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Esorcismi

Introduzione

Gli esorcismi sono sempre esistiti nelle varie culture a noi antecedenti e tutte le civiltà avevano un proprio modo di liberarsi e difendersi dagli attacchi del male, la cui tipologia dipendeva essenzialmente dalla varietà di cultura e dal grado di civiltà delle popolazioni.

La lotta con gli spiriti del male non è sola prerogativa della Chiesa Cattolica dato che gli esorcismi sono praticati anche nella religione islamica, nella tradizione vaudou e in numerose religioni pagane, ortodosse e pseudocristiane.

Ogni religione ha i propri rituali e le proprie metodologie, ad esempio la Chiesa Cattolica ricorre a varie forme rituali come l’utilizzo di acqua santa, croci, ostie benedette, preghiere alla Madonna, agli angeli, ai santi, etc.; le religioni pagane invece fanno largo uso di oggetti magici, invocazioni a varie divinità o spiriti, e varie forme di magia e spiritismo. Il modus operandi è però sempre lo stesso, ossia viene praticata una lotta tra colui che pratica l’esorcismo e gli spiriti malevoli che posseggono o vessano una persona fisica.

Gesù primo esorcista

E’ d’altronde innegabile che la religione cristiana cattolica occupi un posto di primaria importanza nella lotta contro il demonio, infatti in Vangeli ci dicono che fu proprio Gesù Cristo il primo grande esorcista (Luca 4:33, Luca 8:27, Marco 16:17) che, essendo figlio di Dio, riusciva scacciare i demoni con la sola autorità del Suo spirito.

Secondo la concezione cattolica i demoni non sono altro che esseri di puro spirito, creati da Dio e in origine angeli che, ribellatisi a Dio, sono giunti ad una totale e irreversibile perdizione e perversione.

A questo punto una domanda sorge spontanea: come mai Dio, creatore in origine del demonio e artefice di tutta la materia (e non) permette al diavolo e ai suoi seguaci di attaccare l’uomo? La risposta a questa domanda forse non esiste e nessuno può essere così presuntuoso da conoscerla, ad ogni modo possiamo ipotizzare che Dio permetta tali fenomeni allo scopo di dare alla persona un’occasione di purificazione e di meriti e per dimostrare all’uomo che il male esiste e che non va sottovalutato. Molti santi hanno subito attacchi da parte del demonio e, a tal proposito, è importante ricordare che non esiste soltanto la possessione diabolica ma anche la vessazione ad esempio. Svariati santi infatti sono stati importunati dal maligno senza essere impossessati.

Malefici e fatture

Una sostanziosa scuola di pensiero di teologi, esorcisti e studiosi vari ritiene che le cause per cui un individuo possa essere soggetto a disturbi di origine diabolica siano molteplici e, tra le principali, possiamo ricordare i malefici, in altre parole: fatture, maledizioni e malocchio.

Ricorrere all’utilizzo della magia occulta vuol dire esporsi senza mezzi termini all’azione devastante del demonio e, chiunque si rivolga ai maghi, ai cartomanti agli stregoni e chi partecipa a sedute spiritiche o a sette sataniche, chi si dedica all’occultismo e alla negromanzia, è seriamente esposto alla possessione diabolica.

Anche chi pratica fatture o malefici per nuocere a qualcuno si serve del demonio, quindi il male si può subire pur essendone all’oscuro.

Altra causa è quella di persone che si macchiano di gravi colpe e che, in generale, vivono in antitesi rispetto ai precetti divini: anche costoro sono molto esposti all’odio di Satana, capo supremo della gerarchia infernale, che trova in questi individui un facile bersaglio.

Il diavolo odia l’uomo?

Ricordiamoci, infatti, che il diavolo odia atavicamente l’uomo e che rivolge a lui tutto il proprio potere distruttivo in quanto, in realtà, odia il Cielo e chi lo ha cacciato dal regno dei cieli. L’uomo costituito di materia e imperfetto, figlio di Dio, costituisce per Satana un’onta insopportabile e quindi non perde occasione per tormentarlo; in questo modo rinnova continuamente la propria sfida verso Colui che un tempo lo ha creato e per dimostrare la propria potenza.

Satana non ha l’interesse di mostrarsi perché ben sa che, una volta rivelato, prima o poi verrà sconfitto, preferisce quindi agire nell’ombra e in maniera subdola per raggiungere i propri fini. Spesso sono proprio le persone più vicine a Dio che vengono attaccate dal demonio e il motivo è di facile comprensione.

I gradi dell’opera del diavolo sull’uomo

Il celebre esorcista Padre Gabriele Amorth sostiene che l’opera di Satana si manifesti in vari gradi che elencheremo in ordine di gravità crescente.

Il primo grado è quello della tentazione, intesa come la suggestione operata dal diavolo sull’uomo al fine di fargli prediligere il male rispetto al bene. La tentazione è l’attività preferita dal demonio e colpisce tutti gli uomini in qualsiasi momento. L’obiettivo è quanto mai chiaro: allontanare l’uomo da Dio tramite il peccato che lo conduca a porre sé stesso al centro dell’universo e conducendolo alla perdizione eterna.

Il secondo grado è quello dell’oppressione, ovvero quelle sporadiche azioni diaboliche che talvolta Dio permette e che, in pratica, si materializzano nei sensi principali dell’uomo come incubi e allucinazioni orrende, oppure nell’ambiente circostante con rumori, scricchiolii, levitazione di oggetti, sensazione di essere toccati. Questi sono i chiari sentori che la nostra abitazione è presa di mira dal demonio, difatti, anche gli oggetti e le cose possono essere oggetto di attenzione da parte degli inferi.

Il grado successivo è quello della vessazione che è a tutti gli effetti un’aggressione fisica da parte dei demoni. Come abbiamo già detto anche molti Santi ne sono stati vittime come ad esempio Padre Pio. Pare che queste aggressioni derivino dal fatto che il diavolo, incapace di tentare con successo certe persone, si vendichi malmenando e sfregiando i malcapitati.

L’ossessione invece ha un carattere più subdolo, dato che riguarda la sfera psicologica dell’uomo: il demonio introduce nella mente della vittima pensieri di disperazione e odio e riesce a far compiere all’uomo azioni autodistruttive, lesionistiche e sacrileghe. Non sono rari casi in cui Satana tormenti l’uomo con visioni terribili, atterrendolo con fenomeni soprannaturali. L’ossessione non è continua ma presenta fenomeni di quiete. E arriviamo infine al forse più noto tormento che Satana e i suoi sottoposti possano infliggere all’uomo: la possessione.

La possessione

Nella possessione di primo grado, il demonio può invadere la psiche di un essere umano, prendendo il controllo del suo corpo e della sua intenzionalità. Il fenomeno può essere annullato tramite esorcismo. In questo grado di possessione il demonio è celato e quiescente e si limita ad alterare gli atteggiamenti del posseduto, amplificando i suoi sentimenti negativi (disperazione, depressione, etc.). La possessione di secondo grado è più evidente rispetto a quella prima descritta ed è quella più conosciuta da molti. Quando un individuo parla di possessione solitamente si riferisce a questo stadio. La manifestazione di questa tipologia di possessione è molto impressionante dato che la persona che la subisce, oltre a far trapelare la presenza di un’altra personalità, può manifestare cambi di voce, glossolalia, può inoltre essere capace di levitazione e pirocinesi (controllare il fuoco e incendiare oggetti senza toccarli); l’acqua santa produce piaghe nel corpo del posseduto.

L’ultimo livello della possessione, ovviamente il più terribile, è quello della possessione di terzo grado. In questa fase il demonio, o più demoni, ha un dominio totale sull’uomo arrivando anche ad alterare i suoi tratti morfologici e facendogli assumere sembianze davvero raccapriccianti. Il diavolo, oltre a essere molto furbo, causa questo all’uomo perché sa bene cosa ci spaventa e altera il viso del malcapitato con tratti somatici grotteschi per umiliarlo e renderlo simile alle bestie. In questi casi occorre un numero elevato di esorcismi per liberare il posseduto e la battaglia per l’esorcista è sempre ardua. Solitamente questi tre gradi non sono sempre così netti e definiti, infatti l’impossessato può passare da uno all’altro con cambiamenti talvolta difficilmente rilevabili.

Escludere altre cause

Un esorcista attento e preparato, prima di sottoporre un individuo a un esorcismo, cerca di capire quali possono essere le cause, analizza le sintomatologie ed esclude che in realtà il soggetto non sia affetto da malattie mentali che, spesse volte, possono essere confuse con l’azione diabolica. E quest’ultimo è un aspetto molto delicato e importante perché spesso i demoni mettono in pratica ogni impedimento possibile affinché il posseduto non si sottoponga a esorcismi e tentino di convincere che si tratti, appunto, solamente di malattie naturali. La bravura dell’esorcista sta proprio in questo: comprendere la verità e non cadere nei tranelli del diavolo che, in quanto puro spirito, supera l’uomo in intelligenza e furbizia. Non è possibile confrontarsi con i demoni su quest’ aspetto, altrimenti la sconfitta sarebbe cosa certa.

Esistono tuttavia dei fenomeni che non possono essere spiegati con malattie psicosomatiche come ad esempio parlare correttamente lingue sconosciute (spesso antiche), conoscere fatti distanti e celati agli uomini, dimostrazioni di forza sovrumana e via dicendo. L’esorcismo è dunque una battaglia che l’esorcista esperto affronta con serenità, in quanto conscio di essere un vettore del potere divino che vincerà sul demonio facendolo soccombere.

Il Rituale Romano

Per compiere un esorcismo esistono delle regole ferree da seguire e nessuno può esorcizzare senza conoscere a memoria le ventuno regole rigorosamente in latino. Il Rituale Romanum che può vantare un’esperienza secolare e il Nuovo Rito degli esorcismi sono gli strumenti indispensabili per compiere un esorcismo: molti esorcisti continuano a preferire il Rituale Romanum perché considerato molto più efficace.

Occorre una preparazione prima di ogni esorcismo, infatti è necessario rendersi conto di quali inganni utilizzino i demoni per confondere l’esorcista poiché che sono maestri della menzogna. Non è raro che le entità infernali si nascondano all’esorcista affinché egli rinunci all’esorcismo oppure che l’impossessato si finga malato.

Succede anche che i demoni che dimorano dentro la persona, le permettano di ricevere l’eucarestia per far credere che se ne siano andati. Inoltre sono innumerevoli gli artifici che il diavolo utilizza per fuorviare l’esorcista, ragion per cui costui deve essere molto prudente.

Accade talvolta che i demoni, dopo essersi manifestati, si celino lasciando per un arco temporale il corpo libero dalle molestie in modo da indurre l’impossessato a credere di essere guarito; purtroppo non è così ed è quasi normale che per liberare definitivamente un soggetto impossessato da intere legioni di demoni occorrano anche molti anni.

Legioni di demoni

Abbiamo detto intere legioni di demoni: proprio così, perché è statisticamente dimostrato che, quando le entità infernali ne hanno la possibilità, non esitino a impossessarsi di una persona. Provate a immaginare un malcapitato oppresso da Satana e da intere legioni di demoni sotto il suo comando: non è certo da considerarsi un aspetto secondario.

I posseduti vengono esorcizzati preferibilmente in chiesa o in qualsiasi altro locale religioso ma anche in altri luoghi che siano lontani da altre persone poiché le urla dell’indemoniato potrebbero allarmare qualcuno.

È preferibile che durante l’esorcismo il posseduto tenga in mano un crocifisso oppure varie reliquie dei santi: queste ultime devono essere protette da un panno e poste anche sul capo del posseduto. È importante prestare attenzione che gli oggetti sacri non siano trattati in maniera sacrilega oppure danneggiati e, in particolare, l’eucarestia non va mai posta sulla testa del posseduto. Il diavolo non ci penserebbe due volte a compiere atti di insolenza.

Approccio dell’esorcista

Queste sono, a grandi linee, le accortezze che devono necessariamente essere utilizzate prima di effettuare l’esorcismo; ma come deve comportarsi l’esorcista?

Innanzitutto è opportuno che l’esorcista non ponga domande superflue e utilizzi troppe parole nei confronti del demonio, ma gli deve imporre di rispondere solo alle sue domande e di tacere. Col demonio non si dialoga perché si rischierebbe di venire sopraffatti, ma si impone un certo comportamento per ridurlo all’obbedienza. L’esorcista non deve nemmeno credere alle parole dello spirito immondo, anche se dice di essere l’anima di un santo, di un angelo o di un caro parente defunto: il diavolo è maestro di menzogna e non bisogna credere a ciò che dice.

I riti dell’esorcismo vanno pronunciati con autorità, fede e fermezza e si deve insistere quando si nota che lo spirito è più tormentato quindi vulnerabile: è proprio in questo momento che va incalzato. Può capitare che sul corpo del posseduto si formino ferite e che soffra in qualche zona particolare; in tal caso l’esorcista deve fare il segno della croce sulla zona interessata e utilizza l’acqua benedetta.

 

Esistono delle domande fondamentali che l’esorcista non deve esimersi dal porre e, in particolare, deve chiedere al demonio il nome e se con lui ci sono altri demoni: il diavolo è sempre reticente a svelare la propria identità e per lui, confessare, è un primo sintomo di sconfitta e di dolore. L’esorcista deve anche chiedere, con grande forza d’animo, il motivo per cui il demonio ha deciso di impossessarsi della persona e deve cercare di ignorare e disdegnare le varie manifestazioni aberranti che il demonio causa nel corpo della vittima: sputi, risate sgradevoli, bestemmie, insulti, levitazione e oggetti vari che fuoriescono dalla bocca del posseduto (come ad esempio lunghi chiodi). Questo è il repertorio classico cui è solito utilizzare il demonio.

Le persone che presenziano gli esorcismi come devono comportarsi?

Un altro aspetto importante e da non sottovalutare è il fatto che le persone che presenziano gli esorcismi, oltre a essere di comprovata fede, non devono rivolgere assolutamente domande al demonio perché verrebbero subito attaccate da quest’ultimo che, in quanto puro spirito, non esiterebbe ad aggredirle magari rivelando intimi peccati dei presenti; l’unico che deve parlare durante un esorcismo è l’esorcista stesso e i presenti (preferibilmente parenti del posseduto), hanno la sola funzione di trattenere il posseduto che, spesse volte, presenta una forza sproporzionata rispetto alla mole e alle reali possibilità fisiche.

Chi pratica l’esorcismo noterà che vi sono delle parole o delle frasi che danno particolare fastidio al demonio; in tal caso è necessario che siano ripetute ed è preferibile utilizzare le parole delle Sacre Scritture rispetto alle proprie. L’esorcista deve inoltre imporre al demonio di rivelare se ha deciso di entrare nel corpo della persona in seguito a malefici che, ad esempio, il posseduto ha mangiato senza saperlo: una volta che il demonio avrò confessato si spinge la persona a rigurgitare i malefici. Se le fatture sono di origine esterna, l’esorcista costringe a dire il luogo esatto e, una volta rinvenute, vanno bruciate.

La liberazione

Nel caso in cui il posseduto venisse liberato, l’esorcista gli spiegherà il modo di stare lontano dal peccato per non rendersi vulnerabile a un nuovo attacco del demonio perché, in tal caso, scacciare gli spiriti malvagi sarà ancora più difficile.

Queste sono le regole generali che devono essere utilizzate durante un esorcismo, ma bisogna tener presente che il demonio è molto potente e furbo per cui, talvolta, si deve ricorrere all’improvvisazione.

Anche se a noi mortali fa effetto e paura confrontarsi con spiriti tanto malvagi e potenti, ci si deve ricordare che sono proprio loro a temere l’esorcista in quanto vettore del Signore. Il diavolo teme tantissimo l’autorità divina, di suo figlio Gesù, della Madonna e dei Santi e, durante un esorcismo, soffre moltissimo. Ecco il motivo per il quale il diavolo prova in tutti i modi a non rivelarsi e a fuorviare la diagnosi di possessione: costui sa bene che, una volta scoperto, seppur dopo una lotta dura, alla fine verrà sconfitto.

A parte l’esorcista, abituato a lottare col diavolo, è indubbio che l’impatto iniziale con un posseduto sia fonte di stupore e paura per i presenti, infatti solitamente, una volta iniziato l’esorcismo, la persona posseduta entra in uno stato trance, le si deformano i lineamenti del volto, le pupille si spostano completamente mostrando il bianco degli occhi oppure assumono l’aspetto di quelle di un felino, comincia a sbavare e vomitare e alterna momenti di estrema spavalderia a momenti di disperazione e sottomissione, striscia come un serpente e assume posizioni grottesche innaturali: tutto questo per impressionare e, molte volte, ci riesce.

In più la persona deve essere tenuta ferma perché il diavolo la fa agitare in maniera convulsa e reagisce sempre in maniera violenta alle parole dell’esorcista che lo incalza; lo spirito immondo, soffrendo, comincia a gridare frasi blasfeme e di odio verso il prete esorcista, spesso minacciandolo e rivendicando la proprietà dell’anima della persona da lui posseduta. In realtà il demonio non può avere l’anima dell’impossessato perché Dio non lo permette.

Dialoghi col maligno durante gli esorcismi

Esistono numerosi testi, più o meno attendibili, in cui sono riportati fedelmente i dialoghi con il demonio durante un esorcismo e sono sempre spunto di riflessione per i lettori: infatti, quando lo spirito immondo si indebolisce, spesso rivela concetti estremamente interessanti dal punto di vista teologico, escatologico e antropologico.

Ad esempio durante un esorcismo riportato fedelmente nel libro Scontro col Maligno (Michel, Fusta Editore, Salluzzo CN, Marzo 2010), il demonio rispose così all’esorcista: “siete così pochi! Chiamo su di voi tutta la potenza infernale”, e proseguì, “siamo molte legioni…”.

Le minacce poi sono quasi all’ordine del giorno: “ora siete qui…ma quando sarete fuori”, e ancora rivolto all’esorcista, “stanotte verrò a farti visita nel sonno e ti lascerò un segno”, “me la pagherai prete”, “io sono potente”, “non posso possederti l’anima ma il corpo sarà mio”. Quasi sempre il demonio rivendica la proprietà del corpo del posseduto e sottolinea che è lui il più potente, volendosi sostituire a Dio. Da notare anche il fatto che il diavolo non nomina mai direttamente Dio, Gesù o la Madonna ma rivolge loro sempre appellativi: “quello, lui, lei, etc.”.

Non è raro inoltre che sia beffardo e ironico: “Lui è molto misericordioso. Forse mi darà ancora altri mille anni. In questo modo avrò il tempo di completare la distruzione della Chiesa”, altre volte si mostra malinconico, “perché nei miei riguardi la sentenza è stata irrevocabile? Anche io l’ho amato per un certo tempo”, “io ero la luce…il primo, subito dopo…”, “perché ha creato voi uomini? Non eravamo sufficienti noi?”.

Anche l’invidia trapela dalle parole del demonio, non di rado dalla bocca stessa di Satana. Ad esempio riferito a Michele Arcangelo, “Michele è pari a me”, “con lui però c’è…(Dio)”.

La supponenza di Satana

Come si evince dalle sue stesse parole è chiaro che il diavolo si reputi troppo superiore all’uomo e che provi per Gesù un’invidia primordiale dal momento che lui non avrebbe mai (e poi mai) adorato un uomo, seppur incarnazione del figlio di Dio.

La vittoria della passione e della croce lo affligge in maniera dolorosa e non perde occasione di esplicitarlo, “la Sindone, che schifo! Ha avvolto un cadavere per molti anni”, “è morto (riferito a Gesù), tutto è finito lì”.

Altre volte il demonio ha fornito prova di conoscere bene le Sacre Scritture, chiaramente volgendole a suo favore secondo un punto di vista alquanto distorto. In molte altre occasioni invece il diavolo ha ribadito la paura e l’odio che prova per la Vergine Santa, suo acerrimo nemico perché mai stata sfiorata dal peccato e che lo schiaccia sotto il suo piede fin dalla notte dei tempi. La Madonna gli incute timore perché sa che non può vincerla.

Non solo Satana

Fino ad ora abbiamo parlato di Satana anche se, in realtà, i demoni che possono possedere un individuo sono molteplici. Secondo quanto emerge dagli esorcismi possiamo affermare che i demoni più “attivi” nelle possessioni sono soprattutto Satana, Lucifero, Belzeebub, Astaroth, Asmodeo, Behemoth e Lilith, ma ve ne sono moltissimi altri che riteniamo opportuno non elencare in questa sede. Come avrete potuto notare abbiamo distinto Satana da Lucifero; questo perché, secondo una scuola di pensiero teologico, Lucifero e Satana sono ritenuti due demoni differenti e potentissimi anche se pare che a comandare sia proprio quest’ultimo.

Behemoth, Dictionnaire Infernal,

Belzebù, Dictionnaire Infernal (1863)

Rappresentazione scultorea del demone Asmodeo

Indipendentemente dalle gerarchie infernali comunque è importante ricordarsi che i demoni sono puro spirito e che un solo demone può impossessarsi di più persone contemporaneamente secondo leggi che vanno al di là dello spazio-tempo cui siamo abituati a confrontarci.

Realtà o condizione psicologica?

La parola esorcismo (dal latino tardo exorcismus, greco ἐξορκισμός, composto di ἐξ, rafforzativo, e ὅρκος, “giuramento”) è assai utilizzata ai nostri giorni anche per indicare un atteggiamento mentale propenso a vincere le paure: paure e fobie, che tutti abbiamo, spesso dovute a ciò che non si conosce e che discernono dall’aspetto puramente teologico.

Può darsi che gli esorcismi si basino anche su una sorta di effetto placebo e che la persona che si crede malata (posseduta), a seguito di un condizionamento mentale basato sulle ritualità e le gestualità di un esorcismo, riesca a star meglio e addirittura a guarire.

Visto che gran parte della nostra vita è caratterizzata dalla non conoscenza e dall’ignoto, non è possibile formulare concrete risposte a molte domande e dilemmi psico-teologici. Certo è che il Diavolo, qualunque sia la sua forma, è temuto sia dai credenti che dagli agnostici e dagli atei: i primi in quanto credono alla sua esistenza così come a quella degli angeli, i secondi perché non lo conoscono. E solitamente la non conoscenza porta a un solo risultato, ovvero alla paura.

In ogni caso il solo pensiero che un’entità malevola spirituale possa impossessarsi del nostro corpo contro la nostra volontà, è tale da farci perdere il sonno; in fin dei conti siamo solamente degli uomini, semplici uomini…!

 

Fonti

 

Exorcisme, in Dictionnaire de spiritualité ascétique et mystique, J. Daniélou IV, Beauschesne, Paris 1961, coll. 1995-1996

Il Grande Libro del Diavolo, delle Streghe e dell’Occulto, Bill Ellis, Newton & Compton Editori, Roma, 2005

Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996

L’ultimo esorcista, Paolo Rodari, Gabriele Amorth, Piemme Edizioni, 2012

Scontro col maligno, Michel, Fusta Editore, Salluzzo (CN), Marzo 2010

Vade retro Satana, Gabriele Amorth, San Paolo Edizioni, 2013

(http://www.gesuemaria.it/)

(http://www.liturgia.maranatha.it/)

(http://www.treccani.it/)

(http://www.verginedegliultimitempi.com/padre_amorth.htm)

 

 

 

Evocazioni demoniache

L’attrazione fatale del male

Daemonum Pseudomonarchia, Ars Goetia, Sanctum Regnum, Gran Libro Nero, Compendium Maleficarum e Dragone Rosso sono i titoli di alcuni tra i più famosi testi di evocazioni infernali, detti anche grimori. In realtà l’uomo, per motivi antropologici ed evolutivi sui quali non ci soffermeremo, è sempre stato attratto dal male nelle sue più svariate forme e la sterminata bibliografia in merito ne è la prova. In tutta onestà, poco è cambiato dai tempi in cui re Salomone evocava i demoni per farsi aiutare nella costruzione del tempio tentando di assoggettarli alla propria volontà: egli era considerato un maestro nel trattare con le creature infernali e molti maghi hanno utilizzato i testi originali del suo rituale che era composto da parole ebraiche scritte in caratteri latini.

Daemonum Pseudomonarchia

 

Stregoneria, magia e incantesimi: facciamo chiarezza

Sovente i concetti di stregoneria, magia e incantesimo vengono confusi e identificati come sinonimi, ma la realtà è ben diversa.

Innanzitutto è necessario distinguere il ruolo storico della strega da quello del mago; è innegabile, infatti, che entrambi si servano della complicità del diavolo per ottenere i rispettivi scopi. La strega però è schiava del diavolo, mentre il mago utilizza un rituale segreto tramite il quale evoca gli spiriti infernali, che conosce dallo studio dei grimoires o dei libri neri, per assoggettarli alla propria volontà.

Una differenza non tanto sottile perché avere a che fare con i demoni comporta sempre dei rischi non trascurabili e non privi di spiacevoli controindicazioni.

I rapporti delle streghe col demonio

Ciò non toglie che le streghe abbiano contribuito in maniera significante alla diffusione del diavolo e dei suoi seguaci ed esiste una sterminata bibliografia (soprattutto gli atti dei processi inquisitori) in cui sono narrate le nefandezze compiute dalle streghe durante i sabba: una su tutte risulta significativa, ed è quella contenuta nel Compendium Maleficarum di Frà Francesco Maria Guazzo in cui, tra le altre cose, viene descritto in maniera particolareggiata un sabba.

L’ora dell’incontro avviene circa due ore prima della mezzanotte che, secondo Guazzo, è il momento migliore per qualsiasi manifestazione demoniaca. Il diavolo presiede la riunione e troneggia al centro del rito assumendo le terribili spoglie di un capro o di un cane; le streghe si avvicinano a lui per adorarlo e inneggiarlo muovendosi in posizioni alquanto stravaganti. Offrono al signore degli inferi vari tipi di candele nere o ombelichi di bambini e gli baciano l’ano. Il diavolo, assieme ad altri demoni, presenzia personalmente il banchetto che viene da costui benedetto con blasfemie. Alla fine del banchetto ogni demone prende per mano una discepola sotto la sua custodia e inizia così un folle turbinio di oscene danze, canti sacrileghi e orge sfrenate in cui non si distinguono più i demoni dalle streghe. Questa colorita rappresentazione è stata lo spunto per identificare le riunioni sabbatiche nella tradizione romantica e moltissimi altri “autori” (per lo più sedicenti teologi e giuristi) confermano quanto descritto da Guazzo con aggiunte rispondenti in parte alla realtà

Seguaci del diavolo (xilografia del XVI secolo)

Sabba, Malleus maleficarum

Il diavolo, protagonista dei sabba

Nella maggioranza dei testi vi è comunque concordanza sul fatto che durante il sabba il diavolo fosse il protagonista assoluto e che venisse consumato sempre un lauto banchetto con canti, balli sfrenati e orge. Durante i cerimoniali era anche frequente l’antropofagia e le offerte sacrificali al demonio (spesso bambini).

Il diavolo ricompensava dunque le streghe e i seguaci con prodotti magici per operare malefici, oppure polveri e unguenti per volare o trasformarsi in bestie.

A parte l’aspetto folkloristico, a noi interessa soprattutto il modus operandi delle streghe che costituivano una vera a propria setta, infatti è interessante evidenziare che le streghe, e in minor parte gli stregoni, entravano a far parte del gruppo sabbatico perché scelti direttamente dal diavolo o perché, molto più verosimilmente, parenti di un’altra strega.

In ogni caso occorre quindi una profonda conoscenza dell’arte di evocazione per avere a che fare con le potenze infernali e le persone facilmente impressionabili o alle prime armi (e, più in generale, qualsiasi individuo) farebbero bene ad astenersi da tale compito.

Evocare il signore oscuro

Il demonio evocato, prima di assumere le sembianze di uomo, si rivelerà nelle forme più strane e aberranti e il mago dovrà stare bene attento a rimanere dentro il cerchio protettore perché, in caso contrario, verrebbe fatto a pezzi.

Il cerchio magico ha origini molto antiche e serve a proteggere l’incolumità dell’evocatore e, pur non potendolo identificare come un reale spazio fisico e materiale, ha la funzione di isolare le energie che possono distrarre e crea l’atmosfera adatta per i riti. Strumento essenziale nella Wicca e in passato utilizzato anche dalle streghe, il cerchio è più assimilabile a una sfera di energia che permette di varcare le soglie dello spazio e del tempo.

Il mago quindi dovrà porre molta attenzione a non mettere fuori dal cerchio nemmeno un dito perché i demoni non sono contenti di essere sottomessi dal mago e lo fanno solo per la preziosa ricompensa dell’anima ma, al primo passo falso dell’evocatore, sono ben lieti di ribellarsi e nuocere.

Almeno questa è la tesi predominante che si evince dai libri neri come ad esempio dal Sanctum regnum in cui sono scritte quelle che devono essere le regole d’ ingaggio con il demonio nel caso in cui lo si volesse evocare: innanzitutto è necessario essere sicuri circa l’identità del demone desiderato e non è affatto consigliabile disturbare Satana in persona se un suo subalterno è sufficiente a soddisfare i desideri del mago, inoltre, due giorni prima dell’evocazione è necessario recidere un ramo da un albero di nocciole selvatico con un coltello nuovo. Il ramo non deve mai aver mai prodotto frutti e deve essere tagliato all’alba. È inoltre importante scegliere un luogo isolato (un casolare abbandonato ad esempio) dove potersi concentrare e cominciare a tracciare sul pavimento il cerchio magico con una pietra sanguigna (ematite).

Il cerchio magico

All’interno del cerchio deve essere tracciato un triangolo ai lati del quale vanno poste due candele e alla base devono essere incise le lettere J, H, S (iniziali di Iesus Hominum Salvator) fiancheggiate da due croci. Poi ci si posiziona all’interno del triangolo stringendo in mano sia il ramoscello di nocciolo, sia la carta su cui precedentemente sono state scritte le richieste; a questo punto si è pronti per evocare il diavolo con un rito prestabilito con il quale ci si rivolge alle principali gerarchie infernali: Lucifero in primis, poi Belzebù, Astaroth e a seguire Lucifuge.

Cerchio magico

 

In pratica si costringe il demone a manifestarsi e, quando Lucifuge apparirà, chiederà subito spiegazioni specificando che non potrà soddisfare il comando del mago (solitamente l’evocatore chiede al demonio ricchezza e potere) se costui non abbandonerà il corpo e l’anima entro vent’anni.

E questo è il momento più delicato dell’evocazione perché il mago deve costringere all’obbedienza il demone senza promettergli niente (cosa affatto facile). Per cercare di aggirare l’ostacolo il libro nero consiglia di gettare fuori dal cerchio la pergamena con il patto firmato col sangue e di promettere al grande Lucifuge di ricompensarlo tra vent’anni per tutti i tesori che avrà rivelato. I demoni sono restii a concedere la propria firma e la custodiscono gelosamente quindi, con estrema probabilità, il demonio non accetterà e il mago dovrà insistere fino a che non avrà ottenuto quanto pattuito.

Quando il demonio avrà accettato di condurre il mago ai tesori nascosti, egli dovrà seguirlo facendo attenzione a uscire dal cerchio esattamente nel punto indicato nel cerchio magico e dopo averlo ringraziato. Esistono testi che propongono riti differenti e complicati per evocare il diavolo e quello proposto dal grimoire La Gallina Nera è uno dei più semplici da applicare; il mago dovrà recarsi all’incrocio di due strade con una gallina nera che non abbia mai deposto le uova e, mezzanotte in punto, la taglierà a metà dopo aver recitato una formula magica. In seguito, recitando altri scongiuri e inginocchiatosi con un bastone di cipresso di fronte a sé, rivolgerà il volto verso oriente e il diavolo si manifesterà all’istante.

 

Un mago si protegge all’interno del cerchio magico durante l’evocazione del diavolo (Compendium Maleficarum di Guazzo, 1608)

Magia nera e magia vaudou

Il metodo descritto fornisce l’opportunità di mettere in relazione differenti culture giacché il sacrificio di animali per evocare entità spirituali non è prerogativa delle culture occidentali; basti pensare infatti alla quasi totalità delle antiche religioni pagane oppure alle usanze della magia-religione vaudou in cui vengono “donati” animali agli spiriti per renderli benevoli. Tali spiriti, definiti Loa (dalla lingua congolose), sono considerati entità intermedie tra il Dio creatore e l’uomo e non assumono necessariamente accezioni negative perché possono essere spiriti benevoli se evocati e onorati seguendo le regole della tradizione vuduista (sacrifici animali appunto, danze e riti vari), ma in caso contrario possono divenire veramente malvagi e pericolosi.

Per evocare i loa sono necessari i vevè che altro non sono che sigilli sacri, disegnati a mano sul terreno soffice ed evidenziati con polveri varie, per attirare lo spirito richiesto. A tal proposito è impossibile non notare una certa somiglianza di alcuni sigilli per evocare i demoni presenti nella Goetia con i vevè vuduisti: nell’immagine sottostante sono confrontati il sigillo di Belzebù con il vevè di Aizan, spirito del potere ed essa stessa mambo (sacerdotessa vaudou).

 

Sigillo evocativo di Belzebù (Goetia) e Vevè del Loa Ayizan

I patti di sangue

E le somiglianze non finiscono qui perché anche nella magia (religione-folklore) vaudou sono presenti le possessioni e soprattutto i patti di sangue.

In un bosco alcuni uomini privi di vestiti sono seduti e disposti in cerchio; al centro del cerchio c’è una bevanda sacra (che aiuterà nella trance) e un animale che verrà sacrificato. Il fruscio della brezza notturna e dei rumori del bosco si mescolano ai bisbigli sussurrati degli uomini che, nel frattempo, si incidono la pelle della mano tra l’indice e il pollice. Il coltello utilizzato è passato di mano in mano fino a che, l’ultimo uomo lo getterà via fuori dal cerchio: in questo modo inizia un patto di sangue vaudou e, ancora una volta, risaltano gli elementi del cerchio, dell’animale da sacrificare e del sangue.

Non a caso i maghi stringono un patto di sangue con il diavolo poiché questo fluido rappresenta il vettore della vita strettamente connesso ai contenuti spirituali e ultraterreni dell’essere umano: questo concetto si tramanda nel tempo ed è presente in quasi tutte le religioni, rituali, superstizioni e tradizioni conosciute. Scambiarsi, mescolare o addirittura bere del sangue ha da sempre significato assumere un impegno indelebile che va al di là del tempo ed è soprattutto questo il motivo per cui si fa un patto di sangue. Il diavolo lo pretende e, d’altronde, con lui non si scherza affatto.

Abbiamo già detto che i demoni sono molto restii a concedere la loro firma e abbiamo anche sviscerato il significato simbolico del patto di sangue; questi due concetti sono ben esplicitati nel seguente episodio di cui è rimasta una presunta traccia.

 

La possessione delle monache del monastero di Loudun in Francia

 

Nei primi anni del 1600, nel monastero di Loudun (Francia), vi fu un caso di possessione diabolica di massa che, come si evince dai documenti degli inquisitori, fu causato dal sacerdote Urbain Grandier che strinse un patto scritto con le più alte gerarchie infernali (e per questo fu giustiziato sul rogo).

Il risultato fu che tutte le monache del monastero furono preda dei demoni e, in particolare, l’eccentrica e giovane suora Giovanna Degli Angeli figlia del barone Louis Bécier.

In aiuto di Giovanna fu inviato un prete, Padre Gault, che durante vari esorcismi riuscì a espellere alcuni demoni e fu talmente accorto e minuzioso da farsi scrivere un patto scritto addirittura firmato dal demone Asmodeo (tramite la mano di Giovanna). Questo documento, la cui veridicità è tutt’ora in discussione, è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi ed è così traducibile: “Prometto che per lasciare questa creatura, le farò sotto il cuore un taglio lungo quanto una spilla che forerà e insanguinerà camicia, busto e vestito. E domani, sabato 20 maggio, alle ore cinque del pomeriggio, prometto che i demoni Gresil e Amand faranno simili fori, ma un pochino più piccoli. Inoltre approvo le promesse fatte da Laviathan, Behemot, Beherie e dai loro compagni, di firmar, partendo, il registro della chiesa di Santa Croce.

Addì, 19 maggio 1629.

Asmodeo

Documento firmato dal demone Asmodeo (Bibliothèque Nationale, Paris)

 

Il significato del documento appare abbastanza criptico ma, comunque, ben riconducibile ai concetti sopra esposti; Asmodeo, forte dell’alto rango infernale, si fa portavoce anche per gli altri demoni e promette di “liberare” il corpo della monaca in cambio di un piccolo taglio dal quale sgorgherà il sangue della giovane (un buon osservatore potrebbe intravedere due gocce di sangue dopo la settima riga).

Il patto col diavolo

Il concetto di patto con il diavolo ha sempre affascinato l’uomo e gli episodi, in epoca storica, sono innumerevoli. L’Italia, tra l’altro sede del Vaticano, non fa eccezione e difatti, nel Rinascimento, la magia, la negromanzia, la divinazione e le sottili arti esoteriche conobbero momenti di grande popolarità specialmente nelle élites intellettuali: l’accostamento alle arti oscure fu senz’altro favorito a causa della nascita del mito di Faust, ossia un mago che aveva promesso l’anima al diavolo in cambio della rivelazione dei segreti della conoscenza (e non della ricchezza materiale).

In realtà Johann Georg Faust fu un personaggio reale vissuto tra il 1480 e il 1540, alquanto stravagante e dotato di grande cultura: pare infatti che fosse un astrologo, un guaritore, un medico, un esorcista e uno studioso esoterico che viaggiava spesso per sete di conoscenza (sue apparizioni sono segnalate nelle maggiori città europee).

Le sue avventure furono messe nero su bianco nel libro Le storie e le avventure del dottor Johann Faust, stampato nel 1587, nel quale si narravano le peripezie e la vita di un maestro dell’occulto e, soprattutto, del suo patto con il diavolo Mefistofele.

Al mito di Faust contribuì enormemente il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe con l’opera Faust (scritta tra il 1793 e il 1832) nel quale Faust si confronta con Mefistofele e altri demoni sancendo un patto di sangue ma, al momento di onorarlo, non finisce all’inferno e la sua anima viene salvata dalla dannazione eterna grazie alla passione e alla sincerità che impiega per perseguire i propri scopi e anche grazie al sacrificio dell’amata Margherita).

Prima di Goethe altri autori e letterati hanno parlato del patto col diavolo e uno dei primi a scrivere qualcosa in proposito fu il poeta francese Rutebeuf che scrisse dramma liturgico, messo in scena nel settembre del 1263. In esso si racconta la storia di san Teofilo di Adana, che vendette l’ anima al diavolo per ottenere potere e ricchezze ma in seguito, pentitosi, viene salvato dalla Beata Vergine.

A partire dal dramma di Rutebeuf molti altri hanno messo in scena commedie e opere musicali con la stessa tematica: col cambiare dei tempi muta anche il ruolo del diavolo che, a differenza della concezione medievale in cui veniva sempre sconfitto, talvolta risulta vincitore e protagonista.

La Chiesa e il diavolo

In passato nemmeno la Chiesa è stata risparmiata dalle accuse di stregoneria e numerosi papi furono accusati, nemmeno tanto velatamente, di essere in combutta con il diavolo. Ad esempio il papa Gregorio VII (1073-1085) era considerato agli oppositori protestanti un mago esperto e uno stregone che aveva stretto un patto col demonio. Stessa cosa per papa Benedetto XVI (1303-1304) che pare avesse guadagnato il pontificio con l’aiuto della magia e di molti demoni.

Va altresì detto che l’abitudine di attribuire ai papi aiuti da parte del diavolo era un’usanza abbastanza frequente da parte degli anticlericali e degli anticattolici e, in tutto, le accuse coinvolsero circa venti papi: difatti non è difficile rinvenire varie incisioni, stampe e xilografie che mostrano il papa alleato al diavolo.

 

Evocare il demonio oggi

Ai nostri giorni il concetto di evocazione demoniaca non è poi così cambiato anche se esistono vari maghi, sette, frequentatori di messe nere e satanisti che applicano differenti metodologie e su cui non desideriamo soffermarci; con il tempo tutto evolve e, attualmente, oltre al “vecchio” concetto di evocazione si aggiunge quello di invocazione spirituale, ovvero accettare uno spirito (non necessariamente un demone) dentro di sé creando un vincolo diretto: possiamo citare l’esempio (forse ai molti più familiare) del medium che, durante una seduta spiritica, cade in uno stato di trance e comincia a parlare con una voce diversa dalla propria e, nei casi più fortunati, anche a produrre ectoplasma che, secondo gli spiritisti, esprimerebbe la forma corporea fluida nella quale si materializzano le entità spirituali.

Abbiamo introdotto il concetto di spiritismo perché l’antica arte dell’evocazione dei morti (negromanzia) è sempre stata strettamente imparentata con l’evocazione diabolica; anche gli spiriti infatti venivano evocati per rivelare i tesori che loro stessi avevano nascosto quando erano sempre in vita oppure per rivelare il futuro.

Nel già citato testo Dragone Rosso (Lille, 1521) sono presenti minuziose indicazioni per evocare gli spiriti dei morti e non sono affatto dissimili alle metodologie indicate per evocare i demoni descritte in altri testi esoterici, come ad esempio nel Sanctum Regnum che abbiamo già descritto.

Alla fine del capitolo La grande arte di parlare con i defunti, contenuto nel Dragone Rosso, l’autore ammonisce il negromante dicendo che è assolutamente necessario non dimenticarsi le istruzioni descritte, nemmeno il più piccolo particolare perché altrimenti correrà il rischio di cadere nelle insidie dell’inferno.

Malefici prima causa di possessioni diaboliche

Livor Mortis

Questo è un concetto fondamentale, infatti la Chiesa cattolica tutt’ora considera i malefici una delle principali cause di possessione diabolica: malefici subiti a nostra insaputa, fatture, maledizioni e malocchio.

Ne è fermamente convinto anche il padre paolino modenese Gabriele Amorth che ammonisce severamente in merito alla pericolosità di far uso della magia occulta: il celebre esorcista sostiene che chiunque si rivolga ai maghi, ai cartomanti agli stregoni e chi partecipa a sedute spiritiche o a sette sataniche, chi si dedica all’occultismo e alla negromanzia, risulta seriamente esposto alla possessione diabolica.

Questo perché i demoni sono sempre alla ricerca di una via per nuocere all’uomo e toglierlo dalla salvezza di Cristo per cui, chi ricerca i morti o partecipa a messe nere, apre un portone a Satana e a varie legioni di demoni che non si fanno sfuggire l’occasione. Anche chi pratica fatture o malefici per nuocere a qualcuno si serve del demonio, quindi il male si può subire essendone all’oscuro.

D’altronde anche la Sacra Bibbia è molto chiara su questo aspetto (Deuteronomio 18, X-XII),  “Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te”.

Riflessione

Quindi chi vuole causare male è preda egli stesso del diavolo: superstizione? Mitologia? Credenza popolare? Preconcetto? Verità? Difficile rispondere a questi quesiti e ognuno, in cuor suo, si darà una spiegazione più o meno logica.

Una considerazione è d’obbligo però: le gerarchie infernali stanno bene dove sono, meglio non scomodarle per ottenere privilegi senza fatica, perché il diavolo non concede nulla senza avere in cambio niente!

 

Fonti

 Bibbia Sacra, tradotto in lingua italiana da Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828

I mille volti del Diavolo, Focus Storia n° 72, Ottobre 2012, © Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A

Il Drago Rosso. Gran Libro Magico. L’Arte di Comandare gli Spiriti Celesti e Infernali, con molti secreti dell’Arte Magica, Pier Luca Pierini, Reis Edizioni

Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996

Il soprannaturale e la religione popolare nel Medio Evo, Manselli R, Roma, 1985

L’ultimo esorcista, Paolo Rodari, Gabriele Amorth, Piemme Edizioni, 2012

Magia Vaudou, Rosamaria Nassetti, Edizioni Mediterranee, Roma, 1988

Storia della Magia, Kurt Seligmann, Casa Editrice Odoya srl, 2010; pagg. 249-257

The Encyclopedia of Demons and Demonology, Rosemary Guiley, @2009 by Visionary Living, Inc

 

 

 

 

 

 

Belzebù, comandante di 6.666 demoni

Comandante di 6.666 demoni

Per avere idea dell’importanza di Belzebù (Beelzebù, Beelzebub, Belzebù, Beelzeboul) basti dire che, secondo il cristianesimo medievale, egli comanda 6.666 demoni; questo numero non è casuale ed è arrivato a noi grazie alle profezie della Monaca di Dresda, una giovane suora vissuta a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, che scrisse le sue profezie in tedesco e in latino. La suora profetizzò che Satana avrebbe regnato sulla terra per diciotto anni che, guarda caso, sono esattamente 6.666 giorni: questo numero risente sia del famoso 666 apocalittico (il numero della bestia, dell’Anticristo) ma, soprattutto, del numero di creature infernali sottomesse a Belzebù.

Un pezzo grosso

Stiamo parlando di un vero “pezzo grosso” quindi, che occupa un ruolo di vertice nella gerarchia infernale essendo secondo solo a Satana e ad Astaroth. Secondo la tradizione cabalistica invece Belzebù, assieme a Bodon, comanda il gruppo di spiriti della menzogna (chaigidel). L’importanza di questo principe infernale è tale che Dante Alighieri, nella Divina Commedia (Inferno, XXXIV, 127), parla di Belzebù come di “principe de’ dimoni e de’ traditori di loro signori”, identificandolo con Lucifero.

Le origini

Come sovente accade per molti demoni, il suo nome è fonte di discussioni e discordanze, ma pare che l’ipotesi più accreditata sia quella che lo fa derivare dal grande dio-toro bianco Baal Zephon, signore della profezia e della fertilità, che era adorato a Canaan. I Cananei lo adoravano come re dell’Oltretomba settentrionale e i Filistei di Accaron avevano adottato da loro questo culto. Era conosciuto anche con l’epiteto Baal-Zebul, il “Signore della dimora del Nord”, che assegnò il nome alla tribù di Zabulon e veniva venerato sul monte Tabor. Quando il re di Israele Acozia consultò il suo oracolo ad Accaron (Ekron), fu rimproverato da Elia il Tisbita per non aver consultato l’oracolo di Israele poiché sospettava che Baal-Zebul fosse in realtà un Dionisio autunnale, adorato proprio presso il monte Tabor da fedeli che erano soliti mangiare l’Amanita muscaria (un fungo velenoso) che creava loro forti allucinazioni e stati di trance (2 Re, I, 1-4).

Belzeebù e Gesù

All’epoca di Gesù che, tra l’altro, venne accusato di traffici poco chiari con Belzeebù, i regni d’Israele e di Filistea erano stati da molto tempo soppressi e i santuari di Accaron e di Tabor completamente distrutti. Le funzioni di Baal-Zebul erano state assunte dall’arcangelo Gabriele e il dio, precedentemente glorioso, fu ridotto a malevolo demone e chiamato sarcasticamente Baal-Zebub, signore delle mosche. Nel Nuovo Testamento, infatti, Baal-Zebub diviene il principe dei demoni (Matteo XII:24 e Luca XI:15). La tradizione vuole comunque che i macellatori leviti avessero conservato l’antico e pagano rito di voltare verso nord la testa della vittima durante i sacrifici.

Signore delle mosche

Appare comunque chiaro che il nome sia un composto di Baal, traducibile dal fenicio come signore e zebub, che per alcuni studiosi significherebbe mosche mentre, per altri, letamaio. E’ proprio la traduzione che identifica Belzebù come signore delle mosche che ci fornisce lo spunto per comprendere appieno le origini di questo potente e temuto demone. In molte antiche culture le mosche erano considerati animali imperfetti che si generavano dalla corruzione e che si diffondevano ovunque portando malattie e contaminando i cibi. Soprattutto in Oriente questi insetti erano (e sono) un vero flagello e la visione demonologica di Zoroastro ha simboleggiato questa calamità con la diavolessa Nasu che rappresenta la putrefazione, l’impurità e la decadenza. Sempre secondo questa visione, esistono cani e uccelli divoratori di cadaveri (necrofagi) che sono in grado di scacciare Nasu con una sola occhiata: impaurito dal loro sguardo il demone fugge dai cadaveri assumendo la forma di una grottesca mosca.

I testi apocrifi

Ovviamente anche i testi apocrifi sono ricchi di riferimenti a Belzebù, come ad esempio nel Vangelo di Gamaliele (maestro ebreo vissuto nel I secolo) quando si narrano le vicende di Pilato alle prese con le autorità ebraiche al sepolcro di Gesù che lo accusano di non avere “nessuna idea delle opere che Gesù ha compiuto con l’aiuto di Beelzebub, sia durante la sua vita sia alla sua morte”. E ancora ne troviamo traccia nel Vangelo Esseno della Pace dalle stesse parole del Signore che definisce Belzebù come “principe di tutti i demoni e fonte di ogni male, è in agguato nel corpo di tutti i Figli degli Uomini”, che è anche signore di ogni male e che insidia i figli degli uomini promettendo loro agiatezze che in realtà non concederà mai.

La fama di Belzebù era ben nota anche in Occidente infatti, Pierre Le Loyer (primo consigliere del re di Francia ed esperto occultista e demonologo, 1550-1634), ci tramanda la storia di una donna indemoniata della città di Laon, dalla cui bocca, durante un esorcismo, fuggì Belzebù assumendo la forma di una mosca. Durante il periodo del cristianesimo Belzebù era considerato il sovrano dell’impero delle tenebre e la sua fama dette origine ad altre mosche diaboliche, folletti che venivano nutriti dalle streghe inglesi e alla gigantesca mosca che punse Cuniberto, re dei longobardi, mentre era in procinto di discutere con un suo consigliere circa l’uccisione di due gentiluomini che l’avevano precedentemente provocato. I cortigiani dettero quindi la caccia all’essere mostruoso ma riuscirono solamente a tagliargli una zampa. Nel frattempo i due gentiluomini furono avvicinati da un uomo spossato e senza una gamba che li ammonì circa la collera del re riuscendo così a salvarsi.

Belzebù nei principali grimori

L’importanza di tale demone nella gerarchia infernale è testimoniata anche dall’opera “Dragone Rosso” (Lille, 1521) nel quale Belzebù è secondo soltanto a Lucifero e viene inoltre ritratto come un principe (infernale) dal profilo sgraziato.

Ritratti di Diavoli, Dragone Rosso (1521)

 

E’ curioso il fatto che Jhon Wier, grande viaggiatore che raccoglieva informazioni sui demoni in ogni paese che visitava e  convinto assertore della reale personalità corporea dei demoni e non soltanto di quella spirituale, nella sua Pseudomonarchia Daemonum (appendice del De praestigiis daemonum del 1577) non faccia menzione di Belzebù nei 69 demoni descritti: probabilmente perché identificato con il demone Bael (tutt’ora spesso i due demoni vengono confusi). Al contrario, nel famoso Dictionnaire Infernal di J.A.S. Collin de Plancy (Parigi 1863), Belzebù è visto come un demone di primaria importanza e viene rappresentato come un’enorme e terribile mosca con disegni di teschi e tibie incrociate (skull and crossbones) sulle ali.

 

 

Belzebù, Dictionnaire Infernal (1863)

 

Anche nel grimorio Goetia, che è sostanzialmente una pratica magica che concerne l’invocazione e l’evocazione di demoni e che contiene le descrizioni dei 72 demoni che si dice furono evocati da Salomone, si ribadisce l’importanza di questo demone e, infatti, sono addirittura due i sigilli necessari per la sua evocazione che, tra l’altro, pare sia sempre accompagnata da un brusio simile a quello emesso dalle mosche (oltre che da un fetore nauseabondo). Inizialmente egli si manifesta sia come una gigantesca e mostruosa mosca oppure come un essere mostruoso di notevole altezza. Nella sua veste finale si presenta con viso e petto gonfi, narici enormi, corna, ali di pipistrello, piedi d’anatra, coda di leone e folti capelli neri.

Sigillo di Belzebù, Goetia

 

Belzebù e magia vaudou

Da studi personali effettuati è emerso che vi siano delle similitudini tra i sigilli evocativi dei demoni rinvenibili nella Goetia con alcuni simboli evocativi tipici della cultura vaudou. Nell magia-religione vaudou in cui vengono “donati” animali agli spiriti per renderli benevoli. Tali spiriti, definiti Loa (dalla lingua congolose), sono considerati entità intermedie tra il Dio creatore e l’uomo e non assumono necessariamente accezioni negative perché possono essere spiriti benevoli se evocati e onorati seguendo le regole della tradizione vuduista (sacrifici animali appunto, danze e riti vari), ma in caso contrario possono divenire veramente malvagi e pericolosi.

Per evocare i loa sono necessari i vevè che altro non sono che sigilli sacri, disegnati a mano sul terreno soffice ed evidenziati con polveri varie, per attirare lo spirito richiesto. A tal proposito è impossibile non notare una certa somiglianza di alcuni sigilli per evocare i demoni presenti nella Goetia con i vevè vuduisti: nell’immagine sottostante sono confrontati il sigillo di Belzebù con il vevè di Aizan, spirito del potere ed essa stessa mambo (sacerdotessa vaudou).

 

 

Belzebù nel medioevo

Pare che in epoca medievale Belzebù fosse molto apprezzato dalle streghe e spesso evocato durante i sabba ed esistono diverse storie in cui viene descritto mentre copula con loro in orge selvagge. Inoltre era evocato spesso durante le messe nere dell’alta società molto in voga nel diciassettesimo secolo ma, seppur lo stregone fosse molto esperto, doveva fare molta attenzione perché il presentarsi di Belzebù spesso causava la morte per epilessia, apoplessia o strangolamento e, infine, una volta evocato era molto difficile da mandare via.

Protagonista di poemi

Belzebù è anche uno dei protagonisti nel poema drammatico Faust scritto da Johann Wolfgang von Goethe: viene descritto come uno dei demoni che si manifestano a Faust ed è Lucifero stesso a sottolinearne l’importanza allorché si presenta “Lucifero e costui (riferito a Belzebù) è signore in inferno accanto a me”. Citiamo altre due frasi del Faust perché descrivono bene l’indole di questo demone: “Faust, siamo venuti in persona dall’inferno a mostrarti qualche visione che ti svaghi: siedi, e vedrai apparirti i sette peccati mortali nei loro veri aspetti…Tu non dovresti più pensare a Dio”.

Gli esorcismi

Belzebù, dall’alto del suo rango privilegiato negli inferi, è sempre stato molto attivo nei casi di possessione, tra i quali è importante ricordare quello molto celebre di Nicole Obry a Laon (Francia) nel 1556, e quello delle suore (in particolare della suora Giovanna degli Angeli) del monastero di Loudun (Francia) che portò all’esecuzione capitale del sacerdote Urbain Grandier in quanto accusato di aver stipulato un patto con il diavolo. La sua colpevolezza fu provata, oltre che dalle accuse di Giovanna che parlava in nome di Lucifero, anche da un patto con il diavolo che fu rinvenuto in casa sua e che mostrava in calce i contrassegni infernali di Lucifero, Belzebù, Astaroth, Leviathan e di altri demoni. Il documento è conservato tutt’ora nella Bibliothèque Nationale a Parigi.

 

Contratto stipulato tra il diavolo e Urbain Grandier, Parigi, Bibliothèque Nationale

Un demone difficile durante gli esorcismi

Numerosi esorcisti testimoniano che ancor oggi Belzebù è uno dei principali demoni che causa possessioni e anche uno dei più difficili da scacciare poiché, essendo un demone di rango superiore, spesso è accompagnato da intere legioni di demoni. È considerato per eccellenza il demonio della discordia e non sopporta soprattutto il Credo.

 

Fonti

 

Bibbia Sacra, tradotto in lingua italiana da Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828

Dictionnaire Infernal, J.A.S. Collin de Plancy, Parigi 1863

 Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996

La Dea Bianca, Robert Graves, Editore: Adelphi Edizioni, Febbraio 2009http://it.wikipedia.org

Pseudomonarchia daemonum, J. Weyer, Basilea, 1577

 Storia della Magia, Kurt Seligmann, Casa Editrice Odoya srl, 2010

 The Encyclopedia of Demons and Demonology, Rosemary Guiley, @2009 by Visionary Living, Inc.

(http://www.treccani.it/enciclopedia/belzebu_(Enciclopedia-Dantesca)/)

(http://www.vangeliapocrifi.it/)

 

Canale Youtube – Esoterismo

Canale Youtube che  nasce con lo scopo di approfondire tematiche inerenti l’esoterismo.

https://www.youtube.com/channel/UCy7LNJY7jw1-ZfqlYNVNzkg/featured

 

Canale Youtube dedicato all’esoterismo

Compendio di Demonologia

Scaricabile gratuitamente, citando la fonte: Compendio Demonologia

Trattasi di una raccolta di articoli inerenti la demonologia.

Di seguito l’indice:

  • Evocazioni infernali 
  • Ars Goetia
  • Esorcismi
  • Principali Demoni
  • Asmodeo, il demone distruttore
  • Astaroth, il braccio destro di Satana
  • Azazel, da angelo caduto a capro espiatorio
  • Behemoth, un mostro biblico divenuto demone
  • Belzebù, principe dei demoni e signore delle mosche
  • Satana e Lucifero
  • Baphomet

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“Livor Mortis” su Esorcismi & Misteri

Nella rivista “Esorcismi & Misteri” si parla di Livor Mortis.

Esorcismi e Misteri_Rivista