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Origine e significato dei principali simboli esoterici

Introduzione

Fin dai tempi più remoti gli uomini utilizzavano simboli ai quali attribuivano particolari proprietà e che, talvolta, indossavano o si dipingevano sul corpo allo scopo di proteggersi da influssi negativi. Nonostante tutto l’uomo ha sempre vissuto in un mondo materiale per cui, per non perdere del tutto il contatto con la propria spiritualità, ha avuto bisogno di riscontri visibili e tangibili.

Pensiamo ad esempio agli amuleti o ai talismani che vengono utilizzati ancor oggi e che fungono da portafortuna (i primi) e da protettori (i secondi); come non far riferimento poi alla ben più nota croce cristiana? Viviamo in un mondo costellato di simboli con i più disparati significati che, puntualmente, sfuggono al nostro senso primario, ovvero la vista: basta però una visione più attenta e curiosa per scoprire magicamente che anche le nostre città nascondono disegni dal significato criptico e intrigato e che affondano la propria origine nello strabiliante percorso evolutivo della nostra specie.

Ancor oggi siamo soliti utilizzare simboli che per noi hanno un significato chiaro e univoco ma che, in realtà, sono stati adottati da culture molto antiche e il cui valore rituale e simbolico era in realtà molto differente.

Per tali motivi in questo articolo descriveremo alcuni dei principali simboli tutt’ora utilizzati in campo esoterico, suddividendoli per provenienza storica e antropologica perché, per comprendere a fondo il reale significato di un simbolo, è imprescindibile conoscerne le origini.

Principali simboli utilizzati nella cultura egizia

 

Ankh, croce a due manici

Questo simbolo è tutt’ora misterioso. Nel suo significato originario identificava la vita eterna, divina: è nota anche come chiave della vita. È sempre stato ritratto nel momento in cui le divinità consegnavano al re (faraone) il dono dell’alito vitale mentre portavano la croce di Ankh.

Ma, osservando attentamente questo simbolo, possiamo notare che la croce è formata in realtà da circolo (parte superiore della croce) e da un manico (parte inferiore della croce): la sezione superiore rappresenta quindi il sole, mentre la sezione inferiore la terra. In molte rappresentazioni la croce con i manici viene fissata tramite un anello. Per quale motivo? Perché la croce simboleggiava una sorta di chiave per l’accesso al regno dei morti.

Nelle culture successive a quella egizia la croce di Ankh ha assunto un significato diverso: alternativa alla croce cristiana, rifiuto della verginità e della castità e fedeltà al libero amore. Pensiamo ad esempio al culto della dea Astarte in Medio Oriente.

Croce egizia, Ankh

Occhio di Horus

È un simbolo dal profondo significato esoterico.

L’occhio è sempre stato uno dei simboli protettivi più potenti dell’antico Egitto.

Gli occhi della divinità dei falchi Horus sono il sole e la luna. L’occhio destro è rappresentato dal sole, e simboleggia il futuro e l’attività, l’occhio sinistro è rappresentato dalla luna e simboleggia il passato e la passività. Entrambi gli occhi conducono all’onniscienza e sono associati all’invulnerabilità e alla fertilità eterna. Per tale motivo spesso venivano collocati sul lato sinistro dei sarcofagi: in tal modo il defunto poteva vedere il cammino da percorrere. Ai nostri giorni è utilizzato come potente amuleto contro il malocchio.

Occhio del dio egizio Horus

Colonna Djed

La colonna Djed ha origini ancora più antiche di quelle egizie e, probabilmente, era un feticcio che rappresentava un palo attorno al quale erano intrecciate e piantate spighe di grano ricollegabili al culto della fertilità.

Con gli egizi la colonna di Djed divenne il simbolo di Osiride che, essendo la divinità della resurrezione, rappresentava la fertilità e l’eterna durata: la colonna divenne così la colonna vertebrale del dio e la sua costruzione rappresentava la vittoria di Osiride sul suo eterno avversario Seth.

La colonna Djed veniva donata ai defunti come amuleto e doveva determinare la resurrezione dei morti, conservare la facoltà procreativa e assicurare la vita eterna.

Lo Djed è il supremo simbolo di unificazione di tutte le polarità, esso connette alla trascendente realtà dell’Uno. Simboleggia inoltre l’asse micro e macrocosmico. Come asse cosmico, lo Djed è il cilindro, la colonna di luce che collega la Terra al Cielo.

Colonna Djed

 

Principali simboli utilizzati nella cultura celtica

È importante ricordare che i Celti non esprimevano concetti e ideologie religiose attraverso immagini, ma tramite figure geometriche come nodi, spirali e labirinti. Questo concetto basilare si ritrova in ogni simbolo utilizzato da questo misterioso e interessante popolo.

 

Croce celtica

Le croci celtiche rappresentano il collegamento tra la fede celtica e quella cristiana: solitamente sono composte da una croce cristiana circondata da un’altra croce che rappresenta la personificazione della ruota del sole (in tal modo i Celti costruivano un rapporto, una connessione tra la loro religione e quella nuova cristiana).

La ruota del sole assume il significato di valore, salute, coraggio e sicurezza in sé stessi, la croce invece l’aiuto dell’angelo custode.

Esistono varie tipologie di croci celtiche; ad esempio la croce con braccia uguali e modelli intrecciati che si incontrano nella parte mediana, rappresenta l’armonia e l’accordo del sé equilibrato con il creato.

La croce celtica, detta anche druidica, rappresenta il più alto simbolo della conoscenza iniziatica degli antichi druidi, e la somma sintesi della loro scienza ovvero il sigillo del sapere e degli elementi della natura che convergono al centro di un cerchio che è simbolo del quinto elemento, della quinta essenza. A tutti gli effetti può essere assimilata al classico pentacolo, che agisce attivamente in corrispondenza con il cosmo.

Le croci celtiche vengono utilizzate in magia, come amuleti protettori contro i litigi e i pericoli dei viaggi fisico-spirituali e come talismani.

Croce celtica

 

Triskel

Trattasi di un simbolo tripartito in cui, all’interno dei suoi tre vortici sono contenuti altri piccoli vortici. Rappresenta la ruota danzante della creazione che, con la sua energia vorticosa, istilla vita in tutte le cose.

I Celti erano soliti utilizzare questo simbolo come protezione contro la malasorte e per allontanare ogni forma di negatività.

Il Triskel che è possibile trovare trascritto anche come triskell, triskèle , triscèle, trisquelle, triskellion, è dunque un simbolo antico e si rinviene pressoché ovunque nelle sue diverse versioni e interpretazioni grafiche.

Varie rappresentazioni modificate sono utilizzate anche ai nostri giorni.

È interessante notare che il termine deriva dal greco “τρισκελης”, “triskélès” che significa “a tre gambe”; per tale motivo si rinviene spesso rappresentato da tre gambe piegate che possono essere nude o diversamente armate, come ad esempio nel simbolo della regione Sicilia, di sicura origine precristiana, o sulla bandiera dell’Isola di Mann che con buone probabilità fu adottato intorno all’ XI sec. d. C. a partire proprio da quello siciliano.

Triskell celtico

 

Nodo Pittico

Il Valknutr o nodo pittico personifica i nove mondi dei tre settori che sono eternamente uniti ed esprimono le forze universali: nascita, trascorrere del tempo e nuovo inizio.

Rappresenta un potente amuleto e fornisce protezione contro: motivi infimi ed entità negative, gli insuccessi nell’esercizio dei riti magici nei quali si richiamano forze divine e i pericoli in generale.

Nodo pittico

 

Nodo celtico triangolare

Simbolo tripartito che simboleggia la congiunzione del corpo, dello spirito e dell’anima (notare la somiglianza con la Trinità Cattolica). I nodi sono considerati come intralci nel viaggio attraverso la vita. E’ molto utilizzato nelle pratiche esoteriche e come amuleto.

Nodo celtico triangolare

 

Nodo celtico con tre cavalli

La diposizione tripartita dei cavalli significa che il corpo, la mente e lo spirito sono in armonia. Nella tradizione celtica (così come in molte altre culture) il cavallo è forse l’animale più importante e maggiormente considerato: appartiene alla dea Epona ed è il simbolo per eccellenza della forza, della bellezza e della costanza. Il nodo con tre cavalli era utilizzato dai guerrieri (come amuleto, raffigurazione o tatuaggio) come protezione nelle battaglie.

Nodo celtico quadruplo

Per i Celti il numero quattro era un raddoppiamento del numero due e, come tale, legato alla luna che rappresenta l’estensione dello spazio. I nodi mostrano l’intreccio dell’universo per dimostrare che tutto è collegato anche se non sempre in maniera palese. Esistono varie tipologie di nodi quadrupli e sono utilizzati come talismani per sviluppare l’intuizione e per mostrare il proprio essere: trovano la loro collocazione anche in pratiche magiche.

Nodo celtico quadruplo

Principali simboli utilizzati nella cultura medievale

 

Spada di Davide

Potentissimo simbolo esoterico ed efficace amuleto contro l’ingiustizia, i nemici, i complotti e le sofferenze.

La spada simboleggia la lotta della giustizia contro l’ignoranza e la persona giusta e onesta osserva sempre entrambi questi aspetti prima di decidere.

Spada di Davide

Abracadabra

Si tratta di una delle parole più famose e utilizzate nei riti esoterici. Per la prima volta questa parola è stata citata nel III sec. nel Liber Medicinalis di Quintus Serenus. Il termine Abracadabra è composto dalla parola celtica abra (Dio) e cad (santo).

La parola abracadabra, in realtà, ha antichissime origini ebraiche. E’ composta da tre locuzioni: abra (creare), echad (uno) dabra (parola).

Nella concezione medievale le undici lettere della parola si riferiscono alla legge divina. Per fare in modo che l’amuleto abbia effetto è necessario che la parola venga scritta in ordine decrescente, secondo un preciso schema (vedi figura). Tramite le lettere di ciascuna riga la lettera A, ossia la legge divina (l’alito divino, il suono originario), è portata sulla terra.

È interessante però notare come questa parola venga usata nella sua versione aramaica anche nella fortunata serie di romanzi della scrittrice J.K. Rowling, Harry Potter.  Lord Voldemort  utilizza questa parola per uccidere. Avada Kedavra, derivante da Abhadda Kedhabrha, significa “sparisci con questa parola”, ossia “muori”.

Abracadabra

 

Uomo verde

Il viso dell’uomo verde è rinvenibile sui capitelli di molte chiese e fontane medievali (e rinascimentali): è considerato, infatti, uno spirito protettore. È un antico simbolo ricollegabile al nostro filo conduttore con la madre terra e, presso i Celti, era noto come Cernunnos. È possibile evidenziare una certa analogia con la figura del dio greco Pan. È considerato ancora un potente simbolo esoterico.

Uomo verde

Rappresentazione scultorea Uomo verde, Battistero di Pisa

Uomo verde in fontana posta alla base della statua di Mosè all’interno del Palazzo dell’Arcivescovado a Pisa

Stella a cinque punte (pentagramma)

Il pentagramma è anche conosciuto come piede dei Druidi perché veniva utilizzato come protezione proprio contro i Druidi e le streghe.

Dal punto di vista geometrico il pentagramma, chiamato anche Pentalfa, Pentagono, Pentacolo di Agrippa, Stella del microcosmo, Stella di luce, Stella dei Magi, Stella dell’Iniziazione, è un segno benefico che raffigura il corpo umano a braccia e gambe aperte. Simbolo antichissimo e potente dai molteplici significati, presso gli antichi Egizi era l’immagine di Horus, figlio del Sole e di Iside, incarnava la materia prima, il Fuoco sacro, la sorgente inesauribile di vita e il germe universale di tutti gli esseri. In poche parole possiamo definire il Pentagramma come “il simbolo” per eccellenza dell’uomo-microcosmo. Per la Magia tradizionale, il Pentagramma è un accentratore di potenza, felicità e amore; esso regala sicurezza e spinge verso la meta ideale, modera gli istinti e amplifica la genialità umana: per questo simboleggia quell’e­nergia capace di dominare le potenze demoniache e le attrazioni elementari. Con Pitagora rappresentava il simbolo della salute, nel Medio Evo molti autori importanti fregiavano le prime pagine dei loro manoscritti di Stelle a cinque punte perché così credevano di garantire il successo alla loro opera e pensavano gli conferisse il dominio totale sugli spiriti della natura. In esoterismo rappresenta una stella che possiede forze segrete che possono essere utilizzate per il raggiungimento dei propri obiettivi e per realizzare i desideri.

Il Pentagramma è anche uno dei simboli principali dell’occultismo, del satanismo e della Massoneria: è noto, infatti, che satanisti e streghe amino il Pentagramma. Esso è sempre stato usato nella magia rituale ed è utilizzato anche nella divinazione, per l’evocazione degli spiriti maligni e per invocare l’aiuto demoniaco. Il Dictionary of Mysticism definisce in questo modo il Pentacolo “è considerato dagli occultisti il mezzo più potente per evocare gli spiriti. Quando la Stella ha la punta diretta verso l’alto, essa è considerata il segno del bene e uno strumento per evocare gli spiriti benevoli; quando la Stella ha la punta in giù e altre due in alto, è il simbolo del male, di Satana, ed è utilizzato per evocare le potenze malefiche”.

Pentagramma magico tratto dal Sesto e Settimo libro di Mosè

Pentagramma sulla fronte del celebre “demone” ermetico Baphomet, di Eliphas Levi.

 

La concezione massonica conferisce al Pentagramma il significato particolare detto “numero d’oro”, oppure “proporzione aurea”: è la proporzione ermetica per la quale la parte minore sta in rapporto alla maggiore come la maggiore sta al Tutto. É ciò che la geometria indica come divisione di una retta in media ed estrema ragione. Il valore numerico del numero d’oro è 1,618, e nella figura della stella a cinque punte, ciascuno dei lati della stella è diviso da quello adiacente nella sua sezione aurea. Le proporzioni del numero d’oro si ritrovano in tutto ciò che nell’uomo crea una sensazione di armonia e di bellezza, e il loro impiego è di grande aiuto nell’architettura.

Per la Libera Moratoria la Stella Fiammeggiante simboleggia, dal punto di vista esoterico, il genio umano, inteso come raggio di Luce divina. Essa rappresenta il Fuoco filosofico degli Alchimisti, ovvero la scintilla vitale comunicata dal Creatore alla materia, ottenuta alchemicamente con l’acciarino o la lente ustoria e non tramite normale combustione. All’interno della Stella, partecipe della sua luce, si trova spesso la lettera “G” (in lingua latina oppure greca), alla quale sono attribuiti diversi significati: Dio, Grande Architetto dell’Universo, Gloria, Grandezza, Gravitazione, Gnosi, Geometria, Genio e Generazione.

Pentagramma massonico

 

Stella a sei punte (Esagramma)

Simbolo costituito da due triangoli: uno con il vertice rivolto verso l’alto e che ha il significato di principio spirituale, l’altro (sovrapposto) con il vertice verso il basso che rappresenta il principio corporale.

L’esagramma è conosciuto anche come “sigillo di Salomone” o “Stella di Davide” (il padre di Salomone) è uno dei simboli più potenti e utilizzati nella Magia Cerimoniale Salomonica. Secondo la leggenda è l’anello con cui Salomone piega i demoni al proprio volere, imprigionandoli in un vaso di bronzo sigillato con simboli magici e obbligati a servirlo (Clavicula Salomonis).

Nella concezione cabalistica assume il significato di unione e armonia tra il microcosmo e il macrocosmo; in particolare la metà esagonale che ne deriva, nell’albero della vita corrisponde al Sephirah del sole. Secondo alcune tradizioni (quella alchemica) il simbolo è l’unione dell’elemento fuoco con l’elemento Acqua. Esistono alcune varianti di esagramma in cui al centro è raffigurata la parola Yod He Vau He che dalla Bibbia sappiamo essere il nome di Geova.

Esiste una variante molto simile ma a dodici punte, tetragramma, in cui i dodici campi indicano i dodici mesi dell’anno solare.

Esagramma

Stella a sette punte (Ettagramma)

Segno sacro a Venere intesa come dea dell’amore: nell’albero cabalistico essa rappresenta la settima Sephirah. Il numero sette deriva dal celestiale tre e dal terrestre quattro, per cui l’ettagramma riconduce all’uomo nella sua totalità (corpo e anima). Anche secondo le antiche concezioni astrologiche il numero dei pianeti era pari a sette.

I significati attribuiti a questo simbolo sono comunque molteplici: sette sono i colori, sette i giorni della settimana, sette sono i toni primordiali e ancora sette sono i livelli celestiali del paradiso.

Secondo un punto di vista alchemico sono sette anche gli elementi (acqua, fuoco, aria, terra, vita, luce e magia).

Possiamo notare delle attinenze con simbologie tipiche di altre culture come ad esempio, il kundalini che è rappresentato come un uomo che medita nella posizione del loto (solitamente dentro un cerchio). I sette chakra (centri di forza) e le loro correnti energetiche sono mostrate sul corpo dell’uomo. Nel chakra inferiore, della radice, è contenuta la forza vitale (kundalini) che viene rappresentata come un serpente dormiente mentre è avvolto in spire su sé stesso. Tramite la meditazione è possibile risvegliarlo per farlo innalzare lungo tutti i chakra fino all’apice. Quando raggiungerà il chakra posto nella testa, questo si schiuderà all’illuminazione come un loto dotato di numerosi petali.

Ettagramma

Pentagramma di Agrippa

Per comprendere a fondo il significato del pentagramma di Agrippa è necessario fare un piccolo excursus.

Durante l’epoca medievale il pentagramma iniziò a essere associato alla magia e al Male (ad esempio le popolazioni scandinave lo disegnavano sulle porte e sui muri delle loro abitazioni come talismano contro i malefici e i Troll). È già stato spiegato che se la stella è tracciata con la punta verso il basso diviene la massima espressione del Male, inteso come Satana; spesso vi si trova la figura di un capro tracciata all’interno, e come tale è ancora oggi usata all’interno di gruppi o sette sataniche. Spesso in questa forma il simbolo viene chiamato Barometro (Baphomet), in riferimento alla presunta testa barbuta che i Templari dichiararono di adorare durante il processo che li portò all’estinzione. La stella può avere anche la punta rivolta verso l’alto e, in questo caso, è utilizzata nei riti della magia bianca: in tal caso spesso, al suo interno, vi è inscritta una figura umana con braccia e gambe divaricate.

È proprio il caso del Pentagramma di Agrippa, dal nome del filosofo Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim (1486-1535) che in questo modo lo rappresentò nel “De Occulta Philosophia” (1530).

Le braccia e le gambe rappresentano i quattro elementi, l’elemento spirituale principale. I cinque vecchi pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) sono solitamente posti accanto alle estremità degli arti dell’uomo mentre il sole e la luna sono posti direttamente nel corpo: il sole nel plesso solare e rappresenta il baricentro dell’uomo e la luna nelle zone genitali e rappresenta l’inconscio.

Rappresenta un potentissimo amuleto contro le forze visibili e invisibili e, in qualità di talismano, aiuta l’uomo ad acquisire la saggezza e ad avvicinarsi a Dio.

Pentagramma di Agrippa

Grifone

Originariamente il grifone era sacro al dio Apollo e alla dea Atena, infatti le sue caratteristiche sono la forza, la vigilanza e la saggezza. Esso è costituito da parti di corpo di leone e di aquila: sul busto di leone possono crescere testa e ali di un’aquila e, a volte, è presente anche una coda di drago.

Durante il Medioevo la concezione del grifone è cambiata; in lui si vedeva la doppia natura umana e divina (si associava l’aquila al cielo e il leone alla terra) proprio come la possedeva Cristo. Il connubio aquila inteso come uccello del sole e leone inteso come animale del sole simboleggia la resurrezione: difatti il sole tramonta la sera per poi sorgere nuovamente al mattino. Il grifone trova largo utilizzo nelle più disparate pratiche esoteriche.

Grifone

Uovo cosmico

Simbolo ampiamente utilizzato presso le antiche culture e ripreso in epoca medievale.

Simboleggia la nascita di tutta la materia dal grande niente.

L’uovo cela tutte le lettere e i numeri arabi e questo significa che in esso sono contenute tutte le cose create. Al principio ogni cosa costituiva l’unità e da questa ne è scaturita la molteplicità.

Come simbolo di fecondità e di vita eterna, l’uovo viene raffigurato in opere d’arte come quadri e statue; nell’arte cristiana, un uovo posto in mano alla Madonna assume degli aspetti simbolici del tutto particolari che sono poi confluiti simbolicamente in tutta la tradizione associata alla festa della Pasqua. In Alchimia, come «Uovo dei Filosofi», l’uovo è il ricettacolo di quella trasformazione, interiore, da materia grezza a oro filosofale, la cosiddetta Grande Opera. Tanti significati diversi, che convergono in un solo concetto: spesso, infatti, il simbolo dell’uovo è associata a quella del Serpente, un archetipo universale che rappresenta, in estrema sintesi, le forze cosmiche della Natura e la rigenerazione per mezzo di esse.

Uovo cosmico alchemico

 

Principali simboli utilizzati nelle culture antiche e orientali e principali simboli anticristiani

Doppia ascia cretese

I tagli ricurvi indicano la luna crescente e calante; per tale motivo è divenuto simbolo della natura femminile nonostante l’ascia rappresenti in ogni cultura un segno di potenza, belligeranza e dignità (anche in Oriente e nell’ Europa del Nord). Nel Buddismo e nell’Induismo serve a procurare consapevolezza e interrompe il ciclo nascita – morte – rinascita. In Cina l’ascia simboleggia la morte. Ai nostri giorni i significati attribuiti all’ascia sono molto simili ed essa trova largo utilizzo nelle pratiche esoteriche.

Doppia ascia cretese

Drago e Fenice

In Cina rappresentano animali leggendari dato che sono l’incarnazione del potere dell’imperatore (sono inseparabili). Il drago simboleggia il sovrano e la fenice la sovrana. Il drago procura fortuna e benessere, la fenice simboleggia la bellezza, il rinnovamento e la longevità. L’unione di essi rappresenta la lunga vita. Sono utilizzati ancora in pratiche di magia bianca.

Drago e Fenice

La mano di Dio (l’occhio nella mano)

Simbolo di origine ebraico-araba il cui significato va ricercato nell’antichità quando le mani venivano nascoste in segno di sottomissione in presenza di una persona importante. In particolare la mano aperta rappresenta l’intervento divino e i musulmani la definiscono la mano di Fatima. (figlia del profeta Maometto). Le cinque dita invece identificano i cinque pilastri dell’Islam. In quasi tutte le culture è presente questo simbolo che viene utilizzato, tra l’altro, come potente amuleto protettivo contro la disgrazia e la sfortuna.

Occhio nella mano

Occhio nel triangolo

Nelle culture europee, africane e asiatiche si è sempre creduto e dato molta importanza al malocchio, spesse volte causato dalla gelosia e dall’invidia di altre persone. Gli zingari credono che anche i bambini siano soggetti a malocchio da parte di altri madri invidiose. Questo amuleto protegge dal malocchio e lo respinge, spesso amplificandolo al mittente. Immagine dal forte significato simbolico è composto da altri due simboli il cui significato si perde nella notte dei tempi. L’occhio, essendo l’organo di senso più importante, simboleggia presso quasi tutte le culture l’occhio divino che vede tutto. Nell’antichità l’occhio compariva abitualmente come raffigurazione del dio Sole (vedi occhio di Horus). Anche nella Bibbia si parla dell’“occhio di Dio” per rappresentarne l’onnipresenza e l’onniscienza. A partire dal Rinascimento, nell’iconografia cristiana l’occhio venne disegnato dentro un triangolo, con riferimento al mistero della Trinità. Il triangolo equilatero corrisponde infatti al numero tre, in altre parole alla perfezione. L’occhio racchiuso nel triangolo (o più spesso in una raggiera), o al vertice di una piramide, è stato largamente utilizzato in massoneria e, in questo caso, assume un duplice significato. Nel piano materiale rappresenta il sole mentre in quello spirituale il Grande Architetto dell’Universo, cioè Dio: la base del triangolo rappresenta la durata mentre i lati rappresentano il connubio Luce-Tenebra. Questo simbolo si ritrova in numerose cattedrali, edifici e manufatti: questo simbolo nasconde concetti culturali-teologici molto antichi ed è errato attribuirlo solo alla massoneria che l’ha adottato come simbolo solo a partire dal diciottesimo secolo.

Occhio nel triangolo

Trifoglio

A causa della sua crescita prorompente e rigogliosa è da sempre stato simbolo di vitalità. I Celti la consideravano una mandragola sacra, nella cultura cristiana veniva inciso nel coro delle chiese. La foglia indica la triplicità.

Trifoglio

666

Un verso dell’Apocalisse di Giovanni, riferito alla visione della venuta dell’anticristo, recita così: “Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia, essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è 666”.

Contrariamente all’opinione comune il numero 666 non identifica il capo dei demoni, in altre parole Satana, ma una persona a lui molto vicina. L’argomento richiederebbe uno studio approfondito che esula dagli argomenti trattati, e il significato di tale numero comprende nozioni numeriche e cabalistiche molto complesse.

Per sinteticità mettiamo in evidenza che l’interpretazione numerologica fa riferimento al significato di alcuni numeri della Sacra Bibbia. Il sette, in particolare, indica la completezza e, dato che il 6 gli si avvicina senza però raggiungerlo, simboleggia l’imperfezione. Ripetuto tre volte quindi assume il significato di arroganza malvagità umana. In tempi moderni tale numero è divenuto il simbolo della bestia capace di evocare il demonio.

Le croci

Il simbolo della croce ha origini antichissime e da sempre ha avuto una forte componente simbolica, sociale e teologica. Abbiamo già trattato croce a due manici (Ankh) egizia e della croce celtica; di seguito analizzeremo le altre principali tipologie di croci.

 

Croce greca

La croce greca o quadrata è formata da quattro bracci di uguale misura che si intersecano ad angolo retto. Talora possono essere barrati a forma di quattro tau.

In architettura l’intersecarsi di navata e transetto conferisce alle chiese una pianta a croce. Si parla di pianta a croce greca per le chiese in cui la navata e il transetto hanno la stessa lunghezza e s’intersecano a metà della loro lunghezza.

La pianta a croce greca è tipica dell’arte bizantina. Un famoso esempio di chiesa a croce greca è la Basilica di San Marco di Venezia.

Croce greca

Croce templare (e teutonica)

Fu adottata dai Cavalieri Templari e in seguito dai Cavalieri Teutonici che, a differenza dei primi, rimasero associati tra loro e legati alla Germania per straordinarie imprese in terre lontane.

La croce è un simbolo che fu usato da tutti i crociati e, in modo particolare, da tutti gli ordini militari nati in Terrasanta. Pare che inizialmente la croce utilizzata dai Templari fosse quella patriarcale, con due braccia orizzontali su uno verticale, abbandonata però in seguito a favore della semplice croce rossa in campo bianco, a simboleggiare il loro sacrificio, simile a quello di Cristo, e la purezza dei loro cuori.

Croce templare

Croce di Gerusalemme

Simbolo formato da una croce greca potenziata di colore rosso su sfondo bianco cantonata da quattro croci più piccole e conosciuta anche con il nome di croce di Gerusalemme, croce di Terra Santa o croce di Goffredo, è il simbolo della Custodia di Terra Santa.

Fu adottata anche come stemma dell’Ordine gerosolimitano: al centro campeggia la croce di Goffredo, formata in realtà da cinque croci, cinque come le piaghe di Cristo, una grande centrale e quattro piccole inserite nei quarti delimitati dai quattro bracci. Il colore è rosso sangue per ricordare la crocifissione, ed è contornato dall’oro radioso della resurrezione. Il motto, in un latino medievale popolare, è quello della crociata: “Deus lo vult”.
La croce di Goffredo di Buglione è sicuramente l’emblema cavalleresco cristiano più antico e fu innalzato sulle mura di Gerusalemme nel giorno della sua conquista.

Croce di Gerusalemme

Croce uncinata

https://www.ottaviobosco.it/2015/10/22/svastica-simbolo-esoterico/

La croce uncinata è costituita dalla svastica (dal Sanscrito “svastica” che significa fortuna e felicità). È un simbolo universalmente conosciuto e molto antico, e si rinviene in molte culture antiche. La sua fama più recente va ricondotta all’esaltazione romantica del germanesimo che fece la sua comparsa a cavallo fra i due secoli. Prima, nel 1910, venne adottata come segno d’arianità da vari gruppi antisemiti.
Poi la “croce uncinata” destrogira apparve nel 1919 come simbolo araldico della Thule-Geselschaft e, secondo il barone Glauer Von Sebottendorff (fondatore della Thule), indicava il percorso ascendente del sole dal solstizio d’inverno a quello d’estate.
Nel 1919 Friederich Krohn, appartenente alla Thule, aveva proposto una croce gammata sinistrogira, ma l’idea non riscosse successo.
In seguito la svastica fu adottata da Hitler come simbolo di forza e di potere, prima del partito nazionalsocialista, e dal 1933 al 1945. Posta insieme dell’aquila imperiale divenne l’emblema del Terzo Reich. È noto, infatti, che Hitler ricorresse a pratiche esoteriche e fosse uno studioso di esoterismo: adottando la svastica come simbolo del nazismo ne ha stravolto l’originario significato.

Croce uncinata

Croce composta da 4 squadre equilibrate

 Croce latina

Formata da due segmenti di diversa misura che si intersecano ad angolo retto, in cui il segmento minore è circa a tre quarti del segmento maggiore. Per la maggioranza dei cristiani la croce, chiamata anche il crocifisso, è un simbolo dell’amore di Dio, in quanto rappresentazione della morte di Cristo che ha sofferto ed è morti in croce per la salvezza dell’umanità. La croce cristiana cattolica è generalmente rappresentata con il rapporto tra l’asse verticale e quello orizzontale di uno a due per richiamare le proporzioni del Cristo inchiodato a braccia aperte, sui polsi e ai piedi. Questa forma è quasi onnipresente nell’ architettura delle chiese del nostro paese: l’intersezione di navata e transetto formano una pianta a croce (esistono anche piante in forma a croce greca). Il significato simbolico è di riferimento per i cristiani nel mondo.

Croce latina

Croce di San Pietro apostolo

Croce analoga a quella latina, ma posta in senso inverso. È associata a san Pietro apostolo, che secondo la tradizione fu crocifisso a testa in giù. Proprio per il fatto di essere rovesciata, viene utilizzata come simbolo del diavolo, del satanismo e dell’anticristo.

Croce di San Pietro

Croce rovesciata utilizzata in ambito satanista

Esistono inoltre molti altri tipi di croci, come ad esempio la croce pisana, la croce trilobata etc., che però non risulta che siano utilizzate in particolari riti magici ed esoterici.

 

 

Fonti

Dictionary of Mysticism, F. Gaynor ,Philosophical Library, New York 1953

I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988

Il Grande Libro del Diavolo, delle Streghe e dell’Occulto, Bill Ellis, Newton&Compton Editori, 2005

Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996

Le vie dell’esoterismo, Massimo Centini, De Vecchi Edizioni, Luglio 2005

Magia Vaudou, Rosamaria Nassetti, Edizioni Mediterranee, Roma, 1988

Simboli di Potere, Felicitas H. Nelson, Edizioni Il Puno d’Incontro, Vicenza, 2000

Storia della Magia, Kurt Seligmann, Casa Editrice Odoya srl, 2010; pagg. 249-257

The Encyclopedia of Demons and Demonology, Rosemary Guiley, @2009 by Visionary Living, Inc

 

 

 

 

 

 

Uroborus

Introduzione

L’Uroboro detto anche: Oroborus, Uroboros o Uroborus è un simbolo molto antico che rappresenta un serpente che si morde la coda, ricreandosi continuamente e formando così un cerchio. È un simbolo associato all’alchimia gnosticismo e all’ermetismo.

Significato simbolico dell’Uroborus

Rappresenta la natura ciclica delle cose, la teoria dell’eterno ritorno, e tutto quello che è rappresentabile attraverso un ciclo che ricomincia dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine. Può essere associato anche al simbolo dello Yin e Yang, che illustra la natura dualistica di tutte le cose e soprattutto gli opposti che si completano a vicenda. D’altronde il serpente è uno dei più vecchi e più diffusi simboli mitologici e le sue caratteristiche hanno, molto spesso, spinto l’uomo alla sua associazione a temi sovrannaturali e ultraterreni. Ad esempio il suo veleno è associato, come le piante e i funghi, al potere di guarire, avvelenare, o donare una coscienza espansa (addirittura l’elisir di lunga vita o d’immortalità): il cambiar pelle lo rende inoltre un simbolo di rinnovamento e rinascita che può condurre all’immortalità.

Richiamo al simbolismo del serpente

Il serpente è stato un simbolo fondamentale presso le popolazioni precolombiane, mediorientali, presso gli egizi, i celti, etc. ma forse è meno noto ai più il fatto che fosse un animale sacro anche presso le popolazioni del Nord e Centro America: in questo caso raffigurava e simboleggiava la rinascita. Il serpente perde la propria pelle quando è giunto il momento propizio ed è passionale fino alla morte. È anche mutevole in base alla situazione, talvolta tranquillo per ipnotizzare l’avversario, altre volte rapido e letale con il suo morso velenoso. Passionalità e voglia di uccidere quindi.

Simbolo dell’iniziazione alla magia

Presso il pueblo il serpente richiama il lampo e il tuono che conducono alla pioggia per ottenere buoni raccolti. Il serpente è rappresentato in moltissime culture e nelle più disparate situazioni, ad esempio il serpente che avvolge con le sue spire un bastone o un albero indica il potere (bastone) che si afferma attraverso l’evoluzione (serpente) fino a permeare l’intero pianeta. In assoluto però il serpente che si morde la coda è simbolo gnostico dell’iniziazione e del potere dei maghi e degli occultisti; raffigurato attorno alla stella di Salomone, indica l’alta iniziazione occultistica.

Adorato da sette gnostiche

Come già accennato in passato alcune sette gnostiche, adoravano il serpente del paradiso che aveva destato nel cuore dell’uomo la bramosia della conoscenza. Questo serpente divenne un emblema alchimistico riprodotto nel libro di Cleopatra sulla fabbricazione dell’oro. Il corpo del serpente, metà chiaro e metà scuro, manifestava all’adepto che nel mondo materiale il bene e il male, la perfezione e l’imperfezione si congiungono insieme nella materia. Secondo gli alchimisti la materia è “uno e tutto”.

L’Uroborus degli alchimisti

Il terribile serpente del paradiso fu mutato dagli alchimisti nel benefico Uroborus e questo, a sua volta, si trasformò nel dragone dagli alchimisti. Una bella incisione contenuta nel libro di Lambsprinck “La Pietra Filosofale”, mostra il dragone che vive nella foresta e che si morde la coda.

Dragone alchemico (Lambsprinck)

Lambsprinck aggiunge una spiegazione a quest’immagine: “Il mercurio è precipitato, dissolto nella sua stessa acqua, e quindi di nuovo coagulato”. Questi concetti sono ripresi anche nell’immagine del demone esoterico Baphomet.

L’allegoria alchemico di Lambsprinck

L’allegoria di Lambsprinck riferita al cambiamento di colore del mercurio trattato chimicamente, è spiegata da lui stessa con una sola parola, ovvero “putrefazione”. Nel lavoro degli alchimisti la prima e importantissima fase è il disfacimento e il dragone, cioè il mercurio, deve essere ucciso; il perfetto oro del filosofo non può essere prodotto senza prima distruggere, anche in senso non materiale. L’adepto alchimista era convinto che l’uomo dovesse soffrire lo stesso esperimento, sopprimendo e distruggendo le proprie passioni terrene e corporee, prima di acquisire lo stato di grazia e l’illuminazione. Questi concetti possono essere ricondotti al misticismo cattolico secondo cui il corpo dell’uomo è impuro e la carne d’Adamo corrotta per sempre, ma la carne del Salvatore è in ognuno. Dalla carne putrida di Adamo può germogliare il seme della vita eterna, ed è necessario sprofondare nelle tenebre prima di ascendere alla vita eterna.

Lucertola: significato antropologico e simbolico

Significato simbolico della lucertola presso gli antichi

La lucertola è un antico simbolo di saggezza e fortuna. Essa possiede la capacità di rigenerare la coda e, essendo un rettile, è solita riscaldarsi al sole: per queste capacità è stata per molto tempo oggetto di curiosità e rispetto nelle varie culture. Nell’antico Egitto le lucertole erano associate alla fecondità perché la loro attività diveniva più intensa con le piene del fiume Nilo.

Presso i Romani, soprattutto quelli pagani, era usanza dipingere lucertole sui monumenti funebri come simbolo di speranza e di proseguimento della vita nell’aldilà.

Lo scrittore Plinio sosteneva che un talismano a forma di lucertola avrebbe ridato al vista ai cechi e, inoltre, era un sostenitore della credenza secondo cui spalmare bile di ramarro sugli alberi li preservasse dalle malattie e dal produrre frutti di cattiva qualità.

Credenze medievali…

Durante il periodo medievale, i cristiani la consideravano simbolo di rinascita e resurrezione.

Un’antica tradizione cristiana, diffusa soprattutto in Germania, sostiene che fu proprio una lucertola a leccare il sangue di Cristo e, per tale motivo, ucciderla era considerato un sacrilegio. Sappiamo che le usanze e le tradizioni si tramandano attraverso diverse culture e paesi, infatti, prendendo spunto dalla credenza teutonica prima citata, tutt’ora in Sicilia le lucertole chiamate “San Giovanni”, non vengono mai uccise perché si ritiene che siano vicine al Signore e a Gesù e ne accendano la lampada.

La lucertola e le forze oscure

Come per molti altri animali, anche la lucertola è stata più volte accostata al diavolo, oppure alla stregoneria: nella tradizione ebraica, ad esempio, essa era considerata un essere impuro perché era convinzione che fosse venuta al mondo da un rapporto sessuale tra Satana e una strega. Nell’opera Macbeth di William Shakespeare, la lucertola è uno degli ingredienti fondamentali per realizzare la pozione delle streghe. In alcune zone della Francia, le lucertole venivano sepolte (vive) sotto la soglia di casa come protezione contro la stregoneria. Per il popolo slavo la lucertola era considerata una protezione contro i serpenti, infatti, veniva fissato sul tetto di una stalla per tenerli lontani.

Animale feticcio

Presso le popolazioni native del Sud-Ovest del Nord America la lucertola è considerato un animale feticcio ed è simbolo del tempo dei sogni.

Gli animali feticci, nella concezione di queste popolazioni, possono proteggere l’uomo e fornire aiuto in determinate situazioni. In base alle loro caratteristiche si può scegliere un animale feticcio e pregarlo affinché possa sostenerci in maniera efficace.

Essa cerca il calore solare, esattamente come l’anima umana cerca di acquisire la consapevolezza. La lucertola sogna e si unisce con il tempo dei sogni, rappresenta il cosmo infinito e l’arte. Come talismano aiuta l’uomo a realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni, a esprimere il proprio senso artistico e ad apprezzare il giorno e il sole e, in altri casi, può collaborare a crearsi uno spazio in cui sia possibile vivere i sogni.

Molto diffusa, pressoché ovunque, la tendenza che la lucertola sia un essere divino e ultraterreno. Ad esempio, i Maori Tangaloa (che adorano il dio Tongano degli oceani), credono che il dio del cielo sia incarnato in una lucertola o ramarro; il dio del cielo notturno delle isole Hervery in Polinesia, è raffigurato e considerato una lucertola maculata con abitudini notturne; in Australia, nella ricca cultura totemica degli Aranda australiani, si ritiene che cadrà il cielo se una lucertola verrà uccisa; nella cultura e religione di Samoa, le quali sono ricche di rappresentazioni divine sotto forma lucertole, si ritiene che la lucertola sia il sole e che possegga la capacità di fare da intermediaria con il dio del tempo per avere belle giornate.

Credenze popolari

Nell’antica tradizione farmaceutica alchemica, la lucertola era utilizzata con sale e tagliata a pezzi per estrarre schegge dalla pelle. Le ceneri del rettile erano usate per curare l’alopecia e per annullare gli effetti del veleno degli scorpioni e di altri animali velenosi. Le ceneri della lucertola acquatica erano adoperate per facilitare le operazioni di estrazioni dentarie.

Nella tradizione popolare si pensava che nutrirsi di ramarri aiutasse a curare le malattie della pelle, la sifilide, le verruche e i disturbi del fegato; in Arabia si curava l’impotenza con un estratto a base di lucertola; in Madagascar si seppellivano lucertole vive per curare la febbre e nell’Inghilterra medievale era usanza leccare lucertole per risanare le ferite e le piaghe.

A Pisa esiste un’interessante tradizione secondo la quale, cento giorni esatti prima dell’esame di maturità, porti fortuna toccare la piccola lucertola di bronzo a due code scolpita sulla porta centrale della cattedrale posta di fronte al battistero.

Il significato magico di questa tradizione è stato spiegato dal prof. Mariano Pavanello di cui riportiamo integralmente il concetto espresso: “La lucertolina a due code è un’anomalia che deriva da un fenomeno di duplicazione. Da sempre tali fenomeni sono interpretati come segni a volte fasti, altre volte nefasti. Basti pensare alle nascite gemellari interpretate come segno di abbondanza o come segno di disgrazia. Se associate a qualcosa di positivo, la duplicazione diventa un fatto negativo. Nel caso della lucertola invece, un animaletto buono a nulla (lucertula in latino è diminutivo di lacerta e significa perciò pezzettino), la duplicazione diventa presagio di abbondanza e quindi di fortuna”.

 

Lucertola bronzea nel Duomo di Pisa

Simbolo di dualità

In ambito alchemico le lucertole siano simbolo della dualità delle cose, facendo riferimento alla duplice natura del simbolo di Venere cui la lucertola è collegata: secondo un’opinione meramente personale, tale ipotesi non è del tutto esatta perché riconducibile a un altro animale, la salamandra (spesso confusa con la lucertola).

Il concetto di dualità della lucertola è ripreso, in un certo senso, nell’interpretazione onirica, infatti, sognare una lucertola può avere significati del tutto contrastanti: sognarla può avvertire che bisogna stare in guardia dalle persone traditrici e avere maggior coraggio per affrontare le situazioni, oppure può rappresentare lealtà e affetto. Se la si sogna con la coda tagliata indica il timore di perdere interessi ed energie.

Pavone: significato simbolico ed alchemico

Il Pavone nel mito greco e romano

Fin dall’antichità il pavone era un simbolo di distinzione, bellezza e vanità.

Nella mitologia greca il pavone era considerato sacro alla dea Era, una leggenda narra di come la dea inviò Argo, il mostruoso gigante dai cento occhi, a sorvegliare l’amante di suo marito, Io. Quando Zeus invio Ermes a uccidere Argo, Era utilizzò gli occhi del gigante per decorare la coda del pavone.

Questo mito ha influenzato la credenza fino ai nostri giorni, infatti, in ambito superstizioso, molte persone sono convinte che gli “occhi” posti all’estremità delle piume del pavone rappresentino il malocchio e che porti sfortuna esporle. La sfortuna associata all’esposizione delle piume di pavone può trovare spiegazione nel fatto che Greci e Romani utilizzavano le piume per decorare i templi sacri e nessuno poteva toccarle, tranne il sacerdote. Coloro i quali non resistevano alla tentazione, erano puniti con la morte. Nella mitologia romana la figura corrispondente alla dea greca fu Giunone e i suoi animali simbolo erano il pavone e la vacca.

L’uccello dai mille occhi

Secondo una leggenda Indù, il dio della guerra, delle piogge e del tuono Indra, si trasformò in un pavone dotato di mille occhi sulle piume per sfuggire a al demone Ravana. Sempre nella tradizione Indù si crede che il pavone danzi felice quando vede un temporale: una delle centootto posizioni della danza Indù significa “essere gioioso come un pavone”.
In un manoscritto del quattrocento, “Hortus Sanitatis”, si legge che quando il pavone “sale in alto” è segno di pioggia e, nello stesso periodo, in Europa si credeva che le grida del pavone fossero in grado di spaventare i serpenti. In India, dato che il pavone era solito uccidere i serpenti, nacque la credenza secondo cui il suo sangue e la sua bile potessero essere utilizzati in modo efficace come antidoto contro il veleno: per questo motivo i viandanti portavano con sé dei pavoni durante i loro viaggi. L’importanza del pavone in India è tale che la semplice vista dell’uccello è considerata auspicio di fortuna e di felicità. Aristotele lo definì “uccello persiano”, proprio ad indicarne la provenienza. Alessandro Magno amava i pavoni e stabilì pene molto severe per chiunque li avesse danneggiati.

Simbolo di resurrezione

Questo stupendo uccello fu adottato dai cristiani come simbolo di resurrezione perché, dopo la muta, si riveste di splendore. Dal fatto che Sant’Agostino sosteneva che le sue carni fossero incorruttibili, nacque la credenza secondo cui le piume del pavone poste vicino agli oggetti ne impediscano il disfacimento.

In molte pitture medievali, le ali degli angeli erano raffigurate come piume di pavone.

Significato alchemico

Il pavone ricopre un ruolo importante anche in ambito alchemico: abbiamo già detto che gli antichi alchimisti esprimessero i loro segreti chimici per mezzo di figure di animali allegoriche. Famoso il parallelo della trasformazione degli animali con i procedimenti di lavoro alchemico, necessari all’uomo per raggiungere la completezza.

Nell’immagine sottostante, tratta dal trattato Viatorium di Michael Maier (Oppenheim, 1618), è riassunto l’enigma animale che funge da allegoria per spiegare il raggiungimento della perfezione.

Enigma animale, Pavone, Viatorium di Michael Maier (Oppenheim, 1618)

L’enigma alchemico

Egli, infatti, nasce a seguito della putrefazione del corvo: “il leone rosso Aas combatte contro il lupo grigio e, quando l’avrà sconfitto, diventerà un grandioso principe della vittoria. Dopodiché, rinchiudi il leone in una prigione trasparente con dieci o dodici aquile vergini e affida la chiave a Vulcano; le aquile si arrabbieranno e attaccheranno il leone, sbranandolo e dilaniandolo: quando il cadavere del leone inizierà a imputridire, le aquile per sfuggire al fetore proveranno a volar via dalla prigione e pregheranno Vulcano che le lasci uscire libere. Vulcano non accoglie le loro suppliche e le aquile, dato che la prigione non ha uscite ed è ermetica, si contamina, si corrompono e si putrefanno. Dato che la corruzione di uno è la generazione di un altro, dal leone Aas sdoppiato nascono molte cose: dapprima esce un corvo che, putrefacendosi anch’esso, da luogo a un pavone; quando il pavone svanisce nasce una colomba che trova un luogo asciutto (a differenza del corvo che non ci era riuscito) e, soprattutto nuovo perché la Terra è stata precedentemente distrutta dal Diluvio: quella che trova la colomba è la creta virginale dei filosofi. La colomba, che non è ancora totalmente immune alla corruzione, si trasforma pian piano in una fenice, che viene bruciata da Vulcano nella stessa prigione. Dalle sue ceneri nasce un frutto immortale, grazie la quale tutte le cose sublunari si rianimano”. I colori del pavone si susseguono all’interno del vaso filosofale nella Via umida che si compie con un fuoco di lampada.

Simbolo di entità malvagie?

Nella tradizione dell’Iraq settentrionale, gli Yezidi definiscono il diavolo con il termine “angelo pavone” e credono che non sia un’entità malvagia. Presso qualche popolazione induista e musulmana, è usanza portare addosso piume di pavone per tenere lontani gli spiriti maligni.

Sebbene il pavone sia ritenuto comunemente un animale positivo e di buon auspicio, presso alcune popolazioni, come ad esempio quelle di Giava, viene associato al diavolo.

Il pavone in ambito demonologico

In demonologia, e in particolare nei testi magici Pseudomonarchia Daemonum e Ars Goetia, il demone Andrealphus, di rango Marchese e capo di trenta legioni di demoni, è raffigurato con forma antropomorfa con testa d’asino e coda di pavone. La forma che sceglie per manifestarsi è proprio di quest’uccello.

Demone Andrealphus, Goetia

Significato onirico

Sognare un pavone ci deve indurre a riflettere se i nostri comportamenti e il nostro modo di raffrontarsi agli altri sia corretto; se si sogna intento a fare la ruota allora avremo felicità nel matrimonio e nel lavoro, se invece non fa la ruota significa che sono in arrivo problemi.

Baphomet

Baphomet

Baphomet

Baphomet di Eliphas Levi

Il celebre Bafometto è uno dei simboli più discussi e fraintesi del mondo esoterico, utilizzato anche in ambito massonico, occultista e satanista. In questa prima parte del video sarà analizzato dal punto di vista alchemico e simbolico e, soprattutto, si farà chiarezza circa il suo vero significato. Erroneamente ritenuto un demone facente parte della gerarchia infernale: potremmo definirlo demone esoterico piuttosto. Il suo valore simbolico originario è molto discusso; pare infatti che i Templari adorassero un idolo misterioso cui dovevano rendere omaggio una volta iniziati all’ordine. Spesso Baphomet è utilizzato in ambito massonico e satanista. Verità? Finzione? Andiamo a scoprirlo insieme!

Ecco il link del video:

https://www.youtube.com/watch?v=ovRrPwTNRko

 

Canale Telegram – Esoterismo

Canale Telegram, “Esoterismo”, dedicato a discussioni inerenti tutto ciò che concerne il mondo esoterico: demonologia, simbologia, alchimia, spiritismo, mitologia, antropologia, escatologia, magia, antichi grimori.

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