Triade Color Test Dinamico Flash

TCTDF

Triade Color Test Dinamico Flash

di Corrado Malanga

Questo articolo descrive la procedura finale standard che permette, a chi la pratica, di acquisire la potenziale capacità di accedere alla consapevolezza del proprio sé tramite il Triade Color Test Dinamico Flash (creato da Corrado Malanga).

In questo test, o procedura sperimentale, convogliano tutte le esperienze teorico pratiche delle nostre ricerche nel campo della percezione umana, applicata allo studio dei fenomeni esogeni al pianeta Terra. La precedente procedura, da cui questa prende spunto, aveva come scopo il tentativo di porre rimedio al fenomeno delle adduzioni aliene. Avevamo infatti individuato una procedura nominata Triade Color Test Dinamico (TCTD), che aveva dato ottimi risultati.

La procedura del semplice TCT prevedeva una simulazione mentale molto complessa, che veniva guidata da un operatore esterno, che faceva simulare all’addotto una stanza mentale completamente buia, in cui erano presenti alcune sfere che mimavano delle lampade spente. Queste lampade venivano accese (evocate) mentalmente dal soggetto addotto, in un ordine ben preciso e ideicamente simulavano le tre componenti del proprio sé: mente, spirito ed anima. Attraverso un semplice meccanismo archetipico, analizzando i colori delle tre lampade, si poteva ottenere un quadro psicologico preciso del soggetto esaminato e delle sue problematiche, sia che esse dipendessero dalla presenza dell’interferenza aliena, sia che dipendessero da psichismi propri del soggetto, legati alle sue esperienze di vita vissuta.

Nel caso di soggetti addotti, i colori delle sfere luminose venivano fatti correggere dall’operatore, facendo raggiungere l’obiettivo di ottenere i colori archetipali corretti, identificati su base ideico-statistica in verde, per la mente, rosso per lo spirito e blu o giallo per la parte animica. Per un approfondito studio del meccanismo ideico cerebrale, leggere i precedenti lavori ed in particolare quelli che si riferiscono al TCT (Tutti i colori dell’anima, dello stesso autore).

Si chiedeva in seguito al soggetto di individuare la presenza di altre sfere luminose all’interno della sua stanza mentale che corrispondevano ad intrusi di natura aliena. La mente del soggetto archetipalmente, vede gli intrusi come sfere luminose di appropriati colori ed, in quel contesto, era possibile identificare le memorie aliene attive, i lux, i parassiti senza corpo e tutti i microimpianti eventualmente presenti nel corpo del soggetto. La sfera animica veniva incoraggiata ad eliminare mentalmente tutti gli oggetti ed i soggetti estranei alla stanza mentale con il proprio atto di volontà. Si eliminavano poi le connessioni di anima con i costruttori di questo universo virtuale duale, con l’Uomo Primo, con il corrispondente soggetto dell’antiuniverso e con la parte ancora gerarchicamente più alta di questa struttura, identificabile nel mito indiano con le figure dei creatori Shiva e Vishnu (Leggere Genesi III, dello stesso autore).

Una volta che, il soggetto, si fosse differenziato dai suoi creatori manipolatori, si chiedeva alla parte animica di visionare, attraverso un ideico scanner, il corpo dell’addotto, verificando la presenza di microimpianti alieni e militari, distruggendone uno per uno, con il proprio atto di volontà.

Successivamente si chiedeva alla parte animica di cercare nello spazio tempo tutti i contenitori copia dell’addotto, che venivano individuati ed eliminati attraverso l’atto di volontà.

L’esame della time line, condotto dalla parte animica, verificava che nel futuro e nel passato non esistessero più scene di adduzione. Il soggetto veniva così completamente liberato dal problema adduttivo. In alcuni casi si faceva percorrere, attraverso la consapevolezza della propria parte animica, un percorso che chiamavamo “album delle fotografie”, dove si individuavano tutte le tipologie degli alieni che erano venuti a disturbare l’esistenza dell’addotto, per far prendere coscienza ad anima della situazione passata: gli alieni venivano così riconosciuti ed identificati, a livello conscio, per evitare ulteriori inconsapevoli adduzioni.

Infine le tre sfere venivano unite in una sola sfera di colore bianco o giallo, ideicamente simboleggiante la somma del rosso, del verde e del blu o del giallo. La fusione delle tre consapevolezze della triade veniva percepita ideicamente come la somma algebrica delle tre frequenze nel visibile dei tre colori e la mente produceva automaticamente il colore somma.

I risultati di questa procedura, che durava in media due ore e quaranta minuti, prevedeva di far acquisire alla triade la necessaria consapevolezza per non farsi più sottoporre a azioni di adduzione, sia da parte di alieni, che da parte di militari, che da influenze di creatori cosmici di varia natura.

I risultati, anche se buoni, non erano ancora ottimali.

Molti soggetti, dopo il trattamento, acquisivano la capacità di difendersi dall’alieno ma sovente, a causa di gravi deficienze psicotiche pregresse, non erano in grado di mantenere questa posizione nell’arco di tutta la loro esistenza su questo pianeta.

Erano perciò necessarie ulteriori applicazioni di questa metodologia che peraltro, se condotta con sufficiente esperienza, conduceva comunque alla liberazione dell’addotto che, nell’arco della propria vita, poteva accusare ancora qualche ricaduta, determinata dal fatto che, nell’agenda aliena, non sono previste strategie alternative alla classica adduzione.

L’utilizzo di questa lunga procedura portava con sé una serie di insuccessi totalmente determinati dalla mancanza di palese volontà degli stessi addotti, nel volersi realmente liberare dalla matrice aliena. Sorgevano infatti, all’interno dell’addotto, reazioni psicotiche di varia origine, che portavano il soggetto stesso a concludere che la vita con l’alieno era migliore di quella senza. La vecchia procedura prevedeva anche la costruzione di una ideica campana protettiva che avrebbe avvolto la stanza mentale dell’addotto, facendo in modo che l’immagine ideica dell’alieno rimanesse al di fuori di essa, non potendo più invadere il contenitore (il corpo) dell’addotto. Questa barriera, veniva garantita dalla energia della parte animica che veniva messa a guardia della triade, all’interno dello stesso contenitore umano, reso così inespugnabile.

Ma anche così facendo, notavamo che tutte le volte che il Super-Io del soggetto, cioè l’autostima che al Super-Io è legata, veniva a mancare, la barriera mentale diveniva fragile e prima o poi cadeva sotto le insistenti manovre aliene.

La nuova procedura

Nell’ultimo anno, abbiamo potuto effettuare ulteriori osservazioni sperimentali che ci hanno condotto ad individuare errori procedurali contenuti nel vecchio TCTD. Tali nuove osservazioni sono emerse da uno studio, a livello quantistico, dell’universo. In particolare la comprensione che l’universo non è duale ci poneva di fronte all’idea che non esiste separazione.

La dualità, come abbiamo avuto modo di descrivere nella terza parte della trilogia dal titolo Genesi, che abbiamo pubblicato qualche tempo fa, è un inganno percettivo della mente umana. L’universo viene erroneamente vissuto come una sorta di doppia ipotesi duale, dove gli estremi appartengono a due categorie differenti. Buoni e cattivi, acceso e spento, padroni e schiavi, ricchi e poveri ma anche operatori ermitiani lineari di segno opposto, come il + ed il – od i versori di spazio, tempo ed energia potenziale, erano solo illusioni percettive. In questo contesto, il dualismo onda-particella veniva ristrutturato in una nuova ottica non duale, legato alla consapevolezza della coscienza e non ad inafferrabili parametri nascosti, tanto cercati e mai trovati della fisica moderna.

L’assunzione che l’universo virtuale non è duale, ci faceva comprendere che qualcosa aveva tentato di farcelo credere. Si scopriva che la dualità è un sistema per categorizzare l’uomo, per fargli credere di essere responsabile di un fronte che si contrappone ad un altro fronte. Il dualismo era il sistema con il quale alieni ed alienati tentavano di costringere l’uomo a fare battaglie che non erano proprie. L’idea del duale prevedeva che i fronti si scontrassero in eterno e la formula del divide et impera, avrebbe funzionato fino all’istante in cui qualcuno non si fosse accorto dell’inganno.

Alcune osservazioni nel campo della fisica quantistica ci avevano permesso di comprendere come la dualità non esisteva se non come forma falsa percettiva. Capivamo che il secondo principio della termodinamica era da rivedere dove l’entropia dell’universo doveva essere messa in relazione, non tanto all’energia del sistema, ma alla consapevolezza del sistema che peraltro è legata alla sua energia.

Ma la conclusione di tutte queste osservazioni portavano in una sola direzione. Se non esiste la dualità, l’universo non è diviso in due sottouniversi ma è una unica scatola in cui esistono tanti esseri viventi con gradi di consapevolezza differente, in una vasta gamma di sfumature. Tale percezione differente dell’universo veniva scambiata per visione duale dello stesso.

L’universo non è duale in sé ma diviene duale perché percepito come tale da consapevolezze non integrate. Dunque, se non esistevano barriere categorizzanti, non potevamo, nel TCTD, erigere una barriera che teneva l’addotto chiuso in una gabbia da lui stesso costruita. Non potevamo sperare che la gabbia fosse realmente protettiva in quanto l’esistenza della gabbia stessa, ideicamente, era la rappresentazione della possibilità di abbatterne i confini. Se non ci sono confini non è possibile abbatterli. L’addotto non doveva difendersi dall’alieno con una barriera; così non si poteva tenere anima, mente e spirito separati, seppur uniti, in una somma di tre sfere che potevano sempre essere riportate in una posizione originale, ripristinando la separazione tra esse.

Non esisteva separazione tra i componenti della triade poiché essi erano stati separati, all’Inizio, dagli stessi costruttori della dualità. La coscienza dell’uomo cioè la Creazione, non può essere manipolata da nessuno e per ottenere la manipolazione bisogna separare la coscienza in tre sottocoscienze categorizzandole. In realtà si scopriva che anima, mente e spirito, esistono solo nella nostra percezione duale ma esse sono tre parti di una unica parte originale, la coscienza. Essa è di tutti i colori perché anima, mente e spirito, sono di tutti i colori. Ogni colore rappresenta ideicamente una possibilità di manifestarsi e siccome la coscienza può essere tutto ecco che le sue tre componenti non esistono più quando riacquisiscono la consapevolezza di essere state divise a monte.

La somma di anima, mente e spirito, non poteva essere una sfera ideicamente bianca perché il bianco è la somma algebrica delle tre frequenze, proprie della manifestazione della triade, ma non una completa integrazione di esse. Il bianco può essere ricomposto nei tre colori originali, rendendo ripristinabile anche la separazione e con essa l’adduzione aliena.

La somma totale dei colori prevede che la sfera finale della coscienza integrata nell’universo virtuale sia di tutti i colori non sovrapposti ma integrati in un colore somma totale. Tale colore è il non colore.

Ideicamente il nessun colore viene percepito dalla mente umana, come il tutto ed il nulla, che hanno, secondo la fisica dello Zero Point Energy, lo stesso identico significato.

Infatti se riteniamo che un punto dello spazio sia vuoto dobbiamo chiederci se è vuoto perché non c’è nulla oppure è vuoto perché in quel punto c’è il tutto ed il contrario del tutto che si annichiliscono a vicenda. Ed ecco che il tutto ed il nulla divengono la stessa cosa. La sfera trasparente è il nulla che ideicamente è tutto. Ma essendo che la sfera trasparente non ha nessun tipo di consistenza, ad essa, nulla si può agganciare. La sfera trasparente evoca la rappresentazione ideica dell’onda quantica.

Il concetto di onda e particella viene agganciato al concetto di consapevole inconsapevole. Quando la coscienza è onda essa si presenta come inconsapevolezza. Si sa che esiste ma non si sa dove è localizzata nello spazio tempo. In parole povere è invisibile perché è dappertutto contemporaneamente. Al contrario, la particella è la rappresentazione ideica della consapevolezza totale. La coscienza integrata sa di poter essere sia onda che particella ed a deciderlo è lei stessa. Presentarsi all’alieno come onda vuol dire essere, di fronte all’alieno, completamente trasparente ed invisibile ma, da un punto di vista quantico, assume il significato di rifiuto dell’esperienza aliena, con conseguente assenza di interazione. Il fenomeno fisico diviene così percepibile solo come onda e non localizzato come particella. Essere particella vuol dire accettare l’esperienza della interferenza.

Questo concetto può essere insegnato alla coscienza integrata ideicamente e tale coscienza acquisisce la consapevolezza di saper fare una cosa sola, decidere, milioni di volte al giorno, di fronte a tutto l’universo, se partecipare ad una esperienza, ed essere particella di fronte ad essa, o rifiutare l’esperienza e “non farsi trovare da essa”, assumendo l’aspetto di onda. Essere onda significa che “so che ci sei ma non so né dove né quando”.

In termini più semplici, la coscienza integrata, sapeva ora come divenire invisibile all’esperienza aliena.

La nuova parte sperimentale del triade color test dinamico flash (TCTDF), che dura non più di quindici minuti, in una sola applicazione, rende irreversibile la fusione della triade, insegna alla coscienza integrata i concetti virtuali della fisica quantistica, in un modo a lei comprensibile e rende chiunque effettui correttamente questo esercizio, integrato con sé stesso.

La procedura non è costruita per salvare l’uomo dall’alieno ma per far sì che l’uomo acquisisca consapevolezza del proprio sé. In quell’istante, se il soggetto che pratica la tecnica fosse addotto, si libererebbe immediatamente e per sempre dal suo problema. Se il soggetto non è mai stato addotto, si libera comunque dal suo aggancio con la creazione dei falsi Dei o Demoni che, su di lui, non avranno comunque mai più potere.

L’universo non locale e l’esperienza adduttiva

Il TCTDF non prevede la distruzione di microchip, non prevede la distruzione e la ricerca di copie, non evoca nessuna immagine di alieni, non evoca nessun tipo di ricordo virtuale, non corregge i colori della triade e non è perciò traumatico. Prevede stati di autoipnosi molto leggere, facilmente modificabili, a seconda delle esigenze. Va sottolineato che essendo l’universo non locale e non esistendo il passato o il futuro ma solo il presente, la procedura produce un effetto immediato sulla Time Line della vecchia Programmazione Neuro Linguistica (PNL).

Infatti, nello stesso istante in cui le tre sfere della triade, qualunque colore abbiano, si uniscono e raggiungono la perfetta trasparenza, esse non solo si sono integrate in una unica essenza coscienziale irreversibilmente ma risultano come mai separate nell’asse del tempo.

Le funzioni d’onda quantica del passato e del futuro collassano nel presente dando realtà solo ad esso. In questo contesto, se la coscienza totale viene ricostruita, essa risulta come mai divisa prima ma, se la coscienza non è mai stata divisa nessuno ha mai potuto manipolarla. Questo provoca sperimentalmente l’effetto che, nell’attimo della fusione, spariscono tutte le memorie delle adduzioni passate, spariscono tutti i microchip che un addotto ha addosso, si eliminano in un sol colpo tutte le copie dell’addotto che mai siano state formate.

L’esperienza adduttiva rimane come “fatta” ma non si ha più ricordo, visibile dalla mente, di un vissuto che, a quel punto, è come se non ci fosse mai stato perché apparterrebbe ad un passato modificato e quindi attualmente mai esistito.

La nuova procedura garantisce inoltre il totale libero arbitrio della coscienza integrata. La sfera trasparente della C.I., può decidere, in qualsiasi momento, di essere onda (sfera trasparente) o particella, di essere visibile od invisibile, di voler interagire o voler rifiutare l’esperienza.

La nuova procedura non prevede l’eliminazione fisica dell’alieno ma semplicemente la trasformazione dell’evento adduttivo in onda. In questo contesto la coscienza integrata diviene invisibile all’alieno che tecnicamente non ha più la possibilità di interagire con l’evento. In un’altra accezione, la coscienza integrata, rende l’alieno, quale onda. L’alieno non viene distrutto ma semplicemente, la sua probabilità di trovarselo davanti, viene minimizzata ad un valore positivo ma piccolo a piacere.

La probabilità di avere l’alieno davanti a sé diventa talmente piccola che l’alieno non può più essere identificabile. Questo è il risultato che, in termini virtuali, si trasforma nel rifiuto, da parte della coscienza integrata, dell’esperienza; ma in termini quantistici si legge come un risultato probabilistico statistico che parte dall’assunzione che noi siamo quelli che costruiscono la virtualità e che noi interagiamo con essa, ma solo se vogliamo. Non sono gli strumenti a fare le misure ma noi a produrle, come recentemente dimostrato da alcuni esperimenti di termodinamica quantistica (leggi Genesi III, dello stesso autore, Corrado Malanga).

Va altresì sottolineato che il trattamento quantistico degli eventi può essere effettuato solo in contesti microscopici (il mondo delle particelle fisiche elementari). Infatti, sia le componenti della triade che la coscienza integrata, sono assimilabili, in tutto e per tutto, alle componenti microscopiche della fisica quantistica bohmiana.

Non esistono fallimenti della tecnica

Bisogna sottolineare che ogni tecnica ha dei punti deboli o comunque bisogna conoscerne i limiti. Il TCTDF non ha propriamente nessun baco ma questo non vuol dire che il soggetto non verrà più ripreso se addotto. Il soggetto verrà ripreso se la sua coscienza integrata lo desidererà.

Esistono molte pulsioni che possono influire in questa direzione. Un soggetto addotto e liberato dal problema da più di un anno, viene ripreso o meglio viene nuovamente a contatto con specie aliene, durante una notte particolare. Il giorno dopo alcune ecchimosi fanno bella mostra di sé sul corpo dell’ex addotto.

La ricostruzione dell’episodio, mediante la tecnica delle ancore (PNL), mette in evidenza due fattori importanti. Durante la notte gli alieni erano entrati in casa del soggetto ma questo li descrive come se non lo avessero visto.

Gli alieni infatti tirano dritto e dalla camera dell’addotto finiscono nella camera di suo fratello, anch’egli nel problema.

Il soggetto ex addotto liberato, pensa, dentro di sé, che deve difendere il fratello: ma in quel momento inconsciamente decide di riaccettare l’interferenza aliena, ritornando visibile.

Ne nascerà una vera e propria colluttazione con gli alieni, i cui effetti verranno alla luce, il giorno dopo, al risveglio.

Il secondo effetto fu il notare che, in questo caso, comunque il nostro ex addotto non venne ripreso perché non può più essere ri-separata la coscienza integrata e, su di lei, non si può mai più agire.

Qualche altro caso in cui il contenitore viene ripreso sembra sia dovuto al fatto che l’ex addotto decide di vendicarsi e cova un profondo rancore verso i suoi adduttori che vengono considerati coloro che hanno rovinato l’esistenza del rapito. In quell’istante il soggetto inconsciamente si predispone a vendicarsi e dunque riaccetta il confronto con l’alieno che tornerà ad infastidire l’addotto, incapace di liberarsi del suo problema non risolto a livello psicologico.

Questa tecnica può essere applicata anche a persone che non sanno niente di alieni, che non hanno coscienza della loro situazione, che non hanno ricordi, a livello cosciente, di qualche tipo. Ma dopo il trattamento, la coscienza integrata, in questi casi specifici, può decidere di ricordare le esperienze di cui ha consapevolezza ma non più il vivo ricordo. In questi casi, sembra che la coscienza integrata si ponga in bella vista di fronte all’alieno per farsi riprendere e per giocare un gioco che può anche essere pericoloso ma che comunque non porta più alla sottomissione della sfera trasparente all’alieno. La sfera trasparente non viene mai più ripresa.

In questa fase è importante integrare la sfera trasparente con il proprio contenitore, altrimenti il contenitore verrà comunque ripreso ma la sfera trasparente non potrà più essere manipolata. Questo fatto, porta il soggetto, soprattutto se femmina, ad essere ancora utilizzato come fattrice aliena. Insegnare alla coscienza integrata ad integrarsi con il prorpio contenitore è l’unica via di uscita da questo inconveniente.

Cosa è la Coscienza Integrata

Per coscienza integrata si intende quella parte di coscienza primordiale che ha creato l’universo virtuale, che però è integrata nella virtualità, avendo consapevolezza di spazio, tempo ed energia. Si tratta di una coscienza che, essendo la somma delle sue tre componenti, con caratteristiche anche virtuali, sa che l’universo è una sua creazione, sa cosa vuol dire spazio e tempo ed energia, parla al neutro e non al femminile come la vecchia parte animica, domina lo spazio, il tempo e l’energia, è potenzialmente in grado di esprimersi paranormalmente, usa il contenitore per fare esperienza.

Dunque, siccome la coscienza integrata deve fare esperienza, essa non ha consapevolezza del Tutto poiché, se avesse tale consapevolezza, non avrebbe bisogno di integrarsi nell’universo virtuale da lei creato.

Fare l’esperienza del TCTDF rende l’uomo integrato e non più diviso nelle sue tre componenti, riportandolo alla condizione ORIGINALE: ma questo non prevede l’esperienza prefissata che deve ancora essere compiuta.

Quando l’esperienza del TCTDF è stata effettuata, la mappa descrittiva del territorio di ognuno cambia ed appaiono al soggetto i veri problemi della virtualità che lui ha deciso di affrontare e sovente tutto ciò crea anche attimi di smarrimento che, all’estremo, potrebbero sfociare ipoteticamente anche nell’atto decisionale, da parte della coscienza integrata, di tornare indietro. Sono meglio gli alieni o le difficoltà della vita quotidiana? La coscienza integrata che deve fare esperienza ha libero arbitrio e può scegliere sempre ma la scelta eventuale e rarissima di tornare indietro non è rappresentativa del fallimento della tecnica ma anzi ne è un’evidente prova di successo, rimarcando che in questo universo, il libero arbitrio rimane totalmente assoluto.

Nei casi da noi trattati, in un anno di tempo, nessuna coscienza integrata si è fatta più riprendere, alcuni contenitori hanno avuto qualche piccolo e fastidioso problema con la tendenza alla risoluzione totale nel tempo, un solo caso ha manifestato l’idea di rientrare nel fenomeno per propria scelta ma poi, a tutt’oggi, non lo ha fatto.

La C.I., da un punto di vista quantico, possiede i tre vettori di spazio, tempo ed energia che gli permettono di esprimersi nella sua creata realtà virtuale mentre i tre vettori di consapevolezza che, come abbiamo detto in Genesi III, rappresentano l’unico modo di misurare indirettamente la coscienza stessa, si sono perfettamente sovrapposti, divenendo un unico vettore di consapevolezza (agente in tutte le direzioni come multi versore N.d.A.). Va ricordato che i tre vettori della consapevolezza di anima, mente e spirito, quali prodotti vettoriali delle due componenti che caratterizzano ciascuno dei tre elementi, sono “non commutabili” tra loro. Cioè sono posti a novanta gradi tra loro e non sono sovrapponibili in quella che era la sfera bianca che ottenevamo alla fine del TCTD classico. La sfera trasparente, una volta che viene ridotta ad un punto, nella procedura che vedremo in seguito, produce la sovrapposizione finale dei tre vettori di consapevolezza, distruggendo ancora di più e fino in fondo, la separazione schizoide tra spirito ed anima e mente, che originava un essere imperfetto e soprattutto decisamente vulnerabile per mancanza di coerenza interna.

Le caratteristiche della coscienza integrata più evidenti, se posta in ipnosi profonda, sono le seguenti:

Il soggetto parla al maschile (neutro)

  • Il soggetto sa che ha costruito l’universo ma non sa perché lo ha fatto in questo modo.
  • Il soggetto sostiene che l’essere esiste perché si manifesta nel fare.
  • Il soggetto sostiene che il duale non esiste e se esisti è perché fai, e per essere tutto, devi fare tutto.
  • Il soggetto vede e percepisce l’universo in modo totalmente virtuale, come un costrutto finto, senza solidità apparente.
  • La coscienza integrata vede l’universo anche in modo reale. Reale e/o virtuale assieme. Impara ad essere osservatore di se stesso da infiniti punti che guardano verso il suo centro e dal centro guardando verso infiniti punti.

Attraverso la realizzazione della coscienza integrata si può viaggiare nella virtualità procedendo a visioni in qualsiasi spazio e tempo, mentre pian piano affiorano aspetti di natura paranormale sempre più evidenti nella vita di tutti i giorni.

La tecnica opera su se stessi

Triade Color test Dinamico Flash

Il TCT classico prevedeva, per la sua complessità e durata, l’impiego di un aiuto esterno. Il conduttore guidava il soggetto nella simulazione mentale, facendogli percorrere tutte le tappe necessarie, fino alla fine, al raggiungimento della sfera bianca della coscienza. Durante la sperimentazione della nuova tecnica, ci siamo resi conto, all’inizio, di alcuni fallimenti parziali che si ottenevano e nell’andare a cercarne le cause, ci siamo imbattuti nella teoria dell’effetto specchio.

L’universo, secondo le nostre concezioni, è di natura olistica, cioè nulla è separato dal tutto, come del resto si suppone sia, verificando le equazioni della fisica di Bohm. In questo senso le reazioni che un altro avrà con me dipendono esclusivamente da me. Se qualcuno litiga con me è perché dentro di me io non ho raggiunto l’armonia. Infatti se io per esempio entro in una stanza dove c’è qualcuno antipatico anche se non dico nulla, lui percepirà, dentro di sè, la mia ostilità e basterà un qualsiasi mio gesto per produrre una reazione violenta contro di me. A quel punto io sarò autorizzato a rispondere perché tecnicamente non ho cominciato per primo ma in realtà ho avuto, per primo, una reazione negativa contro l’altro. In questo contesto l’altro mi si rivolterà contro perché io, attraverso un campo morfogenetico locale, avrei comunicato il mio disagio verso di lui.

Avevamo poi notato che alcuni soggetti avevano sostanzialmente delle parti del metodo che risultavano ostiche alla comprensione e che, se non ben comprese, producevano problematiche nel dopo trattamento. Alcuni addotti non comprendevano gli effetti quantistici di onda e particella. L’alieno non li riprendeva più ma questi addotti non riuscivano a rendersi invisibili all’alieno stesso che comunque rimaneva parassivamente presente nelle esperienze quotidiane. Altri addotti facevano fatica a separarsi dalla figura dell’alieno poiché l’addotto non comprendeva l’idea che il passato non esiste e quindi rimaneva vincolato ad esso.

Da una analisi più approfondita che ho fatto sia su di me che su alcuni colleghi che praticavano il TCTDF in fase sperimentale, potevo notare come durante l’applicazione del test, la parola assumeva una importanza profonda ma dietro alla parola esisteva un altro tipo di meta comunicazione più profonda ed efficace. Durante il test, il conduttore produce una sorta di situazione in cui egli passa un pacchetto di informazioni che migrano dalla propria coscienza alla coscienza dell’addotto. Sempre che l’addotto sia in grado di voler acquisire il pacchetto informativo, egli ottiene tutte le informazioni che il conduttore gli passa. In altre parole il TCTDF potrebbe essere condotto anche in totale silenzio e il risultato sarebbe probabilmente lo stesso. Ma dato che gli esseri umani usano la parola in questa virtualità per semplificare (non so fino a che punto: N.d.A.) le cose, abbiamo usato il verbo per insegnare alla coscienza cosa sia la quantistica. Ma in quel contesto, se il mio pacchetto informativo coscienziale ha qualche dissonanza, ecco che io la ritrasmetto all’altro completamente.

Facciamo un esempio semplice: se io ho qualche problema irrisolto con il mio passato e conduco un TCTDF su un soggetto addotto, ecco che esso si libererà dall’alieno in modo totale ma magari continuerà a vedere la sua immagine accanto al suo letto di notte, mentre cerca di dormire. La mia incapacità di liberarmi dal mio passato è stata reindirizzata all’addotto che, se non ha informazioni contrarie, non sa gestire questa parte della virtualità e soffrirà del mio stesso problema. In altre parole ancora, se io vado dal medico con il raffreddore e voglio essere guarito, non devo andare da un medico con il raffreddore perché egli non mi potrà mai guarire, non avendo lui stesso vinto il suo problema.

Era chiaro che questo tipo di meta informazione non solo agiva a livello di TCTDF ma costantemente in tutte le relazioni giornaliere tra esseri viventi.

Era anche chiaro dove, in passato, avevamo parzialmente fallito e dove, il così detto vecchio addetto agli addotti, falliva. Se non sei puro come un cristallo finisci per sporcare anche il tuo paziente e questa poteva essere una delle ragioni per cui alcuni addotti non si liberavano completamente dal problema, escludendo i casi in cui la volontà del soggetto remasse contro.

Dunque, in linea teorica di principio, nessuno può effettuare un TCTDF su altri a meno che non sia perfetto dentro. Va anche detto che non esistono, che io sappia, persone perfette dentro e va altresì sottolineato come i TCTDF che il nostro gruppo ha effettuato fino ad ora, nella sperimentazione generale, siano andati tutti a buon fine, anche se con leggere sbavature.

La cosa migliore da fare era costruire una parte sperimentale semplice che ognuno potesse effettuare su se stesso, avendo cura di manifestare un forte atto di volontà nel voler risolvere le proprie problematiche. Va in questa sede sottolineato come la percentuale di successo del TCTDF è strettamente legata alla comprensione delle cose che si stanno facendo. Non si può effettuare il test leggendo semplicemente la parte sperimentale che segue, come fosse un rituale della chiesa cattolica o la ricetta di un dottore qualsiasi, ma si deve comprendere esattamente cosa significa ogni singolo passaggio. Per questo chi vuole effettuare il test su se stesso, si deve leggere, studiare, comprendere, molte delle cose che ho scritto in precedenza. Deve aver chiaro il significato dei tre lavori intitolati Genesi, dal primo al terzo, deve comprendere come funzionano le simulazioni mentali e studiare il funzionamento e la teoria del TCT classico. Errori interpretativi potrebbero invalidare l’intera procedura da una parte ma dall’altra sappiamo che le informazioni importanti sono già a disposizione di tutti, a livello di griglia olografica che, attraverso il campo morfogenetico, sono già da sempre disponibili per ognuno. I soggetti a cui abbiamo praticato il TCTDF in fase sperimentale, devono comprendere che, se dopo l’applicazione del test, avessero ancora dubbi ed incertezze su alcune situazioni riguardanti la loro vita, è perché il test ti integra, abolendo la dualità, permettendo alla coscienza di poter fare indisturbata, il suo lavoro nel contenitore; ma il sistema non aiuta a risolvere il proprio “destino” (cammino esperienziale), che deve essere risolto da sé stessi. In particolare, le persone che hanno effettuato il test non devono rivolgersi più a me o ad altri per le loro questioni irrisolte ma chiederlo direttamente alla loro coscienza integrata che è perfettamente in grado di chiarire qualsiasi aspetto della realtà o comunque è, e rappresenta, quella coscienza che deve risolvere le cose irrisolte.

L’armonia finale è il risultato da ottenere, non più banalmente scacciare un alieno che, a questo punto, sebbene ci abbia distrutto la vita fino ad oggi, non rappresenta più nessun serio pericolo per noi.

Chiedi dunque a te stesso, alla parte divina di te stesso e questa parte risponderà sempre. La malattia è solo uno stato di incomprensione dovuta a separazione mentre la guarigione è nella acquisizione di consapevolezza. In questo contesto è evidente come il TCTDF serva a tutti gli esseri umani perché aiuta nella integrazione con il sé profondo e libera dalla schiavitù di falsi Dei e veri Demoni che hanno, come il mito racconta, cercato di vivere in eterno senza sporcarsi le mani, attraverso l’esperienza del dolore vissuta da altri. L’universo duale prevede che l’amore e l’odio siano, in realtà, una unica manifestazione di una unica medaglia, con due facce. I nostri governanti Dei, hanno deciso di truccare il gioco e far uscire sempre testa e mai croce, facendo così solo metà esperienza ed essendo quindi solo metà sé stessi. Noi abbiamo deciso invece di essere tutto e per questo siamo stati strumentalizzati nel tentativo di rubarci la parte esperienziale che mancava ad altri.

Questo furto è solo la rappresentazione di una consapevolezza scarsa, determinata dalla non comprensione che siamo tutti uno. Così quando si comprende questo si capisce anche come funziona lo specchio. Gli umani vedevano negli alieni, così spregevoli, la parte spregevole di sé stessi e gli alieni vedevano nella fragilità umana la loro fragilità. Nell’istante in cui il duale muore, ognuno di noi diventa consapevole di sé. E da quel momento si specchierà solo in se stesso, perché dentro di sé c’è l’universo intero con tutte le risposte a tutte le domande.

TCTDF: parte sperimentale

Accertatevi di non essere disturbati, rilassatevi normalmente e chiudete gli occhi. Immergetevi, nel buio della vostra stanza mentale. Una stanza in cui voi siete al centro e dove tutto è buio. La vostra stanza mentale. Sapete che in questa stanza ci saranno delle lampade che probabilmente non vedete perché di solito sono spente ma potrebbero anche essere già accese. Se non lo sono le accenderete una alla volta. Le vostre tre lampade sono: la mente, che accenderete per prima, lo spirito che accenderete per seconda e l’anima, che si accenderà per terza.

Osservate queste tre lampade che sono nella vostra stanza mentale, il vostro io, la vostra essenza. Osservatene la posizione, il colore, la grandezza, la distanza da voi e l’altezza dal pavimento della stanza. Le uniche fonti di luce, nella vostra stanza, sono le tre lampade. Potreste vedere solo una lampada come somma delle tre ma, se ne vedete tre individuate la lampada che rappresenta la vostra parte animica e metteteci un braccio dentro. Ascoltate e percepite che sensazione tattile avete. Cosa si sente dentro la lampada di anima? Caldo o freddo, denso o solido, liquido o gassoso? Si sente qualche odore particolare o qualche suono particolare?

Mentre state percependo la vostra anima che si mostra a voi come sfera luminosa, chiedete a lei se si ricorda quando, all’inizio del tempo, è unita alle altre due sfere di mente e spirito che, in quell’istante, ancora non esistono, prima della separazione attuale. Chiedete alla vostra anima di tornare in quel punto, quando anima, mente e spirito sono una cosa sola e non esistono tre coscienze ma una sola. Pian piano arriveranno sensazioni ed immagini di quell’istante. Chiedete ora ad anima se vuole tornare in quello stato primordiale. Osservate e fate osservare alla vostra sfera animica cosa accade e perché la sfera della coscienza si sia separata in tre sottosfere. E’ bene prendere consapevolezza del tutto. Quando anima decide, se decide, di tornare come in quell’istante, ad essere una cosa sola e non più divisa con mente e spirito, chiedetegli di unirsi alle altre due sfere, facendo notare che non esiste un colore specifico per anima, mente e spirito ma che, essendo parti di un tutt’uno, esse in realtà possono assumere qualsiasi colore desiderino. Se anima vuol provare a cambiare colore, così come mente e spirito, essi noteranno che possono acquisire qualsiasi colore: essendo che essi sono tutto ed ogni colore rappresenta una cosa che si può essere. Procediamo ora alla fusione delle tre lampade in una sola lampada che avrà dapprima tutti i colori. Una lampada in cui ogni puntino luminoso sarà di un colore differente, tanto che, se si osserva la lampada da lontano, essa apparirà inesorabilmente bianca; ma, da vicino, potrebbe assumere tutti i colori dell’universo.

A questo punto dite mentalmente alla sfera luminosa, somma delle tre sfere originali che, per fare la fusione, non basta sommarsi in questo modo ma bisogna fondersi irreversibilmente in una cosa sola, una sfera che abbia un solo colore, il colore che rappresenta tutti i colori, il colore trasparente.

Quando la sfera si trasformerà in sfera totalmente invisibile (senza nemmeno poter distinguere i bordi), in quell’istante, la coscienza integrata tornerà ad Essere. Si dovrà dire alla coscienza integrata che il nulla ed il tutto sono la stessa cosa ma che, attaccato al nulla, niente può stare. Se in quell’istante la sfera diviene trasparente, non ci sono più alieni o altre cose che la possono disturbare, perché se ci fossero all’interno di una struttura trasparente, essi si vedrebbero e cadrebbero a terra.

In quell’istante si farà notare alla sfera della coscienza integrata, che non ci sono più barriere tra anima, mente e spirito, che non esistono più, e che non sono mai esistite poiché il passato è stato modificato e nessuno ha potuto utilizzare le sfere originarie separate perché esse non lo sono mai state, poiché ora divenute unite.

Ora, nella stanza mentale, entrate, con il vostro corpo, nella sfera trasparente. Essa e voi siete la solita cosa. Lei prende la vostra forma e si adagia nel vostro contenitore, facendo diventare il contenitore, una immagine di sé stessa. Tu diventi sfera trasparente.

Non esistono più barriere; le pareti, il pavimento ed il soffitto della stanza, non hanno più ragione di essere. La coscienza integrata, abbatte le barriere, da lei stessa create, della stanza mentale, che ora si affaccia sull’infinito totale. Attendi qualche istante e osserva l’infinito totale, così come ti appare. Contempla il luogo dove esisti.

Dopo qualche istante, chiedi alla tua sfera trasparente di ascoltare l’universo divenendo tu stesso l’universo. Per fare ciò, chiedi alla sfera di espandersi lentamente. Tu ti espandi lentamente fino ai confini dell’universo, senza fretta, pian piano. E mentre ti espandi tocchi l’universo che tu stesso hai creato, fino in fondo, fino all’attuale limite. La tua sfera trasparente ha respirato in un unico grande respiro, inglobando in esso tutto l’universo, assorbendolo dentro di sé.

Come in un grande respiro. Per un istante, che dura una eternità, ascolta il tuo universo, dove tu sei tutto.

Prendi consapevolezza del tuo corpo perché è come prendere consapevolezza dell’intero universo. Poi, espira e contraendoti diventa più piccolo. Fai in modo che la tua sfera trasparente, incollata al tuo corpo fisico, diventi una sfera sempre più piccola: ma, nel fare ciò, portati dentro tutto l’universo che hai inglobato, facendolo diventare, esso stesso, molto piccolo, pian piano, sempre più piccolo, senza fretta, fino a diventare un puntino infinitesimale con tutto l’universo dentro. Assapora per qualche istante questa sensazione molto particolare e torna ora della tua dimensione originaria.

Ora, la tua coscienza integrata, sa che può respirare e divenire una grande onda, una grande sfera o un pallino piccolo, piccolo.

Quando è grande onda essa è dappertutto e perciò in nessun luogo in particolare. In quello stato, essa è completamente invisibile. Quando invece è una piccola particella, essa è visibile come tale e pronta ad interagire con il tutto. Parla a te stesso, quale sfera integrata e spiega alla tua sfera integrata che può sempre esistere in questi due stati e mostrarsi come onda o come particella, essendo invisibile o visibile, di fronte a qualsiasi esperienza della realtà virtuale.

Ricorda, alla fine di tutto questo, che la coscienza integrata, usa il proprio contenitore (il corpo), per fare l’esperienza che essa è venuta a fare in questo contesto virtuale e che non è bene che il proprio contenitore venga preso da altri e che bisogna proteggere il proprio contenitore in quanto espansione e vestito della coscienza integrata.

State per qualche istante ad ascoltare voi stessi, come non lo avete mai fatto prima ed osservate l’universo attorno a voi.

 

Conclusioni

L’esercizio, se effettuato senza trascurare nessun parametro di quelli descritti, non deve essere rifatto perché la fusione delle sfere in una unica sfera è irreversibile.

Le successive esperienze di questo tipo che il soggetto vorrà condurre, lo porteranno a viaggiare nell’universo senza più bisogno di visualizzare la sua sfera trasparente esterna a sé stesso, perché egli è la sua sfera trasparente. Se la sfera viene vista dall’esterno e viene vista opaca, ciò significa che, in un’eventuale adduzione, il corpo è stato ripreso. Tutto questo sembra potersi dedurre, sulla base della sperimentazione fino ad ora conclusa.

Si deve sottolineare come, nella stanza mentale, all’inizio, si possano trovare meno di tre sfere sia perché esse potrebbero già essere fuse in una sola sfera trasparente, sia perché alcune sfere potrebbero assumere il colore nero ed essendo la stanza mentale buia, esse potrebbero non essere palesemente visibili. Se si presenta questa evenienza, unire le sfere egualmente, anche se alcune di esse non risultano visibili e procedere come descritto sopra. Nella stanza mentale ci potrebbero essere più di tre sfere ma in questo caso individuare le tre sfere di anima, mente e spirito e lavorare con esse, trascurando le altre, che spariranno dopo l’avvenuta fusione della coscienza integrata.

Coloro che lo desiderano, possono effettuare, su se stessi, la simulazione mentale, avendo accuratamente studiato tutta la teoria che esiste dietro questa applicazione. Alcuni soggetti potranno essere aiutati da altri ad effettuare il percorso di questa simulazione mentale ma si consiglia caldamente di effettuare DA SOLI tutto il percorso. Solitamente riteniamo sia necessario sottolineare che i soggetti che sostengono di non essere capaci di effettuare questa simulazione, in modo indipendente, nella maggioranza dei casi, desiderano solo mettere nelle mani degli altri, la responsabilità della loro esistenza. Sarebbe inutile aiutarli.

A tutti coloro che non comprendono il tipo di approccio che abbiamo intrapreso, suggerisco, prima di esprimere un qualsiasi giudizio nel merito, di fare questa semplice esperienza e di comprenderla a fondo, in quanto non è possibile parlare di qualcosa che non si conosce se non si è fatta l’esperienza di essa.

Non si deve mai avere paura perché non c’è niente nell’universo di cui aver paura tranne la propria ignoranza.

Buon viaggio.

https://www.youtube.com/watch?v=L-CVMj-CJUU&t=1052s

Leone: significato nel mito e simbolismo

Leone (Panthera leo)

Origine simbolica, mitologia e storia

Il leone è il simbolo per eccellenza della forza, del dominio, del coraggio, dell’orgoglio e della fierezza.

Per le caratteristiche tipiche di questo imponente felino, ritroviamo sue rappresentazioni in quasi tutte le antiche culture.

La divinità egizio-persiana Mitra inizialmente era raffigurata con una testa di leone e per questo motivo nacquero le feste leontiche tipiche dei riti mitriaci; il dio Kneph, adorato dai Tebani, era venerato come un dio con la forma di serpente ma, in alcune rappresentazioni monumentali, si ritrova effigiato con testa leonina circondata da raggi solari; la dea fenicia Astarte (Ashtart o Ištar) venerata dalle popolazioni semitiche, il cui culto era diffuso in tutta l’area mediterranea, spesso era rappresentata su un leone.

Nella cultura egizia l’effige più famosa del leone si ritrova nella Sfinge che unisce la figura umana con quella leonina: essa appare già nell’Antico Regno nei testi delle piramidi con l’appellativo di “Dio-leone”. In Egitto la Sfinge era considerata una divinità maschile ed era sempre riprodotta accovacciata; ricordiamo una delle più antiche Sfingi, quella di Giza, che il faraone Cheope fece realizzare intorno al 2600 a.C..

Lo scrittore Diodoro Siculo, nell’opera Biblioteca Storica (III,34), afferma: “In Etiopia e nel paese dei Trogloditi, si trovano Sfingi che sono di aspetto simile a quello che viene assegnato loro nei dipinti; sono solo più pelose. Sono esseri per natura molto docili e imparano con facilità tutto quanto viene loro indicato”.

Sculture di leoni e leonesse a guardia di templi e luoghi sacri erano comuni e simili presso le culture dei popoli mesopotamici, egiziani, orientali e indiane.

La divinità Cibele, venerata dapprima in Asia Minore e, in seguito, in Grecia e presso i Romani, oltre ad essere la dea della fertilità, era considerata la sovrana della natura selvaggia non contaminata dall’uomo e, proprio per questo, era considerata al signora delle belve e, in particolare, del leone. La dea Cibele trova una sua collocazione anche nell’antico mito greco: il suo carro era infatti trainato da due leoni che, in realtà, altro non erano in origine che Atalanta e Melanione, trasformati da dal supremo Zeus in fiere come castigo per aver violato il tempio della dea.

Sempre nella mitologia greca, il leone fu la prima prova che l’eroe greco Ercole, figlio di Zeus e Alcmena, dovette affrontare su incarico del re Euristeo. Da tempo giungevano notizie che le campagne di Nemea, nei pressi di Corinto, erano depredate da un leone che ogni notte scendeva dalle colline per uccidere uomini e animali: Ercole avrebbe dovuto ucciderlo e scuoiarlo, quindi far ritorno con la pelle del leone per dimostrare che era riuscito nell’impresa.

Ercole portò a termine la missione uccise il leone con una clava, e tornò con la sua pelle avvolta intorno al corpo (con la quale spesso è raffigurato nell’iconografia).

Ercole con pelle di leone

Il leone è stato ampiamente utilizzato per descrivere creature mitologiche come ad esempio la chimera e il grifone ed era inoltre era rappresentato anche dal misterioso popolo etrusco: una bellissima rappresentazione scultorea è presente nel tratto di mura del Duomo di Pisa e, in particolare sulla Torre del Leone, nei pressi del l’ingresso chiamato Porta del Leone.

Secondo i Romani, solamente il canto del gallo poteva spaventare un leone: questa credenza deriva probabilmente dal fatto che anche il gallo sia dotato di cresta.

Durante il periodo medievale questo maestoso felino si pensava che il leone fosse in grado di cancellare le proprie tracce con la coda e che riuscisse a dormire con gli occhi aperti, per cui era preso a riferimento per indicare l’assoluta vigilanza: sterminato il suo utilizzo in campo araldico (anche come leone alato).

 

Il leone nel Cristianesimo e in ambito demonologico

Frequenti anche le citazione bibliche del leone e, tra queste, ci sembra opportuno riportare un passo contenuto nell’Apocalisse di Giovanni (13,1-2; 16,1): “E vidi dal mare salire una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle sue corna dieci diademi, e sulle teste nomi blasfemi. E la bestia che vidi era simile ad una pantera, le zampe sembravano di orso, il suo muso come quello di leone….”. In questa visione Giovanni si riferisce alla bestia che emerge dal mare, una figura che riconduce al mostruoso, al bestiale per fornire alla creatura una valenza demoniaca. Giovanni, per questa descrizione, scelse gli animali più feroci secondo la propria concezione, e il leone era tra questi. In particolare la descrizione del leone è simile alla prima bestia di Daniele (Daniele 7,4). Con il materializzarsi della bestia del mare, aventi caratteristiche del tutto differenti dalla bestia della terra, Satana riesce ad ottenere quel riconoscimento che aveva cercato di trovare, senza alcun risultato, nel regno dei cieli. Il signor degli inferi con l’Anticristo ha la possibilità, seppur temporanea, di dimostrare il proprio potere.

Nella Sacra Quadriga, il misterioso carro (trono) di Dio che, secondo una visione del profeta Ezechiele successivamente ripresa da Giovanni nell’Apocalisse, era condotto da quattro esseri misteriosi con sembianze di uomo, di leone, di toro e di aquila, gli storici cristiani riconobbero negli evangelisti la valenza simbolica della profezia: l’evangelista Marco fu identificato con il leone perché il suo Vangelo ha inizio con la predicazione di Giovanni Battista nel deserto, luogo in cui erano presenti molte bestie selvatiche.

In ambito escatologico non è infrequente che il leone sia associato al diavolo (spesso a Satana) ed è stato inoltre utilizzato in demonologia per raffigurare diversi demoni (testi magici Pseudomonarchia Daemonum, Ars Goetia, Dictionnaire Infernal), tra cui ricordiamo:

Buer, demone che capeggia cinquanta legioni di demoni, secondo alcune rappresentazioni (Louis Le Breton) è formato da una testa di leone circondata da cinque zampe caprine;

Demone Buer, Dictionnaire Infernal

Purson, spirito infernale che è al comando di ventidue legioni di demoni, è raffigurato come un uomo con testa di leone che cavalca un orso;

Demone Purson, Dictionnaire Infernal

Vinè, demone capo di trentasei legioni di demoni, è raffigurato come un leone che tiene un serpente in mano e cavalca un cavallo nero.

 

Simbolismo alchemico del leone

Nella filosofia alchemica ed ermetica, questo grande felino ricopre un ruolo fondamentale e lo si trova utilizzato come allegoria e in raffigurazioni varie volte.

Nel libro di Abraham Lambsprinck, De Lapide philosophico (Francoforte, 1625), c’è un raffigurazione di un’allegoria molto interessante in cui si vedono due leoni in una foresta,

Con un testo che riportiamo integralmente:

I due leoni alchemici

 

 

I saggi giustamente c’insegnano

Che due forti leoni, un maschio e una femmina,

S’appiattano in un’oscura e aspra vallata.

Il maestro deve catturarli,

Sebbene essi siano svelti, feroci,

E d’aspetto terribile e selvaggio.

Se alcuno con la sapienza e l’astuzia

Può accalappiarli e legarli

E portarli nella stessa foresta,

Di lui si può dire con giustizia e verità

Che ha meritato la lode più d’ogni altro,

E che la sua sapienza trascende quella dei saggi mondani.

 

I due leoni rappresentano i nuovi simboli dell’anima e dello spirito e, quando sono catturati, devono essere riuniti nel loro corpo. Nello stato della perfezione umana, l’anima e lo spirito devono essere riuniti in uno. Come lo spirito tende verso Dio ed è ostacolato dal corpo, similmente il mercurio deve sublimare varie volte, volare in alto e ritornare nel nido, fino a che non si raggiunge la fissazione. In pratica l’alchimista deve procedere lentamente nel proprio viaggio spirituale, ma lo spirito e il corpo diventeranno una cosa sola nel nido, ossia nel cuore.

In altre parole lo spirito e l’anima devono essere aggiunti e sottratti al corpo (solve et coagula, concetto chiaramente espresso nella rappresentazione del demone ermetico Baphomet), tanto che “dev’essere un grande miracolo che da due leoni ne risulti uno”.

Un’altra raffigurazione interessante che esprime concetti simili a quello già spiegato, si trova nell’opera Atalanta fugiens di Michael Maier (Oppenheim, 1618), in cui l’autore consiglia di sublimare lo zolfo e il mercurio fino a renderle inseparabili: “Aggiungi al leone una leonessa alata in modo che entrambi possano vivere nell’aria: Ma lui rimane solido e resta sulla Terra. Questa immagine della natura ti indica la via attraverso cui essa governa”.

In ambito alchemico il leone rosso simboleggia il Sole e il leone verde (assieme all’aquila, al serpente e alla colomba), la Luna philosophorum.

Secondo il Rosarium philosophorum (ed. Telle, Weinheim,1992), “il leone verde che divora il sole” rappresenta il “mercurio nostro”. Egli agisce in profondità di ogni corpo e lo eleva. Quando viene mescolato a un corpo, lo ravviva e illumina e ne trasmuta la sostanza (“Io sono il leone verde e d’oro senza preoccupazioni. In me si celano tutti i segreti dei filosofi”).

Leoni alati in ambito alchemico

Michael Maier, nell’opera Atalanta fugiens (Oppenheim, 1618), sostiene che oltre al vapore niveo, che ricade come “acqua ardente” o “fuoco innaturale”, e alle “acque sulfuree e fetide”, il leone verde è una delle “tre cose sufficienti a padroneggiare l’arte”. In questo senso viene descritto come estratto gelatinoso dell’antimonio grezzo.

Secondo Heinrich Khunrath, “il leone verde è il tutto universale e comprensibile in modo conciso e naturale, e tutto ciò che la supera con l’arte, secondo i principi naturali”.

Sulla scia di questo concetto, D. Stolcius Von Stolcenberg (Viridarium chymicum, Francoforte, 1624), il sangue del leone verde, detto anche “vetriolo dei savi”, è il solvente universale che divora i sette metalli e l’oro. Basilius Valentius afferma che il sangue coagulato del leone rosso (lapis, Sole), deriva dal sangue volatile del leone verde.

Alchimia: leone verde divora il sole

 

Superstizione e interpretazione onirica

Secondo la tradizione africana, mangiare il cuore di un leone infonde coraggio in colui che se ne nutre e portare un occhio di leone sotto l’ascella aiuta a tenere lontane le altre bestie feroci; indossarne la pelle, invece, dona la capacità di essere invisibili.

In altre tradizioni occidentali, poiché il leone è considerato il re degli animali, si pensava che l’animale non facesse mai del male a un altro re.

La tradizione comune sostiene che il leone abbia paura solo del gallo, la cui cresta è imponente quanto quella del felino.

Sognare un leone può indicare preoccupazione nei confronti dei propri superiori o datori di lavoro; lottare e vincere con un leone preannuncia che riusciremo a ottenere un successo a seguito di pericoli e ingiustizie.  Sognare un gruppo di leoni è presagio di proposte lavorative a collaborare in gruppo: ciò potrebbe portare a ottimi risultati negli affari. Sognare un leone che sbadiglia significa poter essere tranquilli, se invece il leone ha un aspetto corrucciato è un cattivo segno che indica future malattie. Un leone in gabbia è sinonimo di amicizia vera e duratura, un leone ruggente è indice di morte. Avere in sogno paura di un leone indica un grosso pericolo che incombe.

 

Asino: origini e significato simbolico

L’asino nel mito

Secondo la mitologia greca Apollo fece crescere orecchie d’asino a re Mida perché costui prediligeva la musica del flauto di Pan rispetto a quella del suo liuto.

Sorprendentemente questo animale assume in significato importante nel mito egizio che spesso viene utilizzato per raffigurare il dio egizio Set: trattasi dell’asino rosso che era rappresentato come una delle entità più temibili tra tutte quelle che l’anima del morto doveva incontrare nel suo percorso verso l’oltretomba.

Aspetti esoterici

Nella concezione esoterica l’asino rosso assume lo stesso significato e accompagna l’iniziato nelle prove che deve superare. Sul significato di questo animale e circa il suo ruolo nella tradizione evangelica, è possibile rinvenire in bibliografia e in rete moltissime informazioni in parte concrete e rispondenti al vero. Vogliamo però in questa sede proporre una similitudine, probabilmente azzardata, tra l’asino rosso sopra descritto e l’allegoria descritta nell’Apocalisse in cui si parla della grande prostituta (la madre delle meretrici, la Grande babilonia), che cavalca una bestia scarlatta con sette teste e controlla i potenti della terra e i suoi abitanti.  La prostituta di Babilonia è intesa da alcuni studiosi come la rappresentazione dell’Anticristo perché è accusata di essere la responsabile della corruzione della terra: con essa hanno fornicato i re della terra e si è ubriacata con il sangue dei martiri. È vestita in modo sfarzoso, cavalca una bestia scarlatta e nelle sue mani brandisce un calice d’oro ricolmo di abominazioni.

Alla fine però la grande prostituta verrà distrutta dallo stesso Anticristo in modo efferato: leggendo tra le righe si evince che la prostituta definita babilonia, in realtà altro non sia che Gerusalemme: infatti, dopo la sua distruzione nel 70 d.C., la città divenne una prostituta, per cui una figura ben diversa dalla città santa che l’aveva identificata in precedenza. Ricordiamo inoltre che fu proprio l’asino a portare Cristo sul dorso e, in quanto tale, ritenuto animale sacro.

Affresco nella sala dell’asino d’oro ispirato al romanzo latino “L’Asino d’Oro” Apuleio di Madaura

Proprietà curative

Secondo la credenza popolare questo animale ha anche proprietà curative: prelevare tre peli dalla sua criniera nera e metterli successivamente in un sacchetto al collo del malato, erano ritenuti un ottimo rimedio contro la pertosse. Alto rimedio contro la pertosse consisteva nel far passare nove volte il bambino sotto la pancia di un asino mentre, per guarire da ferite di serpenti e scorpioni, era sufficiente mangiare il polmone dell’animale. Per proteggere un bambino dalla paura, è necessario coprirlo con la pelle di un asino. Se un bambino malato è messo in groppa all’asino in corrispondenza dei peli che formano una croce e l’animale percorre nove giri, la guarigione del bambino è assicurata. A causa della conformazione a croce dei peli dell’asino sulla sua schiena, pare che nemmeno il diavolo possa assumere le sue sembianze. Come per gli altri animali, anche l’asino può presagire cambiamenti climatici, infatti, se egli tende le orecchie e raglia allora la pioggia è in arrivo.

Per quanto riguarda la fase onirica, sognare questo mammifero carico che cammina rappresenta un matrimonio felice e viaggi, anche se, a causa della proverbiale lentezza e caparbietà dell’animale, potrebbe indicare che i viaggi subiranno ritardi. A causa dell’abitudine dell’asino di andare a nascondersi prima di morire (consuetudine, tra l’alto, comune a molti altri animali come ad esempio il gatto), pare che vederne la carcassa sia di buon auspicio: proprio perché è raro vederne uno morto (da cui deriva il detto popolare non si vede mai un asino morto).

Nella concezione massonica

Per quanto riguarda l’aspetto massonico, si ricorda l’allegoria “dell’asino che trasporta le reliquie” di Guénon che va letta, sinteticamente, in questo modo: l’iniziato che effettua un rito può anche non comprenderlo, ma non per questo motivo il rito non sarà trasmesso. Seppur i membri di un’organizzazione iniziatica possano non comprendere a fondo il significato dell’appartenenza del loro ordine, il ricongiungimento con lo Spirito avverrà comunque. Anche in questo caso, anche se si tratta di una metafora ben più profonda delle semplici parole, l’asino è considerato testardo e stupido: in realtà sappiamo trattarsi di un animale molto intelligente, ma le sue caratteristiche di cocciutaggine e ostinatezza, hanno fatto sì che nell’immaginario collettivo la parola asino fosse associata a persone stupide o che non hanno voglia di studiare.

La botte d’asino

Classica l’espressione attribuita a uno studente svogliato, sei un asino: le perverse menti dei carnefici medievali presero spunto da questo concetto per inventare metodi di tortura terribili come ad esempio, l’asino che veniva riservato ai bambini ritenuti poco intelligenti o cattivi studenti; essi erano messi per ore in punizione su un piccolo  feticcio con le sembianze dell’animale che sulla schiena aveva delle spine di ferro e il bambino era costretto a indossare un copricapo con le orecchie d’asino. Oppure la botte dell’asino dentro cui veniva messo il malcapitato, solitamente accusato di essere un ladro, con la testa imprigionata in una maschera di ferro con le orecchie a forma d’asino. La vittima era costretta a girovagare in quel modo e a defecare dentro la botte fino a che non si riempiva: questo, solitamente, portava a una morte lenta e straziante per setticemia.

Botte dell’asino: museo della tortura di Volterra (Pisa)

Fonti

 

Alchimia e Mistica, Alexander Roob,Taschen GmbH, Köln, 2007

Bibbia Sacra, tradotto in lingua italiana da Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828

Dictionary of Mysticism, F. Gaynor ,Philosophical Library, New York 1953

I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988

Storia della Magia, Kurt Seligmann, Casa Editrice Odoya srl, 2010; pagg. 249-257

La catena d’unione massonica

Introduzione

La catena d’unione esprime senz’altro una gestualità rituale ed è uno dei simboli più importanti utilizzati in ambito massonico, ma anche compreso in maniera superficiale o, addirittura, errata.

Nell’opinione comune rappresenta la corda di cui si servivano i massoni per tracciare e delimitare il contorno di un edificio, ma tale interpretazione risulta alquanto restrittiva.

 

Loggia immagine del Cosmo

È necessario ricordare che la maggior parte degli edifici era costruito ricalcando un modello cosmico, infatti la Loggia altro non è che una rappresentazione, un’immagine del Cosmo. Una qualsiasi struttura doveva essere incorniciata da qualcosa che rappresentasse la cornice stessa del Cosmo e, in tale ambito, il tracciato della corda ne simboleggiava una sorta di proiezione terrestre.

Una volta terminato l’edificio la corda non è più necessario perché non ha più funzioni da svolgere: quindi la corda non va intesa nel suo senso materiale, ma come emblema cosmico. La corda stessa, intesa come catena d’unione, diviene quindi il simbolo per eccellenza della cornice del Cosmo assumendo un significato celeste e non terreno. Si potrebbe affermare che la terra restituisce al cielo ciò che originariamente gli aveva preso in prestito.

I nodi della catena d’unione

Mentre la corda come utensile non presenta interruzioni ed è continua, la catena d’unione è caratterizzata dalla presenza di nodi, posti a distanze regolari ed equidistanti, in numero pari a dodici. Come non correlare questo numero ai segni dello Zodiaco?  Lo Zodiaco infatti, all’interno del quale si muovono i pianeti secondo traiettorie definite, costituisce il rivestimento del Cosmo come una sorta di “cornice” celeste.

Alcuni studiosi e massoni sono convinti che ai nodi descritti, detti anche lacci d’amore, corrisponda sul piano ideale un egual numero di colonne: dieci più le due colonne dell’Occidente cui corrispondono le estremità della catena d’unione.

Dal mio punto di vista invece è difficile non fare un collegamento con la disposizione circolare di molti monumenti megalitici che sono stati costruiti in chiaro rapporto con lo Zodiaco.

L’ordine Cosmico

La funzione principale della cornice, che sfugge a molti studiosi e probabilmente anche a molti massoni, è quello di mantenere al loro posto i vari elementi che contiene al suo interno, in modo da formare un qualcosa (o tutto) di ordinato.

Non a caso l’etimologia del termine Cosmo significa armonia: l’universo complesso e ordinato che si contrappone al Caos.

La nostra realtà è infatti ordinata dalle determinazioni spaziali e temporali legate in modo diretto allo Zodiaco sia per il rapporto di quest’ultimo con il ciclo annuale, sia per la sua corrispondenza con le direzioni dello spazio da cui deriva il problema dell’orientamento tradizionale degli edifici.

L’inganno dell’entropia

Abbiamo spiegato come, simbolicamente, la cornice serva a mantenere ordine nei corpi celesti e nell’universo.

A tal proposito non posso esimermi da esprimere il mio pensiero, in base all’affermazione precedente, tra l’altro sostenuto per primo dal professor Corrado Malanga, con cui concordo appieno.

Già dalle scuole superiori ci vengono insegnati i concetti di entalpia ed entropia e, quest’ultima, viene il più delle volte così definita: “l’entropia di un sistema è spesso identificata con il suo disordine, e la sua tendenza ad aumentare, espressa dal secondo principio della termodinamica, con una tendenza della natura verso il disordine”.

S’inizia male, direbbe un mio caro amico: in realtà l’entropia, da intendersi come Coscienza, significa ordine ed è l’unica cosa che cresce sempre nel nostro universo.

Il nostro universo si sta raffreddando e tutto tende all’ordine: questa è la realtà fisica.

Un concetto totalmente opposto a quello insegnato nelle scuole (ed erroneamente duale). Ci si potrebbe chiedere se ciò venga fatto per ignoranza o per un preciso disegno prefissato…in ogni caso disdicevole, secondo un mero punto di vista personale.

Conclusioni

Ogni espressione è a tutti gli effetti un simbolo del pensiero che essa traduce esteriormente e il linguaggio altro non è che un simbolismo.

Il linguaggio simbolico aiuta ciascuno a comprendere, in maniera più o meno completa, la verità che rappresenta in base alle proprie capacità intellettuali.

Nell’ottica del simbolismo concetti “elevati”, che sarebbero trasmissibili con qualsiasi altro mezzo in modo difficoltoso e poco chiaro, nel momento in cui vengono correlati a simboli possono divenire più comprensibili.

Purtroppo in diversi ambiti in cui l’aspetto del simbolismo fa da padrone, comprese certe massonerie, la conoscenza è riservata a pochi, agli iniziati che intraprendono un percorso di “illuminazione”: il sapere viene trasmesso, ma è anche vero che per farlo occorre comprenderne a fondo il significato, aspetto per niente scontato.

Ricordate che tra realtà e la percezione di essa esiste un confine che può sembrare labile e indefinito, ma che diviene un abisso allorché si prova a manipolare per trarne benefici di vario genere. Ragionate quindi secondo la vostra consapevolezza, che altro non è che una misura della Coscienza.

 

Fonti

 

  • Alchimia e Mistica, Alexander Roob, Taschen GmbH, 2007
  • Simboli della Scienza Sacra, René Guenon, Adelphi Edizioni, Luglio 2011

Origine e significato dei principali simboli esoterici

Introduzione

Fin dai tempi più remoti gli uomini utilizzavano simboli ai quali attribuivano particolari proprietà e che, talvolta, indossavano o si dipingevano sul corpo allo scopo di proteggersi da influssi negativi. Nonostante tutto l’uomo ha sempre vissuto in un mondo materiale per cui, per non perdere del tutto il contatto con la propria spiritualità, ha avuto bisogno di riscontri visibili e tangibili.

Pensiamo ad esempio agli amuleti o ai talismani che vengono utilizzati ancor oggi e che fungono da portafortuna (i primi) e da protettori (i secondi); come non far riferimento poi alla ben più nota croce cristiana? Viviamo in un mondo costellato di simboli con i più disparati significati che, puntualmente, sfuggono al nostro senso primario, ovvero la vista: basta però una visione più attenta e curiosa per scoprire magicamente che anche le nostre città nascondono disegni dal significato criptico e intrigato e che affondano la propria origine nello strabiliante percorso evolutivo della nostra specie.

Ancor oggi siamo soliti utilizzare simboli che per noi hanno un significato chiaro e univoco ma che, in realtà, sono stati adottati da culture molto antiche e il cui valore rituale e simbolico era in realtà molto differente.

Per tali motivi in questo articolo descriveremo alcuni dei principali simboli tutt’ora utilizzati in campo esoterico, suddividendoli per provenienza storica e antropologica perché, per comprendere a fondo il reale significato di un simbolo, è imprescindibile conoscerne le origini.

Principali simboli utilizzati nella cultura egizia

 

Ankh, croce a due manici

Questo simbolo è tutt’ora misterioso. Nel suo significato originario identificava la vita eterna, divina: è nota anche come chiave della vita. È sempre stato ritratto nel momento in cui le divinità consegnavano al re (faraone) il dono dell’alito vitale mentre portavano la croce di Ankh.

Ma, osservando attentamente questo simbolo, possiamo notare che la croce è formata in realtà da circolo (parte superiore della croce) e da un manico (parte inferiore della croce): la sezione superiore rappresenta quindi il sole, mentre la sezione inferiore la terra. In molte rappresentazioni la croce con i manici viene fissata tramite un anello. Per quale motivo? Perché la croce simboleggiava una sorta di chiave per l’accesso al regno dei morti.

Nelle culture successive a quella egizia la croce di Ankh ha assunto un significato diverso: alternativa alla croce cristiana, rifiuto della verginità e della castità e fedeltà al libero amore. Pensiamo ad esempio al culto della dea Astarte in Medio Oriente.

Croce Ankh

Occhio di Horus

È un simbolo dal profondo significato esoterico.

L’occhio è sempre stato uno dei simboli protettivi più potenti dell’antico Egitto.

Gli occhi della divinità dei falchi Horus sono il sole e la luna. L’occhio destro è rappresentato dal sole, e simboleggia il futuro e l’attività, l’occhio sinistro è rappresentato dalla luna e simboleggia il passato e la passività. Entrambi gli occhi conducono all’onniscienza e sono associati all’invulnerabilità e alla fertilità eterna. Per tale motivo spesso venivano collocati sul lato sinistro dei sarcofagi: in tal modo il defunto poteva vedere il cammino da percorrere. Ai nostri giorni è utilizzato come potente amuleto contro il malocchio.

Occhio di Horus

Colonna Djed

La colonna Djed ha origini ancora più antiche di quelle egizie e, probabilmente, era un feticcio che rappresentava un palo attorno al quale erano intrecciate e piantate spighe di grano ricollegabili al culto della fertilità.

Con gli egizi la colonna di Djed divenne il simbolo di Osiride che, essendo la divinità della resurrezione, rappresentava la fertilità e l’eterna durata: la colonna divenne così la colonna vertebrale del dio e la sua costruzione rappresentava la vittoria di Osiride sul suo eterno avversario Seth.

La colonna Djed veniva donata ai defunti come amuleto e doveva determinare la resurrezione dei morti, conservare la facoltà procreativa e assicurare la vita eterna.

Lo Djed è il supremo simbolo di unificazione di tutte le polarità, esso connette alla trascendente realtà dell’Uno. Simboleggia inoltre l’asse micro e macrocosmico. Come asse cosmico, lo Djed è il cilindro, la colonna di luce che collega la Terra al Cielo.

Colonna Djed

 

Principali simboli utilizzati nella cultura celtica

È importante ricordare che i Celti non esprimevano concetti e ideologie religiose attraverso immagini, ma tramite figure geometriche come nodi, spirali e labirinti. Questo concetto basilare si ritrova in ogni simbolo utilizzato da questo misterioso e interessante popolo.

 

Croce celtica

Le croci celtiche rappresentano il collegamento tra la fede celtica e quella cristiana: solitamente sono composte da una croce cristiana circondata da un’altra croce che rappresenta la personificazione della ruota del sole (in tal modo i Celti costruivano un rapporto, una connessione tra la loro religione e quella nuova cristiana).

La ruota del sole assume il significato di valore, salute, coraggio e sicurezza in sé stessi, la croce invece l’aiuto dell’angelo custode.

Esistono varie tipologie di croci celtiche; ad esempio la croce con braccia uguali e modelli intrecciati che si incontrano nella parte mediana, rappresenta l’armonia e l’accordo del sé equilibrato con il creato.

La croce celtica, detta anche druidica, rappresenta il più alto simbolo della conoscenza iniziatica degli antichi druidi, e la somma sintesi della loro scienza ovvero il sigillo del sapere e degli elementi della natura che convergono al centro di un cerchio che è simbolo del quinto elemento, della quinta essenza. A tutti gli effetti può essere assimilata al classico pentacolo, che agisce attivamente in corrispondenza con il cosmo.

Le croci celtiche vengono utilizzate in magia, come amuleti protettori contro i litigi e i pericoli dei viaggi fisico-spirituali e come talismani.

Croce celtica

 

Triskel

Trattasi di un simbolo tripartito in cui, all’interno dei suoi tre vortici sono contenuti altri piccoli vortici. Rappresenta la ruota danzante della creazione che, con la sua energia vorticosa, istilla vita in tutte le cose.

I Celti erano soliti utilizzare questo simbolo come protezione contro la malasorte e per allontanare ogni forma di negatività.

Il Triskel che è possibile trovare trascritto anche come triskell, triskèle , triscèle, trisquelle, triskellion, è dunque un simbolo antico e si rinviene pressoché ovunque nelle sue diverse versioni e interpretazioni grafiche.

Varie rappresentazioni modificate sono utilizzate anche ai nostri giorni.

È interessante notare che il termine deriva dal greco “τρισκελης”, “triskélès” che significa “a tre gambe”; per tale motivo si rinviene spesso rappresentato da tre gambe piegate che possono essere nude o diversamente armate, come ad esempio nel simbolo della regione Sicilia, di sicura origine precristiana, o sulla bandiera dell’Isola di Mann che con buone probabilità fu adottato intorno all’ XI sec. d. C. a partire proprio da quello siciliano.

Triskell celtico

 

Nodo Pittico

Il Valknutr o nodo pittico personifica i nove mondi dei tre settori che sono eternamente uniti ed esprimono le forze universali: nascita, trascorrere del tempo e nuovo inizio.

Rappresenta un potente amuleto e fornisce protezione contro: motivi infimi ed entità negative, gli insuccessi nell’esercizio dei riti magici nei quali si richiamano forze divine e i pericoli in generale.

Nodo pittico

 

Nodo celtico triangolare

Simbolo tripartito che simboleggia la congiunzione del corpo, dello spirito e dell’anima (notare la somiglianza con la Trinità Cattolica). I nodi sono considerati come intralci nel viaggio attraverso la vita. E’ molto utilizzato nelle pratiche esoteriche e come amuleto.

Nodo celtico triangolare

 

Nodo celtico con tre cavalli

La diposizione tripartita dei cavalli significa che il corpo, la mente e lo spirito sono in armonia. Nella tradizione celtica (così come in molte altre culture) il cavallo è forse l’animale più importante e maggiormente considerato: appartiene alla dea Epona ed è il simbolo per eccellenza della forza, della bellezza e della costanza. Il nodo con tre cavalli era utilizzato dai guerrieri (come amuleto, raffigurazione o tatuaggio) come protezione nelle battaglie.

Nodo celtico quadruplo

Per i Celti il numero quattro era un raddoppiamento del numero due e, come tale, legato alla luna che rappresenta l’estensione dello spazio. I nodi mostrano l’intreccio dell’universo per dimostrare che tutto è collegato anche se non sempre in maniera palese. Esistono varie tipologie di nodi quadrupli e sono utilizzati come talismani per sviluppare l’intuizione e per mostrare il proprio essere: trovano la loro collocazione anche in pratiche magiche.

Nodo celtico quadruplo

Principali simboli utilizzati nella cultura medievale

 

Spada di Davide

Potentissimo simbolo esoterico ed efficace amuleto contro l’ingiustizia, i nemici, i complotti e le sofferenze.

La spada simboleggia la lotta della giustizia contro l’ignoranza e la persona giusta e onesta osserva sempre entrambi questi aspetti prima di decidere.

Spada di Davide

Abracadabra

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Si tratta di una delle parole più famose e utilizzate nei riti esoterici. Per la prima volta questa parola è stata citata nel III sec. nel Liber Medicinalis di Quintus Serenus. Il termine Abracadabra è composto dalla parola celtica abra (Dio) e cad (santo).

La parola abracadabra, in realtà, ha antichissime origini ebraiche. E’ composta da tre locuzioni: abra (creare), echad (uno) dabra (parola).

Nella concezione medievale le undici lettere della parola si riferiscono alla legge divina. Per fare in modo che l’amuleto abbia effetto è necessario che la parola venga scritta in ordine decrescente, secondo un preciso schema (vedi figura). Tramite le lettere di ciascuna riga la lettera A, ossia la legge divina (l’alito divino, il suono originario), è portata sulla terra.

È interessante però notare come questa parola venga usata nella sua versione aramaica anche nella fortunata serie di romanzi della scrittrice J.K. Rowling, Harry Potter.  Lord Voldemort  utilizza questa parola per uccidere. Avada Kedavra, derivante da Abhadda Kedhabrha, significa “sparisci con questa parola”, ossia “muori”.

Abracadabra

 

Uomo verde

Il viso dell’uomo verde è rinvenibile sui capitelli di molte chiese e fontane medievali (e rinascimentali): è considerato, infatti, uno spirito protettore. È un antico simbolo ricollegabile al nostro filo conduttore con la madre terra e, presso i Celti, era noto come Cernunnos. È possibile evidenziare una certa analogia con la figura del dio greco Pan. È considerato ancora un potente simbolo esoterico.

Uomo verde

Rappresentazione scultorea uomo verde, Battistero di Pisa

Stella a cinque punte (pentagramma)

Il pentagramma è anche conosciuto come piede dei Druidi perché veniva utilizzato come protezione proprio contro i Druidi e le streghe.

Dal punto di vista geometrico il pentagramma, chiamato anche Pentalfa, Pentagono, Pentacolo di Agrippa, Stella del microcosmo, Stella di luce, Stella dei Magi, Stella dell’Iniziazione, è un segno benefico che raffigura il corpo umano a braccia e gambe aperte. Simbolo antichissimo e potente dai molteplici significati, presso gli antichi Egizi era l’immagine di Horus, figlio del Sole e di Iside, incarnava la materia prima, il Fuoco sacro, la sorgente inesauribile di vita e il germe universale di tutti gli esseri. In poche parole possiamo definire il Pentagramma come “il simbolo” per eccellenza dell’uomo-microcosmo. Per la Magia tradizionale, il Pentagramma è un accentratore di potenza, felicità e amore; esso regala sicurezza e spinge verso la meta ideale, modera gli istinti e amplifica la genialità umana: per questo simboleggia quell’e­nergia capace di dominare le potenze demoniache e le attrazioni elementari. Con Pitagora rappresentava il simbolo della salute, nel Medio Evo molti autori importanti fregiavano le prime pagine dei loro manoscritti di Stelle a cinque punte perché così credevano di garantire il successo alla loro opera e pensavano gli conferisse il dominio totale sugli spiriti della natura. In esoterismo rappresenta una stella che possiede forze segrete che possono essere utilizzate per il raggiungimento dei propri obiettivi e per realizzare i desideri.

Il Pentagramma è anche uno dei simboli principali dell’occultismo, del satanismo e della Massoneria: è noto, infatti, che satanisti e streghe amino il Pentagramma. Esso è sempre stato usato nella magia rituale ed è utilizzato anche nella divinazione, per l’evocazione degli spiriti maligni e per invocare l’aiuto demoniaco. Il Dictionary of Mysticism definisce in questo modo il Pentacolo “è considerato dagli occultisti il mezzo più potente per evocare gli spiriti. Quando la Stella ha la punta diretta verso l’alto, essa è considerata il segno del bene e uno strumento per evocare gli spiriti benevoli; quando la Stella ha la punta in giù e altre due in alto, è il simbolo del male, di Satana, ed è utilizzato per evocare le potenze malefiche”.

Pentagramma magico tratto dal Sesto e Settimo libro di Mosè

 

La concezione massonica conferisce al Pentagramma il significato particolare detto “numero d’oro”, oppure “proporzione aurea”: è la proporzione ermetica per la quale la parte minore sta in rapporto alla maggiore come la maggiore sta al Tutto. É ciò che la geometria indica come divisione di una retta in media ed estrema ragione. Il valore numerico del numero d’oro è 1,618, e nella figura della stella a cinque punte, ciascuno dei lati della stella è diviso da quello adiacente nella sua sezione aurea. Le proporzioni del numero d’oro si ritrovano in tutto ciò che nell’uomo crea una sensazione di armonia e di bellezza, e il loro impiego è di grande aiuto nell’architettura.

Per la Libera Moratoria la Stella Fiammeggiante simboleggia, dal punto di vista esoterico, il genio umano, inteso come raggio di Luce divina. Essa rappresenta il Fuoco filosofico degli Alchimisti, ovvero la scintilla vitale comunicata dal Creatore alla materia, ottenuta alchemicamente con l’acciarino o la lente ustoria e non tramite normale combustione. All’interno della Stella, partecipe della sua luce, si trova spesso la lettera “G” (in lingua latina oppure greca), alla quale sono attribuiti diversi significati: Dio, Grande Architetto dell’Universo, Gloria, Grandezza, Gravitazione, Gnosi, Geometria, Genio e Generazione.

Pentagramma massonico

Stella a sei punte (Esagramma)

Simbolo costituito da due triangoli: uno con il vertice rivolto verso l’alto e che ha il significato di principio spirituale, l’altro (sovrapposto) con il vertice verso il basso che rappresenta il principio corporale.

L’esagramma è conosciuto anche come “sigillo di Salomone” o “Stella di Davide” (il padre di Salomone) è uno dei simboli più potenti e utilizzati nella Magia Cerimoniale Salomonica. Secondo la leggenda è l’anello con cui Salomone piega i demoni al proprio volere, imprigionandoli in un vaso di bronzo sigillato con simboli magici e obbligati a servirlo (Clavicula Salomonis).

Nella concezione cabalistica assume il significato di unione e armonia tra il microcosmo e il macrocosmo; in particolare la metà esagonale che ne deriva, nell’albero della vita corrisponde al Sephirah del sole. Secondo alcune tradizioni (quella alchemica) il simbolo è l’unione dell’elemento fuoco con l’elemento Acqua. Esistono alcune varianti di esagramma in cui al centro è raffigurata la parola Yod He Vau He che dalla Bibbia sappiamo essere il nome di Geova.

Esiste una variante molto simile ma a dodici punte, tetragramma, in cui i dodici campi indicano i dodici mesi dell’anno solare.

Stella a sei punte

Stella a sette punte (Ettagramma)

Segno sacro a Venere intesa come dea dell’amore: nell’albero cabalistico essa rappresenta la settima Sephirah. Il numero sette deriva dal celestiale tre e dal terrestre quattro, per cui l’ettagramma riconduce all’uomo nella sua totalità (corpo e anima). Anche secondo le antiche concezioni astrologiche il numero dei pianeti era pari a sette.

I significati attribuiti a questo simbolo sono comunque molteplici: sette sono i colori, sette i giorni della settimana, sette sono i toni primordiali e ancora sette sono i livelli celestiali del paradiso.

Secondo un punto di vista alchemico sono sette anche gli elementi (acqua, fuoco, aria, terra, vita, luce e magia).

Possiamo notare delle attinenze con simbologie tipiche di altre culture come ad esempio, il kundalini che è rappresentato come un uomo che medita nella posizione del loto (solitamente dentro un cerchio). I sette chakra (centri di forza) e le loro correnti energetiche sono mostrate sul corpo dell’uomo. Nel chakra inferiore, della radice, è contenuta la forza vitale (kundalini) che viene rappresentata come un serpente dormiente mentre è avvolto in spire su sé stesso. Tramite la meditazione è possibile risvegliarlo per farlo innalzare lungo tutti i chakra fino all’apice. Quando raggiungerà il chakra posto nella testa, questo si schiuderà all’illuminazione come un loto dotato di numerosi petali.

Ettagramma

Pentagramma di Agrippa

Per comprendere a fondo il significato del pentagramma di Agrippa è necessario fare un piccolo excursus.

Durante l’epoca medievale il pentagramma iniziò a essere associato alla magia e al Male (ad esempio le popolazioni scandinave lo disegnavano sulle porte e sui muri delle loro abitazioni come talismano contro i malefici e i Troll). È già stato spiegato che se la stella è tracciata con la punta verso il basso diviene la massima espressione del Male, inteso come Satana; spesso vi si trova la figura di un capro tracciata all’interno, e come tale è ancora oggi usata all’interno di gruppi o sette sataniche. Spesso in questa forma il simbolo viene chiamato Barometro (Baphomet), in riferimento alla presunta testa barbuta che i Templari dichiararono di adorare durante il processo che li portò all’estinzione. La stella può avere anche la punta rivolta verso l’alto e, in questo caso, è utilizzata nei riti della magia bianca: in tal caso spesso, al suo interno, vi è inscritta una figura umana con braccia e gambe divaricate.

È proprio il caso del Pentagramma di Agrippa, dal nome del filosofo Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim (1486-1535) che in questo modo lo rappresentò nel “De Occulta Philosophia” (1530).

Le braccia e le gambe rappresentano i quattro elementi, l’elemento spirituale principale. I cinque vecchi pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) sono solitamente posti accanto alle estremità degli arti dell’uomo mentre il sole e la luna sono posti direttamente nel corpo: il sole nel plesso solare e rappresenta il baricentro dell’uomo e la luna nelle zone genitali e rappresenta l’inconscio.

Rappresenta un potentissimo amuleto contro le forze visibili e invisibili e, in qualità di talismano, aiuta l’uomo ad acquisire la saggezza e ad avvicinarsi a Dio.

Pentagramma di Agrippa

 

Grifone

Originariamente il grifone era sacro al dio Apollo e alla dea Atena, infatti le sue caratteristiche sono la forza, la vigilanza e la saggezza. Esso è costituito da parti di corpo di leone e di aquila: sul busto di leone possono crescere testa e ali di un’aquila e, a volte, è presente anche una coda di drago.

Durante il Medioevo la concezione del grifone è cambiata; in lui si vedeva la doppia natura umana e divina (si associava l’aquila al cielo e il leone alla terra) proprio come la possedeva Cristo. Il connubio aquila inteso come uccello del sole e leone inteso come animale del sole simboleggia la resurrezione: difatti il sole tramonta la sera per poi sorgere nuovamente al mattino. Il grifone trova largo utilizzo nelle più disparate pratiche esoteriche.

Grifone

Uovo cosmico

Simbolo ampiamente utilizzato presso le antiche culture e ripreso in epoca medievale.

Simboleggia la nascita di tutta la materia dal grande niente.

L’uovo cela tutte le lettere e i numeri arabi e questo significa che in esso sono contenute tutte le cose create. Al principio ogni cosa costituiva l’unità e da questa ne è scaturita la molteplicità.

Come simbolo di fecondità e di vita eterna, l’uovo viene raffigurato in opere d’arte come quadri e statue; nell’arte cristiana, un uovo posto in mano alla Madonna assume degli aspetti simbolici del tutto particolari che sono poi confluiti simbolicamente in tutta la tradizione associata alla festa della Pasqua. In Alchimia, come «Uovo dei Filosofi», l’uovo è il ricettacolo di quella trasformazione, interiore, da materia grezza a oro filosofale, la cosiddetta Grande Opera. Tanti significati diversi, che convergono in un solo concetto: spesso, infatti, il simbolo dell’uovo è associata a quella del Serpente, un archetipo universale che rappresenta, in estrema sintesi, le forze cosmiche della Natura e la rigenerazione per mezzo di esse.

Uovo cosmico alchemico

 

Principali simboli utilizzati nelle culture antiche e orientali e principali simboli anticristiani

Doppia ascia cretese

I tagli ricurvi indicano la luna crescente e calante; per tale motivo è divenuto simbolo della natura femminile nonostante l’ascia rappresenti in ogni cultura un segno di potenza, belligeranza e dignità (anche in Oriente e nell’ Europa del Nord). Nel Buddismo e nell’Induismo serve a procurare consapevolezza e interrompe il ciclo nascita – morte – rinascita. In Cina l’ascia simboleggia la morte. Ai nostri giorni i significati attribuiti all’ascia sono molto simili ed essa trova largo utilizzo nelle pratiche esoteriche.

Doppia ascia cretese

Drago e Fenice

In Cina rappresentano animali leggendari dato che sono l’incarnazione del potere dell’imperatore (sono inseparabili). Il drago simboleggia il sovrano e la fenice la sovrana. Il drago procura fortuna e benessere, la fenice simboleggia la bellezza, il rinnovamento e la longevità. L’unione di essi rappresenta la lunga vita. Sono utilizzati ancora in pratiche di magia bianca.

Drago e Fenice

La mano di Dio (l’occhio nella mano)

Simbolo di origine ebraico-araba il cui significato va ricercato nell’antichità quando le mani venivano nascoste in segno di sottomissione in presenza di una persona importante. In particolare la mano aperta rappresenta l’intervento divino e i musulmani la definiscono la mano di Fatima. (figlia del profeta Maometto). Le cinque dita invece identificano i cinque pilastri dell’Islam. In quasi tutte le culture è presente questo simbolo che viene utilizzato, tra l’altro, come potente amuleto protettivo contro la disgrazia e la sfortuna.

Occhio nella mano

Occhio nel triangolo

Nelle culture europee, africane e asiatiche si è sempre creduto e dato molta importanza al malocchio, spesse volte causato dalla gelosia e dall’invidia di altre persone. Gli zingari credono che anche i bambini siano soggetti a malocchio da parte di altri madri invidiose. Questo amuleto protegge dal malocchio e lo respinge, spesso amplificandolo al mittente. Immagine dal forte significato simbolico è composto da altri due simboli il cui significato si perde nella notte dei tempi. L’occhio, essendo l’organo di senso più importante, simboleggia presso quasi tutte le culture l’occhio divino che vede tutto. Nell’antichità l’occhio compariva abitualmente come raffigurazione del dio Sole (vedi occhio di Horus). Anche nella Bibbia si parla dell’“occhio di Dio” per rappresentarne l’onnipresenza e l’onniscienza. A partire dal Rinascimento, nell’iconografia cristiana l’occhio venne disegnato dentro un triangolo, con riferimento al mistero della Trinità. Il triangolo equilatero corrisponde infatti al numero tre, in altre parole alla perfezione. L’occhio racchiuso nel triangolo (o più spesso in una raggiera), o al vertice di una piramide, è stato largamente utilizzato in massoneria e, in questo caso, assume un duplice significato. Nel piano materiale rappresenta il sole mentre in quello spirituale il Grande Architetto dell’Universo, cioè Dio: la base del triangolo rappresenta la durata mentre i lati rappresentano il connubio Luce-Tenebra. Questo simbolo si ritrova in numerose cattedrali, edifici e manufatti: questo simbolo nasconde concetti culturali-teologici molto antichi ed è errato attribuirlo solo alla massoneria che l’ha adottato come simbolo solo a partire dal diciottesimo secolo.

Occhio nel trinagolo

Trifoglio

A causa della sua crescita prorompente e rigogliosa è da sempre stato simbolo di vitalità. I Celti la consideravano una mandragola sacra, nella cultura cristiana veniva inciso nel coro delle chiese. La foglia indica la triplicità.

Trifoglio

666

https://www.youtube.com/watch?v=2o7iyXGZnHM&t=3s

Un verso dell’Apocalisse di Giovanni, riferito alla visione della venuta dell’anticristo, recita così: “Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia, essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è 666”.

Contrariamente all’opinione comune il numero 666 non identifica il capo dei demoni, in altre parole Satana, ma una persona a lui molto vicina. L’argomento richiederebbe uno studio approfondito che esula dagli argomenti trattati, e il significato di tale numero comprende nozioni numeriche e cabalistiche molto complesse.

Per sinteticità mettiamo in evidenza che l’interpretazione numerologica fa riferimento al significato di alcuni numeri della Sacra Bibbia. Il sette, in particolare, indica la completezza e, dato che il 6 gli si avvicina senza però raggiungerlo, simboleggia l’imperfezione. Ripetuto tre volte quindi assume il significato di arroganza malvagità umana. In tempi moderni tale numero è divenuto il simbolo della bestia capace di evocare il demonio.

666

 

Le croci

Il simbolo della croce ha origini antichissime e da sempre ha avuto una forte componente simbolica, sociale e teologica. Abbiamo già trattato croce a due manici (Ankh) egizia e della croce celtica; di seguito analizzeremo le altre principali tipologie di croci.

 

Croce greca

La croce greca o quadrata è formata da quattro bracci di uguale misura che si intersecano ad angolo retto. Talora possono essere barrati a forma di quattro tau.

In architettura l’intersecarsi di navata e transetto conferisce alle chiese una pianta a croce. Si parla di pianta a croce greca per le chiese in cui la navata e il transetto hanno la stessa lunghezza e s’intersecano a metà della loro lunghezza.

La pianta a croce greca è tipica dell’arte bizantina. Un famoso esempio di chiesa a croce greca è la Basilica di San Marco di Venezia.

Croce greca

Croce templare (e teutonica)

Fu adottata dai Cavalieri Templari e in seguito dai Cavalieri Teutonici che, a differenza dei primi, rimasero associati tra loro e legati alla Germania per straordinarie imprese in terre lontane.

La croce è un simbolo che fu usato da tutti i crociati e, in modo particolare, da tutti gli ordini militari nati in Terrasanta. Pare che inizialmente la croce utilizzata dai Templari fosse quella patriarcale, con due braccia orizzontali su uno verticale, abbandonata però in seguito a favore della semplice croce rossa in campo bianco, a simboleggiare il loro sacrificio, simile a quello di Cristo, e la purezza dei loro cuori.

Croce templare

Croce di Gerusalemme

Simbolo formato da una croce greca potenziata di colore rosso su sfondo bianco cantonata da quattro croci più piccole e conosciuta anche con il nome di croce di Gerusalemme, croce di Terra Santa o croce di Goffredo, è il simbolo della Custodia di Terra Santa.

Fu adottata anche come stemma dell’Ordine gerosolimitano: al centro campeggia la croce di Goffredo, formata in realtà da cinque croci, cinque come le piaghe di Cristo, una grande centrale e quattro piccole inserite nei quarti delimitati dai quattro bracci. Il colore è rosso sangue per ricordare la crocifissione, ed è contornato dall’oro radioso della resurrezione. Il motto, in un latino medievale popolare, è quello della crociata: “Deus lo vult”.
La croce di Goffredo di Buglione è sicuramente l’emblema cavalleresco cristiano più antico e fu innalzato sulle mura di Gerusalemme nel giorno della sua conquista.

Croce di Gerusalemme

Croce uncinata

https://www.ottaviobosco.it/2015/10/22/svastica-simbolo-esoterico/

La croce uncinata è costituita dalla svastica (dal Sanscrito “svastica” che significa fortuna e felicità). È un simbolo universalmente conosciuto e molto antico, e si rinviene in molte culture antiche. La sua fama più recente va ricondotta all’esaltazione romantica del germanesimo che fece la sua comparsa a cavallo fra i due secoli. Prima, nel 1910, venne adottata come segno d’arianità da vari gruppi antisemiti.
Poi la “croce uncinata” destrogira apparve nel 1919 come simbolo araldico della Thule-Geselschaft e, secondo il barone Glauer Von Sebottendorff (fondatore della Thule), indicava il percorso ascendente del sole dal solstizio d’inverno a quello d’estate.
Nel 1919 Friederich Krohn, appartenente alla Thule, aveva proposto una croce gammata sinistrogira, ma l’idea non riscosse successo.
In seguito la svastica fu adottata da Hitler come simbolo di forza e di potere, prima del partito nazionalsocialista, e dal 1933 al 1945. Posta insieme dell’aquila imperiale divenne l’emblema del Terzo Reich. È noto, infatti, che Hitler ricorresse a pratiche esoteriche e fosse uno studioso di esoterismo: adottando la svastica come simbolo del nazismo ne ha stravolto l’originario significato.

Croce uncinata

Croce composta da 4 squadre equilibrate

 Croce latina

Formata da due segmenti di diversa misura che si intersecano ad angolo retto, in cui il segmento minore è circa a tre quarti del segmento maggiore. Per la maggioranza dei cristiani la croce, chiamata anche il crocifisso, è un simbolo dell’amore di Dio, in quanto rappresentazione della morte di Cristo che ha sofferto ed è morti in croce per la salvezza dell’umanità. La croce cristiana cattolica è generalmente rappresentata con il rapporto tra l’asse verticale e quello orizzontale di uno a due per richiamare le proporzioni del Cristo inchiodato a braccia aperte, sui polsi e ai piedi. Questa forma è quasi onnipresente nell’ architettura delle chiese del nostro paese: l’intersezione di navata e transetto formano una pianta a croce (esistono anche piante in forma a croce greca). Il significato simbolico è di riferimento per i cristiani nel mondo.

Croce latina

Croce di San Pietro apostolo

Croce analoga a quella latina, ma posta in senso inverso. È associata a san Pietro apostolo, che secondo la tradizione fu crocifisso a testa in giù. Proprio per il fatto di essere rovesciata, viene utilizzata come simbolo del diavolo, del satanismo e dell’anticristo.

Croce di San Pietro

Esistono inoltre molti altri tipi di croci, come ad esempio la croce pisana, la croce trilobata etc., che però non risulta che siano utilizzate in particolari riti magici ed esoterici.

 

 

Fonti

Dictionary of Mysticism, F. Gaynor ,Philosophical Library, New York 1953

I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988

Il Grande Libro del Diavolo, delle Streghe e dell’Occulto, Bill Ellis, Newton&Compton Editori, 2005

Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996

Le vie dell’esoterismo, Massimo Centini, De Vecchi Edizioni, Luglio 2005

Magia Vaudou, Rosamaria Nassetti, Edizioni Mediterranee, Roma, 1988

Simboli di Potere, Felicitas H. Nelson, Edizioni Il Puno d’Incontro, Vicenza, 2000

Storia della Magia, Kurt Seligmann, Casa Editrice Odoya srl, 2010; pagg. 249-257

The Encyclopedia of Demons and Demonology, Rosemary Guiley, @2009 by Visionary Living, Inc

 

 

 

 

 

 

Uroborus

Introduzione

L’Uroboro detto anche: Oroborus, Uroboros o Uroborus è un simbolo molto antico che rappresenta un serpente che si morde la coda, ricreandosi continuamente e formando così un cerchio. È un simbolo associato all’alchimia gnosticismo e all’ermetismo.

Significato simbolico dell’Uroborus

Rappresenta la natura ciclica delle cose, la teoria dell’eterno ritorno, e tutto quello che è rappresentabile attraverso un ciclo che ricomincia dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine. Può essere associato anche al simbolo dello Yin e Yang, che illustra la natura dualistica di tutte le cose e soprattutto gli opposti che si completano a vicenda. D’altronde il serpente è uno dei più vecchi e più diffusi simboli mitologici e le sue caratteristiche hanno, molto spesso, spinto l’uomo alla sua associazione a temi sovrannaturali e ultraterreni. Ad esempio il suo veleno è associato, come le piante e i funghi, al potere di guarire, avvelenare, o donare una coscienza espansa (addirittura l’elisir di lunga vita o d’immortalità): il cambiar pelle lo rende inoltre un simbolo di rinnovamento e rinascita che può condurre all’immortalità.

Richiamo al simbolismo del serpente

Il serpente è stato un simbolo fondamentale presso le popolazioni precolombiane, mediorientali, presso gli egizi, i celti, etc. ma forse è meno noto ai più il fatto che fosse un animale sacro anche presso le popolazioni del Nord e Centro America: in questo caso raffigurava e simboleggiava la rinascita. Il serpente perde la propria pelle quando è giunto il momento propizio ed è passionale fino alla morte. È anche mutevole in base alla situazione, talvolta tranquillo per ipnotizzare l’avversario, altre volte rapido e letale con il suo morso velenoso. Passionalità e voglia di uccidere quindi.

Simbolo dell’iniziazione alla magia

Presso il pueblo il serpente richiama il lampo e il tuono che conducono alla pioggia per ottenere buoni raccolti. Il serpente è rappresentato in moltissime culture e nelle più disparate situazioni, ad esempio il serpente che avvolge con le sue spire un bastone o un albero indica il potere (bastone) che si afferma attraverso l’evoluzione (serpente) fino a permeare l’intero pianeta. In assoluto però il serpente che si morde la coda è simbolo gnostico dell’iniziazione e del potere dei maghi e degli occultisti; raffigurato attorno alla stella di Salomone, indica l’alta iniziazione occultistica.

Adorato da sette gnostiche

Come già accennato in passato alcune sette gnostiche, adoravano il serpente del paradiso che aveva destato nel cuore dell’uomo la bramosia della conoscenza. Questo serpente divenne un emblema alchimistico riprodotto nel libro di Cleopatra sulla fabbricazione dell’oro. Il corpo del serpente, metà chiaro e metà scuro, manifestava all’adepto che nel mondo materiale il bene e il male, la perfezione e l’imperfezione si congiungono insieme nella materia. Secondo gli alchimisti la materia è “uno e tutto”.

L’Uroborus degli alchimisti

Il terribile serpente del paradiso fu mutato dagli alchimisti nel benefico Uroborus e questo, a sua volta, si trasformò nel dragone dagli alchimisti. Una bella incisione contenuta nel libro di Lambsprinck “La Pietra Filosofale”, mostra il dragone che vive nella foresta e che si morde la coda.

Dragone ermetico

Lambsprinck aggiunge una spiegazione a quest’immagine: “Il mercurio è precipitato, dissolto nella sua stessa acqua, e quindi di nuovo coagulato”. Questi concetti sono ripresi anche nell’immagine del demone esoterico Baphomet.

L’allegoria alchemico di Lambsprinck

L’allegoria di Lambsprinck riferita al cambiamento di colore del mercurio trattato chimicamente, è spiegata da lui stessa con una sola parola, ovvero “putrefazione”. Nel lavoro degli alchimisti la prima e importantissima fase è il disfacimento e il dragone, cioè il mercurio, deve essere ucciso; il perfetto oro del filosofo non può essere prodotto senza prima distruggere, anche in senso non materiale. L’adepto alchimista era convinto che l’uomo dovesse soffrire lo stesso esperimento, sopprimendo e distruggendo le proprie passioni terrene e corporee, prima di acquisire lo stato di grazia e l’illuminazione. Questi concetti possono essere ricondotti al misticismo cattolico secondo cui il corpo dell’uomo è impuro e la carne d’Adamo corrotta per sempre, ma la carne del Salvatore è in ognuno. Dalla carne putrida di Adamo può germogliare il seme della vita eterna, ed è necessario sprofondare nelle tenebre prima di ascendere alla vita eterna.

Uroborus

Esorcismi

Introduzione

Gli esorcismi sono sempre esistiti nelle varie culture a noi antecedenti e tutte le civiltà avevano un proprio modo di liberarsi e difendersi dagli attacchi del male, la cui tipologia dipendeva essenzialmente dalla varietà di cultura e dal grado di civiltà delle popolazioni.

La lotta con gli spiriti del male non è sola prerogativa della Chiesa Cattolica dato che gli esorcismi sono praticati anche nella religione islamica, nella tradizione vaudou e in numerose religioni pagane, ortodosse e pseudocristiane.

Ogni religione ha i propri rituali e le proprie metodologie, ad esempio la Chiesa Cattolica ricorre a varie forme rituali come l’utilizzo di acqua santa, croci, ostie benedette, preghiere alla Madonna, agli angeli, ai santi, etc.; le religioni pagane invece fanno largo uso di oggetti magici, invocazioni a varie divinità o spiriti, e varie forme di magia e spiritismo. Il modus operandi è però sempre lo stesso, ossia viene praticata una lotta tra colui che pratica l’esorcismo e gli spiriti malevoli che posseggono o vessano una persona fisica.

Gesù primo esorcista

E’ d’altronde innegabile che la religione cristiana cattolica occupi un posto di primaria importanza nella lotta contro il demonio, infatti in Vangeli ci dicono che fu proprio Gesù Cristo il primo grande esorcista (Luca 4:33, Luca 8:27, Marco 16:17) che, essendo figlio di Dio, riusciva scacciare i demoni con la sola autorità del Suo spirito.

Secondo la concezione cattolica i demoni non sono altro che esseri di puro spirito, creati da Dio e in origine angeli che, ribellatisi a Dio, sono giunti ad una totale e irreversibile perdizione e perversione.

A questo punto una domanda sorge spontanea: come mai Dio, creatore in origine del demonio e artefice di tutta la materia (e non) permette al diavolo e ai suoi seguaci di attaccare l’uomo? La risposta a questa domanda forse non esiste e nessuno può essere così presuntuoso da conoscerla, ad ogni modo possiamo ipotizzare che Dio permetta tali fenomeni allo scopo di dare alla persona un’occasione di purificazione e di meriti e per dimostrare all’uomo che il male esiste e che non va sottovalutato. Molti santi hanno subito attacchi da parte del demonio e, a tal proposito, è importante ricordare che non esiste soltanto la possessione diabolica ma anche la vessazione ad esempio. Svariati santi infatti sono stati importunati dal maligno senza essere impossessati.

Malefici e fatture

Una sostanziosa scuola di pensiero di teologi, esorcisti e studiosi vari ritiene che le cause per cui un individuo possa essere soggetto a disturbi di origine diabolica siano molteplici e, tra le principali, possiamo ricordare i malefici, in altre parole: fatture, maledizioni e malocchio.

Ricorrere all’utilizzo della magia occulta vuol dire esporsi senza mezzi termini all’azione devastante del demonio e, chiunque si rivolga ai maghi, ai cartomanti agli stregoni e chi partecipa a sedute spiritiche o a sette sataniche, chi si dedica all’occultismo e alla negromanzia, è seriamente esposto alla possessione diabolica.

Anche chi pratica fatture o malefici per nuocere a qualcuno si serve del demonio, quindi il male si può subire pur essendone all’oscuro.

Altra causa è quella di persone che si macchiano di gravi colpe e che, in generale, vivono in antitesi rispetto ai precetti divini: anche costoro sono molto esposti all’odio di Satana, capo supremo della gerarchia infernale, che trova in questi individui un facile bersaglio.

Il diavolo odia l’uomo?

Ricordiamoci, infatti, che il diavolo odia atavicamente l’uomo e che rivolge a lui tutto il proprio potere distruttivo in quanto, in realtà, odia il Cielo e chi lo ha cacciato dal regno dei cieli. L’uomo costituito di materia e imperfetto, figlio di Dio, costituisce per Satana un’onta insopportabile e quindi non perde occasione per tormentarlo; in questo modo rinnova continuamente la propria sfida verso Colui che un tempo lo ha creato e per dimostrare la propria potenza.

Satana non ha l’interesse di mostrarsi perché ben sa che, una volta rivelato, prima o poi verrà sconfitto, preferisce quindi agire nell’ombra e in maniera subdola per raggiungere i propri fini. Spesso sono proprio le persone più vicine a Dio che vengono attaccate dal demonio e il motivo è di facile comprensione.

I gradi dell’opera del diavolo sull’uomo

Il celebre esorcista Padre Gabriele Amorth sostiene che l’opera di Satana si manifesti in vari gradi che elencheremo in ordine di gravità crescente.

Il primo grado è quello della tentazione, intesa come la suggestione operata dal diavolo sull’uomo al fine di fargli prediligere il male rispetto al bene. La tentazione è l’attività preferita dal demonio e colpisce tutti gli uomini in qualsiasi momento. L’obiettivo è quanto mai chiaro: allontanare l’uomo da Dio tramite il peccato che lo conduca a porre sé stesso al centro dell’universo e conducendolo alla perdizione eterna.

Il secondo grado è quello dell’oppressione, ovvero quelle sporadiche azioni diaboliche che talvolta Dio permette e che, in pratica, si materializzano nei sensi principali dell’uomo come incubi e allucinazioni orrende, oppure nell’ambiente circostante con rumori, scricchiolii, levitazione di oggetti, sensazione di essere toccati. Questi sono i chiari sentori che la nostra abitazione è presa di mira dal demonio, difatti, anche gli oggetti e le cose possono essere oggetto di attenzione da parte degli inferi.

Il grado successivo è quello della vessazione che è a tutti gli effetti un’aggressione fisica da parte dei demoni. Come abbiamo già detto anche molti Santi ne sono stati vittime come ad esempio Padre Pio. Pare che queste aggressioni derivino dal fatto che il diavolo, incapace di tentare con successo certe persone, si vendichi malmenando e sfregiando i malcapitati.

L’ossessione invece ha un carattere più subdolo, dato che riguarda la sfera psicologica dell’uomo: il demonio introduce nella mente della vittima pensieri di disperazione e odio e riesce a far compiere all’uomo azioni autodistruttive, lesionistiche e sacrileghe. Non sono rari casi in cui Satana tormenti l’uomo con visioni terribili, atterrendolo con fenomeni soprannaturali. L’ossessione non è continua ma presenta fenomeni di quiete. E arriviamo infine al forse più noto tormento che Satana e i suoi sottoposti possano infliggere all’uomo: la possessione.

La possessione

Nella possessione di primo grado, il demonio può invadere la psiche di un essere umano, prendendo il controllo del suo corpo e della sua intenzionalità. Il fenomeno può essere annullato tramite esorcismo. In questo grado di possessione il demonio è celato e quiescente e si limita ad alterare gli atteggiamenti del posseduto, amplificando i suoi sentimenti negativi (disperazione, depressione, etc.). La possessione di secondo grado è più evidente rispetto a quella prima descritta ed è quella più conosciuta da molti. Quando un individuo parla di possessione solitamente si riferisce a questo stadio. La manifestazione di questa tipologia di possessione è molto impressionante dato che la persona che la subisce, oltre a far trapelare la presenza di un’altra personalità, può manifestare cambi di voce, glossolalia, può inoltre essere capace di levitazione e pirocinesi (controllare il fuoco e incendiare oggetti senza toccarli); l’acqua santa produce piaghe nel corpo del posseduto.

L’ultimo livello della possessione, ovviamente il più terribile, è quello della possessione di terzo grado. In questa fase il demonio, o più demoni, ha un dominio totale sull’uomo arrivando anche ad alterare i suoi tratti morfologici e facendogli assumere sembianze davvero raccapriccianti. Il diavolo, oltre a essere molto furbo, causa questo all’uomo perché sa bene cosa ci spaventa e altera il viso del malcapitato con tratti somatici grotteschi per umiliarlo e renderlo simile alle bestie. In questi casi occorre un numero elevato di esorcismi per liberare il posseduto e la battaglia per l’esorcista è sempre ardua. Solitamente questi tre gradi non sono sempre così netti e definiti, infatti l’impossessato può passare da uno all’altro con cambiamenti talvolta difficilmente rilevabili.

Escludere altre cause

Un esorcista attento e preparato, prima di sottoporre un individuo a un esorcismo, cerca di capire quali possono essere le cause, analizza le sintomatologie ed esclude che in realtà il soggetto non sia affetto da malattie mentali che, spesse volte, possono essere confuse con l’azione diabolica. E quest’ultimo è un aspetto molto delicato e importante perché spesso i demoni mettono in pratica ogni impedimento possibile affinché il posseduto non si sottoponga a esorcismi e tentino di convincere che si tratti, appunto, solamente di malattie naturali. La bravura dell’esorcista sta proprio in questo: comprendere la verità e non cadere nei tranelli del diavolo che, in quanto puro spirito, supera l’uomo in intelligenza e furbizia. Non è possibile confrontarsi con i demoni su quest’ aspetto, altrimenti la sconfitta sarebbe cosa certa.

Esistono tuttavia dei fenomeni che non possono essere spiegati con malattie psicosomatiche come ad esempio parlare correttamente lingue sconosciute (spesso antiche), conoscere fatti distanti e celati agli uomini, dimostrazioni di forza sovrumana e via dicendo. L’esorcismo è dunque una battaglia che l’esorcista esperto affronta con serenità, in quanto conscio di essere un vettore del potere divino che vincerà sul demonio facendolo soccombere.

Il Rituale Romano

Per compiere un esorcismo esistono delle regole ferree da seguire e nessuno può esorcizzare senza conoscere a memoria le ventuno regole rigorosamente in latino. Il Rituale Romanum che può vantare un’esperienza secolare e il Nuovo Rito degli esorcismi sono gli strumenti indispensabili per compiere un esorcismo: molti esorcisti continuano a preferire il Rituale Romanum perché considerato molto più efficace.

Occorre una preparazione prima di ogni esorcismo, infatti è necessario rendersi conto di quali inganni utilizzino i demoni per confondere l’esorcista poiché che sono maestri della menzogna. Non è raro che le entità infernali si nascondano all’esorcista affinché egli rinunci all’esorcismo oppure che l’impossessato si finga malato.

Succede anche che i demoni che dimorano dentro la persona, le permettano di ricevere l’eucarestia per far credere che se ne siano andati. Inoltre sono innumerevoli gli artifici che il diavolo utilizza per fuorviare l’esorcista, ragion per cui costui deve essere molto prudente.

Accade talvolta che i demoni, dopo essersi manifestati, si celino lasciando per un arco temporale il corpo libero dalle molestie in modo da indurre l’impossessato a credere di essere guarito; purtroppo non è così ed è quasi normale che per liberare definitivamente un soggetto impossessato da intere legioni di demoni occorrano anche molti anni.

Legioni di demoni

Abbiamo detto intere legioni di demoni: proprio così, perché è statisticamente dimostrato che, quando le entità infernali ne hanno la possibilità, non esitino a impossessarsi di una persona. Provate a immaginare un malcapitato oppresso da Satana e da intere legioni di demoni sotto il suo comando: non è certo da considerarsi un aspetto secondario.

I posseduti vengono esorcizzati preferibilmente in chiesa o in qualsiasi altro locale religioso ma anche in altri luoghi che siano lontani da altre persone poiché le urla dell’indemoniato potrebbero allarmare qualcuno.

È preferibile che durante l’esorcismo il posseduto tenga in mano un crocifisso oppure varie reliquie dei santi: queste ultime devono essere protette da un panno e poste anche sul capo del posseduto. È importante prestare attenzione che gli oggetti sacri non siano trattati in maniera sacrilega oppure danneggiati e, in particolare, l’eucarestia non va mai posta sulla testa del posseduto. Il diavolo non ci penserebbe due volte a compiere atti di insolenza.

Approccio dell’esorcista

Queste sono, a grandi linee, le accortezze che devono necessariamente essere utilizzate prima di effettuare l’esorcismo; ma come deve comportarsi l’esorcista?

Innanzitutto è opportuno che l’esorcista non ponga domande superflue e utilizzi troppe parole nei confronti del demonio, ma gli deve imporre di rispondere solo alle sue domande e di tacere. Col demonio non si dialoga perché si rischierebbe di venire sopraffatti, ma si impone un certo comportamento per ridurlo all’obbedienza. L’esorcista non deve nemmeno credere alle parole dello spirito immondo, anche se dice di essere l’anima di un santo, di un angelo o di un caro parente defunto: il diavolo è maestro di menzogna e non bisogna credere a ciò che dice.

I riti dell’esorcismo vanno pronunciati con autorità, fede e fermezza e si deve insistere quando si nota che lo spirito è più tormentato quindi vulnerabile: è proprio in questo momento che va incalzato. Può capitare che sul corpo del posseduto si formino ferite e che soffra in qualche zona particolare; in tal caso l’esorcista deve fare il segno della croce sulla zona interessata e utilizza l’acqua benedetta.

 

Esistono delle domande fondamentali che l’esorcista non deve esimersi dal porre e, in particolare, deve chiedere al demonio il nome e se con lui ci sono altri demoni: il diavolo è sempre reticente a svelare la propria identità e per lui, confessare, è un primo sintomo di sconfitta e di dolore. L’esorcista deve anche chiedere, con grande forza d’animo, il motivo per cui il demonio ha deciso di impossessarsi della persona e deve cercare di ignorare e disdegnare le varie manifestazioni aberranti che il demonio causa nel corpo della vittima: sputi, risate sgradevoli, bestemmie, insulti, levitazione e oggetti vari che fuoriescono dalla bocca del posseduto (come ad esempio lunghi chiodi). Questo è il repertorio classico cui è solito utilizzare il demonio.

Le persone che presenziano gli esorcismi come devono comportarsi?

Un altro aspetto importante e da non sottovalutare è il fatto che le persone che presenziano gli esorcismi, oltre a essere di comprovata fede, non devono rivolgere assolutamente domande al demonio perché verrebbero subito attaccate da quest’ultimo che, in quanto puro spirito, non esiterebbe ad aggredirle magari rivelando intimi peccati dei presenti; l’unico che deve parlare durante un esorcismo è l’esorcista stesso e i presenti (preferibilmente parenti del posseduto), hanno la sola funzione di trattenere il posseduto che, spesse volte, presenta una forza sproporzionata rispetto alla mole e alle reali possibilità fisiche.

Chi pratica l’esorcismo noterà che vi sono delle parole o delle frasi che danno particolare fastidio al demonio; in tal caso è necessario che siano ripetute ed è preferibile utilizzare le parole delle Sacre Scritture rispetto alle proprie. L’esorcista deve inoltre imporre al demonio di rivelare se ha deciso di entrare nel corpo della persona in seguito a malefici che, ad esempio, il posseduto ha mangiato senza saperlo: una volta che il demonio avrò confessato si spinge la persona a rigurgitare i malefici. Se le fatture sono di origine esterna, l’esorcista costringe a dire il luogo esatto e, una volta rinvenute, vanno bruciate.

La liberazione

Nel caso in cui il posseduto venisse liberato, l’esorcista gli spiegherà il modo di stare lontano dal peccato per non rendersi vulnerabile a un nuovo attacco del demonio perché, in tal caso, scacciare gli spiriti malvagi sarà ancora più difficile.

Queste sono le regole generali che devono essere utilizzate durante un esorcismo, ma bisogna tener presente che il demonio è molto potente e furbo per cui, talvolta, si deve ricorrere all’improvvisazione.

Anche se a noi mortali fa effetto e paura confrontarsi con spiriti tanto malvagi e potenti, ci si deve ricordare che sono proprio loro a temere l’esorcista in quanto vettore del Signore. Il diavolo teme tantissimo l’autorità divina, di suo figlio Gesù, della Madonna e dei Santi e, durante un esorcismo, soffre moltissimo. Ecco il motivo per il quale il diavolo prova in tutti i modi a non rivelarsi e a fuorviare la diagnosi di possessione: costui sa bene che, una volta scoperto, seppur dopo una lotta dura, alla fine verrà sconfitto.

A parte l’esorcista, abituato a lottare col diavolo, è indubbio che l’impatto iniziale con un posseduto sia fonte di stupore e paura per i presenti, infatti solitamente, una volta iniziato l’esorcismo, la persona posseduta entra in uno stato trance, le si deformano i lineamenti del volto, le pupille si spostano completamente mostrando il bianco degli occhi oppure assumono l’aspetto di quelle di un felino, comincia a sbavare e vomitare e alterna momenti di estrema spavalderia a momenti di disperazione e sottomissione, striscia come un serpente e assume posizioni grottesche innaturali: tutto questo per impressionare e, molte volte, ci riesce.

In più la persona deve essere tenuta ferma perché il diavolo la fa agitare in maniera convulsa e reagisce sempre in maniera violenta alle parole dell’esorcista che lo incalza; lo spirito immondo, soffrendo, comincia a gridare frasi blasfeme e di odio verso il prete esorcista, spesso minacciandolo e rivendicando la proprietà dell’anima della persona da lui posseduta. In realtà il demonio non può avere l’anima dell’impossessato perché Dio non lo permette.

Dialoghi col maligno durante gli esorcismi

Esistono numerosi testi, più o meno attendibili, in cui sono riportati fedelmente i dialoghi con il demonio durante un esorcismo e sono sempre spunto di riflessione per i lettori: infatti, quando lo spirito immondo si indebolisce, spesso rivela concetti estremamente interessanti dal punto di vista teologico, escatologico e antropologico.

Ad esempio durante un esorcismo riportato fedelmente nel libro Scontro col Maligno (Michel, Fusta Editore, Salluzzo CN, Marzo 2010), il demonio rispose così all’esorcista: “siete così pochi! Chiamo su di voi tutta la potenza infernale”, e proseguì, “siamo molte legioni…”.

Le minacce poi sono quasi all’ordine del giorno: “ora siete qui…ma quando sarete fuori”, e ancora rivolto all’esorcista, “stanotte verrò a farti visita nel sonno e ti lascerò un segno”, “me la pagherai prete”, “io sono potente”, “non posso possederti l’anima ma il corpo sarà mio”. Quasi sempre il demonio rivendica la proprietà del corpo del posseduto e sottolinea che è lui il più potente, volendosi sostituire a Dio. Da notare anche il fatto che il diavolo non nomina mai direttamente Dio, Gesù o la Madonna ma rivolge loro sempre appellativi: “quello, lui, lei, etc.”.

Non è raro inoltre che sia beffardo e ironico: “Lui è molto misericordioso. Forse mi darà ancora altri mille anni. In questo modo avrò il tempo di completare la distruzione della Chiesa”, altre volte si mostra malinconico, “perché nei miei riguardi la sentenza è stata irrevocabile? Anche io l’ho amato per un certo tempo”, “io ero la luce…il primo, subito dopo…”, “perché ha creato voi uomini? Non eravamo sufficienti noi?”.

Anche l’invidia trapela dalle parole del demonio, non di rado dalla bocca stessa di Satana. Ad esempio riferito a Michele Arcangelo, “Michele è pari a me”, “con lui però c’è…(Dio)”.

La supponenza di Satana

Come si evince dalle sue stesse parole è chiaro che il diavolo si reputi troppo superiore all’uomo e che provi per Gesù un’invidia primordiale dal momento che lui non avrebbe mai (e poi mai) adorato un uomo, seppur incarnazione del figlio di Dio.

La vittoria della passione e della croce lo affligge in maniera dolorosa e non perde occasione di esplicitarlo, “la Sindone, che schifo! Ha avvolto un cadavere per molti anni”, “è morto (riferito a Gesù), tutto è finito lì”.

Altre volte il demonio ha fornito prova di conoscere bene le Sacre Scritture, chiaramente volgendole a suo favore secondo un punto di vista alquanto distorto. In molte altre occasioni invece il diavolo ha ribadito la paura e l’odio che prova per la Vergine Santa, suo acerrimo nemico perché mai stata sfiorata dal peccato e che lo schiaccia sotto il suo piede fin dalla notte dei tempi. La Madonna gli incute timore perché sa che non può vincerla.

Non solo Satana

Fino ad ora abbiamo parlato di Satana anche se, in realtà, i demoni che possono possedere un individuo sono molteplici. Secondo quanto emerge dagli esorcismi possiamo affermare che i demoni più “attivi” nelle possessioni sono soprattutto Satana, Lucifero, Belzeebub, Astaroth, Asmodeo, Behemoth e Lilith, ma ve ne sono moltissimi altri che riteniamo opportuno non elencare in questa sede. Come avrete potuto notare abbiamo distinto Satana da Lucifero; questo perché, secondo una scuola di pensiero teologico, Lucifero e Satana sono ritenuti due demoni differenti e potentissimi anche se pare che a comandare sia proprio quest’ultimo.

Behemoth, Dictionnaire Infernal,

Belzebù, Dictionnaire Infernal (1863)

Rappresentazione scultorea del demone Asmodeo

Indipendentemente dalle gerarchie infernali comunque è importante ricordarsi che i demoni sono puro spirito e che un solo demone può impossessarsi di più persone contemporaneamente secondo leggi che vanno al di là dello spazio-tempo cui siamo abituati a confrontarci.

Realtà o condizione psicologica?

La parola esorcismo (dal latino tardo exorcismus, greco ἐξορκισμός, composto di ἐξ, rafforzativo, e ὅρκος, “giuramento”) è assai utilizzata ai nostri giorni anche per indicare un atteggiamento mentale propenso a vincere le paure: paure e fobie, che tutti abbiamo, spesso dovute a ciò che non si conosce e che discernono dall’aspetto puramente teologico.

Può darsi che gli esorcismi si basino anche su una sorta di effetto placebo e che la persona che si crede malata (posseduta), a seguito di un condizionamento mentale basato sulle ritualità e le gestualità di un esorcismo, riesca a star meglio e addirittura a guarire.

Visto che gran parte della nostra vita è caratterizzata dalla non conoscenza e dall’ignoto, non è possibile formulare concrete risposte a molte domande e dilemmi psico-teologici. Certo è che il Diavolo, qualunque sia la sua forma, è temuto sia dai credenti che dagli agnostici e dagli atei: i primi in quanto credono alla sua esistenza così come a quella degli angeli, i secondi perché non lo conoscono. E solitamente la non conoscenza porta a un solo risultato, ovvero alla paura.

In ogni caso il solo pensiero che un’entità malevola spirituale possa impossessarsi del nostro corpo contro la nostra volontà, è tale da farci perdere il sonno; in fin dei conti siamo solamente degli uomini, semplici uomini…!

 

Fonti

 

Exorcisme, in Dictionnaire de spiritualité ascétique et mystique, J. Daniélou IV, Beauschesne, Paris 1961, coll. 1995-1996

Il Grande Libro del Diavolo, delle Streghe e dell’Occulto, Bill Ellis, Newton & Compton Editori, Roma, 2005

Il ritorno dell’Anticristo, Massimo Centini, Piemme Edizioni, 1996

L’ultimo esorcista, Paolo Rodari, Gabriele Amorth, Piemme Edizioni, 2012

Scontro col maligno, Michel, Fusta Editore, Salluzzo (CN), Marzo 2010

Vade retro Satana, Gabriele Amorth, San Paolo Edizioni, 2013

(http://www.gesuemaria.it/)

(http://www.liturgia.maranatha.it/)

(http://www.treccani.it/)

(http://www.verginedegliultimitempi.com/padre_amorth.htm)

 

 

 

Lucertola: significato antropologico e simbolico

Significato simbolico della lucertola presso gli antichi

La lucertola è un antico simbolo di saggezza e fortuna. Essa possiede la capacità di rigenerare la coda e, essendo un rettile, è solita riscaldarsi al sole: per queste capacità è stata per molto tempo oggetto di curiosità e rispetto nelle varie culture. Nell’antico Egitto le lucertole erano associate alla fecondità perché la loro attività diveniva più intensa con le piene del fiume Nilo.

Presso i Romani, soprattutto quelli pagani, era usanza dipingere lucertole sui monumenti funebri come simbolo di speranza e di proseguimento della vita nell’aldilà.

Lo scrittore Plinio sosteneva che un talismano a forma di lucertola avrebbe ridato al vista ai cechi e, inoltre, era un sostenitore della credenza secondo cui spalmare bile di ramarro sugli alberi li preservasse dalle malattie e dal produrre frutti di cattiva qualità.

Credenze medievali…

Durante il periodo medievale, i cristiani la consideravano simbolo di rinascita e resurrezione.

Un’antica tradizione cristiana, diffusa soprattutto in Germania, sostiene che fu proprio una lucertola a leccare il sangue di Cristo e, per tale motivo, ucciderla era considerato un sacrilegio. Sappiamo che le usanze e le tradizioni si tramandano attraverso diverse culture e paesi, infatti, prendendo spunto dalla credenza teutonica prima citata, tutt’ora in Sicilia le lucertole chiamate “San Giovanni”, non vengono mai uccise perché si ritiene che siano vicine al Signore e a Gesù e ne accendano la lampada.

La lucertola e le forze oscure

Come per molti altri animali, anche la lucertola è stata più volte accostata al diavolo, oppure alla stregoneria: nella tradizione ebraica, ad esempio, essa era considerata un essere impuro perché era convinzione che fosse venuta al mondo da un rapporto sessuale tra Satana e una strega. Nell’opera Macbeth di William Shakespeare, la lucertola è uno degli ingredienti fondamentali per realizzare la pozione delle streghe. In alcune zone della Francia, le lucertole venivano sepolte (vive) sotto la soglia di casa come protezione contro la stregoneria. Per il popolo slavo la lucertola era considerata una protezione contro i serpenti, infatti, veniva fissato sul tetto di una stalla per tenerli lontani.

Animale feticcio

Presso le popolazioni native del Sud-Ovest del Nord America la lucertola è considerato un animale feticcio ed è simbolo del tempo dei sogni.

Gli animali feticci, nella concezione di queste popolazioni, possono proteggere l’uomo e fornire aiuto in determinate situazioni. In base alle loro caratteristiche si può scegliere un animale feticcio e pregarlo affinché possa sostenerci in maniera efficace.

Essa cerca il calore solare, esattamente come l’anima umana cerca di acquisire la consapevolezza. La lucertola sogna e si unisce con il tempo dei sogni, rappresenta il cosmo infinito e l’arte. Come talismano aiuta l’uomo a realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni, a esprimere il proprio senso artistico e ad apprezzare il giorno e il sole e, in altri casi, può collaborare a crearsi uno spazio in cui sia possibile vivere i sogni.

Molto diffusa, pressoché ovunque, la tendenza che la lucertola sia un essere divino e ultraterreno. Ad esempio, i Maori Tangaloa (che adorano il dio Tongano degli oceani), credono che il dio del cielo sia incarnato in una lucertola o ramarro; il dio del cielo notturno delle isole Hervery in Polinesia, è raffigurato e considerato una lucertola maculata con abitudini notturne; in Australia, nella ricca cultura totemica degli Aranda australiani, si ritiene che cadrà il cielo se una lucertola verrà uccisa; nella cultura e religione di Samoa, le quali sono ricche di rappresentazioni divine sotto forma lucertole, si ritiene che la lucertola sia il sole e che possegga la capacità di fare da intermediaria con il dio del tempo per avere belle giornate.

Credenze popolari

Nell’antica tradizione farmaceutica alchemica, la lucertola era utilizzata con sale e tagliata a pezzi per estrarre schegge dalla pelle. Le ceneri del rettile erano usate per curare l’alopecia e per annullare gli effetti del veleno degli scorpioni e di altri animali velenosi. Le ceneri della lucertola acquatica erano adoperate per facilitare le operazioni di estrazioni dentarie.

Nella tradizione popolare si pensava che nutrirsi di ramarri aiutasse a curare le malattie della pelle, la sifilide, le verruche e i disturbi del fegato; in Arabia si curava l’impotenza con un estratto a base di lucertola; in Madagascar si seppellivano lucertole vive per curare la febbre e nell’Inghilterra medievale era usanza leccare lucertole per risanare le ferite e le piaghe.

A Pisa esiste un’interessante tradizione secondo la quale, cento giorni esatti prima dell’esame di maturità, porti fortuna toccare la piccola lucertola di bronzo a due code scolpita sulla porta centrale della cattedrale posta di fronte al battistero.

Il significato magico di questa tradizione è stato spiegato dal prof. Mariano Pavanello di cui riportiamo integralmente il concetto espresso: “La lucertolina a due code è un’anomalia che deriva da un fenomeno di duplicazione. Da sempre tali fenomeni sono interpretati come segni a volte fasti, altre volte nefasti. Basti pensare alle nascite gemellari interpretate come segno di abbondanza o come segno di disgrazia. Se associate a qualcosa di positivo, la duplicazione diventa un fatto negativo. Nel caso della lucertola invece, un animaletto buono a nulla (lucertula in latino è diminutivo di lacerta e significa perciò pezzettino), la duplicazione diventa presagio di abbondanza e quindi di fortuna”.

 

Lucertola bronzea nel Duomo di Pisa

Simbolo di dualità

In ambito alchemico le lucertole siano simbolo della dualità delle cose, facendo riferimento alla duplice natura del simbolo di Venere cui la lucertola è collegata: secondo un’opinione meramente personale, tale ipotesi non è del tutto esatta perché riconducibile a un altro animale, la salamandra (spesso confusa con la lucertola).

Il concetto di dualità della lucertola è ripreso, in un certo senso, nell’interpretazione onirica, infatti, sognare una lucertola può avere significati del tutto contrastanti: sognarla può avvertire che bisogna stare in guardia dalle persone traditrici e avere maggior coraggio per affrontare le situazioni, oppure può rappresentare lealtà e affetto. Se la si sogna con la coda tagliata indica il timore di perdere interessi ed energie.

Pavone: significato simbolico ed alchemico

Il Pavone nel mito greco e romano

Fin dall’antichità il pavone era un simbolo di distinzione, bellezza e vanità.

Nella mitologia greca il pavone era considerato sacro alla dea Era, una leggenda narra di come la dea inviò Argo, il mostruoso gigante dai cento occhi, a sorvegliare l’amante di suo marito, Io. Quando Zeus invio Ermes a uccidere Argo, Era utilizzò gli occhi del gigante per decorare la coda del pavone.

Questo mito ha influenzato la credenza fino ai nostri giorni, infatti, in ambito superstizioso, molte persone sono convinte che gli “occhi” posti all’estremità delle piume del pavone rappresentino il malocchio e che porti sfortuna esporle. La sfortuna associata all’esposizione delle piume di pavone può trovare spiegazione nel fatto che Greci e Romani utilizzavano le piume per decorare i templi sacri e nessuno poteva toccarle, tranne il sacerdote. Coloro i quali non resistevano alla tentazione, erano puniti con la morte. Nella mitologia romana la figura corrispondente alla dea greca fu Giunone e i suoi animali simbolo erano il pavone e la vacca.

L’uccello dai mille occhi

Secondo una leggenda Indù, il dio della guerra, delle piogge e del tuono Indra, si trasformò in un pavone dotato di mille occhi sulle piume per sfuggire a al demone Ravana. Sempre nella tradizione Indù si crede che il pavone danzi felice quando vede un temporale: una delle centootto posizioni della danza Indù significa “essere gioioso come un pavone”.
In un manoscritto del quattrocento, “Hortus Sanitatis”, si legge che quando il pavone “sale in alto” è segno di pioggia e, nello stesso periodo, in Europa si credeva che le grida del pavone fossero in grado di spaventare i serpenti. In India, dato che il pavone era solito uccidere i serpenti, nacque la credenza secondo cui il suo sangue e la sua bile potessero essere utilizzati in modo efficace come antidoto contro il veleno: per questo motivo i viandanti portavano con sé dei pavoni durante i loro viaggi. L’importanza del pavone in India è tale che la semplice vista dell’uccello è considerata auspicio di fortuna e di felicità. Aristotele lo definì “uccello persiano”, proprio ad indicarne la provenienza. Alessandro Magno amava i pavoni e stabilì pene molto severe per chiunque li avesse danneggiati.

Simbolo di resurrezione

Questo stupendo uccello fu adottato dai cristiani come simbolo di resurrezione perché, dopo la muta, si riveste di splendore. Dal fatto che Sant’Agostino sosteneva che le sue carni fossero incorruttibili, nacque la credenza secondo cui le piume del pavone poste vicino agli oggetti ne impediscano il disfacimento.

In molte pitture medievali, le ali degli angeli erano raffigurate come piume di pavone.

Significato alchemico

Il pavone ricopre un ruolo importante anche in ambito alchemico: abbiamo già detto che gli antichi alchimisti esprimessero i loro segreti chimici per mezzo di figure di animali allegoriche. Famoso il parallelo della trasformazione degli animali con i procedimenti di lavoro alchemico, necessari all’uomo per raggiungere la completezza.

Nell’immagine sottostante, tratta dal trattato Viatorium di Michael Maier (Oppenheim, 1618), è riassunto l’enigma animale che funge da allegoria per spiegare il raggiungimento della perfezione.

L’enigma alchemico

Egli, infatti, nasce a seguito della putrefazione del corvo: “il leone rosso Aas combatte contro il lupo grigio e, quando l’avrà sconfitto, diventerà un grandioso principe della vittoria. Dopodiché, rinchiudi il leone in una prigione trasparente con dieci o dodici aquile vergini e affida la chiave a Vulcano; le aquile si arrabbieranno e attaccheranno il leone, sbranandolo e dilaniandolo: quando il cadavere del leone inizierà a imputridire, le aquile per sfuggire al fetore proveranno a volar via dalla prigione e pregheranno Vulcano che le lasci uscire libere. Vulcano non accoglie le loro suppliche e le aquile, dato che la prigione non ha uscite ed è ermetica, si contamina, si corrompono e si putrefanno. Dato che la corruzione di uno è la generazione di un altro, dal leone Aas sdoppiato nascono molte cose: dapprima esce un corvo che, putrefacendosi anch’esso, da luogo a un pavone; quando il pavone svanisce nasce una colomba che trova un luogo asciutto (a differenza del corvo che non ci era riuscito) e, soprattutto nuovo perché la Terra è stata precedentemente distrutta dal Diluvio: quella che trova la colomba è la creta virginale dei filosofi. La colomba, che non è ancora totalmente immune alla corruzione, si trasforma pian piano in una fenice, che viene bruciata da Vulcano nella stessa prigione. Dalle sue ceneri nasce un frutto immortale, grazie la quale tutte le cose sublunari si rianimano”. I colori del pavone si susseguono all’interno del vaso filosofale nella Via umida che si compie con un fuoco di lampada.

Simbolo di entità malvagie?

Nella tradizione dell’Iraq settentrionale, gli Yezidi definiscono il diavolo con il termine “angelo pavone” e credono che non sia un’entità malvagia. Presso qualche popolazione induista e musulmana, è usanza portare addosso piume di pavone per tenere lontani gli spiriti maligni.

Sebbene il pavone sia ritenuto comunemente un animale positivo e di buon auspicio, presso alcune popolazioni, come ad esempio quelle di Giava, viene associato al diavolo.

Il pavone in ambito demonologico

In demonologia, e in particolare nei testi magici Pseudomonarchia Daemonum e Ars Goetia, il demone Andrealphus, di rango Marchese e capo di trenta legioni di demoni, è raffigurato con forma antropomorfa con testa d’asino e coda di pavone. La forma che sceglie per manifestarsi è proprio di quest’uccello.

Demone Andrealphus, Goetia

Significato onirico

Sognare un pavone ci deve indurre a riflettere se i nostri comportamenti e il nostro modo di raffrontarsi agli altri sia corretto; se si sogna intento a fare la ruota allora avremo felicità nel matrimonio e nel lavoro, se invece non fa la ruota significa che sono in arrivo problemi.

Aquila: origini e significato simbolico

Aquila (Aquila reale, Aquila chrysaetos, Aquila marina testa bianca Haliaeetus leucocephalus)

La maestosità di questo volatile ha fatto sì che quest’uccello sia stato adottato come simbolo fin dall’antichità dalle più svariate culture. Due esempi su tutti: l’aquila reale con le ali spiegate utilizzata come simbolo dell’Impero Romano e l’aquila calva (o testa bianca) simbolo degli Stati Uniti d’America.
Nel terzo millennio a.C., presso i babilonesi, l’aquila bicipite era associata a Ningirsu di Lagash, il dio delle tempeste della guerra e della fertilità. Presso gli antichi egizi  rappresentava la materializzazione del Dio Mendes, rappresentante del dio sole. In generale, nella mitologia egizia, l’anima veniva spesso rappresentata sotto le sembianze di un uccello simile a un’aquila o a un falco, come uccello-anima (Ba). Tale uccello aveva il compito di accompagnare i defunti nell’aldilà. Non a caso, all’interno dei sarcofagi di alcune mummie, e in particolare posti tra i bendaggi di quest’ultime, sono stati ritrovati gioielli preziosi rappresentanti gli uccelli-anima. Tali amuleti avevano la funzione di far sì che l’anima si ricongiungesse con il suo corpo mummificato. Il Ba, inteso come anima, assumerà la forma di un uccello e spiccherà il volo al momento della morte.

Ba – Divinità Egizia. Ha aspetto di uccello antropocefalo (testa di uomo e corpo di aquila) ed è sovente raffigurato mentre si reca a visitare la mummia del defunto nella tomba, apportando a questa il soffio di vita.

L’Aquila negli antichi miti

Nella mitologia greca l’aquila era sacra a Zeus (e successivamente a Giove per i romani) che, spesso, ne assumeva la forma per mostrarsi agli uomini. In altre versioni del mito greco l’uccello aveva il compito di portare i fulmini proprio a Zeus.
Questo uccello è presente nel mito greco di Prometeo, il titano che, con atto d’intollerabile ribellione, aveva rubato agli dei il fuoco della conoscenza per donarlo agli uomini. La vendetta di Zeus però non si fece attendere, infatti, Prometeo fu incatenato a una rupe del Caucaso, dove ogni notte un’aquila, messaggera di Zeus, andava a mangiargli il fegato che per i greci rappresentava, assieme al cuore, la dimora dei principi vitali. Il fegato di Prometeo però di giorno ricresceva, preparandolo a nuovi supplizi notturni.
Aristotele, Platone e Plinio scrissero che le aquile che fossero riuscite a superare l’infanzia avrebbero vissuto per lungo tempo.
Nella mitologia nordica, in particolare quella vichinga, ha un ruolo fondamentale e molteplice. Da evidenziare sicuramente la figura del gigante Thiazzi che assume la forma di un’enorme aquila per mostrarsi al dio Loki e per costringerlo, con la forza, a farsi consegnare la dea Idhuun che possedeva le mele della vita eterna.
L’importanza dell’aquila nella vita dei vichinghi è ben comprensibile anche da alcune pratiche che essi utilizzavano per vendicarsi dei traditori e dei nemici. Prima su tutte la pratica detta “aquila di sangue”, utilizzata come sacrificio al sommo dio Odino, un metodo di tortura che consisteva nell’aprire il dorso della vittima e rompere le costole per farle assomigliare ad ali insanguinate: in seguito dalla ferita venivano estratti i polmoni e sulle ferite veniva posto del sale.

Aquila di sangue praticata dalle popolazioni norrene

Antiche credenze egizie affermavano che ogni dieci anni un’aquila sorgesse dalle fiamme dell’inferno per immergersi nell’acqua e acquisire così nuova vita.
Come divinità era utilizzata ampiamente sia dai Greci che dai Romani; pare che un’aquila sia apparsa alla nascita di Alessandro Magno e, secondo una diffusa tradizione, nel 331 a.C., un veggente che cavalcava accanto ad Alessandro gli predisse che sarebbe stato vittorioso su Dario poiché aveva visto un’aquila: un presagio di sicura gloria.
L’aquila è stata comunemente associata a grandi personalità della storia e a grandi condottieri: pare che Re Artù abbia vissuto in una caverna sorvegliata da aquile e che prima delle battaglie di Napoleone un’aquila volasse nei cieli.
Per che, nell’Ottocento, fu lo stesso Napoleone a sostituire il tradizionale simbolo della Francia rappresentato dal gallo, con quello di un’aquila.

Citazioni bibliche

Numerose anche le citazione bibliche dell’aquila; tra queste vogliamo ricordare Esodo 19:4 e Deuteronomio 32:11,12): pari all’aquila che desta la sua nidiata, si libra a volo sopra i suoi piccini, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne. L’aquila quindi come rappresentazione di Dio stesso: Egli nominò l’aquila parlando con Giobbe per insegnargli l’umiltà (Giobbe 39:27): e forse al tuo comando che l’aquila si leva in alto?
Ezechiele sostenne di aver visto il carro della somma gloria divina condotto da quattro esseri misteriosi ognuno dei quali aveva quattro volti: d’uomo, d’aquila, di leone e di toro; una metafora che alludeva agli evangelisti.
Lo stesso concetto, seppur semplificato, è ripreso anche da Giovanni nell’ Apocalisse (Apocalisse 4,6-7), il quale sostiene che i quattro esseri viventi che conduce il trono divino hanno l’aspetto di un uomo, di un leone, di un toro e di un’aquila. Ognuno di questi esseri è considerato il più forte della propria specie.
L’importanza di quest’animale si evince anche dal fatto che l’aquila (l’occhio che fissa il sole) rappresenti uno dei quattro Apostoli, ossia Giovanni. Non a caso il suo Vangelo (Giovanni 1,1) inizia con l’estasi-ammirazione nei confronti di Dio: “In principio era il Verbo”.
Per i cristiani, infatti,  simboleggia la resurrezione perché è l’unico uccello che possa guardare fisso il sole.
Anche Dante nella Divina Commedia, nomina spesso l’aquila: in particolare nel verso 48 del I canto del Paradiso, egli scrive: Aquila sì non gli s’affisse unquanco. Il sommo poeta utilizza l’allegoria dell’uccello riferendosi alla sua guida nel Paradiso, Beatrice, capace di contemplare il sole con profondità e immobilità.
Un’altra tradizione sostiene che Adamo ed Eva non perirono, ma furono trasformati in aquile per poter vivere in eterno su un’isola al largo della costa irlandese.

Animale totem

Presso le tribù native americane l’aquila era un importante animale totemico, infatti, le sue penne, erano utilizzate come indumenti, copricapo e altri oggetti cerimoniali. Solo i più meritevoli, fieri e coraggiosi delle tribù potevano adornare il capo con le penne di quest’uccello.
A tal proposito è necessario comprender cosa sia un totem: la parola totem deriva dagli indiani Algonchini e, tradotto, assume il significato di spirito protettore. Gli spiriti totem, dal punto di vista mistica, rappresentano il destino comune che unisce gli animali agli uomini. L’animale totem assume le sembianze di antenato e alter ego animale (che ognuno di noi ha) e, in quanto tale, deve essere protetto e non può essere mangiato. Gli spiriti totem proteggono l’uomo che si affida a loro, che li onora e venera. Non a caso nel palo totem, avente funzione protettiva per le popolazioni indiane, l’animale seduto nella parte sommitale del palo era proprio un’aquila. Sempre secondo i popoli della prateria e dell’America del Nord gli animali forti come l’aquila vivono nell’aldilà e la loro presenza, percepibile nella nostra quotidianità, influisce favorevolmente sulla nostra vita.

L’aquila nella tradizione Cherokee

Secondo la tradizione Cherokee, compito arduo era considerato andare a cercare le penne dell’aquila necessarie per la sacra danza dell’aquila; il cacciatore doveva recarsi da solo sulle montagne per quattro giorni, senza mangiare e pregando. Per attirare l’aquila si poteva utilizzare una carcassa di cervo e, tramite canti magici, una volta uccisa, l’aquila veniva lasciata sul luogo della morte in modo da poter celebrare successivamente sacri riti.
Presso i nativi dell’America del Nord (ad esempio Navajo) era credenza diffusa che l’aquila del Sud-Ovest fosse un messaggero inviato dagli dèi. Gli Hopi a febbraio prendevano alcune piccole aquile dai loro nidi per portarle nei villaggi e allevarle con cura, viziarle e regalandole anche piccoli doni. In estate poi, durante il periodo delle cerimonie, erano condotte nelle grotte rituali e lì sacrificate assieme ai giocattoli regalati. Scopo di questo sacrificio era di far raccontare alle aquile degli uomini agli dèi e chiederne aiuto e grazia. Similmente alle popolazioni indiane delle regioni meridionali, quelle del Nord-Ovest pensano che l’aquila sia l’uccello che si trova a diretto contatto con il Grande Spirito e che possa volare fino alle sfere celesti; questo perché il coraggio spirituale di quest’animale è molto forte e rasenta il divino. I guerrieri che indossavano le sue piume  s’identificavano con la potenza del dio aquila che infondeva in loro forza e coraggio, e le cuffie di piume simboleggiavano l’uccello e il tuono mentre, le singole piume, erano la trasposizione dei raggi di sole. Nella tradizione indiana si ritrova una similitudine con quanto già detto circa il concetto espresso da Giovanni Apostolo, in altre parole che l’aquila è in grado di guardare direttamente il sole: essa è in grado di avvicinarci al Grande Spirito e, quindi, a farci unire alla nostra anima.

Talismano e amuleto

Secondo la tradizione indiana, l’aquila come talismano aiuta ad avere visioni ed essere illuminato, a sviluppare le capacità tipiche di quest’uccello come la capacità di difendere, la costanza, la forza, l’agilità, la velocità, la capacità visiva di osservazione e la percettività, di raggiungere un livello di comprensione elevato, di farci sentire uniti al Grande Spirito, di affidare i nostri problemi agli spiriti celesti per trovare soluzioni.
Come amuleto ha lo scopo di proteggere dalla paura, dalle crisi di fede e, dal punto di vista materiale, di proteggerci dai fulmini.
Nella tradizione e nella superstizione europea centro-meridionale si dice che per allontanare gli spiriti maligni da una stalla, è sufficiente inchiodare un’aquila alla porta e che se un uomo mangia il suo cervello quando è ancora caldo, egli sarà in grado di avere visioni straordinarie. E ancora, se un uovo di aquila viene mangiato da due persone, certamente i demoni si allontaneranno senza fare più ritorno. Un’altra tradizione gallese asserisce che non si deve mai rubare un uovo da un nido d’aquila, altrimenti non si troverà mai pace fino alla morte.

Significato esoterico-simbolico

L’aquila bicipite infine, utilizzata da tempi remoti dalle più svariate popolazioni e simboleggia il principio della dualità, rappresenta uno dei simboli più importanti della massoneria e di varie società segrete. Nella massoneria scozzese essa rappresenta il trentaduesimo e il trentatreesimo grado del rito scozzese: entrambi numeri dal profondo significato cabalistico dal punto di vista massonico (trentadue, ad esempio, sono i sentieri dell’Albero della vita). Solitamente, nel rito scozzese, l’aquila bicipite è rappresentata con il numero trentadue inserito all’interno di un triangolo e che tiene negli artigli un cartiglio con la scritta latina “Spes mea in Deo” est, ossia “la mia speranza è in Dio”: un Dio differente dalla concezione biblica. Ultima curiosità degna di nota è che sulle banconote da un dollaro americano sia raffigurata un’aquila ad ali spiegate che ha esattamente trentadue piume.
Le caratteristiche di forza e coraggio di quest’animale si ritrovano anche nell’interpretazione dei sogni. Sognarne una in volo indica ambizione ed è di buon auspicio, sognarla ferita indica invece una grossa perdita di denaro e vederla morta presagisce rovina.