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La catena d’unione massonica

Introduzione

La catena d’unione esprime senz’altro una gestualità rituale ed è uno dei simboli più importanti utilizzati in ambito massonico, ma anche compreso in maniera superficiale o, addirittura, errata.

Nell’opinione comune rappresenta la corda di cui si servivano i massoni per tracciare e delimitare il contorno di un edificio, ma tale interpretazione risulta alquanto restrittiva.

Loggia immagine del Cosmo

È necessario ricordare che la maggior parte degli edifici era costruito ricalcando un modello cosmico, infatti la Loggia altro non è che una rappresentazione, un’immagine del Cosmo. Una qualsiasi struttura doveva essere incorniciata da qualcosa che rappresentasse la cornice stessa del Cosmo e, in tale ambito, il tracciato della corda ne simboleggiava una sorta di proiezione terrestre.

Una volta terminato l’edificio la corda non è più necessario perché non ha più funzioni da svolgere: quindi la corda non va intesa nel suo senso materiale, ma come emblema cosmico. La corda stessa, intesa come catena d’unione, diviene quindi il simbolo per eccellenza della cornice del Cosmo assumendo un significato celeste e non terreno. Si potrebbe affermare che la terra restituisce al cielo ciò che originariamente gli aveva preso in prestito.

I nodi della catena d’unione

Mentre la corda come utensile non presenta interruzioni ed è continua, la catena d’unione è caratterizzata dalla presenza di nodi, posti a distanze regolari ed equidistanti, in numero pari a dodici. Come non correlare questo numero ai segni dello Zodiaco?  Lo Zodiaco infatti, all’interno del quale si muovono i pianeti secondo traiettorie definite, costituisce il rivestimento del Cosmo come una sorta di “cornice” celeste.

Alcuni studiosi e massoni sono convinti che ai nodi descritti, detti anche lacci d’amore, corrisponda sul piano ideale un egual numero di colonne: dieci più le due colonne dell’Occidente cui corrispondono le estremità della catena d’unione.

Dal mio punto di vista invece è difficile non fare un collegamento con la disposizione circolare di molti monumenti megalitici che sono stati costruiti in chiaro rapporto con lo Zodiaco.

L’ordine Cosmico

La funzione principale della cornice, che sfugge a molti studiosi e probabilmente anche a molti massoni, è quello di mantenere al loro posto i vari elementi che contiene al suo interno, in modo da formare un qualcosa (o tutto) di ordinato.

Non a caso l’etimologia del termine Cosmo significa armonia: l’universo complesso e ordinato che si contrappone al Caos.

La nostra realtà è infatti ordinata dalle determinazioni spaziali e temporali legate in modo diretto allo Zodiaco sia per il rapporto di quest’ultimo con il ciclo annuale, sia per la sua corrispondenza con le direzioni dello spazio da cui deriva il problema dell’orientamento tradizionale degli edifici.

L’inganno dell’entropia

Abbiamo spiegato come, simbolicamente, la cornice serva a mantenere ordine nei corpi celesti e nell’universo.

A tal proposito non posso esimermi da esprimere il mio pensiero, in base all’affermazione precedente, tra l’altro sostenuto per primo dal professor Corrado Malanga, con cui concordo appieno.

Già dalle scuole superiori ci vengono insegnati i concetti di entalpia ed entropia e, quest’ultima, viene il più delle volte così definita: “l’entropia di un sistema è spesso identificata con il suo disordine, e la sua tendenza ad aumentare, espressa dal secondo principio della termodinamica, con una tendenza della natura verso il disordine”.

S’inizia male, direbbe un mio caro amico: in realtà l’entropia, da intendersi come Coscienza, significa ordine ed è l’unica cosa che cresce sempre nel nostro universo.

Il nostro universo si sta raffreddando e tutto tende all’ordine: questa è la realtà fisica.

Un concetto totalmente opposto a quello insegnato nelle scuole (ed erroneamente duale). Ci si potrebbe chiedere se ciò venga fatto per ignoranza o per un preciso disegno prefissato…in ogni caso disdicevole, secondo un mero punto di vista personale.

Conclusioni

Ogni espressione è a tutti gli effetti un simbolo del pensiero che essa traduce esteriormente e il linguaggio altro non è che un simbolismo.

Il linguaggio simbolico aiuta ciascuno a comprendere, in maniera più o meno completa, la verità che rappresenta in base alle proprie capacità intellettuali.

Nell’ottica del simbolismo concetti “elevati”, che sarebbero trasmissibili con qualsiasi altro mezzo in modo difficoltoso e poco chiaro, nel momento in cui vengono correlati a simboli possono divenire più comprensibili.

Purtroppo in diversi ambiti in cui l’aspetto del simbolismo fa da padrone, comprese certe massonerie, la conoscenza è riservata a pochi, agli iniziati che intraprendono un percorso di “illuminazione”: il sapere viene trasmesso, ma è anche vero che per farlo occorre comprenderne a fondo il significato, aspetto per niente scontato.

Ricordate che tra realtà e la percezione di essa esiste un confine che può sembrare labile e indefinito, ma che diviene un abisso allorché si prova a manipolare per trarne benefici di vario genere. Ragionate quindi secondo la vostra consapevolezza, che altro non è che una misura della Coscienza.

 

Fonti

 

  • Alchimia e Mistica, Alexander Roob, Taschen GmbH, 2007
  • Simboli della Scienza Sacra, René Guenon, Adelphi Edizioni, Luglio 2011

Origine e significato dei principali simboli esoterici

Introduzione

Fin dai tempi più remoti gli uomini utilizzavano simboli ai quali attribuivano particolari proprietà e che, talvolta, indossavano o si dipingevano sul corpo allo scopo di proteggersi da influssi negativi. Nonostante tutto l’uomo ha sempre vissuto in un mondo materiale per cui, per non perdere del tutto il contatto con la propria spiritualità, ha avuto bisogno di riscontri visibili e tangibili.

Pensiamo ad esempio agli amuleti o ai talismani che vengono utilizzati ancor oggi e che fungono da portafortuna (i primi) e da protettori (i secondi); come non far riferimento poi alla ben più nota croce cristiana? Viviamo in un mondo costellato di simboli con i più disparati significati che, puntualmente, sfuggono al nostro senso primario, ovvero la vista: basta però una visione più attenta e curiosa per scoprire magicamente che anche le nostre città nascondono disegni dal significato criptico e intrigato e che affondano la propria origine nello strabiliante percorso evolutivo della nostra specie.

Ancor oggi siamo soliti utilizzare simboli che per noi hanno un significato chiaro e univoco ma che, in realtà, sono stati adottati da culture molto antiche e il cui valore rituale e simbolico era in realtà molto differente.

Per tali motivi in questo articolo descriveremo alcuni dei principali simboli tutt’ora utilizzati in campo esoterico, suddividendoli per provenienza storica e antropologica perché, per comprendere a fondo il reale significato di un simbolo, è imprescindibile conoscerne le origini.

Principali simboli utilizzati nella cultura egizia

 

Ankh, croce a due manici

Questo simbolo è tutt’ora misterioso. Nel suo significato originario identificava la vita eterna, divina: è nota anche come chiave della vita. È sempre stato ritratto nel momento in cui le divinità consegnavano al re (faraone) il dono dell’alito vitale mentre portavano la croce di Ankh.

Ma, osservando attentamente questo simbolo, possiamo notare che la croce è formata in realtà da circolo (parte superiore della croce) e da un manico (parte inferiore della croce): la sezione superiore rappresenta quindi il sole, mentre la sezione inferiore la terra. In molte rappresentazioni la croce con i manici viene fissata tramite un anello. Per quale motivo? Perché la croce simboleggiava una sorta di chiave per l’accesso al regno dei morti.

Nelle culture successive a quella egizia la croce di Ankh ha assunto un significato diverso: alternativa alla croce cristiana, rifiuto della verginità e della castità e fedeltà al libero amore. Pensiamo ad esempio al culto della dea Astarte in Medio Oriente.

Croce egizia, Ankh

Occhio di Horus

È un simbolo dal profondo significato esoterico.

L’occhio è sempre stato uno dei simboli protettivi più potenti dell’antico Egitto.

Gli occhi della divinità dei falchi Horus sono il sole e la luna. L’occhio destro è rappresentato dal sole, e simboleggia il futuro e l’attività, l’occhio sinistro è rappresentato dalla luna e simboleggia il passato e la passività. Entrambi gli occhi conducono all’onniscienza e sono associati all’invulnerabilità e alla fertilità eterna. Per tale motivo spesso venivano collocati sul lato sinistro dei sarcofagi: in tal modo il defunto poteva vedere il cammino da percorrere. Ai nostri giorni è utilizzato come potente amuleto contro il malocchio.

Occhio del dio egizio Horus

Colonna Djed

La colonna Djed ha origini ancora più antiche di quelle egizie e, probabilmente, era un feticcio che rappresentava un palo attorno al quale erano intrecciate e piantate spighe di grano ricollegabili al culto della fertilità.

Con gli egizi la colonna di Djed divenne il simbolo di Osiride che, essendo la divinità della resurrezione, rappresentava la fertilità e l’eterna durata: la colonna divenne così la colonna vertebrale del dio e la sua costruzione rappresentava la vittoria di Osiride sul suo eterno avversario Seth.

La colonna Djed veniva donata ai defunti come amuleto e doveva determinare la resurrezione dei morti, conservare la facoltà procreativa e assicurare la vita eterna.

Lo Djed è il supremo simbolo di unificazione di tutte le polarità, esso connette alla trascendente realtà dell’Uno. Simboleggia inoltre l’asse micro e macrocosmico. Come asse cosmico, lo Djed è il cilindro, la colonna di luce che collega la Terra al Cielo.

Colonna Djed

 

Principali simboli utilizzati nella cultura celtica

È importante ricordare che i Celti non esprimevano concetti e ideologie religiose attraverso immagini, ma tramite figure geometriche come nodi, spirali e labirinti. Questo concetto basilare si ritrova in ogni simbolo utilizzato da questo misterioso e interessante popolo.

 

Croce celtica

Le croci celtiche rappresentano il collegamento tra la fede celtica e quella cristiana: solitamente sono composte da una croce cristiana circondata da un’altra croce che rappresenta la personificazione della ruota del sole (in tal modo i Celti costruivano un rapporto, una connessione tra la loro religione e quella nuova cristiana).

La ruota del sole assume il significato di valore, salute, coraggio e sicurezza in sé stessi, la croce invece l’aiuto dell’angelo custode.

Esistono varie tipologie di croci celtiche; ad esempio la croce con braccia uguali e modelli intrecciati che si incontrano nella parte mediana, rappresenta l’armonia e l’accordo del sé equilibrato con il creato.

La croce celtica, detta anche druidica, rappresenta il più alto simbolo della conoscenza iniziatica degli antichi druidi, e la somma sintesi della loro scienza ovvero il sigillo del sapere e degli elementi della natura che convergono al centro di un cerchio che è simbolo del quinto elemento, della quinta essenza. A tutti gli effetti può essere assimilata al classico pentacolo, che agisce attivamente in corrispondenza con il cosmo.

Le croci celtiche vengono utilizzate in magia, come amuleti protettori contro i litigi e i pericoli dei viaggi fisico-spirituali e come talismani.

Croce celtica

 

Triskel

Trattasi di un simbolo tripartito in cui, all’interno dei suoi tre vortici sono contenuti altri piccoli vortici. Rappresenta la ruota danzante della creazione che, con la sua energia vorticosa, istilla vita in tutte le cose.

I Celti erano soliti utilizzare questo simbolo come protezione contro la malasorte e per allontanare ogni forma di negatività.

Il Triskel che è possibile trovare trascritto anche come triskell, triskèle , triscèle, trisquelle, triskellion, è dunque un simbolo antico e si rinviene pressoché ovunque nelle sue diverse versioni e interpretazioni grafiche.

Varie rappresentazioni modificate sono utilizzate anche ai nostri giorni.

È interessante notare che il termine deriva dal greco “τρισκελης”, “triskélès” che significa “a tre gambe”; per tale motivo si rinviene spesso rappresentato da tre gambe piegate che possono essere nude o diversamente armate, come ad esempio nel simbolo della regione Sicilia, di sicura origine precristiana, o sulla bandiera dell’Isola di Mann che con buone probabilità fu adottato intorno all’ XI sec. d. C. a partire proprio da quello siciliano.

Triskell celtico

 

Nodo Pittico

Il Valknutr o nodo pittico personifica i nove mondi dei tre settori che sono eternamente uniti ed esprimono le forze universali: nascita, trascorrere del tempo e nuovo inizio.

Rappresenta un potente amuleto e fornisce protezione contro: motivi infimi ed entità negative, gli insuccessi nell’esercizio dei riti magici nei quali si richiamano forze divine e i pericoli in generale.

Nodo pittico

 

Nodo celtico triangolare

Simbolo tripartito che simboleggia la congiunzione del corpo, dello spirito e dell’anima (notare la somiglianza con la Trinità Cattolica). I nodi sono considerati come intralci nel viaggio attraverso la vita. E’ molto utilizzato nelle pratiche esoteriche e come amuleto.

Nodo celtico triangolare

 

Nodo celtico con tre cavalli

La diposizione tripartita dei cavalli significa che il corpo, la mente e lo spirito sono in armonia. Nella tradizione celtica (così come in molte altre culture) il cavallo è forse l’animale più importante e maggiormente considerato: appartiene alla dea Epona ed è il simbolo per eccellenza della forza, della bellezza e della costanza. Il nodo con tre cavalli era utilizzato dai guerrieri (come amuleto, raffigurazione o tatuaggio) come protezione nelle battaglie.

Nodo celtico quadruplo

Per i Celti il numero quattro era un raddoppiamento del numero due e, come tale, legato alla luna che rappresenta l’estensione dello spazio. I nodi mostrano l’intreccio dell’universo per dimostrare che tutto è collegato anche se non sempre in maniera palese. Esistono varie tipologie di nodi quadrupli e sono utilizzati come talismani per sviluppare l’intuizione e per mostrare il proprio essere: trovano la loro collocazione anche in pratiche magiche.

Nodo celtico quadruplo

Principali simboli utilizzati nella cultura medievale

 

Spada di Davide

Potentissimo simbolo esoterico ed efficace amuleto contro l’ingiustizia, i nemici, i complotti e le sofferenze.

La spada simboleggia la lotta della giustizia contro l’ignoranza e la persona giusta e onesta osserva sempre entrambi questi aspetti prima di decidere.

Spada di Davide

Abracadabra

Si tratta di una delle parole più famose e utilizzate nei riti esoterici. Per la prima volta questa parola è stata citata nel III sec. nel Liber Medicinalis di Quintus Serenus. Il termine Abracadabra è composto dalla parola celtica abra (Dio) e cad (santo).

La parola abracadabra, in realtà, ha antichissime origini ebraiche. E’ composta da tre locuzioni: abra (creare), echad (uno) dabra (parola).

Nella concezione medievale le undici lettere della parola si riferiscono alla legge divina. Per fare in modo che l’amuleto abbia effetto è necessario che la parola venga scritta in ordine decrescente, secondo un preciso schema (vedi figura). Tramite le lettere di ciascuna riga la lettera A, ossia la legge divina (l’alito divino, il suono originario), è portata sulla terra.

È interessante però notare come questa parola venga usata nella sua versione aramaica anche nella fortunata serie di romanzi della scrittrice J.K. Rowling, Harry Potter.  Lord Voldemort  utilizza questa parola per uccidere. Avada Kedavra, derivante da Abhadda Kedhabrha, significa “sparisci con questa parola”, ossia “muori”.

Abracadabra

 

Uomo verde

Il viso dell’uomo verde è rinvenibile sui capitelli di molte chiese e fontane medievali (e rinascimentali): è considerato, infatti, uno spirito protettore. È un antico simbolo ricollegabile al nostro filo conduttore con la madre terra e, presso i Celti, era noto come Cernunnos. È possibile evidenziare una certa analogia con la figura del dio greco Pan. È considerato ancora un potente simbolo esoterico.

Uomo verde

Rappresentazione scultorea Uomo verde, Battistero di Pisa

Uomo verde in fontana posta alla base della statua di Mosè all’interno del Palazzo dell’Arcivescovado a Pisa

Stella a cinque punte (pentagramma)

Il pentagramma è anche conosciuto come piede dei Druidi perché veniva utilizzato come protezione proprio contro i Druidi e le streghe.

Dal punto di vista geometrico il pentagramma, chiamato anche Pentalfa, Pentagono, Pentacolo di Agrippa, Stella del microcosmo, Stella di luce, Stella dei Magi, Stella dell’Iniziazione, è un segno benefico che raffigura il corpo umano a braccia e gambe aperte. Simbolo antichissimo e potente dai molteplici significati, presso gli antichi Egizi era l’immagine di Horus, figlio del Sole e di Iside, incarnava la materia prima, il Fuoco sacro, la sorgente inesauribile di vita e il germe universale di tutti gli esseri. In poche parole possiamo definire il Pentagramma come “il simbolo” per eccellenza dell’uomo-microcosmo. Per la Magia tradizionale, il Pentagramma è un accentratore di potenza, felicità e amore; esso regala sicurezza e spinge verso la meta ideale, modera gli istinti e amplifica la genialità umana: per questo simboleggia quell’e­nergia capace di dominare le potenze demoniache e le attrazioni elementari. Con Pitagora rappresentava il simbolo della salute, nel Medio Evo molti autori importanti fregiavano le prime pagine dei loro manoscritti di Stelle a cinque punte perché così credevano di garantire il successo alla loro opera e pensavano gli conferisse il dominio totale sugli spiriti della natura. In esoterismo rappresenta una stella che possiede forze segrete che possono essere utilizzate per il raggiungimento dei propri obiettivi e per realizzare i desideri.

Il Pentagramma è anche uno dei simboli principali dell’occultismo, del satanismo e della Massoneria: è noto, infatti, che satanisti e streghe amino il Pentagramma. Esso è sempre stato usato nella magia rituale ed è utilizzato anche nella divinazione, per l’evocazione degli spiriti maligni e per invocare l’aiuto demoniaco. Il Dictionary of Mysticism definisce in questo modo il Pentacolo “è considerato dagli occultisti il mezzo più potente per evocare gli spiriti. Quando la Stella ha la punta diretta verso l’alto, essa è considerata il segno del bene e uno strumento per evocare gli spiriti benevoli; quando la Stella ha la punta in giù e altre due in alto, è il simbolo del male, di Satana, ed è utilizzato per evocare le potenze malefiche”.

Pentagramma magico tratto dal Sesto e Settimo libro di Mosè

Pentagramma sulla fronte del celebre “demone” ermetico Baphomet, di Eliphas Levi.

 

La concezione massonica conferisce al Pentagramma il significato particolare detto “numero d’oro”, oppure “proporzione aurea”: è la proporzione ermetica per la quale la parte minore sta in rapporto alla maggiore come la maggiore sta al Tutto. É ciò che la geometria indica come divisione di una retta in media ed estrema ragione. Il valore numerico del numero d’oro è 1,618, e nella figura della stella a cinque punte, ciascuno dei lati della stella è diviso da quello adiacente nella sua sezione aurea. Le proporzioni del numero d’oro si ritrovano in tutto ciò che nell’uomo crea una sensazione di armonia e di bellezza, e il loro impiego è di grande aiuto nell’architettura.

Per la Libera Moratoria la Stella Fiammeggiante simboleggia, dal punto di vista esoterico, il genio umano, inteso come raggio di Luce divina. Essa rappresenta il Fuoco filosofico degli Alchimisti, ovvero la scintilla vitale comunicata dal Creatore alla materia, ottenuta alchemicamente con l’acciarino o la lente ustoria e non tramite normale combustione. All’interno della Stella, partecipe della sua luce, si trova spesso la lettera “G” (in lingua latina oppure greca), alla quale sono attribuiti diversi significati: Dio, Grande Architetto dell’Universo, Gloria, Grandezza, Gravitazione, Gnosi, Geometria, Genio e Generazione.

Pentagramma massonico

 

Stella a sei punte (Esagramma)

Simbolo costituito da due triangoli: uno con il vertice rivolto verso l’alto e che ha il significato di principio spirituale, l’altro (sovrapposto) con il vertice verso il basso che rappresenta il principio corporale.

L’esagramma è conosciuto anche come “sigillo di Salomone” o “Stella di Davide” (il padre di Salomone) è uno dei simboli più potenti e utilizzati nella Magia Cerimoniale Salomonica. Secondo la leggenda è l’anello con cui Salomone piega i demoni al proprio volere, imprigionandoli in un vaso di bronzo sigillato con simboli magici e obbligati a servirlo (Clavicula Salomonis).

Nella concezione cabalistica assume il significato di unione e armonia tra il microcosmo e il macrocosmo; in particolare la metà esagonale che ne deriva, nell’albero della vita corrisponde al Sephirah del sole. Secondo alcune tradizioni (quella alchemica) il simbolo è l’unione dell’elemento fuoco con l’elemento Acqua. Esistono alcune varianti di esagramma in cui al centro è raffigurata la parola Yod He Vau He che dalla Bibbia sappiamo essere il nome di Geova.

Esiste una variante molto simile ma a dodici punte, tetragramma, in cui i dodici campi indicano i dodici mesi dell’anno solare.

Esagramma

Stella a sette punte (Ettagramma)

Segno sacro a Venere intesa come dea dell’amore: nell’albero cabalistico essa rappresenta la settima Sephirah. Il numero sette deriva dal celestiale tre e dal terrestre quattro, per cui l’ettagramma riconduce all’uomo nella sua totalità (corpo e anima). Anche secondo le antiche concezioni astrologiche il numero dei pianeti era pari a sette.

I significati attribuiti a questo simbolo sono comunque molteplici: sette sono i colori, sette i giorni della settimana, sette sono i toni primordiali e ancora sette sono i livelli celestiali del paradiso.

Secondo un punto di vista alchemico sono sette anche gli elementi (acqua, fuoco, aria, terra, vita, luce e magia).

Possiamo notare delle attinenze con simbologie tipiche di altre culture come ad esempio, il kundalini che è rappresentato come un uomo che medita nella posizione del loto (solitamente dentro un cerchio). I sette chakra (centri di forza) e le loro correnti energetiche sono mostrate sul corpo dell’uomo. Nel chakra inferiore, della radice, è contenuta la forza vitale (kundalini) che viene rappresentata come un serpente dormiente mentre è avvolto in spire su sé stesso. Tramite la meditazione è possibile risvegliarlo per farlo innalzare lungo tutti i chakra fino all’apice. Quando raggiungerà il chakra posto nella testa, questo si schiuderà all’illuminazione come un loto dotato di numerosi petali.

Ettagramma

Pentagramma di Agrippa

Per comprendere a fondo il significato del pentagramma di Agrippa è necessario fare un piccolo excursus.

Durante l’epoca medievale il pentagramma iniziò a essere associato alla magia e al Male (ad esempio le popolazioni scandinave lo disegnavano sulle porte e sui muri delle loro abitazioni come talismano contro i malefici e i Troll). È già stato spiegato che se la stella è tracciata con la punta verso il basso diviene la massima espressione del Male, inteso come Satana; spesso vi si trova la figura di un capro tracciata all’interno, e come tale è ancora oggi usata all’interno di gruppi o sette sataniche. Spesso in questa forma il simbolo viene chiamato Barometro (Baphomet), in riferimento alla presunta testa barbuta che i Templari dichiararono di adorare durante il processo che li portò all’estinzione. La stella può avere anche la punta rivolta verso l’alto e, in questo caso, è utilizzata nei riti della magia bianca: in tal caso spesso, al suo interno, vi è inscritta una figura umana con braccia e gambe divaricate.

È proprio il caso del Pentagramma di Agrippa, dal nome del filosofo Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim (1486-1535) che in questo modo lo rappresentò nel “De Occulta Philosophia” (1530).

Le braccia e le gambe rappresentano i quattro elementi, l’elemento spirituale principale. I cinque vecchi pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) sono solitamente posti accanto alle estremità degli arti dell’uomo mentre il sole e la luna sono posti direttamente nel corpo: il sole nel plesso solare e rappresenta il baricentro dell’uomo e la luna nelle zone genitali e rappresenta l’inconscio.

Rappresenta un potentissimo amuleto contro le forze visibili e invisibili e, in qualità di talismano, aiuta l’uomo ad acquisire la saggezza e ad avvicinarsi a Dio.

Pentagramma di Agrippa

Grifone

Originariamente il grifone era sacro al dio Apollo e alla dea Atena, infatti le sue caratteristiche sono la forza, la vigilanza e la saggezza. Esso è costituito da parti di corpo di leone e di aquila: sul busto di leone possono crescere testa e ali di un’aquila e, a volte, è presente anche una coda di drago.

Durante il Medioevo la concezione del grifone è cambiata; in lui si vedeva la doppia natura umana e divina (si associava l’aquila al cielo e il leone alla terra) proprio come la possedeva Cristo. Il connubio aquila inteso come uccello del sole e leone inteso come animale del sole simboleggia la resurrezione: difatti il sole tramonta la sera per poi sorgere nuovamente al mattino. Il grifone trova largo utilizzo nelle più disparate pratiche esoteriche.

Grifone

Uovo cosmico

Simbolo ampiamente utilizzato presso le antiche culture e ripreso in epoca medievale.

Simboleggia la nascita di tutta la materia dal grande niente.

L’uovo cela tutte le lettere e i numeri arabi e questo significa che in esso sono contenute tutte le cose create. Al principio ogni cosa costituiva l’unità e da questa ne è scaturita la molteplicità.

Come simbolo di fecondità e di vita eterna, l’uovo viene raffigurato in opere d’arte come quadri e statue; nell’arte cristiana, un uovo posto in mano alla Madonna assume degli aspetti simbolici del tutto particolari che sono poi confluiti simbolicamente in tutta la tradizione associata alla festa della Pasqua. In Alchimia, come «Uovo dei Filosofi», l’uovo è il ricettacolo di quella trasformazione, interiore, da materia grezza a oro filosofale, la cosiddetta Grande Opera. Tanti significati diversi, che convergono in un solo concetto: spesso, infatti, il simbolo dell’uovo è associata a quella del Serpente, un archetipo universale che rappresenta, in estrema sintesi, le forze cosmiche della Natura e la rigenerazione per mezzo di esse.

Uovo cosmico alchemico

 

Principali simboli utilizzati nelle culture antiche e orientali e principali simboli anticristiani

Doppia ascia cretese

I tagli ricurvi indicano la luna crescente e calante; per tale motivo è divenuto simbolo della natura femminile nonostante l’ascia rappresenti in ogni cultura un segno di potenza, belligeranza e dignità (anche in Oriente e nell’ Europa del Nord). Nel Buddismo e nell’Induismo serve a procurare consapevolezza e interrompe il ciclo nascita – morte – rinascita. In Cina l’ascia simboleggia la morte. Ai nostri giorni i significati attribuiti all’ascia sono molto simili ed essa trova largo utilizzo nelle pratiche esoteriche.

Doppia ascia cretese

Drago e Fenice

In Cina rappresentano animali leggendari dato che sono l’incarnazione del potere dell’imperatore (sono inseparabili). Il drago simboleggia il sovrano e la fenice la sovrana. Il drago procura fortuna e benessere, la fenice simboleggia la bellezza, il rinnovamento e la longevità. L’unione di essi rappresenta la lunga vita. Sono utilizzati ancora in pratiche di magia bianca.

Drago e Fenice

La mano di Dio (l’occhio nella mano)

Simbolo di origine ebraico-araba il cui significato va ricercato nell’antichità quando le mani venivano nascoste in segno di sottomissione in presenza di una persona importante. In particolare la mano aperta rappresenta l’intervento divino e i musulmani la definiscono la mano di Fatima. (figlia del profeta Maometto). Le cinque dita invece identificano i cinque pilastri dell’Islam. In quasi tutte le culture è presente questo simbolo che viene utilizzato, tra l’altro, come potente amuleto protettivo contro la disgrazia e la sfortuna.

Occhio nella mano

Occhio nel triangolo

Nelle culture europee, africane e asiatiche si è sempre creduto e dato molta importanza al malocchio, spesse volte causato dalla gelosia e dall’invidia di altre persone. Gli zingari credono che anche i bambini siano soggetti a malocchio da parte di altri madri invidiose. Questo amuleto protegge dal malocchio e lo respinge, spesso amplificandolo al mittente. Immagine dal forte significato simbolico è composto da altri due simboli il cui significato si perde nella notte dei tempi. L’occhio, essendo l’organo di senso più importante, simboleggia presso quasi tutte le culture l’occhio divino che vede tutto. Nell’antichità l’occhio compariva abitualmente come raffigurazione del dio Sole (vedi occhio di Horus). Anche nella Bibbia si parla dell’“occhio di Dio” per rappresentarne l’onnipresenza e l’onniscienza. A partire dal Rinascimento, nell’iconografia cristiana l’occhio venne disegnato dentro un triangolo, con riferimento al mistero della Trinità. Il triangolo equilatero corrisponde infatti al numero tre, in altre parole alla perfezione. L’occhio racchiuso nel triangolo (o più spesso in una raggiera), o al vertice di una piramide, è stato largamente utilizzato in massoneria e, in questo caso, assume un duplice significato. Nel piano materiale rappresenta il sole mentre in quello spirituale il Grande Architetto dell’Universo, cioè Dio: la base del triangolo rappresenta la durata mentre i lati rappresentano il connubio Luce-Tenebra. Questo simbolo si ritrova in numerose cattedrali, edifici e manufatti: questo simbolo nasconde concetti culturali-teologici molto antichi ed è errato attribuirlo solo alla massoneria che l’ha adottato come simbolo solo a partire dal diciottesimo secolo.

Occhio nel triangolo

Trifoglio

A causa della sua crescita prorompente e rigogliosa è da sempre stato simbolo di vitalità. I Celti la consideravano una mandragola sacra, nella cultura cristiana veniva inciso nel coro delle chiese. La foglia indica la triplicità.

Trifoglio

666

Un verso dell’Apocalisse di Giovanni, riferito alla visione della venuta dell’anticristo, recita così: “Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia, essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è 666”.

Contrariamente all’opinione comune il numero 666 non identifica il capo dei demoni, in altre parole Satana, ma una persona a lui molto vicina. L’argomento richiederebbe uno studio approfondito che esula dagli argomenti trattati, e il significato di tale numero comprende nozioni numeriche e cabalistiche molto complesse.

Per sinteticità mettiamo in evidenza che l’interpretazione numerologica fa riferimento al significato di alcuni numeri della Sacra Bibbia. Il sette, in particolare, indica la completezza e, dato che il 6 gli si avvicina senza però raggiungerlo, simboleggia l’imperfezione. Ripetuto tre volte quindi assume il significato di arroganza malvagità umana. In tempi moderni tale numero è divenuto il simbolo della bestia capace di evocare il demonio.

Le croci

Il simbolo della croce ha origini antichissime e da sempre ha avuto una forte componente simbolica, sociale e teologica. Abbiamo già trattato croce a due manici (Ankh) egizia e della croce celtica; di seguito analizzeremo le altre principali tipologie di croci.

 

Croce greca

La croce greca o quadrata è formata da quattro bracci di uguale misura che si intersecano ad angolo retto. Talora possono essere barrati a forma di quattro tau.

In architettura l’intersecarsi di navata e transetto conferisce alle chiese una pianta a croce. Si parla di pianta a croce greca per le chiese in cui la navata e il transetto hanno la stessa lunghezza e s’intersecano a metà della loro lunghezza.

La pianta a croce greca è tipica dell’arte bizantina. Un famoso esempio di chiesa a croce greca è la Basilica di San Marco di Venezia.

Croce greca

Croce templare (e teutonica)

Fu adottata dai Cavalieri Templari e in seguito dai Cavalieri Teutonici che, a differenza dei primi, rimasero associati tra loro e legati alla Germania per straordinarie imprese in terre lontane.

La croce è un simbolo che fu usato da tutti i crociati e, in modo particolare, da tutti gli ordini militari nati in Terrasanta. Pare che inizialmente la croce utilizzata dai Templari fosse quella patriarcale, con due braccia orizzontali su uno verticale, abbandonata però in seguito a favore della semplice croce rossa in campo bianco, a simboleggiare il loro sacrificio, simile a quello di Cristo, e la purezza dei loro cuori.

Croce templare

Croce di Gerusalemme

Simbolo formato da una croce greca potenziata di colore rosso su sfondo bianco cantonata da quattro croci più piccole e conosciuta anche con il nome di croce di Gerusalemme, croce di Terra Santa o croce di Goffredo, è il simbolo della Custodia di Terra Santa.

Fu adottata anche come stemma dell’Ordine gerosolimitano: al centro campeggia la croce di Goffredo, formata in realtà da cinque croci, cinque come le piaghe di Cristo, una grande centrale e quattro piccole inserite nei quarti delimitati dai quattro bracci. Il colore è rosso sangue per ricordare la crocifissione, ed è contornato dall’oro radioso della resurrezione. Il motto, in un latino medievale popolare, è quello della crociata: “Deus lo vult”.
La croce di Goffredo di Buglione è sicuramente l’emblema cavalleresco cristiano più antico e fu innalzato sulle mura di Gerusalemme nel giorno della sua conquista.

Croce di Gerusalemme

Croce uncinata

https://www.ottaviobosco.it/2015/10/22/svastica-simbolo-esoterico/

La croce uncinata è costituita dalla svastica (dal Sanscrito “svastica” che significa fortuna e felicità). È un simbolo universalmente conosciuto e molto antico, e si rinviene in molte culture antiche. La sua fama più recente va ricondotta all’esaltazione romantica del germanesimo che fece la sua comparsa a cavallo fra i due secoli. Prima, nel 1910, venne adottata come segno d’arianità da vari gruppi antisemiti.
Poi la “croce uncinata” destrogira apparve nel 1919 come simbolo araldico della Thule-Geselschaft e, secondo il barone Glauer Von Sebottendorff (fondatore della Thule), indicava il percorso ascendente del sole dal solstizio d’inverno a quello d’estate.
Nel 1919 Friederich Krohn, appartenente alla Thule, aveva proposto una croce gammata sinistrogira, ma l’idea non riscosse successo.
In seguito la svastica fu adottata da Hitler come simbolo di forza e di potere, prima del partito nazionalsocialista, e dal 1933 al 1945. Posta insieme dell’aquila imperiale divenne l’emblema del Terzo Reich. È noto, infatti, che Hitler ricorresse a pratiche esoteriche e fosse uno studioso di esoterismo: adottando la svastica come simbolo del nazismo ne ha stravolto l’originario significato.

Croce uncinata

Croce composta da 4 squadre equilibrate

 Croce latina

Formata da due segmenti di diversa misura che si intersecano ad angolo retto, in cui il segmento minore è circa a tre quarti del segmento maggiore. Per la maggioranza dei cristiani la croce, chiamata anche il crocifisso, è un simbolo dell’amore di Dio, in quanto rappresentazione della morte di Cristo che ha sofferto ed è morti in croce per la salvezza dell’umanità. La croce cristiana cattolica è generalmente rappresentata con il rapporto tra l’asse verticale e quello orizzontale di uno a due per richiamare le proporzioni del Cristo inchiodato a braccia aperte, sui polsi e ai piedi. Questa forma è quasi onnipresente nell’ architettura delle chiese del nostro paese: l’intersezione di navata e transetto formano una pianta a croce (esistono anche piante in forma a croce greca). Il significato simbolico è di riferimento per i cristiani nel mondo.

Croce latina

Croce di San Pietro apostolo

Croce analoga a quella latina, ma posta in senso inverso. È associata a san Pietro apostolo, che secondo la tradizione fu crocifisso a testa in giù. Proprio per il fatto di essere rovesciata, viene utilizzata come simbolo del diavolo, del satanismo e dell’anticristo.

Croce di San Pietro

Croce rovesciata utilizzata in ambito satanista

Esistono inoltre molti altri tipi di croci, come ad esempio la croce pisana, la croce trilobata etc., che però non risulta che siano utilizzate in particolari riti magici ed esoterici.

 

 

Fonti

Dictionary of Mysticism, F. Gaynor ,Philosophical Library, New York 1953

I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988

Il Grande Libro del Diavolo, delle Streghe e dell’Occulto, Bill Ellis, Newton&Compton Editori, 2005

Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996

Le vie dell’esoterismo, Massimo Centini, De Vecchi Edizioni, Luglio 2005

Magia Vaudou, Rosamaria Nassetti, Edizioni Mediterranee, Roma, 1988

Simboli di Potere, Felicitas H. Nelson, Edizioni Il Puno d’Incontro, Vicenza, 2000

Storia della Magia, Kurt Seligmann, Casa Editrice Odoya srl, 2010; pagg. 249-257

The Encyclopedia of Demons and Demonology, Rosemary Guiley, @2009 by Visionary Living, Inc

 

 

 

 

 

 

Aquila: origini e significato simbolico

Aquila (Aquila reale, Aquila chrysaetos, Aquila marina testa bianca Haliaeetus leucocephalus)

La maestosità di questo volatile ha fatto sì che quest’uccello sia stato adottato come simbolo fin dall’antichità dalle più svariate culture. Due esempi su tutti: l’aquila reale con le ali spiegate utilizzata come simbolo dell’Impero Romano e l’aquila calva (o testa bianca) simbolo degli Stati Uniti d’America.
Nel terzo millennio a.C., presso i babilonesi, l’aquila bicipite era associata a Ningirsu di Lagash, il dio delle tempeste della guerra e della fertilità. Presso gli antichi egizi  rappresentava la materializzazione del Dio Mendes, rappresentante del dio sole. In generale, nella mitologia egizia, l’anima veniva spesso rappresentata sotto le sembianze di un uccello simile a un’aquila o a un falco, come uccello-anima (Ba). Tale uccello aveva il compito di accompagnare i defunti nell’aldilà. Non a caso, all’interno dei sarcofagi di alcune mummie, e in particolare posti tra i bendaggi di quest’ultime, sono stati ritrovati gioielli preziosi rappresentanti gli uccelli-anima. Tali amuleti avevano la funzione di far sì che l’anima si ricongiungesse con il suo corpo mummificato. Il Ba, inteso come anima, assumerà la forma di un uccello e spiccherà il volo al momento della morte.

Ba

Ba – Divinità Egizia. Ha aspetto di uccello antropocefalo (testa di uomo e corpo di aquila) ed è sovente raffigurato mentre si reca a visitare la mummia del defunto nella tomba, apportando a questa il soffio di vita.

L’Aquila negli antichi miti

Nella mitologia greca l’aquila era sacra a Zeus (e successivamente a Giove per i romani) che, spesso, ne assumeva la forma per mostrarsi agli uomini. In altre versioni del mito greco l’uccello aveva il compito di portare i fulmini proprio a Zeus.
Questo uccello è presente nel mito greco di Prometeo, il titano che, con atto d’intollerabile ribellione, aveva rubato agli dei il fuoco della conoscenza per donarlo agli uomini. La vendetta di Zeus però non si fece attendere, infatti, Prometeo fu incatenato a una rupe del Caucaso, dove ogni notte un’aquila, messaggera di Zeus, andava a mangiargli il fegato che per i greci rappresentava, assieme al cuore, la dimora dei principi vitali. Il fegato di Prometeo però di giorno ricresceva, preparandolo a nuovi supplizi notturni.
Aristotele, Platone e Plinio scrissero che le aquile che fossero riuscite a superare l’infanzia avrebbero vissuto per lungo tempo.
Nella mitologia nordica, in particolare quella vichinga, ha un ruolo fondamentale e molteplice. Da evidenziare sicuramente la figura del gigante Thiazzi che assume la forma di un’enorme aquila per mostrarsi al dio Loki e per costringerlo, con la forza, a farsi consegnare la dea Idhuun che possedeva le mele della vita eterna.
L’importanza dell’aquila nella vita dei vichinghi è ben comprensibile anche da alcune pratiche che essi utilizzavano per vendicarsi dei traditori e dei nemici. Prima su tutte la pratica detta “aquila di sangue”, utilizzata come sacrificio al sommo dio Odino, un metodo di tortura che consisteva nell’aprire il dorso della vittima e rompere le costole per farle assomigliare ad ali insanguinate: in seguito dalla ferita venivano estratti i polmoni e sulle ferite veniva posto del sale.

Aquila di sangue vichinga

Antiche credenze egizie affermavano che ogni dieci anni un’aquila sorgesse dalle fiamme dell’inferno per immergersi nell’acqua e acquisire così nuova vita.
Come divinità era utilizzata ampiamente sia dai Greci che dai Romani; pare che un’aquila sia apparsa alla nascita di Alessandro Magno e, secondo una diffusa tradizione, nel 331 a.C., un veggente che cavalcava accanto ad Alessandro gli predisse che sarebbe stato vittorioso su Dario poiché aveva visto un’aquila: un presagio di sicura gloria.
L’aquila è stata comunemente associata a grandi personalità della storia e a grandi condottieri: pare che Re Artù abbia vissuto in una caverna sorvegliata da aquile e che prima delle battaglie di Napoleone un’aquila volasse nei cieli.
Per che, nell’Ottocento, fu lo stesso Napoleone a sostituire il tradizionale simbolo della Francia rappresentato dal gallo, con quello di un’aquila.

Citazioni bibliche

Numerose anche le citazione bibliche dell’aquila; tra queste vogliamo ricordare Esodo 19:4 e Deuteronomio 32:11,12): pari all’aquila che desta la sua nidiata, si libra a volo sopra i suoi piccini, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne. L’aquila quindi come rappresentazione di Dio stesso: Egli nominò l’aquila parlando con Giobbe per insegnargli l’umiltà (Giobbe 39:27): e forse al tuo comando che l’aquila si leva in alto?
Ezechiele sostenne di aver visto il carro della somma gloria divina condotto da quattro esseri misteriosi ognuno dei quali aveva quattro volti: d’uomo, d’aquila, di leone e di toro; una metafora che alludeva agli evangelisti.
Lo stesso concetto, seppur semplificato, è ripreso anche da Giovanni nell’ Apocalisse (Apocalisse 4,6-7), il quale sostiene che i quattro esseri viventi che conduce il trono divino hanno l’aspetto di un uomo, di un leone, di un toro e di un’aquila. Ognuno di questi esseri è considerato il più forte della propria specie.
L’importanza di quest’animale si evince anche dal fatto che l’aquila (l’occhio che fissa il sole) rappresenti uno dei quattro Apostoli, ossia Giovanni. Non a caso il suo Vangelo (Giovanni 1,1) inizia con l’estasi-ammirazione nei confronti di Dio: “In principio era il Verbo”.
Per i cristiani, infatti,  simboleggia la resurrezione perché è l’unico uccello che possa guardare fisso il sole.
Anche Dante nella Divina Commedia, nomina spesso l’aquila: in particolare nel verso 48 del I canto del Paradiso, egli scrive: Aquila sì non gli s’affisse unquanco. Il sommo poeta utilizza l’allegoria dell’uccello riferendosi alla sua guida nel Paradiso, Beatrice, capace di contemplare il sole con profondità e immobilità.
Un’altra tradizione sostiene che Adamo ed Eva non perirono, ma furono trasformati in aquile per poter vivere in eterno su un’isola al largo della costa irlandese.

Animale totem

Presso le tribù native americane l’aquila era un importante animale totemico, infatti, le sue penne, erano utilizzate come indumenti, copricapo e altri oggetti cerimoniali. Solo i più meritevoli, fieri e coraggiosi delle tribù potevano adornare il capo con le penne di quest’uccello.
A tal proposito è necessario comprender cosa sia un totem: la parola totem deriva dagli indiani Algonchini e, tradotto, assume il significato di spirito protettore. Gli spiriti totem, dal punto di vista mistica, rappresentano il destino comune che unisce gli animali agli uomini. L’animale totem assume le sembianze di antenato e alter ego animale (che ognuno di noi ha) e, in quanto tale, deve essere protetto e non può essere mangiato. Gli spiriti totem proteggono l’uomo che si affida a loro, che li onora e venera. Non a caso nel palo totem, avente funzione protettiva per le popolazioni indiane, l’animale seduto nella parte sommitale del palo era proprio un’aquila. Sempre secondo i popoli della prateria e dell’America del Nord gli animali forti come l’aquila vivono nell’aldilà e la loro presenza, percepibile nella nostra quotidianità, influisce favorevolmente sulla nostra vita.

L’aquila nella tradizione Cherokee

Secondo la tradizione Cherokee, compito arduo era considerato andare a cercare le penne dell’aquila necessarie per la sacra danza dell’aquila; il cacciatore doveva recarsi da solo sulle montagne per quattro giorni, senza mangiare e pregando. Per attirare l’aquila si poteva utilizzare una carcassa di cervo e, tramite canti magici, una volta uccisa, l’aquila veniva lasciata sul luogo della morte in modo da poter celebrare successivamente sacri riti.
Presso i nativi dell’America del Nord (ad esempio Navajo) era credenza diffusa che l’aquila del Sud-Ovest fosse un messaggero inviato dagli dèi. Gli Hopi a febbraio prendevano alcune piccole aquile dai loro nidi per portarle nei villaggi e allevarle con cura, viziarle e regalandole anche piccoli doni. In estate poi, durante il periodo delle cerimonie, erano condotte nelle grotte rituali e lì sacrificate assieme ai giocattoli regalati. Scopo di questo sacrificio era di far raccontare alle aquile degli uomini agli dèi e chiederne aiuto e grazia. Similmente alle popolazioni indiane delle regioni meridionali, quelle del Nord-Ovest pensano che l’aquila sia l’uccello che si trova a diretto contatto con il Grande Spirito e che possa volare fino alle sfere celesti; questo perché il coraggio spirituale di quest’animale è molto forte e rasenta il divino. I guerrieri che indossavano le sue piume  s’identificavano con la potenza del dio aquila che infondeva in loro forza e coraggio, e le cuffie di piume simboleggiavano l’uccello e il tuono mentre, le singole piume, erano la trasposizione dei raggi di sole. Nella tradizione indiana si ritrova una similitudine con quanto già detto circa il concetto espresso da Giovanni Apostolo, in altre parole che l’aquila è in grado di guardare direttamente il sole: essa è in grado di avvicinarci al Grande Spirito e, quindi, a farci unire alla nostra anima.

Talismano e amuleto

Secondo la tradizione indiana, l’aquila come talismano aiuta ad avere visioni ed essere illuminato, a sviluppare le capacità tipiche di quest’uccello come la capacità di difendere, la costanza, la forza, l’agilità, la velocità, la capacità visiva di osservazione e la percettività, di raggiungere un livello di comprensione elevato, di farci sentire uniti al Grande Spirito, di affidare i nostri problemi agli spiriti celesti per trovare soluzioni.
Come amuleto ha lo scopo di proteggere dalla paura, dalle crisi di fede e, dal punto di vista materiale, di proteggerci dai fulmini.
Nella tradizione e nella superstizione europea centro-meridionale si dice che per allontanare gli spiriti maligni da una stalla, è sufficiente inchiodare un’aquila alla porta e che se un uomo mangia il suo cervello quando è ancora caldo, egli sarà in grado di avere visioni straordinarie. E ancora, se un uovo di aquila viene mangiato da due persone, certamente i demoni si allontaneranno senza fare più ritorno. Un’altra tradizione gallese asserisce che non si deve mai rubare un uovo da un nido d’aquila, altrimenti non si troverà mai pace fino alla morte.

Significato esoterico-simbolico

L’aquila bicipite infine, utilizzata da tempi remoti dalle più svariate popolazioni e simboleggia il principio della dualità, rappresenta uno dei simboli più importanti della massoneria e di varie società segrete. Nella massoneria scozzese essa rappresenta il trentaduesimo e il trentatreesimo grado del rito scozzese: entrambi numeri dal profondo significato cabalistico dal punto di vista massonico (trentadue, ad esempio, sono i sentieri dell’Albero della vita). Solitamente, nel rito scozzese, l’aquila bicipite è rappresentata con il numero trentadue inserito all’interno di un triangolo e che tiene negli artigli un cartiglio con la scritta latina “Spes mea in Deo” est, ossia “la mia speranza è in Dio”: un Dio differente dalla concezione biblica. Ultima curiosità degna di nota è che sulle banconote da un dollaro americano sia raffigurata un’aquila ad ali spiegate che ha esattamente trentadue piume.
Le caratteristiche di forza e coraggio di quest’animale si ritrovano anche nell’interpretazione dei sogni. Sognarne una in volo indica ambizione ed è di buon auspicio, sognarla ferita indica invece una grossa perdita di denaro e vederla morta presagisce rovina.

Baphomet

Baphomet

Baphomet

Baphomet di Eliphas Levi

Il celebre Bafometto è uno dei simboli più discussi e fraintesi del mondo esoterico, utilizzato anche in ambito massonico, occultista e satanista. In questa prima parte del video sarà analizzato dal punto di vista alchemico e simbolico e, soprattutto, si farà chiarezza circa il suo vero significato. Erroneamente ritenuto un demone facente parte della gerarchia infernale: potremmo definirlo demone esoterico piuttosto. Il suo valore simbolico originario è molto discusso; pare infatti che i Templari adorassero un idolo misterioso cui dovevano rendere omaggio una volta iniziati all’ordine. Spesso Baphomet è utilizzato in ambito massonico e satanista. Verità? Finzione? Andiamo a scoprirlo insieme!

Ecco il link del video:

https://www.youtube.com/watch?v=ovRrPwTNRko

 

Le pietre del fulmine

Introduzione

In questo articolo proverò a chiarire il concetto simbolico delle cosiddette pietre del fulmine, basandomi sulle mie conoscenze ma, soprattutto, sui testi di René Guénon (1886-1912), grandissimo studioso francese di simbolismo, ma anche intellettuale, filosofo ed esoterista di tutto rispetto. La simbologia relativa al fulmine in senso stretto invece, ricca e presente nella quasi totalità delle culture antiche, esula dallo scopo di questo breve studio.

Scoprirete come questo breve viaggio che parte dai primordi dell’uomo, ci condurrà fino alla massoneria odierna e, soprattutto, a riflettere.

Betili

In un articolo del numero speciale del Voile d’Isis de­dicato ai Tarocchi, Auriger, a proposito dell’arcano XVI, scrisse questa frase: “Sembra che esista una relazione fra la grandine di pietre che circonda la Torre colpita dal fulmine e la parola Beith-el, dimora divina, da cui derivò betili, termine con cui i Semiti designavano gli aeroliti o pietre del fulmine nelle quali si credeva che dimorassero le divinità”.

Ricordo che, dal punto di vista geologico, l’aerolite è una roccia litoide derivante da un meteorite costituita prevalentemente da silicati di ferro e di magnesio.

Questo accostamento è stato suggerito dal nome Casa di Dio dato a questo arcano, nome che costituisce effettivamente la tradu­zione letterale del Beith-el ebraico; cerchiamo di fare chiarezza su questo argomento. Anzitutto, è certo che il ruolo simbolico degli aeroliti o pietre cadute dal cielo è importantissimo, poiché si tratta delle pietre nere di cui si parla in molte differenti culture, da quella che era la raffigurazione di Cibele o della Grande Dea fino a quella incassata nella Kaaba della Mecca, che è in relazione con la storia di Abramo. Anche a Roma c’era il lapis niger, senza parlare degli scudi sacri dei Salii, che si diceva fossero stati intagliati in un aerolito al tempo di Numa. Tali pietre nere possono si­curamente essere classificate nella categoria dei betili, cioè delle pietre considerate dimore divine o, in altri termini, quali supporti di certe influenze spirituali; tutti i betili avevano questa provenienza?

Probabilmente no, e, in particolare, non vi è alcun indizio che permetta di supporre che tale sia stato il caso della pietra alla quale Giacobbe, secondo il rac­conto della Genesi, diede il nome di Beith-el, attribuito al luogo stesso in cui aveva avuto la visione mentre la sua testa posava proprio sulla pietra. Il betilo è propriamente la rappresentazione dell’Omphalos cioè un simbolo del Centro del Mondo, che s’identifica nel modo più naturale con l’abitacolo divino. Questa pietra poteva avere forme diverse e in particolare quella di un pilastro; fu così che Giacobbe disse: “E questa pietra, che ho eretto come un pilastro, sarà la casa di Dio”; e, presso i popoli celtici la maggior parte dei menhir aveva lo stesso significato. L’Omphalos poteva esser rappresentato anche da una pietra di forma conica, come la pietra nera di Cibele, od ovoidale; il cono richiamava la Montagna sacra, simbolo del Polo o dell’Asse del Mondo; in quanto alla forma ovoidale, essa si riferisce direttamente a un altro simbolo assai importante, quello dell’Uovo del Mondo. In tutti i casi, il betilo era una pietra profetica, una pietra parlante, cioè una pietra che rendeva oracoli, o accanto alla quale erano resi oracoli, grazie alle influenze spirituali di cui essa era il supporto: l’esempio dell’Omphalos di Delfi è a questo proposito assai caratteristico.

Omphalos, rovine di Delfi

I betili erano quindi essenzialmente pietre sacre, ma non tutte di origine celeste; tuttavia, è forse vero che, almeno sim­bolicamente, l’idea di pietra caduta dal cielo poteva in qual­che modo esservi legata. Quel che ci fa pensare che le cose stes­sero in questo modo è il loro rapporto con il misterioso Luz della tradizione ebraica; questo rapporto è sicuro per le pietre nere, che sono effettivamente degli aeroliti, ma non dev’essere limitato soltanto a questo caso, poiché è detto nella Genesi, a proposito del Beith-el di Giacobbe, che il primo nome di tale luogo era precisamente Luz. Possiamo anche ricordare in quest’occasione che il Graal era stato intagliato, si diceva, in una pietra caduta anch’essa dal cielo, e fra tutte queste cose sussistono legami assai stretti.

Infatti, sia che si tratti dei betili in genere, sia delle pietre nere in particolare, né gli uni né le altre hanno in realtà niente in comune con le pietre del fulmine; e soprattutto su questo punto la frase citata all’inizio del presente articolo contiene un errore interpretativo cui cercherò di dare una spiegazione. Risulta abbastanza intuitivo supporre che le pietre del fulmine o del tuono siano pietre cadute dal cielo, aeroliti, e invece non è così; non si potrebbe mai indovinare che cosa siano senza averlo appreso dai contadini che, per tradizione orale, ne hanno conservato il ricordo. I contadini commettono d’al­tronde anch’essi un errore di interpretazione, che mostra come il vero senso della tradizione sfugga loro, quando credono che tali pietre siano cadute con il fulmine, o che siano il fulmine stesso. Essi sostengono infatti che il tuono cade in due maniere, in fuoco o in pietra: nel primo caso, incendia, mentre nel se­condo infrange soltanto; ma essi conoscono assai bene le pietre del tuono, e si sbagliano solo attribuendo a esse, a causa della loro denominazione, un’origine celeste che non hanno mai avuto.

Rappresentazione simbolica del fulmine

La verità è che le pietre del fulmine in realtà sono pietre che rappresentano il fulmine: la differenza non è poi così sottile. Altro non sono che le pietre di silice preistoriche, adatte per la creazione di utensili (specialmente se utilizzati per tagliare e fendere) che, per le loro caratteristiche petrografiche e mineralogiche presentano caratteristiche che permettono la creazione di incisioni concoidi. Le pietre che presentano queste caratteristiche sono in primis l’ossidiana. L’ossidiana, in sintesi, è una roccia magmatica effusiva prodotta del rapido raffreddamento della silice contenuta in un magma, tanto veloce (shock termico) da non permettere la genesi di cristalli ben formati (sistema cristallino amorfo).

Ad esempio l’ascia di pie­tra è la pietra che spezza e che fende, e perciò rappresenta il fulmine; questo simbolismo risale d’altronde a un’epoca estre­mamente remota, e spiega l’esistenza di certe asce, chiamate dagli archeologi asce votive, oggetti rituali che non hanno mai avuto alcuna valenza pratica come armi ad esempio. E’ inoltre presumibile dedurre che l’ascia di pietra di Parashu-Rama e il Mijolnir (il martello di pietra di Thor) siano in realtà una sola e identica arma, e tale arma è il simbolo del fulmine.

Martello di Thor

Nella mitologia norrena è noto che Thor scagliò il suo Mijolnir contro i giganti e, una volta abbattuti, l’arma tornò nelle sue mani come un boomerang: ma il martello di Thor aveva anche una valenza “benefica” in quanto sanzionava anche i matrimoni.

Si vede così anche che il simbolismo delle pietre del fulmine è di origine iperborea, cioè si ricollega alla più antica tradizione dell’umanità attuale. È opportuno notare, d’altra parte, la funzione importantissima che svolge il fulmine nel simbolismo tibetano; il vajra, che lo rappresenta, è una delle principali insegne dei dignitari del lamaismo. Nello stesso tempo, il vajra simboleggia il principio maschile della manifestazione universale, e così il fulmine è associato al concetto di paternità divina; associazione che si rinviene chiaramente nelle antiche culture occidentali, poiché il fulmine è il principale attributo caratterizzante di Zeus-Pater (o Jupiter), padre degli dèi e degli uomini, con cui fulmina i Titani e anche di Thor che combatte i nemici con la propria arma di pietra.

Simbolismo massonico del martello

Principali attrezzi massonici, tra cui il martello

Da evidenziare anche un aspetto che riguarda il simbolismo massonico del maglio: non solo c’è un rapporto evidente fra il maglio e il martello, che sono due forme di uno stesso strumento, ma lo storico massonico inglese R.F. Gould pensa che il maglio del Maestro, di cui ricollega d’altra parte il simbolismo a quello del Tau per via della sua forma, tragga la sua origine dal martello di Thor. I Galli, ad esempio, adoravano un “dio col maglio” che si rinviene in un altare scoperto a Mayence: sembra addirittura che si tratti del Dis pater, il cui nome è assai vicino a quello di Zeus pater, e che i druidi, a quanto dice Cesare, consideravano come padre della razza gal­lica. Così, questo maglio appare ancora come un equivalente simbolico del vajra delle tradizioni orientali, e, per una coinci­denza per niente fortuita, si fa presente il fatto che i maestri massoni possiedano un attributo che ha esattamente lo stesso senso di quello dei grandi Lama tibetani. Per cui un oggetto che racchiude un potente e atavico potere, duale nei suoi effetti di apparente contrario significato, ma unico nella sua essenza: un potentissimo strumento simbolico e di potere. Oggi, ad esempio, il martello viene utilizzato dal Giudice nelle aule di giustizia per richiamare all’ordine.

In base a quanto andrò ad esplicitare non mi preoccupa affatto di venire accusato di essere “avverso” alla massoneria. La domanda però sorge spontanea: nella massoneria odierna, chi mai potrebbe detenere un oggetto di tale potere e valore (simbolico)? Probabilmente nella massoneria nostrana, ossia ciò che ancora sopravvive stoicamente nella forma di pseudo organizzazioni iniziatiche occidentali, in pochi (se non nessuno) sono a conoscenza di cosa si tratti. Nel momento in cui si perde la visione spirituale e il concetto intrinseco, storico e antropologico di un simbolo, esso non rimane che un contenitore vuoto, del tutto inutile, senza alcuna connotazione iniziatica e spesso dannosa. Nella simbologia massonica il martello è impugnato dal maestro della Loggia e simboleggia la lavorazione della pietra grezza (l’iniziato e apprendista): per cui un cammino verso la conoscenza e l’illuminazione. Trasformare la nuda pietra rozza in oro, noto concetto alchemico. Come può un Maestro condurre un apprendista verso la conoscenza se egli stesso ignora il reale significato simbolico e l’intrinseca essenza di ciò che utilizza?

Spunto di riflessione

Abbiamo quindi messo in evidenza che le pietre fulmine provenienti dal cielo in realtà rappresentino il fulmine dal punto di vista archetipico e simbolico. Da sottolineare che l’inziale comprensione errata non è detto che fosse ad opera dei popoli antichi, ma piuttosto derivante da interpretazioni sbagliate da parte di studiosi vari, temporalmente parecchio antecedenti rispetto ai loro antenati arcaici.

A questo punto vorrei proporre uno spunto di riflessione. La tanto amata logica dagli uomini ci ha condotto a queste conclusioni. Proviamo per un attimo ad elevare il nostro livello di coscienza: se invece, in via del tutto ipotetica, le popolazioni arcaiche fossero a conoscenza di aspetti ad oggi a noi ignoti? Se per puro caso i nostri progenitori utilizzassero tecnologie andate poi perdute? In questa “fantasiosa” eventualità tutte le nostre considerazioni, i nostri studi e interpretazioni, le nostre sicurezze avrebbero valenza nulla, pressoché pari a zero. Un dogma rimane tale solo fino al momento in cui lo si comprende in base al proprio livello di consapevolezza.

Lunga vita agli Dèi, lunga vita a Thor!!

 

Fonti

 

Dei e Eroi della Mitologia Vichinga, Brian Branston, illustrazioni di Giovanni Caselli, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano 1981

I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988

Simboli, Hans Biedermann, Garzanti Editore, 2014

Simboli della Scienza sacra, René Guénon, Adelphi Editore, 2011