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Satana e Lucifero

Introduzione

Quasi tutti conoscono Satana, re assoluto degli inferi e avversario per eccellenza del bene, che la maggior parte delle volte è identificato con Lucifero, angelo caduto.

Ma le cose stanno proprio in questo modo? Per comprendere meglio l’argomento è necessario approfondire lo studio dei testi sacri, di quelli apocrifi e degli esorcismi. In sintesi la Bibbia sostiene che Lucifero in origine fu creato da Dio come uno splendido angelo: più precisamente un cherubino (secondo altre fonti invece era un serafino), e Dio lo circondò di beni e bellezza.

La caduta di Lucifero

Lucifero occupava quindi un posto di rilievo nei cieli dato che i cherubini, secondo la classificazione delle schiere angeliche, sono posti “oltre il trono di Dio”, ovvero molto vicini al loro creatore. Secondo alcuni studiosi i cherubini occupano la Prima Sfera angelica e posseggono, assieme ai Serafini, una perfetta conoscenza dell’amore di Dio.

In questa sede però non desideriamo approfondire le gerarchie angeliche e nemmeno il motivo per il quale un cherubino o serafino sia divenuto un angelo caduto, cacciato dal regno dei cieli assieme a coloro che si sono schierati con lui. Il motivo della sua caduta è ampiamente descritto nella Bibbia (ad esempio Isaia 14:3-20, e Apocalisse 12:3-4). Nel Nuovo testamento Lucifero è identificato con Satana (Luca 10:18, II Corinti XI, 14) e nel Targum (Bibbia Ebraica) con Samaele (Targ e Giobbe XXVIII, 7).

Lucifero di Burlamacco, Camposanto Monumentale di Pisa

 

Satana e Lucifero, due entità distinte?

Lucifero, a seguito della ribellione contro Dio, è divenuto Satana (o viceversa?) che, tradotto letteralmente dall’ebraico significa avversario, contrappositore, contraddittore.

I principali testi sacri offrono versioni pressoché concordanti, ma sono i testi ebraici e quelli apocrifi a fornirci alcuni interessanti spunti di riflessione e, in particolare, quando si parla della ribellione di Samaele.

La maggior parte degli studiosi sostiene che il serpente dell’Eden fosse Satana mascherato: vale a dire l’arcangelo Samaele. Egli si ribellò il sesto giorno della creazione a causa di un’incontenibile gelosia nei confronti di Adamo, che Dio aveva ordinato a tutti gli abitanti dell’Eden di riverire.

L’arcangelo Michele obbedì, ma Samaele si ribellò rifiutandosi di adorare un essere che lui considerava inferiore. Alle minacce di Michele, Samaele replicò: “Se egli (Dio) si adirerà, io mi farò un trono al di sopra delle stelle e mi proclamerò Dio”.

Michele in tutta risposta lo scaraventò fuori dal cielo, nelle viscere della terra dove, ancora oggi, egli continua a tramare contro il volere di Dio. Questa versione di poco si discosta dalle altre sacre scritture; ne esiste anche un’altra che a prima vista può sembrare di poco differente ma che, in realtà, apre nuovi scenari in quanto viene distinta la figura di Samaele con quella di Satana.

Satana e Samaele

Pare che il nome Samaele sia un cacofonismo per “Shemal”, una divinità siriana. Nei miti ebraici Samaele assume una posizione ambigua poiché talvolta è inteso come “capo di tutti i demoni” e, a volte, “il più grande principe del cielo” che regna sugli angeli.

Il titolo di Satana, ossia “nemico”, lo identifica sia con Helel, “Lucifero figlio dell’alba”, sia con il serpente che nel giardino dell’Eden cospirò per la caduta di Adamo.

Vari studiosi ebraici lo identificano con il “Cosmocreator” o “Demiurgo” gnostico e, sotto quest’aspetto, è interessante la similitudine con il cosmocreatore greco Ofione che era un serpente. Inoltre Michele guidò gli ospiti del cielo contro il falso cosmocreatore perché era stato nominato arcangelo proprio in quel giorno. Nella cultura greca Ermete (Mercurio) ottenne lo stesso potere planetario e fu aiutato da Pan a salvare Zeus dal titano ribelle Tifone, durante la battaglia mortale sul monte Saphon.

La luce e le tenebre

Alcuni studiosi affermano, infatti, che Satana non era Samaele ma, probabilmente, il principe delle tenebre che si era opposto al volere di Dio prima ancora che questi avesse ordinato: “Sia la luce”.

Anche in questo caso Satana si ribellò a Dio perché avrebbe voluto che l’universo fosse creato dalle tenebre e non dalla luce.

Dio lo punì assieme ai suoi angeli, rinchiudendoli in un carcere buio nelle viscere della terra, dove ancora languiscono con volti spettrali e sono tutt’ora riconosciuti come custodi.

Questa versione contiene al suo interno concetti molto importanti, perché che la tenebra fosse esistita molto prima della creazione, non semplicemente come assenza di luce, ma come un’entità positiva, lo credevano tutte le popolazioni del medio oriente e del mediterraneo. I Greci credevano nella “madre notte”, mentre gli Ebrei nel “principe delle tenebre”.

Il termine “custodi”, nome dato agli angeli di Satana nel secondo libro apocrifo di Enoch, riunisce in sé due parole aramaiche: irin, riferito agli angeli in Daniele IV 10, 14, 20 e qaddishin, ovvero “esseri sacri”. Una traduzione più appropriata sarebbe “angeli custodi” che si accorderebbe meglio sia con le loro funzioni che con il significato dei loro nomi.

La luce e le tenebre

Anche le classiche opere di demonologia come ad esempio lo Pseudomonarchia daemonum, il Dictionnaire Infernal e la successiva Ars Goetia, non ci vengono in aiuto dato che, in esse, non si fa distinzione tra Lucifero e Satana.

Altre correnti di studiosi pongono sostengono che il passaggio da Satana a Lucifero sia avvenuto nel momento in cui il cristianesimo di distaccò dall’ebraismo: questa tesi è suffragata da dai testi sacri e sembra trovare un buon riscontro che cercheremo di sintetizzare di seguito.

Un fatto abbastanza sconcertante è che nel Vecchio testamento Satana viene menzionato pochissime volte e, addirittura, nel Pentateuco è ignorato. In realtà, leggendo con attenzione la Genesi, si evince che il serpente tentatore che porterà Adamo ed Eva alla perdizione eterna, non è affatto identificato con Satana. E’ possibile quindi affermare che Satana prese vita molto tempo dopo Adamo ed Eva e le prime tracce si rinvengono nel Libro di Giobbe che costituisce il ventiduesimo libro della Bibbia cristiana e che, con estrema probabilità, fu scritto agli inizi del V secolo a.C.: in questo periodo gli ebrei erano stati già esuli per vari anni a Babilonia e, in seguito, erano arrivati nell’area persiana.

Antiche parentele

È interessante notare che nelle culture mesopotamiche e persiane venivano adorati dei molto simili al nostrano Satana: questo vuol dire che le influenze mediorientali hanno influito in maniera sostanziosa a dar vita al principe dell’inferno che noi ben conosciamo.

Come già accennato, è nel Libro di Giobbe che Satana fa la sua comparsa. La storia è nota a tutti: Giobbe viene colpito da una serie di disgrazie causate appunto da Satana che vuole indurre il buon uomo a maledire Dio. Giobbe resiste e alla fine viene premiato.

Quello che ci interessa è il fatto che Satana, prima di tentare Giobbe, chiede il permesso a Dio: gli viene concesso anche se con dei limiti.

Satana ci mette alla prova

Appare quindi chiaro che, in questo caso, Satana non è considerato come l’antitesi di Dio, come il bene contrapposto al male, ma piuttosto come un vettore che causa il male per mettere alla prova la tempra religiosa degli uomini; sembra che operi in accordo con il Creatore.

Una versione alquanto distante dal Satana tipico della teologia cristiana. Lo studioso Georges Minois sostiene appunto che questo cambiamento avvenne nel momento in cui il cristianesimo iniziò a camminare con i propri passi e a distinguersi dall’ebraismo. Inoltre fa notare che il personaggio Satana conquista la scena nel Nuovo Testamento in cui è citato 188 volte: come non ricordare infatti quando Satana (?)  insidia Cristo nel deserto per tre volte e altrettante viene scacciato.

Il seguito lo conosciamo bene e, nonostante la teologia cristiana avesse rigettato i fatti narrati nei vangeli apocrifi, mantenne l’idea di Satana come ex angelo: “Tu, portatore di luce, figlio dell’aurora, perché sei caduto dal cielo?” (Isaia 14:12). Il portatore di luce divenne così Lucifero, angelo ribelle cacciato da Dio.

Ricordiamoci anche che l’aspetto del diavolo è mutato nei tempi; quello paleocristiano aveva, infatti, un bell’aspetto ed era più Lucifero che Satana. Nel tardo medioevo poi avvenne il cambiamento da essere lucente e bellissimo a bestia immonda simile all’antico dio agreste Pan (che influì moltissimo a conferire l’aspetto bestiale e terrificante al diavolo).

Molti eventi successivi, tra cui non possiamo non menzionare il Concilio Lateranense IV, fecero diventare la storia di Satana-Lucifero come angelo caduto un dogma di fede (quasi) assoluto.

Satana il capo, Lucifero il ribelle

Per cui Satana e Lucifero sono due demoni differenti oppure due facce della stessa medaglia? E quali sono le gerarchie infernali?

Risulta molto difficile rispondere a queste domande, ma ci proveremo.

Diciamo che, nonostante gli studi teologici portino a conclusioni differenti e apparentemente coerenti, la prova del nove viene proprio dalle parole dei demoni stessi: naturalmente ci riferiamo agli esorcismi, durante i quali vengono rivelati particolari di estremo interesse per gli studiosi.

Due correnti di pensiero

A tal proposito, attualmente, esistono due diverse correnti di pensiero riguardo Satana e il suo nome. La prima, quella classica derivante dalla tradizione ebraica, ritiene che Lucifero sia il nome che il Demonio aveva prima della sua caduta. La seconda, conosciuta come Amantino-Amorthiana, sostiene che Lucifero sia un demone diverso da Satana, che è comunque il capo.
Secondo quest’ultima è Satana che comanda, anche se fu Lucifero a ribellarsi.

Personalmente concordo sul fatto che Satana e Lucifero siano due entità spirituali distinte.

È possibile trovare anche riferimenti nella Bibbia e più precisamente nel libro di Isaia (13). Lucifero si è ribellato a Dio e Satana si è ribellato a Lucifero sottomettendolo.

Queste indicazioni emergono chiaramente dagli esorcismi.

In particolare, durante una seduta di liberazione di un posseduto, il demonio rivelò che i cinque demoni più potenti degli inferi sono: Satana, Lucifero, Belzebù, Belial e Meridiano.

I nomi del diavolo

Chiaramente le parole del demonio vanno prese con le molle, ma ci forniscono comunque un’idea delle reali gerarchie infernali.

A questo punto è necessario fare chiarezza circa il reale significato dei vari nomi più ricorrenti del diavolo.

Demonio: deriva dal greco e significa “genio”. Nella mitologia greco-romana non era considerata un’entità malefica, mentre nel Nuovo Testamento il termine demonio è sempre utilizzato per identificare esseri spirituali maligni.

Diavolo: deriva dal verbo greco che ha il significato di “accusare”. Nel Nuovo Testamento con il termine diavolo ci si riferisce sempre a Satana. Erroneamente è ritenuto sinonimo di demonio, ma nella Bibbia la parola diavolo è utilizzata al singolare e fa sempre riferimento al capo dei demoni. Nelle Sacre Scritture la parola diavolo è sinonimo di accusatore, tentatore, assassino, serpente, etc.

Lucifero: nome di derivazione extra biblica che letteralmente significherebbe “stella del mattino”. Secondo molti studiosi la traduzione “portatore di luce” è errata. Il nome deriva dal fatto che, prima di essere cacciato dal regno dei cieli, fu un angelo particolarmente privilegiato da Dio. Quasi tutti i testi utilizzano il nome di Lucifero come sinonimo di diavolo: in realtà, come già spiegato, pare che Lucifero sia il secondo demone più importante nella gerarchia infernale, secondo solo a Satana.

Satana: è il demone più forte, più bello e più intelligente. Il più carismatico e potente tra tutti quelli che si ribellarono. Nell’Antico Testamento viene definito anche satanasso. Satana significa avversario, nemico, oppositore. Gesù nel Vangelo arriva a chiamarlo “Principe di questo mondo” (Gv 12,31; 14,30;16,11) e San Paolo addirittura “Dio di questo mondo”.

Il discorso di Papa Paolo VI

Nonostante le differenti interpretazioni degli studiosi una cosa è certa: Satana è il capo incontrastato di tutti gli altri demoni.

Concetto ribadito più volte da numerosi teologi. Ad esempio Papa Paolo VI, durante un discorso in occasione dell’udienza generale del 15 Novembre del 1972, disse: “…ed ecco allora l’importanza che assume l’avvertenza del male per la nostra corretta concezione cristiana del mondo, della vita, della salvezza. Prima nello svolgimento della storia evangelica al principio della sua vita pubblica: chi non ricorda la pagina densissima di significati della triplice tentazione di Cristo? Poi nei tanti episodi evangelici, nei quali il Demonio incrocia i passi del Signore e figura nei suoi insegnamenti? (P. es. Matth. 12, 43). E come non ricordare che Cristo, tre volte riferendosi al Demonio, come a suo avversario, lo qualifica «principe di questo mondo»? (Io. 12, 31; 14, 30; 16, 11) E l’incombenza di questa nefasta presenza è segnalata in moltissimi passi del nuovo Testamento. S. Paolo lo chiama il «dio di questo mondo» (2 Cor. 4, 4), e ci mette sull’avviso sopra la lotta al buio, che noi cristiani dobbiamo sostenere non con un solo Demonio, ma con una sua paurosa pluralità: «Rivestitevi, dice l’Apostolo, dell’armatura di Dio per poter affrontare le insidie del diavolo, poiché la nostra lotta non è (soltanto) col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell’aria» (Eph. 6, 11-12). E che si tratti non d’un solo Demonio, ma di molti, diversi passi evangelici ce lo indicano (Luc. 11, 21; Marc. 5, 9); ma uno è principale: Satana, che vuol dire l’avversario, il nemico; e con lui molti, tutti creature di Dio, ma decadute, perché ribelli e dannate; tutte un mondo misterioso, sconvolto da un dramma infelicissimo, di cui conosciamo ben poco”.

Il demonio, un grande umanista

Nonostante gli sforzi effettuati da teologi, antropologi e storici, conoscere a fondo la verità su certe tematiche risulta quasi impossibile.

Satana o Lucifero che dir si voglia, ogni persona ha la facoltà e la possibilità di credere o meno al demonio, ma è certo che lui, essendo forse il più grande umanista della storia, crede saldamente in noi.

 

 

Fonti

Bibbia Sacra, tradotto in lingua italiana da Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828

Dictionnaire Infernal, J.A.S. Collin de Plancy, Parigi 1818

I mille volti del Diavolo, pag. 21-31 Focus Storia n° 72, Ottobre 2012, © Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A

 I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988

 Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996

Inchiesta sul demonio, Marco Tosatti, Gabriele Amorth, Piemme Edizioni, 2012

L’ultimo esorcista, Paolo Rodari, Gabriele Amorth, Piemme Edizioni, 2012

Manuale di demonologia (ed. non commerciale), Simone Iuliano, Edizioni Youcanprint, 2012

(http://www.treccani.it)

(http://www.veniteadme.org/dialogo-con-un-esorcista-parte-seconda/)

(http://www.verginedegliultimitempi.com)

 

 

 

 

 

Azazel, da angelo caduto a demone

Un demone dal passato glorioso

Le origini nella Bibbia

Nella Sacra Bibbia, nella Genesi, si racconta che la stirpe di Adamo (alla decima generazione), era enormemente cresciuta. Mancando il sesso femminile, gli angeli (“i figli di Dio”), trovarono mogli tra le belle “figlie dell’uomo”. Dall’unione di queste differenti creature avrebbero dovuto nascere figli dotati di vita eterna come i loro padri, ma Dio intervenne dicendo: “Il mio spirito non rimarrà nella carne per sempre. Quindi gli anni degli uomini saranno limitati a centoventi”. Queste nuove creature ribelli erano note come “giganti” (o Nephilim) e le loro usanze non benevole e corrotte portarono Dio a decretare che avrebbe sterminato tutti gli uomini e le donne, assieme ai loro padri corruttori (Genesi, VI, 1-7). Si spiega così l’origine dei giganti in relazione ai loro padri, ovvero i figli di Dio; in Genesi VI, 1 – 4 infatti è scritto: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”.

La versione ebraica

La stessa versione, con qualche variante, è possibile ritrovarla nel Giubileo ebraico (Giubilei, IV, 15, 22), in cui è scritto che i figli di Dio furono inviati sulla terra per insegnare all’umanità verità e giustizia; difatti per trecento anni confidarono a Enoch, figlio di Caino, i segreti dei cieli. In seguito però cominciarono ad essere attratti dalle donne mortali e contaminarono la loro essenza con rapporti sessuali. Si diceva infatti che giacessero indiscriminatamente con vergini, uomini e animali.

Due angeli in particolare, Azael (o Azazel) e Shemhazai, chiesero a Dio, “Signore, il giorno della creazione non ti avevamo forse messo in guardia che l’uomo sarebbe stato indegno del tuo mondo?”. Dio rispose loro, “ma se distruggo l’uomo che ne sarà del mio mondo?”. Gli angeli replicarono, “potremmo abitarlo noi”. La risposta di Dio fu secca, “Forse che, discesi sulla terra, non pecchereste peggio degli uomini?”. Allora gli angeli lo pregarono, “Lasciaci vivere là per un poco e santificheremo il tuo nome”.

Dio allora li mise alla prova permettendogli di discendere sulla terra, ma gli angeli non impiegarono troppo tempo per deluderlo, infatti furono subito attratti dalle belle figlie di Eva: Shemhazai ebbe due figli mostruosi, Hiwa e Hiya mentre Azael inventò i cosmetici e gli ornamenti utilizzati dalle donne per sedurre gli uomini. Dio allora minacciò minacciò di liberare le acque e di distruggere tutti gli uomini e gli animali e Shemhazai pianse amaramente dato che, anche se i suoi figli non avrebbero potuto annegare per la loro elevata statura, sarebbero però morti di fame: per cui si pentì. Azael invece continuò a offrire alle donne ornamenti e vesti molto colorate per sedurre gli uomini. Per questo motivo nel giorno dell’espiazione i peccati di Israele vengono imputati all’annuale capro espiatorio che viene lanciato al di là di una rupe ed offerto ad Azael o Azazel (Yalqut Gen.44; Bereshit Rabbati, 29-30).  Questi fatti sono narrati anche nella Sacra Bibbia, infatti, il “capro espiatorio di Azazel” veniva lanciato vivo ogni anno nel giorno dell’espiazione (Levitico, XVI, 8-10). Egli doveva portare via con sé i peccati di Israele e trasferirli all’angelo caduto Azazel, imprigionato in una caverna sotto un cumulo di pietre. Il sacrificio viene quindi considerato un’offerta ai demoni e, come tale, proibito in Levitico XVII, 7. In realtà tale usanza ha origini più antiche dal momento che, il Dioniso-capro (o Pan), era una divinità assai potente in Palestina, dove può essere giunto dalla Libia attraverso l’Egitto. A questo dio, sotto il nome di Azazel, tra gli ebrei era usanza sacrificare un capro nel giorno dell’Espiazione. Inoltre l’interpretazione della proibizione di cucinare un capretto nel latte della madre (Deuteronomio, XIV), va ricercata nell’antico orientamento religioso della civiltà greca (mitologicamente riferito a Orfeo, già presente nel 6° e forse 7° sec. a. C.), in cui si pensava che la parola d’ordine utilizzata dagli iniziati una volta raggiunto l’Ade fosse: “sono come un capretto caduto nel latte”.  D’altronde l’usanza di sacrificare un animale agli dei è molto antica e pressoché presente in tutte le culture pre-medievali: basti ricordare, ad esempio, il culto caprino cretese del Minotrago che si colloca tra quello del Minelafo e quello del Minotauro.

Gli angeli caduti

E’ importante inoltre sottolineare il fatto che i nomi di alcuni angeli caduti sono rinvenibili solamente in mal curate trascrizioni greche di testi originariamente ebraici o aramaici: Azael comunque sembra corrispondere ad Azazel che letteralmente si traduce in “fortificato da Dio”.

Altri sostengono invece che i due angeli furono sedotti dai demoni Naamah, Agrat e Lilith che un tempo era stata sposa di Adamo. In quei giorni soltanto Istahar, una vergine, rimase non corrotta. Quando i due angeli tentarono di sedurla ella rispose, “Prima prestatemi le vostre ali”. Appena ne fu in possesso volò via verso il regno di Dio che, come ricompensa, la trasformò nella costellazione della Vergine (o delle Pleiadi). Gli angeli caduti, rimasti senza le loro ali, furono costretti a vagare sulla terra per varie generazioni, fino a che un giorno poterono risalire sulla scala di Giacobbe e ritornare così alla loro antica sede (Liqqute Midrashim, 156).

Si racconta inoltre che il cananita Genum, figlio di Lamech il cieco, che viveva nella terra dei pozzi fangosi (le rive meridionali del mar Morto dove sorgeva la corrotta città di Sodoma), essendo stato allevato da Azael fin dalla tenera età, avesse inventato una grande quantità di strumenti musicali. Quando li suonava, Azael entrava in essi in modo che emanassero suoni talmente seducenti da incantare il cuore di tutti quelli che ascoltavano. Genun radunava compagnie di suonatori che, eccitati dalla musica, si accoppiavano tra di loro in modo promiscuo. Inoltre gli offriva anche molta birra e li faceva ubriacare insegnando loro anche l’arte della costruzione delle armi (frecce, spade e quant’altro), in modo che si uccidessero alla cieca mentre erano sempre in stato di ebbrezza (Adambuch, 92-93).

Michele, Gabriele, Uriel e Raffaele dissero allora a Dio che malvagità simili non erano mai accadute sulla terra. Allora Dio inviò Raffaele affinché legasse Azael mani e piedi, lapidandolo con pietre e gettandolo nell’oscura grotta di Dudael, dove egli vive ancora. Gabriele mise contro gli angeli caduti invitandoli a farsi guerra e a sterminarsi. Michele invece incatenò Shemhazai e i suoi compagni in oscure caverne per settanta generazioni. Infine Uriel divenne il messaggero di salvezza che fece visita a Noè (Enoch, IX-X; II Baruc LVI, 11-16; Enoch XVIII, 1-6).

Angeli caduti, Gustave Louis Christophe Doré

Azazel nei testi apocrifi

Quindi anche Azazel, come molti altri demoni, viene menzionato nelle sacre scritture e nei testi apocrifi. A tal proposito è interessante mettere a confronto un passo della Bibbia in cui si parla del patto di Dio con Abramo e del sacrificio degli animali (Genesi, XV, 7-18, Nuova Diodati): “Poi l’Eterno gli disse: «Io sono l’Eterno che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei, per darti questo paese in eredità». E Abramo chiese: «Signore, Eterno, da che cosa posso io sapere che l’avrò in eredità?».  Allora l’Eterno gli disse: «Portami una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione giovane». Allora Abramo gli portò tutti questi animali, li divise in due e pose ciascuna metà di fronte all’altra; ma non divise gli uccelli.  Or alcuni uccelli rapaci calarono sulle bestie morte, ma Abramo li scacciò.  Verso il tramontare del sole, un profondo sonno cadde su Abramo; ed ecco, uno spavento e una oscurità profonda caddero su di lui. Allora l’Eterno disse ad Abramo: «Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. Ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi; dopo questo, essi usciranno con grandi ricchezze. Quanto a te, te ne andrai in pace presso i tuoi padri, e sarai sepolto dopo una bella vecchiaia.  Ma alla quarta generazione essi torneranno qui, perché l’iniquità degli Amorei non è ancora giunta al colmo». Or come il sole si fu coricato e scesero le tenebre, ecco una fornace fumante ed una torcia di fuoco passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno l’Eterno fece un patto con Abramo dicendo: «Io do alla tua discendenza questo paese, dal torrente d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate»”.

Gli uccelli rapaci che calarono sulle bestie morte, secondo quanto scritto nell’ apocrifa Apocalisse di Abramo, sono la rappresentazione di Azazel: “…degli uccelli rapaci calarono sulle bestie morte, ma Abramo li scacciò”. E ancora (Apocalisse di Abramo 13, 4-9): “L’uccello immondo mi parlò e disse: «Che cosa stai facendo, Abramo, sull’altura santa, dove non si mangia o beve né vi è del cibo per gli uomini? Tutto sarà consumato dal fuoco e ti distruggerà». E avvenne che quando vidi la lingua degli uccelli dissi all’angelo: «È questo, mio signore, cos’è?» Ed egli disse: «Questa è una disgrazia, è Azazel»; ed egli disse a lui: «Vergogna, Azazel! La porzione di Abramo è in cielo, e la vostra è sulla terra, l’Eterno, il Potente, vi ha dato una dimora sulla terra… e attraverso di voi giungeranno ira e prove sulle generazioni di uomini che vivono empiamente». Nello stesso testo apocrifo, nell’Apocalisse, Abramo dice ai malvagi di “putrefarsi nella pancia del verme furbo Azazel, e di essere bruciato dal fuoco della lingua di Azazel.”

Etimologia del nome

Anche l’etimologia del nome di Azazel è alquanto discussa: diversi studiosi pensano che il nome עֲזָאזֵל (asasèl) sia derivato da עזז (asàs), “forte”, e da אל (el), “dio”, venendo a significare “dio potente”. Altri invece sono convinti che le genesi del nome vada ricercata nella parola ebraica עֲזָאזֵל (asasèl) che a sua volta deriva da עז(es), “capra”, e dal verbo אזל (asàl), “andarsene”, e che rimanda alla vicenda biblica del capro inviato nel deserto dal sommo sacerdote nel Giorno delle Espiazioni (Levitico XVI, 3-31).

Azazel nei principali grimori

Come per il nome anche la fisionomia di Azazel, derivata da varie interpretazioni terrene, è mutata nel corso degli anni, difatti nel celebre Dictionnaire Infernal di Collin de Plancy (Parigi 1818) è rappresentato come un demone morfologicamente simile a un capro che impugna uno stendardo.

Azazel, Dictionnaire Infernal

 

Anche nell’opera Ars Goetia la descrizione di Azazel di poco si discosta da quella riportata nelle opere Pseudomonarchia daemonum e Dictionnaire Infernal con l’aggiunta del simbolo per evocarlo, noto come sigillo di Azazel (che riprende il sigillo sumero di Azazel).

Sigillo evocativo di Azazel, Goetia

 

Azazel e Iblis

Secondo alcuni studiosi Azazel sarebbe presente anche nel Corano nel quale talvolta viene identificato con lo stesso Iblis, equivalente del Satana nostrano, anch’egli un angelo caduto e condannato per un peccato di orgoglio.

Il Corano infatti riporta che il Signore ha creato l’uomo a partire dall’argilla e dal fango e che ha creato qualcuno che sarà sulla terra Suo vicario, Suo califfo. Chiede così agli angeli di inginocchiarsi di fronte a costui e tutti ubbidiscono tranne l’angelo Iblis, che rifiuta: “In verità vi abbiamo creati e plasmati, quindi dicemmo agli angeli: «Prosternatevi davanti ad Adamo». Si prosternarono (tutti) ad eccezione di Iblîs, che non fu tra i prosternati.  Disse [Allah]: «Cosa mai ti impedisce di prosternarti, nonostante il Mio ordine?». Rispose: «Sono migliore di lui, mi hai creato dal fuoco, mentre creasti lui dalla creta». “Vattene! – disse Allah – Qui non puoi essere orgoglioso. Via!» (Sura VII, Al-A’râf, 11-13)”.

Azazel e Pan

Come già accennato è impossibile non notare una certa somiglianza della rappresentazione di Azazel con quella della divinità greca Pan, ovvero del dio delle montagne e della vita agreste con sembianze caprine, simili a quelle di un fauno. Pan è un dio anomalo nel quadro mitologico greco dato che non viveva nell’ olimpo come gli altri dei e, a causa del suo aspetto terribile, fu abbandonato da sua madre, la ninfa Driope, e costretto così a vagare tra le montagne dell’Arcadia. Urla terrificanti annunciavano il suo arrivo ed era disinibito e completamente dedito ai piaceri sessuali, infatti non di rado stuprava le creature che incontrava nel proprio cammino: per questo motivo, spesse volte, in molte rappresentazioni scultoree viene rappresentato come un grande organo maschile oppure intento alla violenza sessuale o alla masturbazione.

È possibile quindi affermare che Pan abbia ispirato le sembianze di molti attuali demoni (Azazel, Satana e Baphomet, il demone ermetico con significati alchemici dei cavalieri templari), e che dobbiamo a lui la classica identità del diavolo con i piedi di capra e cornuto che ha iniziato a prendere piede nelle rappresentazioni degli artisti medievali e che è giunta ai nostri giorni quasi intatta.

Rappresentazione scultorea di Pan, rinvenuta nel 1752 nella Villa dei Papiri di Ercolano

 

Importanza di Azazel

Nella demonologia moderna Azazel è un demone molto potente che lavora a stretto contatto con Satana e che, oltre ad essere il capo messaggero dell’armata infernale, è incaricato della sicurezza degli inferi. A tal proposito non deve stupire affatto l’alto rango di questo demone dato che è uno dei primi angeli caduti che ha seguito le gesta del più celebre Lucifero.

Che sia un demone di rango superiore non vi sono dubbi e la sua fama lo ha portato a divenire protagonista di vari film (e serie televisive d’oltreoceano), di videogiochi e di romanzi; Azazel è infatti il nome di un’antologia di racconti fantasy del grande scrittore Isaac Asimov.

Per cui Azazel è un demone dal passato glorioso, un ex serafino che ha guidato la rivolta degli angeli divenuto poi capro espiatorio e portatore dei peccati dell’intero Israele: un’evoluzione alquanto ingloriosa che non toglie però sostanza all’importanza di questa antica entità, una delle prime a ribellarsi al proprio Signore e ora uno dei grandi signori dell’inferno assieme a Satana, Beelzebub e Astaroth.

 

 

Fonti

Bibbia Sacra, tradotto in lingua italiana da Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828

Dictionnaire Infernal, J.A.S. Collin de Plancy, Parigi 1825

Geni, Angeli e Demoni, AA.VV., Edizioni Mediterranee, Roma

I mille volti del Diavolo, Focus Storia n° 72, Ottobre 2012, © Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A

I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988

La Dea Bianca, Robert Graves, Editore: Adelphi Edizioni, Febbario 2009http://it.wikipedia.org/

Of The Arte Goetia, Twilit Grotto Esoteric Archives, edizione digitale da Joseph H. Peterson, Copyright © 1999

(http://www.corano.it/corano_testo/7.htm)

(http://www.israel-a-history-of.com/book-of-enoch.html)

(http://www.treccani.it)

(http://www.demonicpedia.com/)