Tag Archivio per: simbolismo

Leone: significato nel mito e simbolismo

Leone (Panthera leo)

Origine simbolica, mitologia e storia

Il Leone è il simbolo per eccellenza della forza, del dominio, del coraggio, dell’orgoglio e della fierezza.

Per le caratteristiche tipiche di questo imponente felino, ritroviamo sue rappresentazioni in quasi tutte le antiche culture.

La divinità egizio-persiana Mitra inizialmente era raffigurata con una testa di leone e per questo motivo nacquero le feste leontiche tipiche dei riti mitriaci; il dio Kneph, adorato dai Tebani, era venerato come un dio con la forma di serpente ma, in alcune rappresentazioni monumentali, si ritrova effigiato con testa leonina circondata da raggi solari; la dea fenicia Astarte (Ashtart o Ištar) venerata dalle popolazioni semitiche, il cui culto era diffuso in tutta l’area mediterranea, spesso era rappresentata su un leone.

Nella cultura egizia l’effige più famosa del leone si ritrova nella Sfinge che unisce la figura umana con quella leonina: essa appare già nell’Antico Regno nei testi delle piramidi con l’appellativo di “Dio-leone”. In Egitto la Sfinge era considerata una divinità maschile ed era sempre riprodotta accovacciata; ricordiamo una delle più antiche Sfingi, quella di Giza, che il faraone Cheope fece realizzare intorno al 2600 a.C..

Lo scrittore Diodoro Siculo, nell’opera Biblioteca Storica (III,34), afferma: “In Etiopia e nel paese dei Trogloditi, si trovano Sfingi che sono di aspetto simile a quello che viene assegnato loro nei dipinti; sono solo più pelose. Sono esseri per natura molto docili e imparano con facilità tutto quanto viene loro indicato”.

Sculture di leoni e leonesse a guardia di templi e luoghi sacri erano comuni e simili presso le culture dei popoli mesopotamici, egiziani, orientali e indiane.

La divinità Cibele, venerata dapprima in Asia Minore e, in seguito, in Grecia e presso i Romani, oltre ad essere la dea della fertilità, era considerata la sovrana della natura selvaggia non contaminata dall’uomo e, proprio per questo, era considerata al signora delle belve e, in particolare, del leone. La dea Cibele trova una sua collocazione anche nell’antico mito greco: il suo carro era infatti trainato da due leoni che, in realtà, altro non erano in origine che Atalanta e Melanione, trasformati da dal supremo Zeus in fiere come castigo per aver violato il tempio della dea.

Sempre nella mitologia greca, il leone fu la prima prova che l’eroe greco Ercole, figlio di Zeus e Alcmena, dovette affrontare su incarico del re Euristeo. Da tempo giungevano notizie che le campagne di Nemea, nei pressi di Corinto, erano depredate da un leone che ogni notte scendeva dalle colline per uccidere uomini e animali: Ercole avrebbe dovuto ucciderlo e scuoiarlo, quindi far ritorno con la pelle del leone per dimostrare che era riuscito nell’impresa.

Ercole portò a termine la missione uccise il leone con una clava, e tornò con la sua pelle avvolta intorno al corpo (con la quale spesso è raffigurato nell’iconografia).

Ercole con pelle di leone

 

Il leone è stato ampiamente utilizzato per descrivere creature mitologiche come ad esempio la chimera e il grifone ed era inoltre era rappresentato anche dal misterioso popolo etrusco: una bellissima rappresentazione scultorea è presente nel tratto di mura del Duomo di Pisa e, in particolare sulla Torre del Leone, nei pressi del l’ingresso chiamato Porta del Leone.

Secondo i Romani, solamente il canto del gallo poteva spaventare un leone: questa credenza deriva probabilmente dal fatto che anche il gallo sia dotato di cresta.

Durante il periodo medievale questo maestoso felino si pensava che il leone fosse in grado di cancellare le proprie tracce con la coda e che riuscisse a dormire con gli occhi aperti, per cui era preso a riferimento per indicare l’assoluta vigilanza: sterminato il suo utilizzo in campo araldico (anche come leone alato).

 

Il leone nel Cristianesimo e in ambito demonologico

Frequenti anche le citazione bibliche del leone e, tra queste, ci sembra opportuno riportare un passo contenuto nell’Apocalisse di Giovanni (13,1-2; 16,1): “E vidi dal mare salire una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle sue corna dieci diademi, e sulle teste nomi blasfemi. E la bestia che vidi era simile ad una pantera, le zampe sembravano di orso, il suo muso come quello di leone….”. In questa visione Giovanni si riferisce alla bestia che emerge dal mare, una figura che riconduce al mostruoso, al bestiale per fornire alla creatura una valenza demoniaca. Giovanni, per questa descrizione, scelse gli animali più feroci secondo la propria concezione, e il leone era tra questi. In particolare la descrizione del leone è simile alla prima bestia di Daniele (Daniele 7,4). Con il materializzarsi della bestia del mare, aventi caratteristiche del tutto differenti dalla bestia della terra, Satana riesce ad ottenere quel riconoscimento che aveva cercato di trovare, senza alcun risultato, nel regno dei cieli. Il signor degli inferi con l’Anticristo ha la possibilità, seppur temporanea, di dimostrare il proprio potere.

Nella Sacra Quadriga, il misterioso carro (trono) di Dio che, secondo una visione del profeta Ezechiele successivamente ripresa da Giovanni nell’Apocalisse, era condotto da quattro esseri misteriosi con sembianze di uomo, di leone, di toro e di aquila, gli storici cristiani riconobbero negli evangelisti la valenza simbolica della profezia: l’evangelista Marco fu identificato con il leone perché il suo Vangelo ha inizio con la predicazione di Giovanni Battista nel deserto, luogo in cui erano presenti molte bestie selvatiche.

In ambito escatologico non è infrequente che il leone sia associato al diavolo (spesso a Satana) ed è stato inoltre utilizzato in demonologia per raffigurare diversi demoni (testi magici Pseudomonarchia Daemonum, Ars Goetia, Dictionnaire Infernal), tra cui ricordiamo:

Buer, demone che capeggia cinquanta legioni di demoni, secondo alcune rappresentazioni (Louis Le Breton) è formato da una testa di leone circondata da cinque zampe caprine;

Purson, spirito infernale che è al comando di ventidue legioni di demoni, è raffigurato come un uomo con testa di leone che cavalca un orso;

Vinè, demone capo di trentasei legioni di demoni, è raffigurato come un leone che tiene un serpente in mano e cavalca un cavallo nero.

 

Simbolismo alchemico del leone

Nella filosofia alchemica ed ermetica, il leone ricopre un ruolo fondamentale e lo si trova utilizzato come allegoria e in raffigurazioni varie volte.

Nel libro di Abraham Lambsprinck, De Lapide philosophico (Francoforte, 1625), c’è un raffigurazione di un’allegoria molto interessante in cui si vedono due leoni in una foresta,

I due leoni alchemici

Con un testo che riportiamo integralmente:

I saggi giustamente c’insegnano

Che due forti leoni, un maschio e una femmina,

S’appiattano in un’oscura e aspra vallata.

Il maestro deve catturarli,

Sebbene essi siano svelti, feroci,

E d’aspetto terribile e selvaggio.

Se alcuno con la sapienza e l’astuzia

Può accalappiarli e legarli

E portarli nella stessa foresta,

Di lui si può dire con giustizia e verità

Che ha meritato la lode più d’ogni altro,

E che la sua sapienza trascende quella dei saggi mondani.

 

I due leoni rappresentano i nuovi simboli dell’anima e dello spirito e, quando sono catturati, devono essere riuniti nel loro corpo. Nello stato della perfezione umana, l’anima e lo spirito devono essere riuniti in uno. Come lo spirito tende verso Dio ed è ostacolato dal corpo, similmente il mercurio deve sublimare varie volte, volare in alto e ritornare nel nido, fino a che non si raggiunge la fissazione. In pratica l’alchimista deve procedere lentamente nel proprio viaggio spirituale, ma lo spirito e il corpo diventeranno una cosa sola nel nido, ossia nel cuore.

In altre parole lo spirito e l’anima devono essere aggiunti e sottratti al corpo (solve et coagula, concetto chiaramente espresso nella rappresentazione del demone ermetico Baphomet), tanto che “dev’essere un grande miracolo che da due leoni ne risulti uno”.

Un’altra raffigurazione interessante che esprime concetti simili a quello già spiegato, si trova nell’opera Atalanta fugiens di Michael Maier (Oppenheim, 1618),

leoni alati in ambito alchemico

in cui l’autore consiglia di sublimare lo zolfo e il mercurio fino a renderle inseparabili: “Aggiungi al leone una leonessa alata in modo che entrambi possano vivere nell’aria: Ma lui rimane solido e resta sulla Terra. Questa immagine della natura ti indica la via attraverso cui essa governa”.

In ambito alchemico il leone rosso simboleggia il Sole e il leone verde (assieme all’aquila, al serpente e alla colomba), la Luna philosophorum.

Secondo il Rosarium philosophorum (ed. Telle, Weinheim,1992), “il leone verde che divora il sole” rappresenta il “mercurio nostro”. Egli agisce in profondità di ogni corpo e lo eleva. Quando viene mescolato a un corpo, lo ravviva e illumina e ne trasmuta la sostanza (“Io sono il leone verde e d’oro senza preoccupazioni. In me si celano tutti i segreti dei filosofi”).

 

Allegoria alchemica: Leone verde che divora il sole (Weinheir)

Michael Maier, nell’opera Atalanta fugiens (Oppenheim, 1618), sostiene che oltre al vapore niveo, che ricade come “acqua ardente” o “fuoco innaturale”, e alle “acque sulfuree e fetide”, il leone verde è una delle “tre cose sufficienti a padroneggiare l’arte”. In questo senso viene descritto come estratto gelatinoso dell’antimonio grezzo.

Secondo Heinrich Khunrath, “il leone verde è il tutto universale e comprensibile in modo conciso e naturale, e tutto ciò che la supera con l’arte, secondo i principi naturali”.

Sulla scia di questo concetto, D. Stolcius Von Stolcenberg (Viridarium chymicum, Francoforte, 1624), il sangue del leone verde, detto anche “vetriolo dei savi”, è il solvente universale che divora i sette metalli e l’oro. Basilius Valentius afferma che il sangue coagulato del leone rosso (lapis, Sole), deriva dal sangue volatile del leone verde.

 

Superstizione e interpretazione onirica

Secondo la tradizione africana, mangiare il cuore di un leone infonde coraggio in colui che se ne nutre e portare un occhio di leone sotto l’ascella aiuta a tenere lontane le altre bestie feroci; indossarne la pelle, invece, dona la capacità di essere invisibili.

In altre tradizioni occidentali, poiché il leone è considerato il re degli animali, si pensava che l’animale non facesse mai del male a un altro re.

La tradizione comune sostiene che il leone abbia paura solo del gallo, la cui cresta è imponente quanto quella del felino.

Sognare un leone può indicare preoccupazione nei confronti dei propri superiori o datori di lavoro; lottare e vincere con un leone preannuncia che riusciremo a ottenere un successo a seguito di pericoli e ingiustizie.  Sognare un gruppo di leoni è presagio di proposte lavorative a collaborare in gruppo: ciò potrebbe portare a ottimi risultati negli affari. Sognare un leone che sbadiglia significa poter essere tranquilli, se invece il leone ha un aspetto corrucciato è un cattivo segno che indica future malattie. Un leone in gabbia è sinonimo di amicizia vera e duratura, un leone ruggente è indice di morte. Avere in sogno paura di un leone indica un grosso pericolo che incombe.

 

Trasmissione TV – Scienza e Coscienza

Royal Dynasty WebTV

https://youtube.com/playlist?list=PLDNvAtnibk8WdMZ9YvGok8HoVMr1J0qkd

In onda su Teleregione Toscana (canale 78 digitale terrestre) in prima serata alle ore 21

Le prime 5 puntate:

4 maggio 2023 – I puntata

11 Maggio 2023- II puntata

18 Maggio 2023 – III puntata

25 Maggio 2023 – IV puntata

1 Giugno 2023 – V puntata

Scienza e Coscienza 

Spazio televisivo dedicato alla trattazione senza censura di aspetti scientifici legati soprattutto all’attualità, alla geologia nel senso più generale del termine e alla delucidazione e riflessioni di tematiche legate alla natura intrinseca dell’uomo e dell’universo, in cui si proverà a fornire risposte basate sugli aspetti scientifici che non possono essere scissi da un livello di consapevolezza cosciente legato a tutto ciò che ci circonda.

Approfondimento di tematiche che normalmente sfuggono alla realtà oggettiva che non esiste, in quanto ognuno ne ha una propria percezione. Tra realtà e percezione della stessa esiste un confine che a prima vista può sembrare una linea sottile e indefinita, ma che in realtà rappresenta un abisso dentro al quale ci si potrebbe perdere dentro senza l’acquisizione di consapevolezza.

Beàti monòculi in tèrra cecòrum

 

Moderatore

Dott. Marcello Boldrini, biologo: laureato in Neuropsicobiologia comportamentale presso l’Università di Pisa.

 

Ideatore Trasmissione e ospite fisso

Dott. Geol. Ottavio Bosco: geologo libero professionista e docente universitario presso il Dipartimento di Scienze della Terra di Pisa.

Ha collaborato con alcune case editrici attive nell’ambito della geologia, pubblicando articoli su riviste del settore.

Scrittore, autore di vari romanzi e studioso di simbologia, alchimia, mitologia, escatologia e antropologia, nonché autore di numerosi articoli di esoterismo nel senso più ampio del termine.

Asino: origini e significato simbolico

L’asino nel mito

Secondo la mitologia greca Apollo fece crescere orecchie d’asino a re Mida perché costui prediligeva la musica del flauto di Pan rispetto a quella del suo liuto.

Sorprendentemente l’asino assume in significato importante nel mito egizio che spesso viene utilizzato per raffigurare il dio egizio Set: trattasi dell’asino rosso che era rappresentato come una delle entità più temibili tra tutte quelle che l’anima del morto doveva incontrare nel suo percorso verso l’oltretomba.

Aspetti esoterici

Nella concezione esoterica l’asino rosso assume lo stesso significato e accompagna l’iniziato nelle prove che deve superare. Sul significato dell’asino e circa il suo ruolo nella tradizione evangelica, è possibile rinvenire in bibliografia e in rete moltissime informazioni in parte concrete e rispondenti al vero. Vogliamo però in questa sede proporre una similitudine, probabilmente azzardata, tra l’asino rosso sopra descritto e l’allegoria descritta nell’Apocalisse in cui si parla della grande prostituta (la madre delle meretrici, la Grande babilonia), che cavalca una bestia scarlatta con sette teste e controlla i potenti della terra e i suoi abitanti.  La prostituta di Babilonia è intesa da alcuni studiosi come la rappresentazione dell’Anticristo perché è accusata di essere la responsabile della corruzione della terra: con essa hanno fornicato i re della terra e si è ubriacata con il sangue dei martiri. È vestita in modo sfarzoso, cavalca una bestia scarlatta e nelle sue mani brandisce un calice d’oro ricolmo di abominazioni.

Alla fine però la grande prostituta verrà distrutta dallo stesso Anticristo in modo efferato: leggendo tra le righe si evince che la prostituta definita babilonia, in realtà altro non sia che Gerusalemme: infatti, dopo la sua distruzione nel 70 d.C., la città divenne una prostituta, per cui una figura ben diversa dalla città santa che l’aveva identificata in precedenza. Ricordiamo inoltre che fu proprio l’asino a portare Cristo sul dorso e, in quanto tale, ritenuto animale sacro.

Proprietà curative

Secondo la credenza popolare l’asino ha anche proprietà curative: prelevare tre peli dalla sua criniera nera e metterli successivamente in un sacchetto al collo del malato, erano ritenuti un ottimo rimedio contro la pertosse. Alto rimedio contro la pertosse consisteva nel far passare nove volte il bambino sotto la pancia di un asino mentre, per guarire da ferite di serpenti e scorpioni, era sufficiente mangiare il polmone di un asino. Per proteggere un bambino dalla paura, è necessario coprirlo con la pelle di un asino. Se un bambino malato è messo in groppa all’asino in corrispondenza dei peli che formano una croce e l’animale percorre nove giri, la guarigione del bambino è assicurata. A causa della conformazione a croce dei peli dell’asino sulla sua schiena, pare che nemmeno il diavolo possa assumere le sue sembianze. Come per gli altri animali, anche l’asino può presagire cambiamenti climatici, infatti, se egli tende le orecchie e raglia allora la pioggia è in arrivo.

Per quanto riguarda la fase onirica, sognare un asino carico che cammina rappresenta un matrimonio felice e viaggi, anche se, a causa della proverbiale lentezza e caparbietà dell’animale, potrebbe indicare che i viaggi subiranno ritardi. A causa dell’abitudine dell’asino di andare a nascondersi prima di morire (consuetudine, tra l’alto, comune a molti altri animali come ad esempio il gatto), pare che vederne la carcassa sia di buon auspicio: proprio perché è raro vedere un asino morto (da cui deriva il detto popolare non si vede mai un asino morto).

Nella concezione massonica

Per quanto riguarda l’aspetto massonico, si ricorda l’allegoria “dell’asino che trasporta le reliquie” di Guénon che va letta, sinteticamente, in questo modo: l’iniziato che effettua un rito può anche non comprenderlo, ma non per questo motivo il rito non sarà trasmesso. Seppur i membri di un’organizzazione iniziatica possano non comprendere a fondo il significato dell’appartenenza del loro ordine, il ricongiungimento con lo Spirito avverrà comunque. Anche in questo caso, anche se si tratta di una metafora ben più profonda delle semplici parole, l’asino è considerato un animale testardo e stupido: in realtà sappiamo trattarsi di un animale molto intelligente, ma le sue caratteristiche di cocciutaggine e ostinatezza, hanno fatto sì che nell’immaginario collettivo la parola asino fosse associata a persone stupide o che non hanno voglia di studiare.

La botte d’asino

Classica l’espressione attribuita a uno studente svogliato, sei un asino: le perverse menti dei carnefici medievali presero spunto da questo concetto per inventare metodi di tortura terribili come ad esempio, l’asino che veniva riservato ai bambini ritenuti poco intelligenti o cattivi studenti; essi erano messi per ore in punizione su un piccolo asino feticcio che sulla schiena aveva delle spine di ferro e il bambino era costretto a indossare un copricapo con le orecchie d’asino. Oppure la botte dell’asino dentro cui veniva messo il malcapitato, solitamente accusato di essere un ladro, con la testa imprigionata in una maschera di ferro con le orecchie a forma d’asino. La vittima era costretta a girovagare in quel modo e a defecare dentro la botte fino a che non si riempiva: questo, solitamente, portava a una morte lenta e straziante per setticemia.

La catena d’unione massonica

Introduzione

La catena d’unione esprime senz’altro una gestualità rituale ed è uno dei simboli più importanti utilizzati in ambito massonico, ma anche compreso in maniera superficiale o, addirittura, errata.

Nell’opinione comune rappresenta la corda di cui si servivano i massoni per tracciare e delimitare il contorno di un edificio, ma tale interpretazione risulta alquanto restrittiva.

Loggia immagine del Cosmo

È necessario ricordare che la maggior parte degli edifici era costruito ricalcando un modello cosmico, infatti la Loggia altro non è che una rappresentazione, un’immagine del Cosmo. Una qualsiasi struttura doveva essere incorniciata da qualcosa che rappresentasse la cornice stessa del Cosmo e, in tale ambito, il tracciato della corda ne simboleggiava una sorta di proiezione terrestre.

Una volta terminato l’edificio la corda non è più necessario perché non ha più funzioni da svolgere: quindi la corda non va intesa nel suo senso materiale, ma come emblema cosmico. La corda stessa, intesa come catena d’unione, diviene quindi il simbolo per eccellenza della cornice del Cosmo assumendo un significato celeste e non terreno. Si potrebbe affermare che la terra restituisce al cielo ciò che originariamente gli aveva preso in prestito.

I nodi della catena d’unione

Mentre la corda come utensile non presenta interruzioni ed è continua, la catena d’unione è caratterizzata dalla presenza di nodi, posti a distanze regolari ed equidistanti, in numero pari a dodici. Come non correlare questo numero ai segni dello Zodiaco?  Lo Zodiaco infatti, all’interno del quale si muovono i pianeti secondo traiettorie definite, costituisce il rivestimento del Cosmo come una sorta di “cornice” celeste.

Alcuni studiosi e massoni sono convinti che ai nodi descritti, detti anche lacci d’amore, corrisponda sul piano ideale un egual numero di colonne: dieci più le due colonne dell’Occidente cui corrispondono le estremità della catena d’unione.

Dal mio punto di vista invece è difficile non fare un collegamento con la disposizione circolare di molti monumenti megalitici che sono stati costruiti in chiaro rapporto con lo Zodiaco.

L’ordine Cosmico

La funzione principale della cornice, che sfugge a molti studiosi e probabilmente anche a molti massoni, è quello di mantenere al loro posto i vari elementi che contiene al suo interno, in modo da formare un qualcosa (o tutto) di ordinato.

Non a caso l’etimologia del termine Cosmo significa armonia: l’universo complesso e ordinato che si contrappone al Caos.

La nostra realtà è infatti ordinata dalle determinazioni spaziali e temporali legate in modo diretto allo Zodiaco sia per il rapporto di quest’ultimo con il ciclo annuale, sia per la sua corrispondenza con le direzioni dello spazio da cui deriva il problema dell’orientamento tradizionale degli edifici.

L’inganno dell’entropia

Abbiamo spiegato come, simbolicamente, la cornice serva a mantenere ordine nei corpi celesti e nell’universo.

A tal proposito non posso esimermi da esprimere il mio pensiero, in base all’affermazione precedente, tra l’altro sostenuto per primo dal professor Corrado Malanga, con cui concordo appieno.

Già dalle scuole superiori ci vengono insegnati i concetti di entalpia ed entropia e, quest’ultima, viene il più delle volte così definita: “l’entropia di un sistema è spesso identificata con il suo disordine, e la sua tendenza ad aumentare, espressa dal secondo principio della termodinamica, con una tendenza della natura verso il disordine”.

S’inizia male, direbbe un mio caro amico: in realtà l’entropia, da intendersi come Coscienza, significa ordine ed è l’unica cosa che cresce sempre nel nostro universo.

Il nostro universo si sta raffreddando e tutto tende all’ordine: questa è la realtà fisica.

Un concetto totalmente opposto a quello insegnato nelle scuole (ed erroneamente duale). Ci si potrebbe chiedere se ciò venga fatto per ignoranza o per un preciso disegno prefissato…in ogni caso disdicevole, secondo un mero punto di vista personale.

Conclusioni

Ogni espressione è a tutti gli effetti un simbolo del pensiero che essa traduce esteriormente e il linguaggio altro non è che un simbolismo.

Il linguaggio simbolico aiuta ciascuno a comprendere, in maniera più o meno completa, la verità che rappresenta in base alle proprie capacità intellettuali.

Nell’ottica del simbolismo concetti “elevati”, che sarebbero trasmissibili con qualsiasi altro mezzo in modo difficoltoso e poco chiaro, nel momento in cui vengono correlati a simboli possono divenire più comprensibili.

Purtroppo in diversi ambiti in cui l’aspetto del simbolismo fa da padrone, comprese certe massonerie, la conoscenza è riservata a pochi, agli iniziati che intraprendono un percorso di “illuminazione”: il sapere viene trasmesso, ma è anche vero che per farlo occorre comprenderne a fondo il significato, aspetto per niente scontato.

Ricordate che tra realtà e la percezione di essa esiste un confine che può sembrare labile e indefinito, ma che diviene un abisso allorché si prova a manipolare per trarne benefici di vario genere. Ragionate quindi secondo la vostra consapevolezza, che altro non è che una misura della Coscienza.

 

Fonti

 

  • Alchimia e Mistica, Alexander Roob, Taschen GmbH, 2007
  • Simboli della Scienza Sacra, René Guenon, Adelphi Edizioni, Luglio 2011

Origine e significato dei principali simboli esoterici

Introduzione

Fin dai tempi più remoti gli uomini utilizzavano simboli ai quali attribuivano particolari proprietà e che, talvolta, indossavano o si dipingevano sul corpo allo scopo di proteggersi da influssi negativi. Nonostante tutto l’uomo ha sempre vissuto in un mondo materiale per cui, per non perdere del tutto il contatto con la propria spiritualità, ha avuto bisogno di riscontri visibili e tangibili.

Pensiamo ad esempio agli amuleti o ai talismani che vengono utilizzati ancor oggi e che fungono da portafortuna (i primi) e da protettori (i secondi); come non far riferimento poi alla ben più nota croce cristiana? Viviamo in un mondo costellato di simboli con i più disparati significati che, puntualmente, sfuggono al nostro senso primario, ovvero la vista: basta però una visione più attenta e curiosa per scoprire magicamente che anche le nostre città nascondono disegni dal significato criptico e intrigato e che affondano la propria origine nello strabiliante percorso evolutivo della nostra specie.

Ancor oggi siamo soliti utilizzare simboli che per noi hanno un significato chiaro e univoco ma che, in realtà, sono stati adottati da culture molto antiche e il cui valore rituale e simbolico era in realtà molto differente.

Per tali motivi in questo articolo descriveremo alcuni dei principali simboli tutt’ora utilizzati in campo esoterico, suddividendoli per provenienza storica e antropologica perché, per comprendere a fondo il reale significato di un simbolo, è imprescindibile conoscerne le origini.

Principali simboli utilizzati nella cultura egizia

 

Ankh, croce a due manici

Questo simbolo è tutt’ora misterioso. Nel suo significato originario identificava la vita eterna, divina: è nota anche come chiave della vita. È sempre stato ritratto nel momento in cui le divinità consegnavano al re (faraone) il dono dell’alito vitale mentre portavano la croce di Ankh.

Ma, osservando attentamente questo simbolo, possiamo notare che la croce è formata in realtà da circolo (parte superiore della croce) e da un manico (parte inferiore della croce): la sezione superiore rappresenta quindi il sole, mentre la sezione inferiore la terra. In molte rappresentazioni la croce con i manici viene fissata tramite un anello. Per quale motivo? Perché la croce simboleggiava una sorta di chiave per l’accesso al regno dei morti.

Nelle culture successive a quella egizia la croce di Ankh ha assunto un significato diverso: alternativa alla croce cristiana, rifiuto della verginità e della castità e fedeltà al libero amore. Pensiamo ad esempio al culto della dea Astarte in Medio Oriente.

Croce egizia, Ankh

Occhio di Horus

È un simbolo dal profondo significato esoterico.

L’occhio è sempre stato uno dei simboli protettivi più potenti dell’antico Egitto.

Gli occhi della divinità dei falchi Horus sono il sole e la luna. L’occhio destro è rappresentato dal sole, e simboleggia il futuro e l’attività, l’occhio sinistro è rappresentato dalla luna e simboleggia il passato e la passività. Entrambi gli occhi conducono all’onniscienza e sono associati all’invulnerabilità e alla fertilità eterna. Per tale motivo spesso venivano collocati sul lato sinistro dei sarcofagi: in tal modo il defunto poteva vedere il cammino da percorrere. Ai nostri giorni è utilizzato come potente amuleto contro il malocchio.

Occhio del dio egizio Horus

Colonna Djed

La colonna Djed ha origini ancora più antiche di quelle egizie e, probabilmente, era un feticcio che rappresentava un palo attorno al quale erano intrecciate e piantate spighe di grano ricollegabili al culto della fertilità.

Con gli egizi la colonna di Djed divenne il simbolo di Osiride che, essendo la divinità della resurrezione, rappresentava la fertilità e l’eterna durata: la colonna divenne così la colonna vertebrale del dio e la sua costruzione rappresentava la vittoria di Osiride sul suo eterno avversario Seth.

La colonna Djed veniva donata ai defunti come amuleto e doveva determinare la resurrezione dei morti, conservare la facoltà procreativa e assicurare la vita eterna.

Lo Djed è il supremo simbolo di unificazione di tutte le polarità, esso connette alla trascendente realtà dell’Uno. Simboleggia inoltre l’asse micro e macrocosmico. Come asse cosmico, lo Djed è il cilindro, la colonna di luce che collega la Terra al Cielo.

Colonna Djed

 

Principali simboli utilizzati nella cultura celtica

È importante ricordare che i Celti non esprimevano concetti e ideologie religiose attraverso immagini, ma tramite figure geometriche come nodi, spirali e labirinti. Questo concetto basilare si ritrova in ogni simbolo utilizzato da questo misterioso e interessante popolo.

 

Croce celtica

Le croci celtiche rappresentano il collegamento tra la fede celtica e quella cristiana: solitamente sono composte da una croce cristiana circondata da un’altra croce che rappresenta la personificazione della ruota del sole (in tal modo i Celti costruivano un rapporto, una connessione tra la loro religione e quella nuova cristiana).

La ruota del sole assume il significato di valore, salute, coraggio e sicurezza in sé stessi, la croce invece l’aiuto dell’angelo custode.

Esistono varie tipologie di croci celtiche; ad esempio la croce con braccia uguali e modelli intrecciati che si incontrano nella parte mediana, rappresenta l’armonia e l’accordo del sé equilibrato con il creato.

La croce celtica, detta anche druidica, rappresenta il più alto simbolo della conoscenza iniziatica degli antichi druidi, e la somma sintesi della loro scienza ovvero il sigillo del sapere e degli elementi della natura che convergono al centro di un cerchio che è simbolo del quinto elemento, della quinta essenza. A tutti gli effetti può essere assimilata al classico pentacolo, che agisce attivamente in corrispondenza con il cosmo.

Le croci celtiche vengono utilizzate in magia, come amuleti protettori contro i litigi e i pericoli dei viaggi fisico-spirituali e come talismani.

Croce celtica

 

Triskel

Trattasi di un simbolo tripartito in cui, all’interno dei suoi tre vortici sono contenuti altri piccoli vortici. Rappresenta la ruota danzante della creazione che, con la sua energia vorticosa, istilla vita in tutte le cose.

I Celti erano soliti utilizzare questo simbolo come protezione contro la malasorte e per allontanare ogni forma di negatività.

Il Triskel che è possibile trovare trascritto anche come triskell, triskèle , triscèle, trisquelle, triskellion, è dunque un simbolo antico e si rinviene pressoché ovunque nelle sue diverse versioni e interpretazioni grafiche.

Varie rappresentazioni modificate sono utilizzate anche ai nostri giorni.

È interessante notare che il termine deriva dal greco “τρισκελης”, “triskélès” che significa “a tre gambe”; per tale motivo si rinviene spesso rappresentato da tre gambe piegate che possono essere nude o diversamente armate, come ad esempio nel simbolo della regione Sicilia, di sicura origine precristiana, o sulla bandiera dell’Isola di Mann che con buone probabilità fu adottato intorno all’ XI sec. d. C. a partire proprio da quello siciliano.

Triskell celtico

 

Nodo Pittico

Il Valknutr o nodo pittico personifica i nove mondi dei tre settori che sono eternamente uniti ed esprimono le forze universali: nascita, trascorrere del tempo e nuovo inizio.

Rappresenta un potente amuleto e fornisce protezione contro: motivi infimi ed entità negative, gli insuccessi nell’esercizio dei riti magici nei quali si richiamano forze divine e i pericoli in generale.

Nodo pittico

 

Nodo celtico triangolare

Simbolo tripartito che simboleggia la congiunzione del corpo, dello spirito e dell’anima (notare la somiglianza con la Trinità Cattolica). I nodi sono considerati come intralci nel viaggio attraverso la vita. E’ molto utilizzato nelle pratiche esoteriche e come amuleto.

Nodo celtico triangolare

 

Nodo celtico con tre cavalli

La diposizione tripartita dei cavalli significa che il corpo, la mente e lo spirito sono in armonia. Nella tradizione celtica (così come in molte altre culture) il cavallo è forse l’animale più importante e maggiormente considerato: appartiene alla dea Epona ed è il simbolo per eccellenza della forza, della bellezza e della costanza. Il nodo con tre cavalli era utilizzato dai guerrieri (come amuleto, raffigurazione o tatuaggio) come protezione nelle battaglie.

Nodo celtico quadruplo

Per i Celti il numero quattro era un raddoppiamento del numero due e, come tale, legato alla luna che rappresenta l’estensione dello spazio. I nodi mostrano l’intreccio dell’universo per dimostrare che tutto è collegato anche se non sempre in maniera palese. Esistono varie tipologie di nodi quadrupli e sono utilizzati come talismani per sviluppare l’intuizione e per mostrare il proprio essere: trovano la loro collocazione anche in pratiche magiche.

Nodo celtico quadruplo

Principali simboli utilizzati nella cultura medievale

 

Spada di Davide

Potentissimo simbolo esoterico ed efficace amuleto contro l’ingiustizia, i nemici, i complotti e le sofferenze.

La spada simboleggia la lotta della giustizia contro l’ignoranza e la persona giusta e onesta osserva sempre entrambi questi aspetti prima di decidere.

Spada di Davide

Abracadabra

Si tratta di una delle parole più famose e utilizzate nei riti esoterici. Per la prima volta questa parola è stata citata nel III sec. nel Liber Medicinalis di Quintus Serenus. Il termine Abracadabra è composto dalla parola celtica abra (Dio) e cad (santo).

La parola abracadabra, in realtà, ha antichissime origini ebraiche. E’ composta da tre locuzioni: abra (creare), echad (uno) dabra (parola).

Nella concezione medievale le undici lettere della parola si riferiscono alla legge divina. Per fare in modo che l’amuleto abbia effetto è necessario che la parola venga scritta in ordine decrescente, secondo un preciso schema (vedi figura). Tramite le lettere di ciascuna riga la lettera A, ossia la legge divina (l’alito divino, il suono originario), è portata sulla terra.

È interessante però notare come questa parola venga usata nella sua versione aramaica anche nella fortunata serie di romanzi della scrittrice J.K. Rowling, Harry Potter.  Lord Voldemort  utilizza questa parola per uccidere. Avada Kedavra, derivante da Abhadda Kedhabrha, significa “sparisci con questa parola”, ossia “muori”.

Abracadabra

 

Uomo verde

Il viso dell’uomo verde è rinvenibile sui capitelli di molte chiese e fontane medievali (e rinascimentali): è considerato, infatti, uno spirito protettore. È un antico simbolo ricollegabile al nostro filo conduttore con la madre terra e, presso i Celti, era noto come Cernunnos. È possibile evidenziare una certa analogia con la figura del dio greco Pan. È considerato ancora un potente simbolo esoterico.

Uomo verde

Rappresentazione scultorea Uomo verde, Battistero di Pisa

Uomo verde in fontana posta alla base della statua di Mosè all’interno del Palazzo dell’Arcivescovado a Pisa

Stella a cinque punte (pentagramma)

Il pentagramma è anche conosciuto come piede dei Druidi perché veniva utilizzato come protezione proprio contro i Druidi e le streghe.

Dal punto di vista geometrico il pentagramma, chiamato anche Pentalfa, Pentagono, Pentacolo di Agrippa, Stella del microcosmo, Stella di luce, Stella dei Magi, Stella dell’Iniziazione, è un segno benefico che raffigura il corpo umano a braccia e gambe aperte. Simbolo antichissimo e potente dai molteplici significati, presso gli antichi Egizi era l’immagine di Horus, figlio del Sole e di Iside, incarnava la materia prima, il Fuoco sacro, la sorgente inesauribile di vita e il germe universale di tutti gli esseri. In poche parole possiamo definire il Pentagramma come “il simbolo” per eccellenza dell’uomo-microcosmo. Per la Magia tradizionale, il Pentagramma è un accentratore di potenza, felicità e amore; esso regala sicurezza e spinge verso la meta ideale, modera gli istinti e amplifica la genialità umana: per questo simboleggia quell’e­nergia capace di dominare le potenze demoniache e le attrazioni elementari. Con Pitagora rappresentava il simbolo della salute, nel Medio Evo molti autori importanti fregiavano le prime pagine dei loro manoscritti di Stelle a cinque punte perché così credevano di garantire il successo alla loro opera e pensavano gli conferisse il dominio totale sugli spiriti della natura. In esoterismo rappresenta una stella che possiede forze segrete che possono essere utilizzate per il raggiungimento dei propri obiettivi e per realizzare i desideri.

Il Pentagramma è anche uno dei simboli principali dell’occultismo, del satanismo e della Massoneria: è noto, infatti, che satanisti e streghe amino il Pentagramma. Esso è sempre stato usato nella magia rituale ed è utilizzato anche nella divinazione, per l’evocazione degli spiriti maligni e per invocare l’aiuto demoniaco. Il Dictionary of Mysticism definisce in questo modo il Pentacolo “è considerato dagli occultisti il mezzo più potente per evocare gli spiriti. Quando la Stella ha la punta diretta verso l’alto, essa è considerata il segno del bene e uno strumento per evocare gli spiriti benevoli; quando la Stella ha la punta in giù e altre due in alto, è il simbolo del male, di Satana, ed è utilizzato per evocare le potenze malefiche”.

Pentagramma magico tratto dal Sesto e Settimo libro di Mosè

Pentagramma sulla fronte del celebre “demone” ermetico Baphomet, di Eliphas Levi.

 

La concezione massonica conferisce al Pentagramma il significato particolare detto “numero d’oro”, oppure “proporzione aurea”: è la proporzione ermetica per la quale la parte minore sta in rapporto alla maggiore come la maggiore sta al Tutto. É ciò che la geometria indica come divisione di una retta in media ed estrema ragione. Il valore numerico del numero d’oro è 1,618, e nella figura della stella a cinque punte, ciascuno dei lati della stella è diviso da quello adiacente nella sua sezione aurea. Le proporzioni del numero d’oro si ritrovano in tutto ciò che nell’uomo crea una sensazione di armonia e di bellezza, e il loro impiego è di grande aiuto nell’architettura.

Per la Libera Moratoria la Stella Fiammeggiante simboleggia, dal punto di vista esoterico, il genio umano, inteso come raggio di Luce divina. Essa rappresenta il Fuoco filosofico degli Alchimisti, ovvero la scintilla vitale comunicata dal Creatore alla materia, ottenuta alchemicamente con l’acciarino o la lente ustoria e non tramite normale combustione. All’interno della Stella, partecipe della sua luce, si trova spesso la lettera “G” (in lingua latina oppure greca), alla quale sono attribuiti diversi significati: Dio, Grande Architetto dell’Universo, Gloria, Grandezza, Gravitazione, Gnosi, Geometria, Genio e Generazione.

Pentagramma massonico

 

Stella a sei punte (Esagramma)

Simbolo costituito da due triangoli: uno con il vertice rivolto verso l’alto e che ha il significato di principio spirituale, l’altro (sovrapposto) con il vertice verso il basso che rappresenta il principio corporale.

L’esagramma è conosciuto anche come “sigillo di Salomone” o “Stella di Davide” (il padre di Salomone) è uno dei simboli più potenti e utilizzati nella Magia Cerimoniale Salomonica. Secondo la leggenda è l’anello con cui Salomone piega i demoni al proprio volere, imprigionandoli in un vaso di bronzo sigillato con simboli magici e obbligati a servirlo (Clavicula Salomonis).

Nella concezione cabalistica assume il significato di unione e armonia tra il microcosmo e il macrocosmo; in particolare la metà esagonale che ne deriva, nell’albero della vita corrisponde al Sephirah del sole. Secondo alcune tradizioni (quella alchemica) il simbolo è l’unione dell’elemento fuoco con l’elemento Acqua. Esistono alcune varianti di esagramma in cui al centro è raffigurata la parola Yod He Vau He che dalla Bibbia sappiamo essere il nome di Geova.

Esiste una variante molto simile ma a dodici punte, tetragramma, in cui i dodici campi indicano i dodici mesi dell’anno solare.

Esagramma

Stella a sette punte (Ettagramma)

Segno sacro a Venere intesa come dea dell’amore: nell’albero cabalistico essa rappresenta la settima Sephirah. Il numero sette deriva dal celestiale tre e dal terrestre quattro, per cui l’ettagramma riconduce all’uomo nella sua totalità (corpo e anima). Anche secondo le antiche concezioni astrologiche il numero dei pianeti era pari a sette.

I significati attribuiti a questo simbolo sono comunque molteplici: sette sono i colori, sette i giorni della settimana, sette sono i toni primordiali e ancora sette sono i livelli celestiali del paradiso.

Secondo un punto di vista alchemico sono sette anche gli elementi (acqua, fuoco, aria, terra, vita, luce e magia).

Possiamo notare delle attinenze con simbologie tipiche di altre culture come ad esempio, il kundalini che è rappresentato come un uomo che medita nella posizione del loto (solitamente dentro un cerchio). I sette chakra (centri di forza) e le loro correnti energetiche sono mostrate sul corpo dell’uomo. Nel chakra inferiore, della radice, è contenuta la forza vitale (kundalini) che viene rappresentata come un serpente dormiente mentre è avvolto in spire su sé stesso. Tramite la meditazione è possibile risvegliarlo per farlo innalzare lungo tutti i chakra fino all’apice. Quando raggiungerà il chakra posto nella testa, questo si schiuderà all’illuminazione come un loto dotato di numerosi petali.

Ettagramma

Pentagramma di Agrippa

Per comprendere a fondo il significato del pentagramma di Agrippa è necessario fare un piccolo excursus.

Durante l’epoca medievale il pentagramma iniziò a essere associato alla magia e al Male (ad esempio le popolazioni scandinave lo disegnavano sulle porte e sui muri delle loro abitazioni come talismano contro i malefici e i Troll). È già stato spiegato che se la stella è tracciata con la punta verso il basso diviene la massima espressione del Male, inteso come Satana; spesso vi si trova la figura di un capro tracciata all’interno, e come tale è ancora oggi usata all’interno di gruppi o sette sataniche. Spesso in questa forma il simbolo viene chiamato Barometro (Baphomet), in riferimento alla presunta testa barbuta che i Templari dichiararono di adorare durante il processo che li portò all’estinzione. La stella può avere anche la punta rivolta verso l’alto e, in questo caso, è utilizzata nei riti della magia bianca: in tal caso spesso, al suo interno, vi è inscritta una figura umana con braccia e gambe divaricate.

È proprio il caso del Pentagramma di Agrippa, dal nome del filosofo Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim (1486-1535) che in questo modo lo rappresentò nel “De Occulta Philosophia” (1530).

Le braccia e le gambe rappresentano i quattro elementi, l’elemento spirituale principale. I cinque vecchi pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) sono solitamente posti accanto alle estremità degli arti dell’uomo mentre il sole e la luna sono posti direttamente nel corpo: il sole nel plesso solare e rappresenta il baricentro dell’uomo e la luna nelle zone genitali e rappresenta l’inconscio.

Rappresenta un potentissimo amuleto contro le forze visibili e invisibili e, in qualità di talismano, aiuta l’uomo ad acquisire la saggezza e ad avvicinarsi a Dio.

Pentagramma di Agrippa

Grifone

Originariamente il grifone era sacro al dio Apollo e alla dea Atena, infatti le sue caratteristiche sono la forza, la vigilanza e la saggezza. Esso è costituito da parti di corpo di leone e di aquila: sul busto di leone possono crescere testa e ali di un’aquila e, a volte, è presente anche una coda di drago.

Durante il Medioevo la concezione del grifone è cambiata; in lui si vedeva la doppia natura umana e divina (si associava l’aquila al cielo e il leone alla terra) proprio come la possedeva Cristo. Il connubio aquila inteso come uccello del sole e leone inteso come animale del sole simboleggia la resurrezione: difatti il sole tramonta la sera per poi sorgere nuovamente al mattino. Il grifone trova largo utilizzo nelle più disparate pratiche esoteriche.

Grifone

Uovo cosmico

Simbolo ampiamente utilizzato presso le antiche culture e ripreso in epoca medievale.

Simboleggia la nascita di tutta la materia dal grande niente.

L’uovo cela tutte le lettere e i numeri arabi e questo significa che in esso sono contenute tutte le cose create. Al principio ogni cosa costituiva l’unità e da questa ne è scaturita la molteplicità.

Come simbolo di fecondità e di vita eterna, l’uovo viene raffigurato in opere d’arte come quadri e statue; nell’arte cristiana, un uovo posto in mano alla Madonna assume degli aspetti simbolici del tutto particolari che sono poi confluiti simbolicamente in tutta la tradizione associata alla festa della Pasqua. In Alchimia, come «Uovo dei Filosofi», l’uovo è il ricettacolo di quella trasformazione, interiore, da materia grezza a oro filosofale, la cosiddetta Grande Opera. Tanti significati diversi, che convergono in un solo concetto: spesso, infatti, il simbolo dell’uovo è associata a quella del Serpente, un archetipo universale che rappresenta, in estrema sintesi, le forze cosmiche della Natura e la rigenerazione per mezzo di esse.

Uovo cosmico alchemico

 

Principali simboli utilizzati nelle culture antiche e orientali e principali simboli anticristiani

Doppia ascia cretese

I tagli ricurvi indicano la luna crescente e calante; per tale motivo è divenuto simbolo della natura femminile nonostante l’ascia rappresenti in ogni cultura un segno di potenza, belligeranza e dignità (anche in Oriente e nell’ Europa del Nord). Nel Buddismo e nell’Induismo serve a procurare consapevolezza e interrompe il ciclo nascita – morte – rinascita. In Cina l’ascia simboleggia la morte. Ai nostri giorni i significati attribuiti all’ascia sono molto simili ed essa trova largo utilizzo nelle pratiche esoteriche.

Doppia ascia cretese

Drago e Fenice

In Cina rappresentano animali leggendari dato che sono l’incarnazione del potere dell’imperatore (sono inseparabili). Il drago simboleggia il sovrano e la fenice la sovrana. Il drago procura fortuna e benessere, la fenice simboleggia la bellezza, il rinnovamento e la longevità. L’unione di essi rappresenta la lunga vita. Sono utilizzati ancora in pratiche di magia bianca.

Drago e Fenice

La mano di Dio (l’occhio nella mano)

Simbolo di origine ebraico-araba il cui significato va ricercato nell’antichità quando le mani venivano nascoste in segno di sottomissione in presenza di una persona importante. In particolare la mano aperta rappresenta l’intervento divino e i musulmani la definiscono la mano di Fatima. (figlia del profeta Maometto). Le cinque dita invece identificano i cinque pilastri dell’Islam. In quasi tutte le culture è presente questo simbolo che viene utilizzato, tra l’altro, come potente amuleto protettivo contro la disgrazia e la sfortuna.

Occhio nella mano

Occhio nel triangolo

Nelle culture europee, africane e asiatiche si è sempre creduto e dato molta importanza al malocchio, spesse volte causato dalla gelosia e dall’invidia di altre persone. Gli zingari credono che anche i bambini siano soggetti a malocchio da parte di altri madri invidiose. Questo amuleto protegge dal malocchio e lo respinge, spesso amplificandolo al mittente. Immagine dal forte significato simbolico è composto da altri due simboli il cui significato si perde nella notte dei tempi. L’occhio, essendo l’organo di senso più importante, simboleggia presso quasi tutte le culture l’occhio divino che vede tutto. Nell’antichità l’occhio compariva abitualmente come raffigurazione del dio Sole (vedi occhio di Horus). Anche nella Bibbia si parla dell’“occhio di Dio” per rappresentarne l’onnipresenza e l’onniscienza. A partire dal Rinascimento, nell’iconografia cristiana l’occhio venne disegnato dentro un triangolo, con riferimento al mistero della Trinità. Il triangolo equilatero corrisponde infatti al numero tre, in altre parole alla perfezione. L’occhio racchiuso nel triangolo (o più spesso in una raggiera), o al vertice di una piramide, è stato largamente utilizzato in massoneria e, in questo caso, assume un duplice significato. Nel piano materiale rappresenta il sole mentre in quello spirituale il Grande Architetto dell’Universo, cioè Dio: la base del triangolo rappresenta la durata mentre i lati rappresentano il connubio Luce-Tenebra. Questo simbolo si ritrova in numerose cattedrali, edifici e manufatti: questo simbolo nasconde concetti culturali-teologici molto antichi ed è errato attribuirlo solo alla massoneria che l’ha adottato come simbolo solo a partire dal diciottesimo secolo.

Occhio nel triangolo

Trifoglio

A causa della sua crescita prorompente e rigogliosa è da sempre stato simbolo di vitalità. I Celti la consideravano una mandragola sacra, nella cultura cristiana veniva inciso nel coro delle chiese. La foglia indica la triplicità.

Trifoglio

666

Un verso dell’Apocalisse di Giovanni, riferito alla visione della venuta dell’anticristo, recita così: “Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia, essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è 666”.

Contrariamente all’opinione comune il numero 666 non identifica il capo dei demoni, in altre parole Satana, ma una persona a lui molto vicina. L’argomento richiederebbe uno studio approfondito che esula dagli argomenti trattati, e il significato di tale numero comprende nozioni numeriche e cabalistiche molto complesse.

Per sinteticità mettiamo in evidenza che l’interpretazione numerologica fa riferimento al significato di alcuni numeri della Sacra Bibbia. Il sette, in particolare, indica la completezza e, dato che il 6 gli si avvicina senza però raggiungerlo, simboleggia l’imperfezione. Ripetuto tre volte quindi assume il significato di arroganza malvagità umana. In tempi moderni tale numero è divenuto il simbolo della bestia capace di evocare il demonio.

Le croci

Il simbolo della croce ha origini antichissime e da sempre ha avuto una forte componente simbolica, sociale e teologica. Abbiamo già trattato croce a due manici (Ankh) egizia e della croce celtica; di seguito analizzeremo le altre principali tipologie di croci.

 

Croce greca

La croce greca o quadrata è formata da quattro bracci di uguale misura che si intersecano ad angolo retto. Talora possono essere barrati a forma di quattro tau.

In architettura l’intersecarsi di navata e transetto conferisce alle chiese una pianta a croce. Si parla di pianta a croce greca per le chiese in cui la navata e il transetto hanno la stessa lunghezza e s’intersecano a metà della loro lunghezza.

La pianta a croce greca è tipica dell’arte bizantina. Un famoso esempio di chiesa a croce greca è la Basilica di San Marco di Venezia.

Croce greca

Croce templare (e teutonica)

Fu adottata dai Cavalieri Templari e in seguito dai Cavalieri Teutonici che, a differenza dei primi, rimasero associati tra loro e legati alla Germania per straordinarie imprese in terre lontane.

La croce è un simbolo che fu usato da tutti i crociati e, in modo particolare, da tutti gli ordini militari nati in Terrasanta. Pare che inizialmente la croce utilizzata dai Templari fosse quella patriarcale, con due braccia orizzontali su uno verticale, abbandonata però in seguito a favore della semplice croce rossa in campo bianco, a simboleggiare il loro sacrificio, simile a quello di Cristo, e la purezza dei loro cuori.

Croce templare

Croce di Gerusalemme

Simbolo formato da una croce greca potenziata di colore rosso su sfondo bianco cantonata da quattro croci più piccole e conosciuta anche con il nome di croce di Gerusalemme, croce di Terra Santa o croce di Goffredo, è il simbolo della Custodia di Terra Santa.

Fu adottata anche come stemma dell’Ordine gerosolimitano: al centro campeggia la croce di Goffredo, formata in realtà da cinque croci, cinque come le piaghe di Cristo, una grande centrale e quattro piccole inserite nei quarti delimitati dai quattro bracci. Il colore è rosso sangue per ricordare la crocifissione, ed è contornato dall’oro radioso della resurrezione. Il motto, in un latino medievale popolare, è quello della crociata: “Deus lo vult”.
La croce di Goffredo di Buglione è sicuramente l’emblema cavalleresco cristiano più antico e fu innalzato sulle mura di Gerusalemme nel giorno della sua conquista.

Croce di Gerusalemme

Croce uncinata

https://www.ottaviobosco.it/2015/10/22/svastica-simbolo-esoterico/

La croce uncinata è costituita dalla svastica (dal Sanscrito “svastica” che significa fortuna e felicità). È un simbolo universalmente conosciuto e molto antico, e si rinviene in molte culture antiche. La sua fama più recente va ricondotta all’esaltazione romantica del germanesimo che fece la sua comparsa a cavallo fra i due secoli. Prima, nel 1910, venne adottata come segno d’arianità da vari gruppi antisemiti.
Poi la “croce uncinata” destrogira apparve nel 1919 come simbolo araldico della Thule-Geselschaft e, secondo il barone Glauer Von Sebottendorff (fondatore della Thule), indicava il percorso ascendente del sole dal solstizio d’inverno a quello d’estate.
Nel 1919 Friederich Krohn, appartenente alla Thule, aveva proposto una croce gammata sinistrogira, ma l’idea non riscosse successo.
In seguito la svastica fu adottata da Hitler come simbolo di forza e di potere, prima del partito nazionalsocialista, e dal 1933 al 1945. Posta insieme dell’aquila imperiale divenne l’emblema del Terzo Reich. È noto, infatti, che Hitler ricorresse a pratiche esoteriche e fosse uno studioso di esoterismo: adottando la svastica come simbolo del nazismo ne ha stravolto l’originario significato.

Croce uncinata

Croce composta da 4 squadre equilibrate

 Croce latina

Formata da due segmenti di diversa misura che si intersecano ad angolo retto, in cui il segmento minore è circa a tre quarti del segmento maggiore. Per la maggioranza dei cristiani la croce, chiamata anche il crocifisso, è un simbolo dell’amore di Dio, in quanto rappresentazione della morte di Cristo che ha sofferto ed è morti in croce per la salvezza dell’umanità. La croce cristiana cattolica è generalmente rappresentata con il rapporto tra l’asse verticale e quello orizzontale di uno a due per richiamare le proporzioni del Cristo inchiodato a braccia aperte, sui polsi e ai piedi. Questa forma è quasi onnipresente nell’ architettura delle chiese del nostro paese: l’intersezione di navata e transetto formano una pianta a croce (esistono anche piante in forma a croce greca). Il significato simbolico è di riferimento per i cristiani nel mondo.

Croce latina

Croce di San Pietro apostolo

Croce analoga a quella latina, ma posta in senso inverso. È associata a san Pietro apostolo, che secondo la tradizione fu crocifisso a testa in giù. Proprio per il fatto di essere rovesciata, viene utilizzata come simbolo del diavolo, del satanismo e dell’anticristo.

Croce di San Pietro

Croce rovesciata utilizzata in ambito satanista

Esistono inoltre molti altri tipi di croci, come ad esempio la croce pisana, la croce trilobata etc., che però non risulta che siano utilizzate in particolari riti magici ed esoterici.

 

 

Fonti

Dictionary of Mysticism, F. Gaynor ,Philosophical Library, New York 1953

I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988

Il Grande Libro del Diavolo, delle Streghe e dell’Occulto, Bill Ellis, Newton&Compton Editori, 2005

Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996

Le vie dell’esoterismo, Massimo Centini, De Vecchi Edizioni, Luglio 2005

Magia Vaudou, Rosamaria Nassetti, Edizioni Mediterranee, Roma, 1988

Simboli di Potere, Felicitas H. Nelson, Edizioni Il Puno d’Incontro, Vicenza, 2000

Storia della Magia, Kurt Seligmann, Casa Editrice Odoya srl, 2010; pagg. 249-257

The Encyclopedia of Demons and Demonology, Rosemary Guiley, @2009 by Visionary Living, Inc

 

 

 

 

 

 

Lucertola: significato antropologico e simbolico

Significato simbolico della lucertola presso gli antichi

La lucertola è un antico simbolo di saggezza e fortuna. Essa possiede la capacità di rigenerare la coda e, essendo un rettile, è solita riscaldarsi al sole: per queste capacità è stata per molto tempo oggetto di curiosità e rispetto nelle varie culture. Nell’antico Egitto le lucertole erano associate alla fecondità perché la loro attività diveniva più intensa con le piene del fiume Nilo.

Presso i Romani, soprattutto quelli pagani, era usanza dipingere lucertole sui monumenti funebri come simbolo di speranza e di proseguimento della vita nell’aldilà.

Lo scrittore Plinio sosteneva che un talismano a forma di lucertola avrebbe ridato al vista ai cechi e, inoltre, era un sostenitore della credenza secondo cui spalmare bile di ramarro sugli alberi li preservasse dalle malattie e dal produrre frutti di cattiva qualità.

Credenze medievali…

Durante il periodo medievale, i cristiani la consideravano simbolo di rinascita e resurrezione.

Un’antica tradizione cristiana, diffusa soprattutto in Germania, sostiene che fu proprio una lucertola a leccare il sangue di Cristo e, per tale motivo, ucciderla era considerato un sacrilegio. Sappiamo che le usanze e le tradizioni si tramandano attraverso diverse culture e paesi, infatti, prendendo spunto dalla credenza teutonica prima citata, tutt’ora in Sicilia le lucertole chiamate “San Giovanni”, non vengono mai uccise perché si ritiene che siano vicine al Signore e a Gesù e ne accendano la lampada.

La lucertola e le forze oscure

Come per molti altri animali, anche la lucertola è stata più volte accostata al diavolo, oppure alla stregoneria: nella tradizione ebraica, ad esempio, essa era considerata un essere impuro perché era convinzione che fosse venuta al mondo da un rapporto sessuale tra Satana e una strega. Nell’opera Macbeth di William Shakespeare, la lucertola è uno degli ingredienti fondamentali per realizzare la pozione delle streghe. In alcune zone della Francia, le lucertole venivano sepolte (vive) sotto la soglia di casa come protezione contro la stregoneria. Per il popolo slavo la lucertola era considerata una protezione contro i serpenti, infatti, veniva fissato sul tetto di una stalla per tenerli lontani.

Animale feticcio

Presso le popolazioni native del Sud-Ovest del Nord America la lucertola è considerato un animale feticcio ed è simbolo del tempo dei sogni.

Gli animali feticci, nella concezione di queste popolazioni, possono proteggere l’uomo e fornire aiuto in determinate situazioni. In base alle loro caratteristiche si può scegliere un animale feticcio e pregarlo affinché possa sostenerci in maniera efficace.

Essa cerca il calore solare, esattamente come l’anima umana cerca di acquisire la consapevolezza. La lucertola sogna e si unisce con il tempo dei sogni, rappresenta il cosmo infinito e l’arte. Come talismano aiuta l’uomo a realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni, a esprimere il proprio senso artistico e ad apprezzare il giorno e il sole e, in altri casi, può collaborare a crearsi uno spazio in cui sia possibile vivere i sogni.

Molto diffusa, pressoché ovunque, la tendenza che la lucertola sia un essere divino e ultraterreno. Ad esempio, i Maori Tangaloa (che adorano il dio Tongano degli oceani), credono che il dio del cielo sia incarnato in una lucertola o ramarro; il dio del cielo notturno delle isole Hervery in Polinesia, è raffigurato e considerato una lucertola maculata con abitudini notturne; in Australia, nella ricca cultura totemica degli Aranda australiani, si ritiene che cadrà il cielo se una lucertola verrà uccisa; nella cultura e religione di Samoa, le quali sono ricche di rappresentazioni divine sotto forma lucertole, si ritiene che la lucertola sia il sole e che possegga la capacità di fare da intermediaria con il dio del tempo per avere belle giornate.

Credenze popolari

Nell’antica tradizione farmaceutica alchemica, la lucertola era utilizzata con sale e tagliata a pezzi per estrarre schegge dalla pelle. Le ceneri del rettile erano usate per curare l’alopecia e per annullare gli effetti del veleno degli scorpioni e di altri animali velenosi. Le ceneri della lucertola acquatica erano adoperate per facilitare le operazioni di estrazioni dentarie.

Nella tradizione popolare si pensava che nutrirsi di ramarri aiutasse a curare le malattie della pelle, la sifilide, le verruche e i disturbi del fegato; in Arabia si curava l’impotenza con un estratto a base di lucertola; in Madagascar si seppellivano lucertole vive per curare la febbre e nell’Inghilterra medievale era usanza leccare lucertole per risanare le ferite e le piaghe.

A Pisa esiste un’interessante tradizione secondo la quale, cento giorni esatti prima dell’esame di maturità, porti fortuna toccare la piccola lucertola di bronzo a due code scolpita sulla porta centrale della cattedrale posta di fronte al battistero.

Il significato magico di questa tradizione è stato spiegato dal prof. Mariano Pavanello di cui riportiamo integralmente il concetto espresso: “La lucertolina a due code è un’anomalia che deriva da un fenomeno di duplicazione. Da sempre tali fenomeni sono interpretati come segni a volte fasti, altre volte nefasti. Basti pensare alle nascite gemellari interpretate come segno di abbondanza o come segno di disgrazia. Se associate a qualcosa di positivo, la duplicazione diventa un fatto negativo. Nel caso della lucertola invece, un animaletto buono a nulla (lucertula in latino è diminutivo di lacerta e significa perciò pezzettino), la duplicazione diventa presagio di abbondanza e quindi di fortuna”.

 

Lucertola bronzea nel Duomo di Pisa

Simbolo di dualità

In ambito alchemico le lucertole siano simbolo della dualità delle cose, facendo riferimento alla duplice natura del simbolo di Venere cui la lucertola è collegata: secondo un’opinione meramente personale, tale ipotesi non è del tutto esatta perché riconducibile a un altro animale, la salamandra (spesso confusa con la lucertola).

Il concetto di dualità della lucertola è ripreso, in un certo senso, nell’interpretazione onirica, infatti, sognare una lucertola può avere significati del tutto contrastanti: sognarla può avvertire che bisogna stare in guardia dalle persone traditrici e avere maggior coraggio per affrontare le situazioni, oppure può rappresentare lealtà e affetto. Se la si sogna con la coda tagliata indica il timore di perdere interessi ed energie.