sono studiate a tavolino, non vorrei che dietro a questo sgradevole neologismo di origine anglosassone si celassero altri aspetti.

Non vorrei infatti che con questo termine, di chiara derivazione bellica, si voglia spostare l’attenzione dalle responsabilità di qualcuno che non ha fatto qualcosa. Per qualcuno intendo le persone preposte alla vigilanza e alla pianificazione territoriale e i professionisti che operano nel settore, ad esempio.

Non vorrei, inoltre, che si utilizzasse la parola “bomba” per sottintendere un fenomeno ineluttabile e imprevedibile di fronte al quale nulla si possa fare tranne che alzare le braccia al cielo. Una sorta di castigo divino per intenderci.

Sembra che il senso più o meno compiuto di queste osservazioni sia da così interpretare: visto che il clima è cambiato, si verificano frequenti bombe d’acqua, corriamo ai ripari e arrendiamoci all’evidenza.

Sostenere un ragionamento del genere è assolutamente sbagliato e scorretto.

Siamo a conoscenza del fatto che quasi certamente si verificheranno fenomeni di precipitazione intensi?

Facciamoci trovare preparati quindi.

Come?

La scomoda verità

Ad esempio, primo ed essenziale passo, sarebbe il caso d’iniziare a realizzare una seria pianificazione territoriale finalizzata alla mitigazione del rischio derivato da questi eventi e, possibilmente, di eliminare o limitare al massimo attività antropiche distruttive.

Preciso che con le parole “attività antropiche distruttive”, intendo: estrema cementificazione del territorio, abusivismo edilizio, deforestazione, agricoltura intensiva, abbandono dei terreni, estrazioni di risorse dal sottosuolo spregiudicate,  realizzazione di attività estrattive (cave e miniere) barbare, alterazioni dei corsi d’acqua e, in linea più generale,  la mancanza totale o parziale di manutenzione del territorio.

Vi renderete allora conto che, concretizzando quanto detto, gli effetti causati da forti ed intense precipitazioni non saranno più percepiti come una “bomba” ma, al massimo, come un più gestibile petardo.