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Libro “La Coscienza di Pan”: prefazione e indice

Prefazione

“Bisogna superare l’abitudine di credere, massimo impedimento alla conoscenza”

(Giordano Bruno)

 

La coscienza di Pan: per quale motivo questo titolo?

Gambe irsute e zoccoli, busto umano, grandi corna caprine sul capo, naso schiacciato, barba ispida e volto caratterizzato da una terribile espressione: ecco un sommario identikit dell’aspetto del dio Pan.

Pan, nella mitologia greca, era una divinità agreste non olimpica dal grottesco aspetto di un satiro, legata alle selve, alla pastorizia e alla natura: solitamente riconosciuto come figlio del dio Ermes e della ninfa Driope.

Era l’unico nel pantheon mitologico greco a non vivere nell’Olimpo, ma preferiva correre liberamente nei boschi dell’Arcadia, suonando un flauto e concedendosi liberamente a sfrenatezze sessuali.

Pan rappresenta la completezza della natura, senza alcuna connotazione di stampo dualistico e manicheistico: una divinità neutrale che può causare distruzione o creazione.

Archetipicamente simboleggia l’uomo ancora ignorante, primitivo, nel quale prevalgono gli istinti primordiali ma che, in quanto tale, non è ancora stato corrotto dal peccato. Scevro dalle contaminazioni che influenzano il pensiero dell’uomo e pronto, quindi, ad intraprendere un cammino di illuminazione: quello che nel percorso alchemico veniva rappresentato come la trasformazione della pietra grezza (uomo ignorante) in oro (uomo illuminato spiritualmente).

Potremmo riassumere questo concetto dicendo che per imparare è necessario, prima di tutto, disimparare.

Pan rappresenta quindi l’individuo ideale, puro, che può intraprendere un cammino di conoscenza non influenzato da errate verità.

Sostanzialmente, nella maggioranza dei casi, la nostra formazione culturale e scientifica si basa su concetti che ci vengono inculcati a partire già dalla tenera età e sui quali costruiamo ulteriori idee, pensieri, credenze e convinzioni.

Ciò che noi percepiamo non è la realtà, ma una percezione di essa ed esiste una grande differenza tra realtà oggettiva e quella percepita.

Questa discrepanza, che apparentemente e superficialmente può sembrare un labile confine indefinito, nasconde in realtà un abisso dentro al quale nuotano molti squali.

Il nostro cervello, sublime “macchina” lettrice d’informazioni e di ologrammi, ci fa percepire la realtà in modi differenti: la mia visione della realtà può differire dalla vostra, ad esempio.

Per comprendere la natura intrinseca delle cose è necessario percepirne l’interezza, in ogni suo aspetto e sfaccettatura, liberandoci dai dogmi per aprire la strada alla consapevolezza che altro non è che una misura della Coscienza.

Sono d’altronde consapevole che tutto ciò comporti il fatto di porre l’uomo al centro dell’universo sostituendosi, di fatto, al dio di turno: la blasfemia più grande che possa esistere secondo il principio comune teologico.

Per intenderci è ciò che vorrebbe farci credere Satana, con Lucifero e tutti i suoi sottoposti, per condurci al peccato originale e alla perdizione eterna allontanandoci dalla perfezione del Creatore.

Dato che non intendo rimanere a testa china a sorbirmi ogni tipo di sciocchezza che mi venga propinata soltanto per inibire il mio ego e per far sì che non sia consapevole, mi preparo a subire le pene dell’inferno.

Nella speranza di un inferno come quello descritto da Dante Alighieri nel Canto XXXIV, al cospetto di Lucifero che, sbattendo le ali, crea un vento freddo che fa ghiacciare le acque del lago di Cocito: pur sempre meglio delle fiamme eterne.

Adesso vi propongo una favola. Pronti?

Se vi dicessero che non esiste alcuna dualità nel nostro universo?

Se vi dicessero che la dualità è stata creata dalle religioni, dalle massonerie e da gruppi di potere per causare divisione e non farvi avere consapevolezza?

Se vi dicessero che in realtà le più grandi religioni del mondo contengono insegnamenti di non-dualità, l’idea che tutto è uno e che la manifestazione dell’universo non sia altro che la manifestazione dello spirito?

Se vi dicessero che le religioni sono una ben strutturata invenzione per controllare le masse?

Se vi dicessero che questi insegnamenti vengono manipolati dall’ego delle persone per istigare paura e sottomissione?

Se vi dicessero che non esiste una divinità onnipotente e creatrice, ma piuttosto un’unica Coscienza creatrice?

Se vi dicessero che voi siete parte di questa Coscienza? Una piccola parte, ma con le stesse caratteristiche (un frattale, per utilizzare termini scientifici)?

Se vi dicessero che l’universo è come un singolo organismo di cui ognuno di noi fa parte?

Se vi dicessero che viviamo in una realtà soggettiva e virtuale in quanto alterabile?

Se vi facessero notare che questi concetti in realtà sono già scritti in modo chiaro nei miti antichi?

Infine, se vi dicessero che la maggior parte dell’informazione trasmessa dai media sia artefatta e non corretta?

Il problema, per chi ha volutamente creato la dualità e la conseguente divisione, non è tanto il se vi dicessero, ma che iniziate ad averne consapevolezza.

Per fortuna le favole hanno sempre un lieto fine.

Intraprenderemo un viaggio, apparentemente tortuoso e variegato, ma unito dal filo conduttore della consapevolezza, che permetterà di mettere in relazione i grandi enigmi della scienza moderna con gli antichi miti, passando per le origini del simbolismo archetipico e alle relative errate interpretazioni, fino ad arrivare all’informazione scientifica manipolata.

Non è detto che riusciremo nell’intento; non è questo difatti il fine preposto, ma piuttosto quello di capacitarsi che non può esservi comprensione senza sperimentazione dell’esperienza, così come non ha senso autoproclamarsi paladini della scienza se non la si affronta con coscienza.

Così, senza una visione d’insieme accompagnata dalla consapevolezza, anche se le nostre conoscenze fossero estese, se studiassimo il passato esso ci apparirebbe incompleto e amputato di qualcosa.

Senza consapevolezza ciò che ci appare quando si affrontano importanti problematiche è un complicato cumulo di tasselli disordinati, ognuno dei quali contiene importanti informazioni, ma se non si è in grado di ordinarli e collegarli mettendo in relazione diversi saperi e conoscenze, non ci appariranno mai per ciò che in realtà sono: uno splendido mosaico.

Buona lettura e buon viaggio.

Indice

Indice del libro “La coscienza di Pan”

 

https://www.youtube.com/watch?v=45EKENqlRrY&t=17s

 

 

La coscienza di Pan (libro)

 

https://www.amazon.com/author/ottavioboscoscrittore

Un viaggio interiore per scoprire com’è fatto il nostro universo perché niente  vi è all’esterno dell’uomo che non sia già conosciuto: basta ricordarlo con coscienza!

L’universo è strutturato secondo complessi patrimoni comuni di forme originarie atavicamente presenti nell’inconscio umano e la consapevolezza rappresenta il filo invisibile che collega tutti gli aspetti della fenomenologia universale. Comprendere la natura intrinseca dei simboli, legati intimamente agli archetipi e punto d’incontro tra fine ed eternità, è necessario per rivisitare gli antichi miti con una diversa cognizione; a loro volta i miti sono di primaria importanza per una rilettura più attenta in chiave coscienziale dei modelli comportamentali umani e degli attuali riferimenti scientifici. Soltanto tramite la comprensione e una maggiore capacità critica è possibile, infatti, filtrare ogni tipo d’informazione fallace e manipolata che ci viene imposta.

Quello proposto è un percorso complesso, criptico all’apparenza,  ma con un duplice scopo: da un lato quello di indurre il lettore a riflettere con oggettività, mettendo da parte le varie influenze esterne dannose e fuorvianti dal punto di vista della consapevolezza, dall’altro quello di realizzare, insieme, un passaggio che potremmo definire, in parole, “un piccolo salto di coscienza”. Un viaggio verso una meta ambiziosa.

Senza consapevolezza ciò che ci appare quando si affrontano importanti problematiche è un complicato cumulo di tasselli disordinati, ognuno dei quali contiene importanti informazioni, ma se non si è in grado di ordinarli e collegarli mettendo in relazione diverse conoscenze, non ci appariranno mai per ciò che in realtà sono: uno splendido mosaico.

Buon viaggio!

https://www.youtube.com/watch?v=45EKENqlRrY

https://www.youtube.com/watch?v=mfRr-h50GQI&t=64s

 

Azazel, da angelo caduto a demone

Un demone dal passato glorioso

Le origini nella Bibbia

Nella Sacra Bibbia, nella Genesi, si racconta che la stirpe di Adamo (alla decima generazione), era enormemente cresciuta. Mancando il sesso femminile, gli angeli (“i figli di Dio”), trovarono mogli tra le belle “figlie dell’uomo”. Dall’unione di queste differenti creature avrebbero dovuto nascere figli dotati di vita eterna come i loro padri, ma Dio intervenne dicendo: “Il mio spirito non rimarrà nella carne per sempre. Quindi gli anni degli uomini saranno limitati a centoventi”. Queste nuove creature ribelli erano note come “giganti” (o Nephilim) e le loro usanze non benevole e corrotte portarono Dio a decretare che avrebbe sterminato tutti gli uomini e le donne, assieme ai loro padri corruttori (Genesi, VI, 1-7). Si spiega così l’origine dei giganti in relazione ai loro padri, ovvero i figli di Dio; in Genesi VI, 1 – 4 infatti è scritto: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”.

La versione ebraica

La stessa versione, con qualche variante, è possibile ritrovarla nel Giubileo ebraico (Giubilei, IV, 15, 22), in cui è scritto che i figli di Dio furono inviati sulla terra per insegnare all’umanità verità e giustizia; difatti per trecento anni confidarono a Enoch, figlio di Caino, i segreti dei cieli. In seguito però cominciarono ad essere attratti dalle donne mortali e contaminarono la loro essenza con rapporti sessuali. Si diceva infatti che giacessero indiscriminatamente con vergini, uomini e animali.

Due angeli in particolare, Azael (o Azazel) e Shemhazai, chiesero a Dio, “Signore, il giorno della creazione non ti avevamo forse messo in guardia che l’uomo sarebbe stato indegno del tuo mondo?”. Dio rispose loro, “ma se distruggo l’uomo che ne sarà del mio mondo?”. Gli angeli replicarono, “potremmo abitarlo noi”. La risposta di Dio fu secca, “Forse che, discesi sulla terra, non pecchereste peggio degli uomini?”. Allora gli angeli lo pregarono, “Lasciaci vivere là per un poco e santificheremo il tuo nome”.

Dio allora li mise alla prova permettendogli di discendere sulla terra, ma gli angeli non impiegarono troppo tempo per deluderlo, infatti furono subito attratti dalle belle figlie di Eva: Shemhazai ebbe due figli mostruosi, Hiwa e Hiya mentre Azael inventò i cosmetici e gli ornamenti utilizzati dalle donne per sedurre gli uomini. Dio allora minacciò minacciò di liberare le acque e di distruggere tutti gli uomini e gli animali e Shemhazai pianse amaramente dato che, anche se i suoi figli non avrebbero potuto annegare per la loro elevata statura, sarebbero però morti di fame: per cui si pentì. Azael invece continuò a offrire alle donne ornamenti e vesti molto colorate per sedurre gli uomini. Per questo motivo nel giorno dell’espiazione i peccati di Israele vengono imputati all’annuale capro espiatorio che viene lanciato al di là di una rupe ed offerto ad Azael o Azazel (Yalqut Gen.44; Bereshit Rabbati, 29-30).  Questi fatti sono narrati anche nella Sacra Bibbia, infatti, il “capro espiatorio di Azazel” veniva lanciato vivo ogni anno nel giorno dell’espiazione (Levitico, XVI, 8-10). Egli doveva portare via con sé i peccati di Israele e trasferirli all’angelo caduto Azazel, imprigionato in una caverna sotto un cumulo di pietre. Il sacrificio viene quindi considerato un’offerta ai demoni e, come tale, proibito in Levitico XVII, 7. In realtà tale usanza ha origini più antiche dal momento che, il Dioniso-capro (o Pan), era una divinità assai potente in Palestina, dove può essere giunto dalla Libia attraverso l’Egitto. A questo dio, sotto il nome di Azazel, tra gli ebrei era usanza sacrificare un capro nel giorno dell’Espiazione. Inoltre l’interpretazione della proibizione di cucinare un capretto nel latte della madre (Deuteronomio, XIV), va ricercata nell’antico orientamento religioso della civiltà greca (mitologicamente riferito a Orfeo, già presente nel 6° e forse 7° sec. a. C.), in cui si pensava che la parola d’ordine utilizzata dagli iniziati una volta raggiunto l’Ade fosse: “sono come un capretto caduto nel latte”.  D’altronde l’usanza di sacrificare un animale agli dei è molto antica e pressoché presente in tutte le culture pre-medievali: basti ricordare, ad esempio, il culto caprino cretese del Minotrago che si colloca tra quello del Minelafo e quello del Minotauro.

Gli angeli caduti

E’ importante inoltre sottolineare il fatto che i nomi di alcuni angeli caduti sono rinvenibili solamente in mal curate trascrizioni greche di testi originariamente ebraici o aramaici: Azael comunque sembra corrispondere ad Azazel che letteralmente si traduce in “fortificato da Dio”.

Altri sostengono invece che i due angeli furono sedotti dai demoni Naamah, Agrat e Lilith che un tempo era stata sposa di Adamo. In quei giorni soltanto Istahar, una vergine, rimase non corrotta. Quando i due angeli tentarono di sedurla ella rispose, “Prima prestatemi le vostre ali”. Appena ne fu in possesso volò via verso il regno di Dio che, come ricompensa, la trasformò nella costellazione della Vergine (o delle Pleiadi). Gli angeli caduti, rimasti senza le loro ali, furono costretti a vagare sulla terra per varie generazioni, fino a che un giorno poterono risalire sulla scala di Giacobbe e ritornare così alla loro antica sede (Liqqute Midrashim, 156).

Si racconta inoltre che il cananita Genum, figlio di Lamech il cieco, che viveva nella terra dei pozzi fangosi (le rive meridionali del mar Morto dove sorgeva la corrotta città di Sodoma), essendo stato allevato da Azael fin dalla tenera età, avesse inventato una grande quantità di strumenti musicali. Quando li suonava, Azael entrava in essi in modo che emanassero suoni talmente seducenti da incantare il cuore di tutti quelli che ascoltavano. Genun radunava compagnie di suonatori che, eccitati dalla musica, si accoppiavano tra di loro in modo promiscuo. Inoltre gli offriva anche molta birra e li faceva ubriacare insegnando loro anche l’arte della costruzione delle armi (frecce, spade e quant’altro), in modo che si uccidessero alla cieca mentre erano sempre in stato di ebbrezza (Adambuch, 92-93).

Michele, Gabriele, Uriel e Raffaele dissero allora a Dio che malvagità simili non erano mai accadute sulla terra. Allora Dio inviò Raffaele affinché legasse Azael mani e piedi, lapidandolo con pietre e gettandolo nell’oscura grotta di Dudael, dove egli vive ancora. Gabriele mise contro gli angeli caduti invitandoli a farsi guerra e a sterminarsi. Michele invece incatenò Shemhazai e i suoi compagni in oscure caverne per settanta generazioni. Infine Uriel divenne il messaggero di salvezza che fece visita a Noè (Enoch, IX-X; II Baruc LVI, 11-16; Enoch XVIII, 1-6).

Angeli caduti, Gustave Louis Christophe Doré

Azazel nei testi apocrifi

Quindi anche Azazel, come molti altri demoni, viene menzionato nelle sacre scritture e nei testi apocrifi. A tal proposito è interessante mettere a confronto un passo della Bibbia in cui si parla del patto di Dio con Abramo e del sacrificio degli animali (Genesi, XV, 7-18, Nuova Diodati): “Poi l’Eterno gli disse: «Io sono l’Eterno che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei, per darti questo paese in eredità». E Abramo chiese: «Signore, Eterno, da che cosa posso io sapere che l’avrò in eredità?».  Allora l’Eterno gli disse: «Portami una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione giovane». Allora Abramo gli portò tutti questi animali, li divise in due e pose ciascuna metà di fronte all’altra; ma non divise gli uccelli.  Or alcuni uccelli rapaci calarono sulle bestie morte, ma Abramo li scacciò.  Verso il tramontare del sole, un profondo sonno cadde su Abramo; ed ecco, uno spavento e una oscurità profonda caddero su di lui. Allora l’Eterno disse ad Abramo: «Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. Ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi; dopo questo, essi usciranno con grandi ricchezze. Quanto a te, te ne andrai in pace presso i tuoi padri, e sarai sepolto dopo una bella vecchiaia.  Ma alla quarta generazione essi torneranno qui, perché l’iniquità degli Amorei non è ancora giunta al colmo». Or come il sole si fu coricato e scesero le tenebre, ecco una fornace fumante ed una torcia di fuoco passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno l’Eterno fece un patto con Abramo dicendo: «Io do alla tua discendenza questo paese, dal torrente d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate»”.

Gli uccelli rapaci che calarono sulle bestie morte, secondo quanto scritto nell’ apocrifa Apocalisse di Abramo, sono la rappresentazione di Azazel: “…degli uccelli rapaci calarono sulle bestie morte, ma Abramo li scacciò”. E ancora (Apocalisse di Abramo 13, 4-9): “L’uccello immondo mi parlò e disse: «Che cosa stai facendo, Abramo, sull’altura santa, dove non si mangia o beve né vi è del cibo per gli uomini? Tutto sarà consumato dal fuoco e ti distruggerà». E avvenne che quando vidi la lingua degli uccelli dissi all’angelo: «È questo, mio signore, cos’è?» Ed egli disse: «Questa è una disgrazia, è Azazel»; ed egli disse a lui: «Vergogna, Azazel! La porzione di Abramo è in cielo, e la vostra è sulla terra, l’Eterno, il Potente, vi ha dato una dimora sulla terra… e attraverso di voi giungeranno ira e prove sulle generazioni di uomini che vivono empiamente». Nello stesso testo apocrifo, nell’Apocalisse, Abramo dice ai malvagi di “putrefarsi nella pancia del verme furbo Azazel, e di essere bruciato dal fuoco della lingua di Azazel.”

Etimologia del nome

Anche l’etimologia del nome di Azazel è alquanto discussa: diversi studiosi pensano che il nome עֲזָאזֵל (asasèl) sia derivato da עזז (asàs), “forte”, e da אל (el), “dio”, venendo a significare “dio potente”. Altri invece sono convinti che le genesi del nome vada ricercata nella parola ebraica עֲזָאזֵל (asasèl) che a sua volta deriva da עז(es), “capra”, e dal verbo אזל (asàl), “andarsene”, e che rimanda alla vicenda biblica del capro inviato nel deserto dal sommo sacerdote nel Giorno delle Espiazioni (Levitico XVI, 3-31).

Azazel nei principali grimori

Come per il nome anche la fisionomia di Azazel, derivata da varie interpretazioni terrene, è mutata nel corso degli anni, difatti nel celebre Dictionnaire Infernal di Collin de Plancy (Parigi 1818) è rappresentato come un demone morfologicamente simile a un capro che impugna uno stendardo.

Azazel, Dictionnaire Infernal

 

Anche nell’opera Ars Goetia la descrizione di Azazel di poco si discosta da quella riportata nelle opere Pseudomonarchia daemonum e Dictionnaire Infernal con l’aggiunta del simbolo per evocarlo, noto come sigillo di Azazel (che riprende il sigillo sumero di Azazel).

Sigillo evocativo di Azazel, Goetia

 

Azazel e Iblis

Secondo alcuni studiosi Azazel sarebbe presente anche nel Corano nel quale talvolta viene identificato con lo stesso Iblis, equivalente del Satana nostrano, anch’egli un angelo caduto e condannato per un peccato di orgoglio.

Il Corano infatti riporta che il Signore ha creato l’uomo a partire dall’argilla e dal fango e che ha creato qualcuno che sarà sulla terra Suo vicario, Suo califfo. Chiede così agli angeli di inginocchiarsi di fronte a costui e tutti ubbidiscono tranne l’angelo Iblis, che rifiuta: “In verità vi abbiamo creati e plasmati, quindi dicemmo agli angeli: «Prosternatevi davanti ad Adamo». Si prosternarono (tutti) ad eccezione di Iblîs, che non fu tra i prosternati.  Disse [Allah]: «Cosa mai ti impedisce di prosternarti, nonostante il Mio ordine?». Rispose: «Sono migliore di lui, mi hai creato dal fuoco, mentre creasti lui dalla creta». “Vattene! – disse Allah – Qui non puoi essere orgoglioso. Via!» (Sura VII, Al-A’râf, 11-13)”.

Azazel e Pan

Come già accennato è impossibile non notare una certa somiglianza della rappresentazione di Azazel con quella della divinità greca Pan, ovvero del dio delle montagne e della vita agreste con sembianze caprine, simili a quelle di un fauno. Pan è un dio anomalo nel quadro mitologico greco dato che non viveva nell’ olimpo come gli altri dei e, a causa del suo aspetto terribile, fu abbandonato da sua madre, la ninfa Driope, e costretto così a vagare tra le montagne dell’Arcadia. Urla terrificanti annunciavano il suo arrivo ed era disinibito e completamente dedito ai piaceri sessuali, infatti non di rado stuprava le creature che incontrava nel proprio cammino: per questo motivo, spesse volte, in molte rappresentazioni scultoree viene rappresentato come un grande organo maschile oppure intento alla violenza sessuale o alla masturbazione.

È possibile quindi affermare che Pan abbia ispirato le sembianze di molti attuali demoni (Azazel, Satana e Baphomet, il demone ermetico con significati alchemici dei cavalieri templari), e che dobbiamo a lui la classica identità del diavolo con i piedi di capra e cornuto che ha iniziato a prendere piede nelle rappresentazioni degli artisti medievali e che è giunta ai nostri giorni quasi intatta.

Rappresentazione scultorea di Pan, rinvenuta nel 1752 nella Villa dei Papiri di Ercolano

 

Importanza di Azazel

Nella demonologia moderna Azazel è un demone molto potente che lavora a stretto contatto con Satana e che, oltre ad essere il capo messaggero dell’armata infernale, è incaricato della sicurezza degli inferi. A tal proposito non deve stupire affatto l’alto rango di questo demone dato che è uno dei primi angeli caduti che ha seguito le gesta del più celebre Lucifero.

Che sia un demone di rango superiore non vi sono dubbi e la sua fama lo ha portato a divenire protagonista di vari film (e serie televisive d’oltreoceano), di videogiochi e di romanzi; Azazel è infatti il nome di un’antologia di racconti fantasy del grande scrittore Isaac Asimov.

Per cui Azazel è un demone dal passato glorioso, un ex serafino che ha guidato la rivolta degli angeli divenuto poi capro espiatorio e portatore dei peccati dell’intero Israele: un’evoluzione alquanto ingloriosa che non toglie però sostanza all’importanza di questa antica entità, una delle prime a ribellarsi al proprio Signore e ora uno dei grandi signori dell’inferno assieme a Satana, Beelzebub e Astaroth.

 

 

Fonti

Bibbia Sacra, tradotto in lingua italiana da Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828

Dictionnaire Infernal, J.A.S. Collin de Plancy, Parigi 1825

Geni, Angeli e Demoni, AA.VV., Edizioni Mediterranee, Roma

I mille volti del Diavolo, Focus Storia n° 72, Ottobre 2012, © Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A

I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988

La Dea Bianca, Robert Graves, Editore: Adelphi Edizioni, Febbario 2009http://it.wikipedia.org/

Of The Arte Goetia, Twilit Grotto Esoteric Archives, edizione digitale da Joseph H. Peterson, Copyright © 1999

(http://www.corano.it/corano_testo/7.htm)

(http://www.israel-a-history-of.com/book-of-enoch.html)

(http://www.treccani.it)

(http://www.demonicpedia.com/)